Vita della Santa
Bertilla nacque nella prima metà del VII secolo in una famiglia aristocratica della regione di Soissons, nell’attuale Francia nord-orientale. Fin dalla giovane età manifestò una forte inclinazione alla vita consacrata, desiderando dedicarsi interamente alla preghiera e al servizio di Dio.
Secondo la tradizione agiografica, nella maturazione della sua vocazione ebbe un ruolo importante Audoin, conosciuto anche come Ouen, futuro vescovo di Rouen. Seguendone il consiglio, Bertilla entrò nel monastero di Jouarre, nella regione della Brie, dove fu accolta sotto la guida della badessa Teudechilde, il cui nome compare anche nelle varianti Telchilde e Theodechilde.
Nella comunità monastica Bertilla si distinse per la disciplina, l’obbedienza e la disponibilità verso le altre religiose. Le furono affidati incarichi di crescente responsabilità: si occupò dell’assistenza alle consorelle malate e contribuì alla formazione delle giovani che si preparavano alla vita consacrata. Svolse inoltre il compito di priora, diventando una collaboratrice fidata della badessa e un esempio per l’intera comunità.
La fama delle sue virtù giunse alla regina Batilde, vedova del re franco Clodoveo II e figura di primo piano nella promozione della vita religiosa del suo tempo. Dopo aver esercitato la reggenza durante la minorità dei figli, Batilde si ritirò nel monastero di Chelles, vicino a Parigi, che aveva promosso e trasformato in un importante centro monastico. La tradizione collega il luogo a una precedente fondazione attribuita alla regina Clotilde, detta anche Chrodechilde.
Desiderosa di affidare la comunità a una religiosa esperta e di comprovata virtù, Batilde chiese che Bertilla fosse trasferita da Jouarre a Chelles. La monaca accettò l’incarico e divenne la prima badessa del monastero, portandovi l’esperienza maturata negli anni precedenti.
Sotto la sua guida, la comunità si sviluppò e accolse numerose religiose, comprese donne provenienti dalle isole britanniche. Bertilla si impegnò a consolidare la disciplina monastica e a promuovere una vita comunitaria fondata sulla preghiera, sull’obbedienza e sulla carità. La sua opera contribuì a fare di Chelles un importante centro della spiritualità femminile nell’alto Medioevo.
Bertilla guidò il monastero per molti anni, continuando a distinguersi per la prudenza e la dedizione al servizio delle consorelle. La tradizione agiografica le attribuisce un lungo governo abbaziale, generalmente indicato in circa quarantacinque o quarantasei anni, durante il quale mantenne un costante impegno nella vita spirituale e nell’organizzazione della comunità.
Morì a Chelles intorno al 705, anche se le fonti non concordano completamente sull’anno della sua scomparsa. La sua memoria liturgica ricorre il 5 novembre. Il culto tributato a Bertilla si è conservato nei secoli, insieme alla venerazione delle sue reliquie e al ricordo della sua opera nella storia monastica di Chelles.
Agiografia
Nello svolgimento dei suoi incarichi monastici, Bertilla diede prova di notevoli capacità, conciliando fermezza e dolcezza, equità e comprensione, spontaneità e prudenza. La sua condotta rifletteva un equilibrio tra rigore disciplinare e attenzione alle esigenze delle consorelle.
Divenuta badessa di Chelles, introdusse nella nuova comunità le consuetudini monastiche apprese a Jouarre e promosse una spiritualità ispirata alla tradizione di san Colombano. Il suo impegno contribuì a consolidare la disciplina religiosa e ad accrescere la reputazione di cui godeva per le sue virtù, già durante la vita.
La sua condotta le procurò la profonda stima e l’affetto della regina Batilde, che mantenne con lei un rapporto di particolare vicinanza.
Le antiche narrazioni agiografiche tramandano anche un episodio miracoloso legato al governo dell’abbazia. Secondo questo racconto, Bertilla ebbe un acceso diverbio con una delle monache della comunità e, in un momento di impazienza, le rivolse un rimprovero particolarmente severo. Quando la religiosa morì poco tempo dopo, la badessa fu sopraffatta dal rimorso e, riconoscendo la propria mancanza, si raccolse in preghiera accanto al corpo della defunta, implorando il perdono. La tradizione riferisce che, in seguito alle sue suppliche, la monaca riprese miracolosamente a respirare, potendo così riconciliarsi con la badessa. L’episodio, tramandato nell’ambito della letteratura agiografica, intende sottolineare l’umiltà di Bertilla, la sua capacità di riconoscere i propri errori e la forza della sua preghiera.
