Vita del Santo
«Quando riconobbe le membra piagate del Maestro, Tommaso lo proclamò suo Signore e suo Dio e poté testimoniare con privilegiata certezza la verità della Risurrezione». Della vita dell’apostolo Tommaso non si sa molto, a parte quanto riportato dai Vangeli. Probabilmente pescatore in Galilea e uomo poco istruito, fu tra i primissimi a seguire Gesù perché permeato da immenso amore per Lui. Tommaso era soprannominato “Didimo”, letteralmente “gemello”, seppure non si sappia con certezza se avesse un fratello. Il quarto Vangelo ci fornisce alcuni episodi relativi a Tommaso. È lui che esorta gli altri apostoli: «Andiamo anche noi e moriamo con Lui», quando Gesù, in un momento ormai critico per la sua vita, stabilisce di andare a Betania per resuscitare Lazzaro. Nell’ultima cena, a Gesù che preannuncia la sua dipartita, dicendo che va a preparare il «posto» ai discepoli, Tommaso risponde: «Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?». La più nota, è la scena di Tommaso che non crede alla Resurrezione di Cristo, e chiede prove tangibili: se Tommaso appare in primo momento incredulo e saccente, con altrettanta generosità si arrenderà in seguito al Signore. Secondo alcuni scritti apocrifi, ma con fondamentali storici, Tommaso è ritenuto l’evangelizzatore dell’India, della Siria e della Persia. Dalla città di Edessa si sposterà per fondare la prima comunità cristiana di Babilonia, in Mesopotamia, dove rimarrà per sette anni, fino ad imbarcarsi per l’India e da Muziris attraversare tutto il paese fino alla Cina. Secondo la tradizione, Tommaso morì nel 71 in India, presso Mylapore, dopo essere stato pugnalato con una lancia da un pagano del luogo. Dal VI secolo si ricorda la sua festa in occasione della traslazione delle sue reliquie a Edessa, in Turchia, avvenuta il 3 luglio.
Agiografia
«Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» L’apostolo Tommaso non crede al racconto dei compagni che gli narrano della Resurrezione del Signore: lui non era presente e pretende di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato. Un’incredulità che è un momento cruciale nella tradizione cattolica, molto significativo per tanti motivi. L’episodio narrato nel Vangelo di Giovanni, nel quale Tommaso esige prove tangibili per convincersi della verità, diventa emblematico della ricerca della fede autentica. E Gesù lo accontenta, tornando otto giorni dopo, quando Tommaso gli crederà subito. L’incredulità dell’apostolo rappresenta una risposta umana naturale di fronte all’ineffabile mistero della Resurrezione. La sua esigenza di voler toccare concretamente le ferite del Cristo risorto assume un significato profondo: evidenzia come la fede non sia priva di domande e dubbi, ma richieda un incontro personale con il divino. E quando finalmente riconosce Gesù proclama: «Mio Signore e mio Dio!». L’apostolo Tommaso esprime qui il fulcro della fede cristiana, chiamandolo come nessuno ancora aveva mai fatto. Gesù, infine, fa una promessa che è per tutta l’umanità, fino alla fine dei tempi: «Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno». Una Beatitudine che invita a raccogliere le nostre incertezze, perché proprio in esse può nascere una fede ancor più forte e consapevole.
Intervista impossibile di Monsignor Emidio Cipollone al Santo
Come spiegheresti la fede a un ateo del nostro tempo: si crede perché si vede o si vede perché si crede?
La fede non si spiega! Essa non è un difficile problema di matematica o un principio filosofico particolarmente complicato… è relazione d’amore, è adesione ad una proposta d’amore e di vita di cui si può solo fare esperienza… perciò farei come Filippo con Natanaele, direi: «Non avere pregiudizi, non mettere i paraocchi, ma vieni e vedi! Lasciati sedurre da Gesù e vedrai che la tua vita avrà un’altra luce e un altro sapore!».
Secondo te, quanto può incidere nel rapporto personale con Dio il ruolo della comunità? E tu, che esperienza ne hai fatto?
La comunità è davvero fondamentale e io l’ho sperimentato sulla mia pelle! Eravamo un gruppo che stava sempre con Gesù e questa era la nostra forza… Certo, ci siamo anche persi e dispersi, ma sapevamo di avere un luogo dove poterci ritrovare… in comunità. Io, quando Gesù stette in mezzo… il giorno di Pasqua, non c’ero, ma lì sono tornato e lì otto giorni dopo ho potuto fare l’esperienza più bella della mia vita. Esperienza che mi ha portato a fare la professione di fede che spero diventi la professione di fede di ogni credente: «Mio Signore e mio Dio!».
Quali sono i valori della cultura orientale, di cui sei stato evangelizzatore, da riscoprire e valorizzare come cristiani occidentali?
