Vita del Santo
Bernardo di Fontaines nacque nel 1090 a Fontaines-lès-Dijon, in Borgogna, terzo di sei fratelli. Proveniva da una famiglia nobile e agiata, nella quale ricevette una solida formazione umana e culturale. Studiò a Châtillon-sur-Seine, distinguendosi per intelligenza, sensibilità spirituale e profondità d’animo.
Ancora molto giovane maturò il desiderio di consacrare la propria vita a Dio e scelse di entrare nell’abbazia di Cîteaux, culla della riforma cistercense. La sua decisione ebbe un forte impatto anche sulla sua famiglia: seguirono il suo esempio tutti i fratelli, lo zio e persino il padre, Tescelino, attratti dal suo ideale di vita fondato sulla preghiera, sulla penitenza e sulla ricerca radicale del Vangelo.
L’afflusso di numerosi giovani desiderosi di abbracciare la vita monastica rese necessario fondare nuove comunità. Fu proprio Bernardo a essere incaricato di guidare una nuova fondazione. Con una croce di legno tra le mani e accompagnato da dodici compagni, intraprese un cammino alla ricerca di un luogo dove poter dare vita a un nuovo monastero.
Dopo un lungo viaggio giunse in una valle solitaria della Borgogna, chiamata Clairvaux (Chiaravalle), dove nel 1115 fondò l’abbazia destinata a diventare uno dei più importanti centri spirituali dell’Europa medievale. Qui Bernardo rimase per tutta la vita come abate, formando generazioni di monaci attraverso la sua predicazione, i suoi scritti e il suo esempio.
Sotto la sua guida nacquero numerosi monasteri: Bernardo arrivò a fondarne circa sessantotto, dando origine a una straordinaria espansione dell’Ordine cistercense, che contò centinaia di monaci ispirati dalla sua spiritualità.
Per questo motivo San Bernardo è considerato il secondo fondatore dei Cistercensi. La sua influenza, tuttavia, non rimase confinata alla vita monastica. Fu un autorevole consigliere di papi e sovrani, un grande predicatore e un instancabile difensore dell’unità della Chiesa. Combatté le eresie del suo tempo e percorse l’Europa per promuovere la pace e la riconciliazione in un periodo segnato da profonde divisioni ecclesiali e politiche.
La sua autorevolezza fu tale che anche Dante Alighieri, nella Divina Commedia, lo collocò nel Paradiso e lo descrisse come colui che «portò il dodicesimo secolo sulle sue spalle», riconoscendo il ruolo decisivo che ebbe nella vita spirituale e culturale del suo tempo.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalla malattia e dalle dure penitenze a cui si era sottoposto per amore di Cristo. Morì il 20 agosto 1153, a sessantatré anni, consumato dalle fatiche e da un tumore allo stomaco. Secondo la tradizione, poco prima di morire avrebbe espresso il desiderio più profondo del suo cuore con queste parole: «Non sono più di questo mondo. Desidero vedere Cristo e sua Madre».
La sua eredità rimane quella di un uomo capace di unire contemplazione e azione, preghiera e impegno nella storia, mostrando che la vera sapienza nasce da un cuore interamente orientato verso Dio.
Agiografia
Bernardo di Chiaravalle fu certamente uno degli uomini più stimati e influenti del suo tempo, capace di esercitare un’autorità spirituale che andava ben oltre i confini del monastero. La sua autorevolezza fu riconosciuta anche dai pontefici: papa Innocenzo III lo definì «una muraglia inespugnabile che regge la Chiesa», sottolineandone la forza della fede, la sapienza e il ruolo decisivo nella difesa dell’unità ecclesiale.
L’abbazia di Chiaravalle, da lui fondata nel 1115 e destinata a diventare uno dei più importanti centri della spiritualità cistercense, attraversò nei secoli vicende diverse. Nel 1802 il monastero venne trasformato in un penitenziario, segnando una profonda trasformazione della sua originaria funzione religiosa.