Dopo la morte, le spoglie di Bertilla furono custodite nell’abbazia di Chelles, alla quale era rimasta legata per gran parte della sua vita religiosa. Durante la Rivoluzione francese, la soppressione degli ordini religiosi e la successiva demolizione del complesso monastico determinarono la dispersione e il trasferimento di numerose reliquie. Secondo la tradizione locale, quelle attribuite a Bertilla furono trasferite nella chiesa di Saint-André, a Chelles, dove continuò a essere conservata la memoria della badessa.
Intervista impossibile di Monsignor Rosario Saro Vella alla Santa
Hai riconosciuto molto presto una chiamata diversa e hai dovuto affrontare l’opposizione della tua famiglia: come distinguere oggi una vocazione autentica da un semplice desiderio di essere diversi?
La mia scelta non nacque dal desiderio di ribellarmi, né dalla volontà di distinguermi dagli altri, ma da una chiamata che sentivo profondamente radicata nel cuore. Anche quando i miei genitori si opposero con fermezza alla mia decisione di entrare in monastero, non fu l’orgoglio a sostenermi, ma la certezza di aver riconosciuto la strada alla quale Dio mi chiamava.
Una vocazione autentica non si misura dalla capacità di opporsi agli altri, ma dall’umiltà con cui si accoglie la volontà divina, dalla pazienza con cui si affrontano le prove e dalla carità con cui si vive ogni giorno. Non ho cercato lo scontro, né ho voluto imporre la mia volontà: ho perseverato nella preghiera, confidando che i frutti della mia scelta potessero testimoniare la sincerità del mio cuore.
Non ogni opposizione è ribellione, così come non ogni rinuncia è obbedienza. La vera obbedienza non consiste nel soffocare una chiamata autentica per timore di dispiacere agli altri, ma nel cercare con umiltà e discernimento ciò che Dio desidera da noi.
Non chiedo che la mia scelta venga compresa immediatamente, ma che sia giudicata dai suoi frutti. Se nasce dall’orgoglio, merita correzione; se nasce dall’amore per Dio e si traduce in servizio, preghiera e carità, merita di essere ascoltata.
Perché non ho scelto la vita monastica per affermare me stessa, ma per donarmi interamente a Dio.
Hai ricevuto incarichi sempre più importanti, fino alla guida di una comunità: come si conquista un’autorevolezza capace di farsi ascoltare senza bisogno di imporsi?
L’autorevolezza autentica non nasce dalla forza del comando, ma dalla capacità di servire, guidare con l’esempio e custodire con amore le persone affidate alle proprie cure. Quando fui chiamata a guidare il monastero di Chelles, compresi che essere badessa non significava esercitare un potere, ma assumersi la responsabilità della vita spirituale delle consorelle.
Chi guida non deve cercare obbedienza attraverso la paura, ma conquistare fiducia attraverso la coerenza, la giustizia e la carità. La fermezza non esclude la dolcezza, così come la correzione non deve mai essere priva di comprensione. Talvolta è necessario indicare una strada con decisione, ma occorre farlo senza umiliare, ricordando che ogni persona porta con sé fatiche e fragilità che non sempre riesce a esprimere.
Imparate soprattutto ad ascoltare prima di parlare, a comprendere prima di giudicare e a servire prima di pretendere. Chi desidera essere ascoltato deve prima dimostrare di saper ascoltare. Perché l’autorità che si impone può ottenere obbedienza, ma soltanto quella che si mette al servizio degli altri può generare fiducia e guidare davvero una comunità.
Batilde, pur essendo regina, si affidò alla tua guida: che cosa rende credibile una persona quando non può contare né sul ruolo né sul prestigio, ma soltanto sulla propria vita?
Ciò che rende credibile una persona non sono i titoli che possiede né il prestigio che la circonda, ma la coerenza tra ciò che proclama e ciò che vive ogni giorno. L’umiltà non consiste nel mostrarsi piccoli agli occhi degli altri, ma nel non considerarsi superiori a nessuno, anche quando si è chiamati a ricoprire responsabilità importanti.
Quando la regina Batilde scelse la vita monastica a Chelles, lasciando le ricchezze e gli onori del mondo, ricordai quanto poco valgano le apparenze davanti a Dio. Nella comunità non contavano più la nobiltà delle origini o la grandezza dei titoli, ma la sincerità del cuore, la disponibilità al servizio e la fedeltà alla propria vocazione.
Per questo, non cercate di essere credibili attraverso le parole, ma attraverso la vita. Non chiedete agli altri di praticare virtù che voi stessi trascurate, né pretendete umiltà senza essere disposti a riconoscere i vostri errori. La vera autorevolezza nasce quando non esiste distanza tra ciò che insegnate e ciò che testimoniate.
