8 Settembre 2026

Il sapore del Vangelo, in una terra forte e gentile

Dalla parrocchia alla Caritas diocesana, don Leo Rosa accompagna persone e famiglie in difficoltà costruendo reti di ascolto, volontariato e sostegno in tutto il territorio di Chieti-Vasto. Una vocazione, la sua, nata in seno all'Azione Cattolica e ancora oggi pienamente a servizio anche di questa associazione. Daniel Tarozzi è andato ad incontrare don Leo e alcuni dei volontari che lavorano con lui.

«Credo sia un amico e un padre. In questa mia nuova esperienza mi sono affidata tanto a lui e ho sempre trovato conforto, fiducia, anche il silenzio, quando era quello di cui avevo bisogno». Francesca Di Marco è giovane, viene da San Salvo (CH) ed è segretaria dell’Azione Cattolica diocesana di Chieti-Vasto. Quando parla di don Leo Rosa, parte dal rapporto che si è creato con lui.
Don Leo ha 46 anni ed è parroco da undici anni a Fossacesia, in provincia di Chieti, dove segue le comunità di San Donato Martire e San Silvestro. È anche assistente unitario dell’Azione Cattolica diocesana e da quasi due anni direttore della Caritas diocesana. Tre servizi che nella sua storia hanno radici comuni.

«La mia vocazione è nata nell’Azione Cattolica. Da giovanissimo frequentavo il mio gruppo parrocchiale e proprio lì ho maturato la chiamata a servire Gesù e il suo Vangelo. L’Azione Cattolica mi ha trasmesso anche l’amore per la diocesi. Questa è stata la mia chiamata: servire questa Chiesa diocesana che ho amato e che amo».
A Fossacesia la vita parrocchiale è articolata. Ci sono le due parrocchie, la zona costiera che durante l’estate si riempie di turisti, l’abbazia di San Giovanni in Venere con i padri passionisti, i diaconi, le suore, i catechisti, i gruppi e le associazioni. Don Leo parla di queste presenze come di una grazia e racconta con piacere anche la fraternità con gli altri sacerdoti che lo aiutano.
Giulia Di Battista vive da sempre nella comunità di San Donato Martire. È catechista e responsabile del gruppo adulti di Azione Cattolica. Per lei la parrocchia è diventata «una seconda famiglia», un luogo nel quale pregare, incontrarsi, accompagnare i bambini e condividere anche i momenti più difficili.
Di don Leo sottolinea soprattutto la discrezione. «È una persona sulla quale possiamo contare. Nei momenti di difficoltà accompagna e sostiene. Per me il parroco deve essere questo: una persona che ti cammina a fianco, mai davanti e mai dietro».
Questa idea del camminare insieme ritorna anche quando don Leo parla dell’Azione Cattolica. Dopo essere stato assistente dei giovani e del Movimento Studenti, oggi è assistente unitario diocesano. «Il mio compito è essere un po’ l’uomo della comunione, dell’unità, aiutando i laici a sviluppare un senso di corresponsabilità e di protagonismo. Credo che la Chiesa sia comunione».

È da questa esperienza che don Leo parte quando racconta il suo impegno nella Caritas diocesana. «Lo vedo molto legato alla formazione ricevuta nell’Azione Cattolica, perché mi ha trasmesso la volontà di calare il Vangelo nel quotidiano: nella vita di tutti i giorni, nella famiglia, nel lavoro, nell’economia».
Il territorio della diocesi è ampio e comprende realtà diverse, dalla costa all’entroterra, da Chieti fino a Vasto. Stefania Menna lavora nella Caritas da circa vent’anni, si occupa di progettazione e fa parte dell’équipe diocesana. In questi anni ha visto cambiare anche le persone che bussano alla porta. Ci sono famiglie che fino a poco tempo prima vivevano una vita tranquilla e che oggi faticano ad arrivare alla fine del mese dopo la perdita del lavoro o una malattia improvvisa. Ci sono cittadini stranieri accompagnati verso l’autonomia e persone che escono dal carcere e devono ricostruire la propria quotidianità.
L’ascolto viene prima di tutto. Nei centri presenti sul territorio si può entrare per chiedere un aiuto, raccontare una difficoltà o semplicemente parlare con qualcuno. Stefania lo racconta attraverso gesti piccoli: «Siamo molto attenti alla caramella, al caffè, alla coccola. Le persone che vengono qui si sentono accolte, coccolate e soprattutto ascoltate».
Una prima stima realizzata dalla Caritas parla di oltre 2.300 famiglie sostenute nella diocesi, principalmente attraverso il pacco alimentare mensile e, quando serve, con un aiuto per le bollette. Dietro a questi numeri ci sono molti volontari. «È una grazia vedere tante persone spendersi e dedicare gratuitamente il proprio tempo a chi ha più bisogno», racconta don Leo.
Sul territorio ci sono poi centri di distribuzione e ascolto, strutture per l’emergenza abitativa e diverse esperienze di accoglienza. A Chieti la Caritas sostiene la mensa delle Vincenziane e la Capanna di Betlemme, che accoglie persone che vivono in strada. Nell’area di Vasto c’è la Domus Pacis, con una mensa gestita dai volontari della Caritas che prepara circa quaranta pasti al giorno per tutto l’anno e una casa di accoglienza per una decina di ospiti. Il soggiorno è temporaneo e offre il tempo e il sostegno necessari per provare a ricostruire la propria vita.
Don Leo chiama queste esperienze «opere segno». «Sono importanti perché rientrano nell’ottica dell’educare facendo. Devono mostrare ai poveri la vicinanza della Chiesa e allo stesso tempo stimolare le comunità parrocchiali a essere attente».
Il lavoro quotidiano parte dall’aiuto concreto e prova ad andare oltre. «L’opera della Caritas è accompagnare le persone, possibilmente, a uscire dallo stato di bisogno. Questo richiede tempi più o meno lunghi, perché la vita è complessa per tutti».
La parola “accompagnare” ritorna spesso nelle testimonianze raccolte a Fossacesia, a Chieti e Vasto. Giulia la usa per descrivere il parroco, che le è stato vicino nei momenti difficili. Francesca racconta di aver trovato in don Leo conforto, fiducia e, quando serviva, silenzio. Nella Caritas diventa il percorso fatto insieme a chi attraversa una fase di fragilità.
Don Leo la usa anche per spiegare cosa significhi per lui essere sacerdote nella sua terra. «Si dice che l’Abruzzo sia forte e gentile. Fare il prete qui significa anzitutto vivere l’accoglienza verso tutti, essere guida e accompagnamento, aiutare le persone a trovare senso e direzione, a dare sapore. Credo fermamente che ciò che dà sapore alla nostra vita sia il Vangelo. Spendere la vita per Gesù e il suo Vangelo è un’avventura bellissima».

(testo, foto e video di Daniel Tarozzi)

8 Settembre 2026
Ogni comunità ha una storia che merita
di essere ascoltata.
E quasi sempre c’è un sacerdote a cui dire grazie.

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