Tra le prove più dolorose della vita di Bernardo vi fu il fallimento della seconda crociata, che egli stesso aveva sostenuto con grande impegno, convinto della necessità di difendere i luoghi santi. La spedizione si concluse però con una grave sconfitta e questa esperienza rappresentò per lui una profonda sofferenza. Secondo la tradizione, il dolore per quell’insuccesso segnò gli ultimi anni della sua vita.
Bernardo lasciò una vastissima produzione letteraria, composta da oltre cinquecento lettere, numerosi sermoni e diversi trattati spirituali, nei quali seppe unire profondità teologica, sensibilità umana e grande capacità comunicativa. I suoi scritti sono arricchiti da immagini poetiche e riflessioni che ancora oggi testimoniano la sua intensa esperienza di fede.
Nonostante la sua fama e la sua autorevolezza, Bernardo rimase fedele alla scelta monastica e rifiutò importanti incarichi ecclesiastici. Secondo la tradizione, declinò infatti la nomina a vescovo di Genova e di Milano, preferendo rimanere alla guida della comunità di Chiaravalle.
Numerosi sono gli episodi, anche prodigiosi, tramandati dalla tradizione sulla sua vita. Si racconta che, mentre pregava davanti a un crocifisso, una mano di Cristo si sarebbe staccata dalla croce per posarsi sul suo collo e stringerlo in un gesto di amore e consolazione. In un’altra occasione avrebbe restituito miracolosamente la parola a un nobile ormai morente, permettendogli di ricevere il sacramento della riconciliazione.
Un altro episodio narra di un condannato a morte che Bernardo riuscì a sottrarre all’esecuzione. Presentandosi davanti al giudice, avrebbe dichiarato di voler essere lui stesso a uccidere l’uomo. Non si trattava però di una condanna fisica: il santo intendeva eliminare simbolicamente il peccato che abitava nel cuore del condannato, aiutandolo a rinascere spiritualmente e a trasformarsi in una persona nuova.
La spiritualità di San Bernardo fu profondamente segnata dall’amore per Cristo e per la Vergine Maria. A lei dedicò alcune delle sue più belle pagine di preghiera e meditazione, contribuendo alla crescita della devozione mariana nel Medioevo. La tradizione gli attribuisce anche la composizione dell’inno “Ave Maris Stella”, una delle più celebri invocazioni mariane della liturgia cristiana.
Intervista impossibile di Dom Antonio Luca Fallica al Santo
Hai lasciato ricchezze e privilegi per seguire Cristo con radicalità. In un tempo in cui siamo circondati da tante sicurezze, come possiamo riconoscere ciò che ci rende davvero liberi di seguire il Vangelo? Quali esercizi proporresti?
L’esercizio fondamentale è la vigilanza, il “badare a se stessi”. Vigilare è un verbo caro alla tradizione monastica e ancor prima, nei Vangeli, è un invito pressante che Gesù rivolge ai discepoli. Occorre vigilare sul proprio cuore, per discernere quali siano le catene interiori che impediscono un’adesione sincera al Vangelo. Facendo attenzione a se stessi, ai propri sentimenti ed emozioni, inclinazioni e tentazioni, impariamo a distinguere ciò che ci è davvero necessario, oppure è superfluo o addirittura dannoso.
Con la tua vita hai saputo trascinare molti verso Dio più con l’esempio che con le parole. Che cosa rende oggi una testimonianza cristiana davvero credibile e capace di parlare al cuore delle persone?
Per essere credibile e attraente, la testimonianza deve essere coerente e bella. Non basta la coerenza, perché se è vissuta in modo rigido, volontaristico od orgoglioso, può spaventare anziché affascinare, respingere invece di attrarre. La bellezza di una testimonianza nasce al contrario dalla cura che ha delle relazioni, del rapporto con gli altri. Deve essere capace di accoglienza, compassione, dialogo, prossimità. Matura dentro un atteggiamento umile, disponibile ad accompagnare gli altri più che a precederli.
