Vita del Santo
Giovanni Melchiorre Bosco nacque in una povera famiglia contadina piemontese, rimasto presto senza padre. La madre Margherita, che lo amava profondamente, incentivò sempre la sua vocazione sacerdotale. Giovanni Melchiorre si impegnò nei lavori più umili per pagarsi gli studi, entrò quindi in seminario e diventò sacerdote nel 1841. Si stabilì nel sobborgo torinese di Valdocco, dove aprì un oratorio, seguito da un convitto per giovani studenti e apprendisti, e poi numerosi laboratori di artigianato, in cui si insegnavano mestieri e dignità. Le sue iniziative a favore dei giovani furono molteplici, considerando anche il contesto della Torino dell’epoca, dove molti ragazzi vivevano in strada o finivano nelle carceri minorili, trascinati alla malavita dalla mancanza di istruzione, denaro e lavoro. «Nella persona dei poveri, dei più abbandonati è rappresentato il Salvatore. Dunque, non sono poveri fanciulli che chiedono la carità, ma è Gesù nella persona dei suoi poveri», diceva don Bosco. Per lui, i giovani erano il sale della vita, la rappresentazione del Signore e lo scopo assoluto della sua esistenza. Con il tempo, queste attività a favore dei ragazzi fragili e bisognosi si ampliarono sempre di più, fino a portare alla fondazione di una Congregazione, quella dei Salesiani, istituita ufficialmente nel 1859. Ma l’impegno di don Bosco non si limitò solo ai giovani: in soli tre anni fece costruire la Basilica santuario di Maria Ausiliatrice a Torino, promosse il lavoro stabile e contrattualizzato, divulgò informazioni pastorali e manifestò uno spirito missionario e organizzativo. Avvicinandosi la sua morte, circa ottocento persone, tra cui molti chierici e giovani, poterono baciarlo sulla mano. Ai Salesiani riuniti al suo capezzale disse: «Facciamo del bene a tutti, del male a nessuno! Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso».
Agiografia
La storia racconta che, a nove anni, Giovanni Melchiorre Bosco fece un sogno premonitore. Vide alcuni ragazzi che si azzuffavano tra grida e bestemmie, riuniti nel prato vicino a casa sua. Istintivamente si lanciò su di loro per picchiarli, finché non gli apparve Gesù, che lo ammonì: doveva conquistarli con bontà, generosità e pazienza, non con la violenza. Questo episodio segnò profondamente la vita di Giovanni Melchiorre, interamente votata all’attenzione verso la gioventù. Cinque anni di lavoro in un oratorio senza fissa dimora, tra traversie di ogni genere e circondato da turbe di ragazzi che lo seguivano ovunque, furono la prova del fuoco per la sua vocazione. La sua figura è ricordata ovunque come dotata di uno straordinario carisma, accompagnato da una vita modello. Uomo d’azione, apostolo, taumaturgo, organizzatore paziente e formidabile, egli aveva fiducia in Dio ma anche nei mezzi umani, da mettere sempre al servizio del bene. Scrisse l’Auffray: «Don Bosco fu un uomo veramente poliedrico, il cui cervello non cessava mai di far progetti e il cui braccio era sempre pronto a realizzarli, anche quando, nei primi vent’anni del suo sacerdozio, insieme all’eroica madre, si dedicava ai lavori più umili per i suoi ragazzi: preparando le lezioni serali, correggendo i compiti, oppure spazzando il dormitorio, sbucciando patate e rattoppando abiti logori». Nel corso della sua instancabile attività, non smise mai di scrivere opere letterarie, prevalentemente storiche e didattiche, ma anche su argomenti tra i più svariati. A lungo si è discusso se attribuirgli il ruolo di pedagogista o limitarsi a definirlo grande educatore. Oggi, tuttavia, è unanimemente riconosciuto come un caposcuola della pedagogia, meritevole anche di questo titolo. Egli fu il riformatore della pedagogia del XIX secolo, con il suo sistema cosiddetto “preventivo”, fondato sulla religione, la ragione e l’amorevolezza.
Intervista impossibile di Monsignor Rosario Saro Vella al Santo
Oggi molti giovani si sentono persi, ansiosi o soli. Quale parola di incoraggiamento e quale consiglio pratico daresti loro per ritrovare fiducia in sé stessi e speranza per il futuro?
