20 Febbraio
A Catania, vescovo, che provvide con singolare impegno alla cura dei poveri.
Leone
VIII Secolo
20 Febbraio 785
20 Febbraio
A Catania, vescovo, che provvide con singolare impegno alla cura dei poveri.
Leone
VIII Secolo
20 Febbraio 785
Catanesi. Inoltre, è invocato contro le eresie.
Le notizie giunte fino a noi intorno a Leone II, detto il Taumaturgo, nato a Ravenna, sono poche e frammentarie. Di certo, si sa che fu il quindicesimo vescovo di Catania, molto amato per il suo impegno pastorale, l’attenzione verso gli ultimi e per i miracoli a lui attribuiti, che gli valsero l’appellativo con cui ancora oggi è ricordato. La più antica fonte biografica su Leone è un panegirico risalente al XIII secolo, probabilmente composto prima del 787, di scarso valore storico ma utile a tracciare alcune tappe della sua vita. L’autore riferisce che Leone era oriundo di Ravenna, dove fu ordinato sacerdote a 22 anni e incaricato dell’amministrazione dei beni della Chiesa. Si spostò poi verso il Sud della penisola e, dopo un lungo periodo in un monastero benedettino, fu nominato arcidiacono dal vescovo di Reggio Calabria Cirillo. Alla morte del vescovo Sabino di Catania, Leone gli succedette e si distinse come padre dei poveri e degli orfani, dedicandosi alla costruzione di chiese e alla cura spirituale della popolazione. Difese la fede contro le eresie del tempo e compì numerosi miracoli. Tra gli episodi più celebri, il panegirico racconta di un apostata di nome Eliodoro, al servizio del demonio: Leone riuscì a gettarlo nel fuoco proteggendosi con il suo orarium, rimanendo illeso mentre Eliodoro veniva ridotto in cenere. Leone visse nella metà dell’VIII secolo e morì intorno al 787, poiché il suo successore Teodoro partecipò al II Concilio di Nicea. Il suo culto si diffuse rapidamente, specialmente in Sicilia, e oggi Leone II è venerato come patrono di Catania, insieme a Sant’Agata, con le sue reliquie custodite nella cattedrale della città
Il Martirologio Romano lo ricorda così: «A Catania, Leone II, vescovo, che provvide con singolare impegno alla cura dei poveri». Una figura di cui si conosce poco, ma che continua a essere molto venerata, soprattutto in Sicilia, dove è patrono di diverse comunità. La tradizione è ricca di leggende e prodigi. Si narra che con la sua sola presenza avrebbe fatto incendiare l’antico Tempio di Cerere, citato nelle Verrine, anche se probabilmente ne fu semplicemente il mandante. Un’altra storia racconta che alcuni catanesi, tentando di trafugare le sue spoglie la sera di Pasqua, dopo aver camminato tutta la notte, si ritrovarono all’alba nello stesso punto di partenza e, spaventati, fuggirono. I miracoli attribuiti a Leone sono numerosi: una donna siracusana malata sarebbe guarita dopo aver sfiorato il suo vestito, ormai privo di vita, e un’acqua miracolosa sarebbe sgorgata dalla fonte da lui scavata a mano in una grotta a Rometta. Ancora oggi, nei paesi dove si narra che Leone sia vissuto o transitato, il popolo lo ricorda ogni anno con festeggiamenti, fiaccolate e pellegrinaggi. A Longi, la comunità celebra il miracolo che salvò il paese da una frana grazie alle preghiere rivolte a Leone, detto anche “Il Meraviglioso”. La tradizione racconta che trascorse gli ultimi anni della sua vita come eremita in una grotta a Sinagra, borgo medievale in provincia di Messina. Ancora oggi, in occasione della festa, i fedeli portano in processione la sua effigie dalla chiesa di campagna fino al paese, culminando nella tradizionale “Corsa di San Leone”, con la statua portata in trionfo correndo per le vie del borgo, seguendo il simbolico «due passi avanti e uno indietro», a ricordare l’indecisione del santo nel tornare a Catania.
La rilevanza del silenzio nel cercare Dio. Perché oggi è importante riscoprire il valore del silenzio e della contemplazione?
L’esperienza del profeta Elia, come si legge in 1Re 19,12, ci aiuta a capire che solo nel silenzio è possibile cogliere la presenza di Dio. Ci domandiamo pertanto la ragione di questo insegnamento. Sappiamo che la natura divina è assoluta semplicità e, nella misura in cui riusciamo a fare spazio dentro di noi, semplificando quanto più possibile il nostro modo di relazionarci con lui, l’incontro diventa svelamento: conoscenza di verità, per quello che siamo davanti a lui, creature che scoprono la bellezza della figliolanza divina.