Hai richiamato la Chiesa del tuo tempo all’essenzialità della preghiera, del lavoro e della sobrietà. In una società dominata dalla fretta e dal superfluo, come possiamo riscoprire ciò che conta davvero?
Ogni tanto occorre fermarsi a riflettere. È utile, ad esempio, a conclusione di una giornata fare un esame di coscienza, come ci suggerisce la tradizione liturgica a Compieta. Non si tratta soltanto di esaminare la propria condotta e i propri peccati, ma di interrogarsi su come la salvezza di Dio si è manifestata nella giornata che si sta concludendo. Quali gesti, parole, eventi, mi hanno consentito di riconoscere il Signore? Ciò che davvero conta ha il sigillo del volto del Signore che ho incontrato.
Nei momenti più difficili della tua vita non hai smesso di confidare nel Signore. Quando nello studio e nel lavoro i risultati tardano ad arrivare e cresce la tentazione dello scoraggiamento, dove possiamo trovare la forza per continuare a compiere il bene?
Le tre virtù teologali, dono del Signore, ci devono soccorrere: fede, amore, speranza. La fede, per vivere ogni situazione, anche la più difficile, confidando nel Signore. L’amore, che ai risultati, che possono esserci o non esserci, mi fa anteporre la consapevolezza che lo sto facendo per il Signore, per amore di lui e non di altro. La speranza, che mi dona la certezza che, anche quando i risultati mancano, sarà il Signore a dare compimento a tutto ciò che avrò fatto con fede e con amore.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con gli attributi propri della sua dignità abbaziale e della sua intensa spiritualità: la pastorale abbaziale, simbolo della guida della comunità monastica, e talvolta la mitria, posta ai piedi, a ricordare la sua rinuncia agli onori ecclesiastici e la scelta della vita monastica.
Tra i suoi attributi più frequenti compaiono anche l’ostia, richiamo alla profonda devozione eucaristica di san Bernardo e al suo amore per Cristo; il libro, simbolo della sua vasta produzione spirituale e teologica, che gli valse il titolo di Doctor Mellifluus; e l’arnia, legata alla dolcezza della sua predicazione e alla sapienza dei suoi scritti, paragonati al miele.
In alcune raffigurazioni compare un cane bianco, elemento legato alla tradizione secondo cui un sogno della madre avrebbe preannunciato la sua futura missione di instancabile predicatore della Chiesa. Il cane richiama così la fedeltà a Cristo e l’annuncio della Parola di Dio.
Può essere raffigurato anche con un demonio incatenato, simbolo della sua lotta contro il male, delle sue battaglie spirituali e della difesa della fede contro le eresie del suo tempo.
L’insieme di questi elementi racconta la figura di san Bernardo come monaco contemplativo, grande maestro spirituale e instancabile annunciatore del Vangelo, uomo capace di unire la profondità della preghiera con il servizio alla Chiesa e ai fratelli.
Tradizione gastronomica legata al culto
La figura di San Bernardo di Chiaravalle è particolarmente legata al simbolismo del miele, alimento che nella tradizione cristiana richiama la dolcezza della Parola di Dio e la sapienza spirituale.
L’abate cistercense era infatti conosciuto per la sua straordinaria capacità oratoria e per il linguaggio intenso e armonioso dei suoi scritti e delle sue prediche. La profondità delle sue riflessioni, unite alla delicatezza con cui parlava dell’amore di Cristo e della Vergine Maria, gli valsero l’appellativo di Doctor Mellifluus, cioè “Dottore dal sapore di miele”.
Il paragone con il miele non indicava soltanto la dolcezza delle sue parole, ma anche la capacità della sua predicazione di nutrire il cuore dei fedeli, offrendo consolazione, insegnamento e una più profonda conoscenza di Dio. Come il miele era considerato un alimento prezioso e benefico, così la dottrina di Bernardo veniva percepita come una fonte di sapienza capace di illuminare la vita spirituale.