I giovani del vostro tempo portano nel cuore ferite silenziose: smarrimento, ansia, solitudine, chiusura nelle nuove tecnologie. Non cercano prima di tutto risposte, ma una presenza che sappia ascoltarli e voler loro bene davvero. Occorre avvicinarli con bontà, senza fretta, facendo sentire loro che sono attesi, che il loro nome è conosciuto e che la loro vita conta. Un giovane che si sente amato ritrova il coraggio di credere in sé stesso e nel futuro. Bisogna accompagnarli nel fare del bene nel quotidiano: nello studio, nel lavoro, nella preghiera semplice, negli impegni assunti. Insegnare loro che la santità nasce dalle piccole cose, fatte con fedeltà e gioia. L’educazione del cuore viene prima di ogni discorso, e la speranza si trasmette più con la presenza che con le parole. Se vedranno in voi persone serene, fiduciose in Dio e vicine alla loro vita, impareranno anche loro a non avere paura del domani.
Molti educatori e operatori pastorali si sentono stanchi, scoraggiati o disillusi, soprattutto quando sembrano mancare i risultati. Qual è il segreto per mantenere viva la passione educativa e il desiderio di accompagnare i giovani?
Educatori e animatori in oratorio non devono mai scoraggiarsi, anche quando sembra che il bene non dia frutto. Nell’educazione, il raccolto non è immediato: ciò che oggi appare come silenzio, domani potrà diventare vita. Il segreto per non perdere la passione è ricordare perché si è iniziato: per amore dei giovani, non per il successo. Un solo ragazzo raggiunto nel cuore vale più di molti risultati visibili. Bisogna stare con i giovani, non per dovere, ma con affetto. Agli educatori direi: fatevi vedere, fatevi sentire vicini. La presenza quotidiana, paziente e gioiosa educa più di tante parole. Custodite il vostro cuore: pregate con semplicità, affidate a Dio i ragazzi uno per uno, e concedetevi anche il giusto riposo. Un educatore stanco ha bisogno di essere sostenuto, non colpevolizzato. Ricordate sempre: l’educazione è opera del cuore. Quando il cuore rimane acceso, anche nelle fatiche, la speranza non muore e la passione rinasce.
Hai dedicato la vita a formare “buoni cristiani e onesti cittadini”. Quali virtù civili e spirituali ritieni oggi più urgenti da coltivare nella società e tra i giovani?
Per formare buoni cristiani e onesti cittadini occorre educare tutta la persona, non solo l’intelligenza, ma soprattutto il cuore. Tra le virtù civili, oggi vedo particolarmente urgenti l’onestà, il senso di responsabilità e il rispetto del bene comune. Insegnate ai giovani a essere leali, a mantenere la parola data, a lavorare con impegno e a non approfittarsi degli altri: da queste piccole fedeltà nasce una società più giusta. È altrettanto importante educare alla solidarietà e alla partecipazione: nessuno è chiamato a vivere solo per sé. Un giovane che impara a prendersi cura degli altri diventa un cittadino capace di costruire, non di distruggere. Tra le virtù spirituali, sono fondamentali la fiducia in Dio, la speranza e la carità. Senza una vita interiore, la fede si indebolisce e anche l’impegno civile perde anima. Infine, coltivate la gioia e la purezza del cuore. La santità non è tristezza, ma pienezza di vita. Quando fede e responsabilità camminano insieme, nascono giovani forti, liberi e capaci di fare il bene.
I sogni hanno guidato il tuo cammino spirituale e le scelte della vita. Che consiglio daresti a chi oggi desidera ascoltare i propri sogni per discernere la propria strada e compiere scelte importanti?
Ai ragazzi direi di non aver paura dei propri sogni: Dio parla spesso al cuore quando l’anima è in silenzio. Ricordate però che i sogni veri non allontanano dalla realtà, ma aiutano a viverla meglio. Chi desidera discernere la propria strada impari prima di tutto ad ascoltare: faccia spazio al silenzio, alla preghiera semplice e alla riflessione quotidiana. Un cuore agitato fatica a riconoscere la voce di Dio. E poi, non camminate da soli. I sogni hanno bisogno di essere confrontati con una persona saggia e di fede, capace di aiutare a distinguere ciò che viene dal bene da ciò che nasce solo dal desiderio o dalla paura. Guardate anche i frutti: un sogno che viene da Dio porta pace, desiderio di fare il bene, amore per gli altri e fedeltà ai doveri di ogni giorno. Infine, abbiate pazienza. Il Signore non mostra tutto in una volta. Fate bene il passo che oggi vi è chiesto, e il cammino si chiarirà strada facendo.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con la talare e il tricorno, gli abiti sacerdotali che lo distinguono, oppure circondato dai suoi ragazzi, in atteggiamento protettivo e affettuoso. Un elemento ricorrente è il pergolato fiorito con rose e spine, che richiama un sogno in cui don Bosco si vedeva insieme ai ragazzi in un giardino fiorito: simbolo di gioia, crescita e delle difficoltà della vita. Nei ritratti possono apparire anche libri, pergamene o strumenti educativi, a ricordare il suo impegno nello studio e nell’educazione. L’iconografia di San Giovanni Bosco esprime così sia la sua cura paterna verso i giovani, sia la sua instancabile dedizione educativa e spirituale.