Pur sentendoti inadeguato di fronte alla nomina a vescovo, hai obbedito alla volontà di Dio, manifestata attraverso i tuoi superiori. Come possiamo imparare a riconoscere e accogliere la volontà di Dio nei consigli e nelle indicazioni che riceviamo?
L’obbedienza è un atteggiamento di ascolto che richiede la pratica di due virtù correlate: umiltà e coraggio. La prima nasce dalla fiducia e dispone alla consegna di sé stessi; la seconda virtù dalla prontezza ad osare di più. Tale disposizione si matura seguendo con sincerità il modo di vivere che fu di Gesù, aprendoci al dono della sapienza. Il discernimento è espressione di questa dinamica, attraverso la quale comprendiamo che quanto viene indicato è volontà di Dio nell’ampio disegno del suo amore per noi.
Quale valore ha la preghiera di intercessione e perché?
L’intercessione è un modo di pregare Dio, attraverso il quale capiamo che «tutti siamo connessi», cogliendo il valore straordinario della comunione ecclesiale. L’unità, sulla quale il Signore ci richiama (cf. Gv 17, 21), è attestazione di un processo di fraternità che nasce dall’intercessione vicendevole, dal prendersi cura gli uni degli altri. Il verbo latino inter-cedere sta infatti a indicare «colui che fa un passo tra», colui cioè che si interpone o si colloca tra due parti, tra Dio e colui per il quale si prega.
Nei luoghi in cui hai vissuto, la tua memoria rimane viva attraverso fiaccolate e pellegrinaggi, veri segni di intensa spiritualità. Come possiamo oggi valorizzare e riscoprire la profonda dimensione spirituale e culturale delle processioni durante le feste patronali?
La vita spirituale conosce modalità differenti per incontrare Dio. La pietà popolare è certamente una delle tante forme di preghiera da non sottovalutare, sia perché essa tende a esprimere una fede semplice, sia perché, al di là del folclore, risalta un’importante continuità di testimonianza, segno di fedeltà credente. Inoltre, tenendo conto di tale significato, la pietà popolare costituisce uno strumento di evangelizzazione propizio per ravvivare la scelta di Dio e sperimentare la sua solidale prossimità.
È ritratto con tutti i simboli del suo ministero episcopale. Indossa la mitria, simbolo della sua autorità di pastore, e i paramenti liturgici che ne identificano la dignità e il ruolo nella Chiesa. Nella mano destra regge il bastone pastorale, emblema della sua guida spirituale e della cura del gregge a lui affidato, mentre nella sinistra può apparire l’anello episcopale, segno del vincolo con la Chiesa e della fedeltà al ministero.
Le celebrazioni in onore del santo sono accompagnate da riti di convivialità e abbondanza, tipici delle feste patronali siciliane. La tradizione gastronomica include dolci legati alla comunità e al buon auspicio, preparazioni nutrienti ed energetiche, e prodotti locali come torrone, mandorle e carni. Questi piatti riflettono il forte legame tra il sacro, il folclore e la cucina popolare catanese, trasformando ogni festa in un momento di devozione, condivisione e identità culturale.
In Sicilia, il culto di San Leone, vescovo di Catania, è ancora vivo, e il santo è affettuosamente chiamato “Santu Liu” nel dialetto locale. Questa dicitura, utilizzata da secoli, non è solo un semplice soprannome, ma esprime la vicinanza dei fedeli alla figura del santo, considerato protettore della città, dei poveri e di chi si trova in difficoltà.
O glorioso San Leone, protettore di Catania,
volgi su di noi il tuo sguardo di luce e bontà.
Guida i nostri cuori, tu che sei forza e consolazione,
sostieni la nostra fede, alimenta la speranza, infondi la carità.
Ottienici da Dio le grazie più necessarie per le nostre anime,
insegnaci a camminare uniti nella dignità cristiana,
e rendici “pietre vive”, salde e luminose,
per edificare ogni giorno la santa Chiesa di Dio.
Amen.
O glorioso San Leone,
vescovo e guida della Chiesa di Catania,
tu che hai amato e servito con singolare impegno i poveri,
ascolta le nostre umili suppliche in questo giorno a te dedicato.
Tu che hai portato la luce della verità nelle tenebre
e hai difeso il gregge che ti fu affidato,
volgi su di noi il tuo sguardo benevolo.
Aiutaci a essere generosi e caritatevoli
verso i nostri fratelli e sorelle in difficoltà,
e a vivere sempre secondo la parola del Vangelo.
Intercedi per la nostra città, per le nostre famiglie
e per tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito.
Fa’ che, sull’esempio della tua vita,
possiamo testimoniare ogni giorno la fede e l’amore di Cristo.
Amen.
Fonti
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