15 Marzo 2022

Don Maurizio Patriciello ad Avvenire: “Non ho paura. Perché dovrei averne?”

Il parroco di Caivano, prete simbolo della Terra dei fuochi, parla a cuore aperto con Avvenire dopo la bomba carta esplosa nella sua parrocchia e non si lascia intimidire. "Che le mamme abbiano paura di mandare i loro figli è del tutto comprensibile, ma io non ho paura". E nemmeno i suoi ragazzi ne hanno, Le loro voci in una video intervista di Pino Ciociola.

È preoccupato per i bambini: «Mercoledì avremmo dovuto riaprire il catechismo in presenza, ma non so… – dice –. È comprensibile che le mamme, dopo queste cose, non vogliano mandare i propri figli». Per sé è diverso: «Perché dovrei avere paura? Cosa ho fatto di male? Niente». Eppure qualche ora dopo il suo compleanno, alle 3 e 50 di mattina, hanno fatto esplodere una bomba carta sotto il cancello della chiesa di “San Paolo Apostolo” al Parco Verde di Caivano. Roba da camorra.

Don Maurizio Patriciello, il parroco, prete simbolo della Terra dei fuochi, sa come funziona: «Stasera, come ogni giorno, sarò sull’altare. Possono trovarmi lì, mentre recito il Padre Nostro, “armato” solo del Rosario». Neanche il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, che è subito andato da don Patriciello, ha paura: «È più preoccupazione, certe cose sono assurde in se stesse».

È fin troppo evidente chi ci sia dietro la bombetta dell’altra notte: certamente la camorra, quasi certamente due clan di Arzano, probabilmente qualche giovane nuova leva, ma ci arriviamo più avanti. Nell’omelia, domenica mattina, don Patriciello si è rivolto a chi l’ha messa, quella bomba carta, o ha ordinato di metterla: «Siete la rovina dei vostri figli». E non ne ha dubbi: «Sì. Quando viene ucciso un giovane camorrista, chi lo ha condannato a morte, se è camorrista, è il padre: lo ha messo in un vicolo cieco. I camorristi fanno del male agli innocenti, possono farne a me, soprattutto lo fanno ai loro figli».

Da mesi, due clan di Arzano sono in guerra e la combattono soprattutto a Frattaminore, che è anche il paese dov’è nato don Patriciello e dove vive un boss. A colpi di bombe, omicidi, minacce, giochi sporchi. Ma per capire meglio, va messo insieme qualche altro pezzo e un altro uomo.

Biagio Chiariello comanda la Polizia locale proprio di Arzano (ed è amico di don Patriciello), prima lo hanno pedinato mentre era in servizio senza preoccuparsi troppo di non farsi vedere, poi, pochi giorni fa, hanno fatto trovare sotto il suo comando un manifesto funebre col suo nome e la data di morte (il 10 marzo scorso). Che «mi hanno provocato enorme nausea e schifo – ha raccontato –. Stiamo rompendo equilibri molto forti nei confronti di un clan…», con sequestri e denunce. E a Chiariello da un po’ hanno dovuto assegnare la scorta. Poi c’è il “Comitato di liberazione dalla camorra – Area Napoli Nord” (del quale fa parte anche lo stesso comandante di Arzano), nato lo scorso novembre nella parrocchia di don Patriciello e giusto davanti all’altare: «Stiamo alzando la voce – spiega il sacerdote –, magari abbiamo dato fastidio».

Certo è che la bomba carta non è faccenda interna al Parco Verde, che pure è una delle piazze di spaccio più grandi d’Italia e quanto a camorra non ha troppo da invidiare ad altri. Però un gesto come quello dell’altra notte accende riflettori, attenzione di forze dell’ordine e giornalisti, aumenta i rischi e fa perdere molti soldi. Non bastasse, poi qualcuno già domenica, appunto dall’interno del Parco, s’era preoccupato di far sapere (sotto banco, a voce bassissima) che loro non c’entrano, non che amino particolarmente don Maurizio, ma nemmeno avrebbero mai pensato di fare qualcosa del genere.

Nel frattempo i ragazzi della parrocchia sono arrabbiati e sconcertati: «Non è la prima volta, è l’ennesima – spiegano Stefania e Adriano, dei “Giovani della speranza” –. Non abbiamo paura, è più rabbia, quel che più ci logora è sapere che probabilmente chi ha compiuto questo gesto è nostro coetaneo». Sebbene ci sia di peggio: «I bambini si abituano a questo. Come si può lasciare che nel nostro Paese dei piccoli finiscano per abituarsi al terrore?».

Sempre l’altro ieri, sono arrivati a centinaia nella chiesa di don Patriciello per portare solidarietà a lui e la comunità parrocchiale. Ne è stato commosso, però sa anche come funziona questo. «Li ringrazio e davvero – dice –. Domani però tutta questa gente non ci sarà, è inevitabile. Saremo ancora soli». La bomba carta non è il primo “messaggio” che ha ricevuto, neanche questo cambierà nulla: «Se annunci il Vangelo, che è sete di giustizia, verità, amore, automaticamente condanni l’ingiustizia, la sopraffazione, la camorra, la mafia, la disonestà».

di Pino Ciociola (da Avvenire di martedì 15 marzo 2022)

L’editoriale di don Maurizio, pubblicato da Avvenire il 16 marzo 2016: “Smetti di farti lupo”

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