9 Giugno 2026

Resurrezione al Varignano: “Come casa mia… ma qualcosa in più!”

A Viareggio (LU), nota nel mondo per le sue spiagge, i suoi cantieri e il carnevale, c’è un quartiere popolare e operaio, il Varignano, dove la comunità cristiana è orgogliosa della sua nuova chiesa. L'edificio e tutto il complesso attorno sono un segno visibile della fraternità e della condivisione che qui si costruiscono ogni giorno. Insieme a don Luca e a don Marcello.

Gloria ha quasi 80 anni ed è la memoria vivente della parrocchia della Resurrezione, al Varignano. Era il 1975 quando il Provveditorato la mandò ad insegnare qui, alle scuole serali, e lei già conosceva padre Tarcisio Ciabatti, che di lì a poco avrebbe trascorso 50 anni in missione in Bolivia.

Prima, infatti, questa zona popolare e operaia di Viareggio (LU) non aveva una propria parrocchia, ma faceva riferimento a quella di S. Antonio, dei frati minori. Dal 1969, poi, qui si sono succeduti don Casimiro, il primo storico parroco, don Claudio, don Paolo e infine don Marcello, parroco fino al 2020, che oggi è rimasto a vivere e lavorare alla Resurrezione insieme a don Luca Andolfi, 54 anni, l’attuale parroco.

“Qui davvero sono a casa” – ci dice Gloria con la luce negli occhi. “Questa è una casa in mezzo alle case – aggiunge Odilia, un’altra delle catechiste -. “È come se fosse casa mia – precisa Riccardo – ma con qualcosa di più; quel qualcosa di più che ti rende completa la vita. Don Luca riesce a tirar fuori il meglio di noi, è proprio una sua caratteristica”.

Il primo grande estimatore del parroco attuale è il suo predecessore, don Marcello Brunini, 75 anni e sacerdote da 51: “Oggi che c’è anche don Luca sono felicissimo: ha un cuore immane, al di là di una schiena che non lo regge, e questo cuore ci permette di tirare avanti in maniera molto serena”. Don Marcello è stato parroco qui per un decennio abbondante e ricorda che “c’era già una bella chiesa dalle linee moderne, alla cui realizzazione il quartiere aveva partecipato attivamente. Era stata pensata sulla scia del Vaticano II ma, ahimè, era stata costruita con mezzi poco resistenti”. “Ci pioveva dentro da tutte le parti” – precisa senza giri di parole Mario –. “Per fare la nuova chiesa – riprende don Marcello – abbiamo coinvolto 36 gruppi di architetti, riducendo poi i candidati a dieci. Allo studio che vinse l’appalto, nel 2015, io dissi chiaramente che questa non sarebbe stata una casa per me, prete: doveva essere la casa del quartiere, della gente”.    

Anche a don Luca brillano gli occhi quando racconta del proprio ministero e della propria gente: “Posso dire di essere un prete contento; son felice della mia vita e della mia comunità. Qui faccio esperienza di una Chiesa accogliente e aperta. Questo edificio nuovo è stato pensato e progettato insieme con la comunità ed è per questo che c’è un sano e bell’orgoglio di questa gente”.

“La chiesa l’ha pensata la comunità del Varignano – aggiunge Michela, altra colonna della Resurrezione –, una comunità allargata, fatta di credenti ma anche di non credenti”. La verità delle sue parole la dimostrano i volti che vedi passare e che non esitano a dirti cosa pensano, anche da sotto un chador e con un figlio per mano: “Varignano è come una grande famiglia; se non ci fosse la parrocchia ci sarebbe tanta tristezza… Io per esempio non sono cristiana, ma loro sono un aiuto anche per me”.

“Questo edificio – riprende Michela – non doveva essere troppo costoso, altrimenti sarebbe stato in contrasto con le nostre scelte di povertà. Eppure, in questa chiesa ci si sente accolti. È una casa semplice, bella, piena di luce e di calore… ti fa star bene”. Ma neppure questa scelta è stata casuale perché “il bello educa all’ordine e alla pulizia” – spiega ancora don Luca –. E Virgilio, 80 anni appena compiuti, sembra far eco alle sue parole: “Questo quartiere sta cambiando, si sta trasformando in meglio”.

Parte di questo cambiamento sono, ad esempio, gli spazi messi a disposizione di tutti per la pratica sportiva, alimentata dalla buona volontà e dalla passione di persone come Athos. Allenatore ed ex calciatore, sintetizza bene la filosofia che si respira nel campetto: “Qui non escludiamo mai nessuno, anzi: più problemi hanno, più sono i benvenuti per provare a ripartire”.

Il complesso della Resurrezione (circa 1700 metri quadri) contiene spazi per varie attività, di natura sia liturgica che sociale, con aree dedicate anche all’incontro delle varie associazioni di quartiere. Oltre alla grande aula liturgica, che può contenere più di 400 fedeli, oltre alla canonica e alle aule per la catechesi, ci sono spazi per le attività di studio, di gioco, di sostegno alla comunità, e tanto verde.

Marianna, giovane catechista insieme al suo fidanzato e compagno di classe, è la voce dei molti giovani che qui spendono una parte importante del loro tempo. “Ogni volta che don Luca si deve assentare – racconta la ragazza, mentre qualcuno le passa accanto su un tagliaerba, sistemando il prato – manca a tutta la comunità: due domeniche fa eravamo a messa e lui ci ha fatto una videochiamata per salutarci tutti quanti, e noi l’abbiamo risalutato”.
Gesti semplici e cordiali, ma importanti. Perché oggi, anche per questo, a Viareggio il Varignano non si sente meno importante del carnevale, delle spiagge, dei grandi cantieri.

(testo, foto, video e musiche di Giovanni Panozzo)

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