A Latina, strada facendo, c’è un gancio in mezzo al cielo
Un sacerdote, don Nello Zimbardi, appassionato e preparato, una comunità partecipe e accogliente: a Latina Scalo la parrocchia di San Giuseppe Lavoratore per molti ormai è una seconda casa. Per qualcun altro è l'occasione per ricominciare a vivere anche dopo un dolore incommensurabile.
La capacità di ascoltare e poi la condivisione, come una in vera famiglia. Alla parrocchia di Latina Scalo si respira un’aria familiare proprio per questo: si cerca di stare vicino a chi ha bisogno di attenzione e di rimanere accanto a chi vive un dolore. Siamo nel sud del Lazio, in una terra che negli anni ‘30 ebbe un grande sviluppo, sulla tratta ferroviaria Napoli – Roma, una frazione frequentata soprattutto da pendolari. A una decina di chilometri dalla città di Latina, la parrocchia San Giuseppe Lavoratore rappresenta, per i circa 15mila abitanti, un punto di riferimento, grazie soprattutto al lavoro di squadra organizzato da don Nello Zimbardi, 47 anni, che dal 2017 guida la comunità. È un territorio ampio ma cresciuto in fretta, negli ultimi trent’anni, quello attorno alla stazione ferroviaria.
“Il tessuto sociale è fatto di famiglie storiche, presenti da decenni e provenienti principalmente dal Sud, in particolare dalla Campania – spiega il sacerdote -. Sono qui perché lavoratori statali (in particolare militari) che hanno preso casa, ma vediamo anche diverse famiglie straniere con una buona presenza della comunità nigeriana”.
Don Nello, impegnato da sempre come guida negli esercizi spirituali, un patrimonio storico dei Gesuiti, ha completato la propria formazione studiando la psicologia. La laurea in psicoterapia è arrivata dopo il sacerdozio, e oggi rappresenta per lui un supporto fondamentale nell’attenzione al prossimo. “Il mio impegno lo vivo vicino alle persone. Passo tante ore ad ascoltare, nell’accompagnamento spirituale”. A questo servizio si lega quello di psicoterapeuta, che svolge in particolare presso il Consultorio Diocesano di Latina, ci racconta mentre sale in auto per raggiungere l’oratorio.
Una seconda casa
La parrocchia è luogo centrale di aggregazione e di comunità. Molti, non avendo la famiglia di provenienza a Latina Scalo, la vivono come una seconda casa, dove intessere relazioni profonde e fare amicizia. Grande è infatti l’opportunità offerta dall’oratorio. Da circa un anno sono stati realizzati lavori strutturali importanti, per offrire un posto più adeguato e accogliente. L’oratorio parrocchiale, precisa il sacerdote, è intitolato agli Angeli Scout, “nel ricordo di 4 giovani che hanno vissuto in comunità e oggi sono nell’Amore del Padre”. È aperto tutti i giorni ed è luogo di frontiera, mettendo insieme ragazzi e giovani provenienti da diverse realtà familiari. “Parliamo di un luogo educativo protetto – spiega don Nello-, dove ciascuno può trovare il proprio spazio di vita e di amicizia”. La presenza di tanti animatori, consente di viverlo come una realtà al sicuro dalla violenza e promotrice di una cultura di pace e fratellanza. Troviamo diverse iniziative e gruppi, capaci di offrire occasioni di formazione a giovani e famiglie. Gli animatori propongo una serie di laboratori per bambini, oltre allo scoutismo, ma ci sono anche iniziative che mirano a sottrarre gli adulti alla trappola della solitudine.
Carmine Iavarone, 49 anni è sottufficiale dell’Esercito, lavora a Sabaudia ed è in oratorio a Latina Scalo dal 2016. Presidente dal 2017, è un punto di riferimento per volontari, famiglie e ragazzi. “Cerco di essere collaborativo, creando tutti insieme un ambiente accogliente per i ragazzi e le famiglie, attraverso tutte le attività che organizziamo” – ammette risoluto presentandosi. “Assieme a me – riprende – ci sono circa 60 volontari per garantire una turnazione costante, dal martedì al sabato, con apertura dalle 17.00 alle 19.00, e la domenica mattina. E poi ci sono i momenti di festa e le attività speciali, come quello in cui ricordiamo i ragazzi a cui è intitolato questo luogo, il gruppo estivo (il Gr.Est.), il Primo Maggio o la Polentata a dicembre… e tanti altri appuntamenti. Come descrivere don Nello? Carismatico, determinato e davvero coinvolgente: ecco com’è”.