Perché le parole possono convincere per un momento, ma è la coerenza della vita a lasciare un segno duraturo nel cuore delle persone.
Hai trascorso decenni alla guida del monastero di Chelles, generando una comunità che è durata oltre te: che cosa significa oggi costruire qualcosa che non serva a lasciare il proprio nome, ma a far crescere gli altri?
Costruire qualcosa che duri nel tempo significa accettare di lavorare nell’ombra, come la terra che nutre le radici senza chiedere di essere vista, affinché l’albero possa crescere e dare frutto anche quando chi lo ha piantato non ci sarà più.
Nel guidare la comunità di Chelles, non considerai mai le monache come persone da legare a me, ma come anime da accompagnare verso una fede matura e una responsabilità sempre più consapevole. Il compito di chi guida non è rendersi indispensabile, ma preparare gli altri a proseguire il cammino con le proprie forze, senza dipendere continuamente dalla sua presenza.
Se desiderate costruire un’opera destinata a durare, imparate a condividere non soltanto le mansioni, ma anche la fiducia e la responsabilità. Non temete che gli altri diventino capaci di fare ciò che fate voi: il loro crescere non diminuisce il vostro valore, ma dimostra che avete saputo trasmettere ciò che conta.
Liberatevi dal bisogno di essere sempre al centro, accettate che altri possano trovare soluzioni diverse dalle vostre e abbiate il coraggio di lasciare spazio a chi verrà dopo di voi. Un’opera autentica non appartiene a chi la guida, ma alla missione per cui è nata.
Perché il segno più grande di una guida non è lasciare persone che non sanno fare a meno di lei, ma una comunità capace di continuare a crescere anche in sua assenza.
Segni Iconografici distintivi
È ritratta con l’abito monastico, caratterizzato dalla tunica e dal velo scuro, tipici della tradizione religiosa del suo tempo. Bertilla di Chelles è spesso raffigurata con il pastorale abbaziale, simbolo del suo ruolo di guida spirituale, oppure con un libro, emblema della preghiera e dell’insegnamento religioso. In alcune rappresentazioni compare anche un modellino dell’abbazia di Chelles, a ricordo del monastero di cui fu la prima badessa e al quale dedicò gran parte della propria vita.
Tradizione gastronomica legata al culto
A Chelles, in Francia, si rinnova la tradizione dei «piccoli pani di Batilde», benedetti e distribuiti durante le celebrazioni in onore della regina dei Franchi. Questa usanza richiama un’antica opera di carità, istituita nel 1402 dalla badessa Agnès de Neuville, che prevedeva la distribuzione annuale di pane e vino ai più poveri.
La tradizione mantiene vivo il ricordo della generosità di Batilde, che promosse lo sviluppo dell’abbazia di Chelles e scelse Bertilla come prima badessa. La benedizione e la distribuzione dei pani rappresentano un gesto di condivisione e solidarietà verso i più bisognosi, valori profondamente legati alla spiritualità monastica.
Curiosità
Nonostante le sue origini aristocratiche, Bertilla si distinse per l’umiltà e il rifiuto dei privilegi legati al rango sociale. Anche quando l’abbazia di Chelles divenne un importante centro monastico, promosse una vita comunitaria fondata sulla carità, sulla disciplina e sull’uguaglianza nel servizio. La tradizione ricorda che, nella comunità, anche la regina Batilde era chiamata a condividere la semplicità della vita monastica, senza lasciarsi definire dagli onori e dalla posizione che aveva ricoperto nel mondo.
Preghiere a Santa Bertilla
O Dio onnipotente,
che hai guidato Santa Bertilla alla santità della vita monastica
e al servizio umile e generoso,
per sua intercessione,
concedi anche a noi di vivere con fede e amore ogni impegno quotidiano.
Insegnaci a servire con carità,
a educare con pazienza
e a soccorrere con tenerezza chi soffre e chi è nel bisogno.
Fa’ che, sul suo esempio, testimoniamo il Vangelo
con la semplicità del cuore e la fedeltà delle opere.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O Santa Bertilla,
che nel silenzio del chiostro hai trovato la gioia di Dio,
vieni in aiuto alla nostra debolezza.
Tu che guidasti con saggezza e dolcezza la comunità di Chelles,
insegnaci l’umiltà, la pazienza nelle prove e la carità verso ogni fratello.
Aiutaci a custodire la pace del cuore,
ad accogliere il prossimo con amore
e a servire con generosità chi ci è affidato.
Ottienici dal Signore la grazia di camminare fedelmente sulla via del Vangelo,
per giungere un giorno con te alla gioia eterna del Cielo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.