Tradizione gastronomica legata al culto
Il 31 gennaio, giorno dedicato a San Giovanni Bosco, è tradizione consumare, soprattutto negli oratori salesiani, il cosiddetto “Panino di Don Bosco”. Questa merenda semplice, solitamente farcita con salame o mortadella, non è solo un momento conviviale, ma porta con sé un forte significato simbolico: ricorda la cura e l’attenzione che don Bosco dedicava ai ragazzi più fragili e poveri della Torino del XIX secolo, molti dei quali vivevano in strada e soffrivano la fame. La preparazione e la distribuzione del panino negli oratori non è solo un gesto gastronomico, ma un’occasione educativa: i ragazzi imparano a condividere, a sentirsi parte di una comunità e a ricordare l’importanza di chi si prende cura degli altri. In molte case e scuole salesiane, la tradizione si è mantenuta viva nel tempo, trasformando questo semplice panino in un simbolo di solidarietà, amicizia e memoria di don Bosco.
Oltre al panino, in alcune realtà salesiane si organizzano anche piccole merende collettive e momenti di festa, in cui i giovani possono vivere concretamente l’ideale di don Bosco: attenzione, affetto e cura per chi è più bisognoso. In questo modo, il gesto semplice del mangiare insieme diventa un richiamo quotidiano ai valori di carità, comunità e fratellanza che il santo ha insegnato con la propria vita.
Curiosità
Don Bosco fu un grandissimo comunicatore e, in molti aspetti, un precursore dei moderni giornalisti. Fin da giovane comprese l’importanza di informare e educare i ragazzi anche attraverso la stampa, anticipando strumenti che oggi diamo per scontati. La sua capacità di usare le parole per diffondere valori, educazione e fede lo rese unico nel suo tempo. Una delle sue creazioni più originali fu il Bollettino Salesiano, fondato nell’agosto del 1877. Nato come strumento di informazione per i ragazzi e per i benefattori, il Bollettino aveva lo scopo di raccontare le attività dell’oratorio e delle opere salesiane, di educare alla virtù e di sostenere la diffusione del messaggio cristiano in modo semplice e accessibile. Grazie all’intuizione di don Bosco, il Bollettino divenne subito uno strumento efficace per comunicare con giovani e adulti, e ancora oggi è diffusissimo e distribuito in tutto il mondo, mantenendo viva la missione educativa del suo fondatore. Oltre alla stampa, don Bosco si servì di discorsi, lettere e incontri personali per trasmettere il suo messaggio, dimostrando una straordinaria capacità di farsi comprendere da persone di ogni età e condizione sociale. Questo fa di lui non solo un grande educatore, ma anche un vero e proprio innovatore della comunicazione sociale del XIX secolo.
Preghiere a San Giovanni Bosco
O San Giovanni Bosco,
padre e maestro dei giovani,
tu che hai dedicato la tua vita ai ragazzi più bisognosi
e hai donato loro guida, amore e speranza,
intercedi per noi presso Dio.
Aiutaci a vivere con coraggio e fiducia ogni giorno,
a superare le difficoltà con pazienza e bontà,
e a essere luce e sostegno per chi ci sta vicino.
Sostienici nello studio, nel lavoro e in ogni impegno,
fa’ che sappiamo unire fatica e gioia, disciplina e generosità,
per crescere non solo nella conoscenza, ma soprattutto nelle virtù.
O San Giovanni Bosco,
guida dei giovani e modello di carità,
ottienici di saper amare, proteggere e incoraggiare chi è più fragile,
perché possiamo essere segno di speranza
nella famiglia, nella Chiesa e nella società.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O San Giovanni Bosco,
che superasti grandi difficoltà per poter studiare
e amasti profondamente i giovani, diventando per loro padre e maestro,
aiutami a superare ogni ostacolo nei miei studi.
Donami diligenza, umiltà e purezza;
proteggimi dai cattivi compagni e dalle letture nocive,
e fa’ che coltivi sempre nel mio cuore il timore di Dio.
Aiutami a migliorare ogni giorno,
non solo nello studio, ma soprattutto nella vita e nelle virtù,
affinché io possa essere gioia per chi si prende cura di me
e utile alla mia famiglia, alla Chiesa e alla società.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.