Semina e fioritura per la catechesi
Anche la catechesi, qui a San Giuseppe, si prepara a vivere un’attesa novità. “Da quest’anno – riprende il parroco – partiremo con una sperimentazione, alla quale tengo molto e che abbiamo concordato con il vescovo: il progetto Semina e fioritura. Al posto della tradizionale iscrizione al catechismo, il progetto prevede un patto educativo tra parrocchia e famiglia. Il progetto diocesano tende a mettere al centro la persona e le famiglie: una parte delle ore verrà destinata alla catechesi mentre il tempo rimanente coinvolgerà le famiglie per un percorso di attività comuni. La catechesi, in questo modo, passa attraverso narrazione biblica, gioco, arte, musica, cucina, piccole esperienze di servizio, celebrazioni semplici.
Il progetto descrive un cammino unitario di iniziazione cristiana, che va dalla 1ª elementare alla 1ª superiore, integrando catechesi, oratorio e famiglia. Non si tratta di una semplice riorganizzazione degli “anni di catechismo”, ma di una proposta continua che accompagna bambini, ragazzi e famiglie nelle diverse fasi della crescita.
L’idea è passare da un catechismo organizzato per classi scolastiche o anni specifici, a un percorso per fasce d’età (6–8, 9–11, 12–15 anni), mettendo al centro la persona concreta con i suoi tempi. La famiglia è riconosciuta come primo luogo di fede e la comunità come ambiente che sostiene e accompagna. I sacramenti – Riconciliazione, Eucaristia, Cresima – non sono vissuti come “traguardi sociali” da raggiungere tutti alla stessa età, ma come tappe dentro un cammino che continua.
“In Cammino”, oltre il dolore più grande
Riguardo all’attenzione alle famiglie, da diversi anni a San Giuseppe sono stati avviati percorsi di accompagnamento particolari. Esistono gruppi per coppie giovani e adulte, impegnate in un cammino spirituale di sostegno alla relazione coniugale. “Insistiamo ogni anno con percorsi specifici su temi importanti per i genitori: i bisogni educativi speciali dei ragazzi che abbiamo in comunità, l’adolescenza come spazio di vita e non di sopravvivenza, le sfide odierne dell’essere genitori e tanto altro”.
Un capitolo a parte è dedicato al cammino di quei genitori che hanno vissuto il dramma della scomparsa di un familiare. Da alcuni anni è presente un gruppo, In Cammino, che aiuta le coppie ad attraversare il lutto non chiudendosi nella realtà del dolore, ma dandosi l’opportunità di poterlo elaborare. Marisa Conte, ex insegnante, sta vivendo un percorso particolarmente significativo, iniziato dopo la perdita di sua figlia. L’aver incontrato e condiviso un tratto di strada con donne e uomini che vivevano questa stessa terribile prova da soli l’ha aiutata, grazie all’accompagnamento di don Nello, a condividere la rabbia e la disperazione in un sentire comune, cercando un senso a quel dolore in una società in cui spesso la morte è esclusa, mentre invece essa deve rimanere parte della vita stessa.
“Siamo un gruppo di persone accomunate da un’esperienza di perdita forte – confida Marisa – e molti di noi sono genitori; inutile dire che si tratta dell’esperienza più dolorosa che la vita possa riservare. Abbiamo storie di malattia, di incidenti, di disabilità grave, anche nostra, perché è così che ci si sente, incapaci di continuare a vivere, lacerati da assurdi sensi di colpa per non essere riusciti a impedire che questa innaturale condizione si verificasse. A pensarci adesso, non saprei dire come siamo riusciti a fare in modo che tutto ciò non ci travolgesse. E invece no, c’è qualcosa di più forte persino della disperazione più oscura e profonda, ed è la forza della vita. Ci siamo riscossi, ci siamo cercati – perché è stato chiaro fin dal primo momento che da soli non ce l’avremmo fatta – e abbiamo cominciato, all’inizio senza rendercene conto, a camminare insieme, dapprima in pochi, poi sempre più numerosi, alla ricerca di uno spazio all’interno del quale condividere un’esperienza che ‘gli altri’, persino i nostri cari, non potevano capire. Nel gruppo si creano dinamiche nuove, speciali, di comprensione ed empatia, assenza di giudizio, si sente di poter tirare fuori dubbi, paure, rabbia, macigni che nessun altro potrebbe accogliere, e insieme si può provare pian piano a scioglierli. Cerchiamo di non farci domande, anche se spesso queste ritornano, soprattutto nei momenti difficili, che non mancano mai. Proviamo a capire che le risposte non ci sono, non ci possono essere, e che l’unica possibilità sensata è nel camminare, appunto, nel non stare fermi, condividendo. La strada può essere spesso faticosa e si può inciampare e cadere, ma nel frattempo, insieme, si può imparare a rialzarsi e a proseguire e, prima o poi, a sorridere ancora”.
E il camminare assieme rimane il senso di una parrocchia-famiglia, come quella di Latina Scalo, dove anche la sofferenza è parte di un tragitto che si chiama vita.
(di Nicola Nicoletti – foto gentilmente concesse da don Nello Zimbardi)