Ogni popolo ha un patrimonio inestimabile di cultura, di arte e di spiritualità. E gli orientali non fanno eccezione, anzi! Essi hanno contribuito, con punti di vista profondi e mai scontati, allo sviluppo umano e spirituale, filosofico e culturale dell’intera umanità. Da loro ho potuto imparare e apprezzare l’armonia e l’equilibrio, la compassione e la benevolenza, la saggezza e l’intuizione, l’esperienza interiore e la trascendenza e, non ultima, l’unità con la natura.
Gesù ti ha invitato a toccare le sue piaghe. In una società iperconnessa ma socialmente alienata, com’è possibile recuperare la bellezza di contatti autentici e benefici?
Io volevo vedere, volevo toccare e… Gesù ha preso sul serio i miei dubbi e i miei bisogni interiori. Era disponibile che io vedessi e toccassi… ed io sono caduto in ginocchio davanti a lui e ho pronunciato quelle parole che tutti conoscono e ricordano: «Mio Signore e mio Dio!». In una relazione d’amore, infatti, bisogna fidarsi e affidarsi perché «l’essenziale è invisibile agli occhi!». Se vuoi vedere e toccare, se cerchi sempre le prove nulla mai ti basterà, ma se ti fidi e ti affidi tutto cambia e farai esperienza della gioia piena e della felicità: «Beati quelli che senza aver visto crederanno!».
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con gli strumenti del suo martirio, la lancia o il pugnale, mentre mette le dita nel costato di Cristo. Talvolta viene raffigurato con un libro, simbolo della sua predicazione, o con una squadra da disegno, in quanto secondo una leggenda l’apostolo aveva ricevuto in India l’incarico di costruire uno splendido palazzo per un re pagano, ma lui distribuì i soldi ai poveri e disse al sovrano che gli avrebbe preparato una reggia in paradiso.
Tradizione gastronomica legata al culto
Le “dita degli Apostoli” sono delle crespelle farcite e arrotolate, tipiche della Puglia e di altre zone dell’Italia meridionale, che si preparano di solito nel periodo pasquale, anche se qualcuno le fa a Carnevale e per la ricorrenza dei morti. Si chiamano così per via della loro forma, che ricorda quella delle dita, con particolare riferimento al dito che San Tommaso volle mettere nel costato di Gesù per accertarsi che fosse veramente risorto. C’è, infatti, chi intinge l’estremità della crespella nel cioccolato fondente per alludere al colore del dito che toccò il corpo insanguinato di Cristo.
Curiosità
L’atteggiamento incredulo di Tommaso è diventato attraverso i secoli un modo di dire; la frase «essere come San Tommaso» è usata per descrivere chi è scettico e ha bisogno di vedere per credere. Si tratta di una scena evangelica che ha ispirato molti artisti: celebri il dipinto realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal pittore italiano Caravaggio e il bronzo di Andrea del Verrocchio.
Preghiere a San Tommaso
O Apostolo San Tommaso,
hai sperimentato l’apprensione di dover morire con Gesù,
lo smarrimento di non conoscere la via,
l’oscurità del dubbio nei giorni della Pasqua.
Folgorato dall’incontro con il Risorto,
nella commozione della fede ritrovata,
in un impeto di tenero amore hai esclamato: «Mio Signore e mio Dio!».
Lo Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste,
ti ha trasformato in coraggioso missionario del Vangelo,
instancabile pellegrino del mondo,
fino agli estremi confini della terra.
Proteggi la Chiesa e fa’ che, ogni volta più spesso,
si trovi “per la strada” ad annunziare con passione e franchezza,
che Cristo è l’unico Salvatore degli uomini, ieri, oggi e sempre.
Amen.
(di mons. Enzio D’Antonio)
O Padre, onnipotente e misericordioso,
che in San Tommaso Apostolo hai voluto offrirci un esempio
di perseveranza nella ricerca della verità,
donaci di imitarlo con semplicità di cuore
e fa che ogni giorno della nostra vita veniamo incontro a te, unico e sommo bene,
perché tu sei l’Amore che perdona e salva.
O Gesù, Figlio di Dio e nostro dolce Maestro,
che hai chiamato San Tommaso a seguirti come tuo discepolo e apostolo,
donaci la passione per il Regno di Dio e la gioia di servirti con cuore generoso
per godere fin d’ora della tua amicizia,
tu che sei la Via, la Verità e la Vita.
O Spirito Santo, che sei Signore e dai la vita,
che con la tua potenza hai liberato San Tommaso dalla morsa del dubbio e dell’egoismo,
donaci di essere sempre docili alle tue ispirazioni
perché impariamo a non temere la morte,
ma a donare la vita per amore di Dio e dei fratelli nella trepidante attesa della Patria celeste.
Amen.
(di mons. Carlo Ghidelli)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.