AI: sfida tecnologica e opportunità educativa
Don Davide Imeneo, 40 anni, parroco della comunità di S. Cristoforo di Reggio Calabria condivide la propria esperienza di lavoro pastorale sull'intelligenza artificiale, una delle nuove sfide per il mondo globale e anche per la Chiesa. Un tema cui il sacerdote, direttore del settimanale diocesano ”Avvenire di Calabria”, si è accostato per passione.
Un alleato, non un nemico nella diffusione del Vangelo e nell’educazione dei ragazzi e delle ragazze. Don Davide Imeneo, 40 anni, parroco della comunità di S. Cristoforo di Reggio Calabria vede così l’intelligenza artificiale, una delle nuove sfide per il mondo globale e anche per la Chiesa. Un tema cui il sacerdote, direttore del settimanale diocesano Avvenire di Calabria, si è accostato per passione.
“Il mio avvicinamento è nato sul campo, osservando la rapida trasformazione del mondo dell’informazione che vivo quotidianamente sulla mia pelle – ricorda don Davide -. Sin da ragazzo ho avvertito l’importanza non solo di utilizzare i nuovi strumenti, ma di comprendere le logiche che li governano. Per questo, a 18 anni ho iniziato il mio percorso di studi in ingegneria dell’informazione. Il mio percorso di vita ha assunto curve improvvise come l’ingresso in Seminario ma questa curiosità professionale non è mai venuta meno e oggi si è strutturata in un percorso accademico presso la Pontificia Università della Santa Croce, dove sto svolgendo un dottorato di ricerca in intelligenza artificiale e mondo educativo”.
Quello di cui si occupa Don Davide ha legami con la tecnologia ma non è il cuore del suo agire. “Non studio solo come funzionano le macchine – aggiunge il sacerdote – ma cerco di comprendere come noi esseri umani possiamo rimanere tali interagendo con esse”.
Studiando l’AI e grazie alla sua esperienza pastorale il parroco di Reggio Calabria ha preso coscienza di come essa possa essere uno strumento e non il fine. “La consapevolezza – dice ancora don Davide – è maturata durante il corso Aula G (Aula Giornalismo) promosso con l’Avvenire di Calabria in alcune scuole del territorio, principalmente scuole secondarie di primo grado (le scuole medie). Ho compreso che la trasformazione digitale interpella profondamente i media diocesani, chiedendoci di evolvere dalla nostra vocazione tradizionale prettamente informativa a una nuova funzione pedagogica attiva”.
Una consapevolezza nata dall’esperienza. “L’intuizione fondamentale è stata vedere la prossimità e il legame fiduciario che un settimanale diocesano ha con il territorio come un elemento strategico per educare – argomenta don Imeneo -. Se vogliamo evangelizzare il continente digitale, non possiamo limitarci a occupare spazi, ma dobbiamo formare le coscienze all’uso etico di questi strumenti, trasformando la sfida tecnologica in un’opportunità educativa per la comunità”.
Potenzialità che secondo il direttore de l’Avvenire di Calabria possono essere utilizzate a una condizione: “L’intelligenza artificiale diventa utile quando smette di essere una scatola nera e diventa uno strumento che i giovani imparano a governare. Nel progetto di formazione che sto portando avanti, insisto molto sul concetto di formare alla virtù digitale, che significa fornire ai ragazzi un fondamento interiore solido per abitare l’era delle reti neurali. L’AI può potenziare la loro creatività e il loro apprendimento, ma solo se inserita in un contesto educativo che valorizzi il pensiero critico. La tecnologia deve servire a far fiorire l’umano, aiutando i giovani a porsi le domande giuste piuttosto che ad accontentarsi di risposte automatiche preconfezionate”.
Il modello di San Carlo Acutis
Una visione del tema che don Davide e i suoi collaboratori hanno già messo in pratica con la creazione della piattaforma Acutis AI, inaugurata a inizio 2026. “L’idea è nata dall’esperienza concreta del progetto Aula G e dal desiderio di creare un modello pedagogico replicabile sul territorio – dice don Davide -. Acutis AI prende il nome da San Carlo Acutis, primo “millennial” sugli altari e appassionato di informatica, e si muove sul concetto di offrire un ambiente protetto e valoriale. La piattaforma si articola come uno spazio in cui l’intelligenza artificiale viene declinata secondo principi etici, permettendo agli utenti di sperimentare la tecnologia in modo sicuro. Secondo me è nella natura stessa della missione digitale della Chiesa: i media ecclesiali locali possono promuovere concretamente un approccio virtuoso all’innovazione, agendo direttamente sul tessuto sociale di scuole, giovani e famiglie”.
Una proposta, quella dei laboratori e della piattaforma, accolta con entusiasmo dagli studenti. “La risposta è stata sorprendente e ha superato le aspettative – spiega ancora don Davide -. Abbiamo lavorato, ad esempio, con i ragazzi della scuola media Maria Ausiliatrice di Reggio Calabria, che sono passati dall’essere fruitori passivi a costruttori attivi di tecnologia, arrivando a creare loro stessi dei GPT personalizzati. Ho visto nei loro occhi l’entusiasmo di chi capisce che la tecnologia non è qualcosa che si subisce, ma qualcosa che si può indirizzare al bene. Questo conferma che quando i giovani vengono accompagnati, sono prontissimi a recepire il messaggio degli adulti e a farsi protagonisti di un uso costruttivo dell’intelligenza artificiale”. Tante facce della stessa missione che tanto stanno lasciando a don Davide, come sacerdote e anche come giornalista.
“Queste esperienze – spiega – mi stanno insegnando che il ruolo del giornalista cattolico oggi va ben oltre l’informazione. Sto imparando che i nostri media diocesani possono essere dei veri e propri laboratori di futuro, capaci di anticipare temi che i media nazionali spesso trattano solo superficialmente. Questa esperienza conferma che c’è un bisogno immenso di formazione e le realtà locali, grazie alla loro vicinanza alle persone, sono i soggetti privilegiati per rispondere a questa sete. Mi insegna, infine, che l’innovazione tecnologica, se illuminata da una visione antropologica cristiana, non deve farci paura ma può diventare un alleato indispensabile per l’attività pastorale”.
Lo sguardo di Don Davide è proiettato verso il futuro: “Vorrei lavorare affinché il modello sperimentato con Acutis AI e Avvenire di Calabria non resti un caso isolato – conclude -. Il mio desiderio è estrarre da questa esperienza un modello formativo sostenibile e replicabile per altre diocesi e parrocchie. Sogno una rete di media ecclesiali che non si limitino a raccontare il territorio, ma che forniscano alle proprie comunità gli strumenti culturali e spirituali per vivere da protagonisti l’era dell’intelligenza artificiale, senza subirla”.
(di Roberto Brambilla – foto Raul Sarao)