Per questo motivo, nella tradizione popolare, san Bernardo è stato associato anche agli apicoltori e al mondo dell’apicoltura. In alcune località, in occasione della sua festa, vengono ricordati il miele e i prodotti dell’alveare, come richiamo simbolico alla sua figura: un uomo che seppe unire fermezza nella fede e dolcezza nel comunicare il Vangelo.
Il legame tra san Bernardo e il miele diventa così un’immagine della sua stessa spiritualità: una parola capace di raggiungere il cuore, nata dal silenzio della preghiera e dall’amore profondo per Cristo.
Curiosità
Secondo una tradizione leggendaria legata alla nascita di San Bernardo di Chiaravalle, un episodio prodigioso avrebbe anticipato fin dall’inizio la sua futura missione nella Chiesa.
Si racconta infatti che sua madre, Aletta di Montbard, durante la gravidanza, ebbe un sogno singolare: vide un cane bianco con il dorso macchiato di rosso che abbaiava con grande insistenza. Colpita da quella visione, chiese consiglio a un uomo di Dio, che interpretò il sogno come un segno profetico.
Secondo questa lettura simbolica, il cane rappresentava il figlio che portava in grembo: il colore bianco richiamava la purezza della sua vita consacrata, mentre il rosso evocava il fuoco dell’amore per Cristo e lo zelo con cui avrebbe annunciato il Vangelo. L’abbaiare incessante del cane indicava invece la sua futura missione di predicatore instancabile, chiamato a far risuonare con forza la Parola di Dio.
La tradizione vede così in questo episodio un’anticipazione della vita di Bernardo: uomo di preghiera e di contemplazione, ma anche grande comunicatore della fede, capace di influenzare papi, re e popoli interi con la sua predicazione e i suoi scritti.
Anche per questo motivo, nell’iconografia cristiana, il cane è talvolta associato alla figura di san Bernardo, come simbolo della sua fedeltà a Cristo e della sua instancabile opera di annuncio del Vangelo.
Preghiere a San Bernardo
O glorioso San Bernardo,
uomo di fede ardente,
maestro di sapienza e di umiltà,
guidaci sulla via che conduce al cuore di Dio.
Tu che hai cercato nel silenzio del monastero
la voce del Signore,
insegnaci ad amare la preghiera,
a custodire un cuore semplice
e a riconoscere la presenza di Dio in ogni giorno della nostra vita.
Tu che hai servito la Chiesa con coraggio e carità,
sostienici nelle difficoltà,
donaci luce nelle scelte,
pace nelle prove
e perseveranza nel compiere il bene.
Ottienici un amore sempre più grande per Cristo,
sul tuo esempio,
e guidaci sotto la protezione della Vergine Maria
verso la gioia del Vangelo.
San Bernardo di Chiaravalle,
prega per noi.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O San Bernardo, abate e dottore della Chiesa,
tu che fin dalla giovinezza hai cercato il volto di Dio
e hai avuto il coraggio di scegliere una strada di verità e di amore,
accompagna il cammino dei giovani del nostro tempo.
Aiutali a non lasciarsi conquistare
da ciò che passa e non dona vera felicità,
ma insegnagli a riconoscere la voce del Signore
che chiama ciascuno a una vita piena e autentica.
Dona loro un cuore libero dalle paure,
capace di scegliere il bene,
di coltivare sogni grandi
e di mettere i propri talenti al servizio degli altri.
Sostienili nei momenti di incertezza,
illumina le loro decisioni
e custodiscili nelle difficoltà della vita.
Fa’ che, come te, sappiano scoprire
che la vera gioia nasce dall’amicizia con Cristo,
dalla preghiera sincera
e dall’amore donato con generosità.
San Bernardo, maestro di fede e di sapienza,
prega per i giovani
e accompagnali sulla strada della santità.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.