15 Maggio 2024

Il cuore dei volontari apre le porte dell’accoglienza

Lodi. Casa San Giuseppe e Casa Regina Pacis sono i nomi di due progetti della Caritas lodigiana che offrono un'ampia rosa di servizi ai senza fissa dimora e agli immigrati più in difficoltà, grazie soprattutto al generoso impegno di molti volontari. Tra gli artefici di questa mobilitazione uno dei parroci, don Vincenzo Giavazzi.

Nel cuore di Lodi, città d’arte e sede del Parco Tecnologico Padano, sorge la parrocchia S.Maria Ausiliatrice. Il santuario omonimo fu costruito per volontà del venerabile don Luigi Savarè, amatissimo dai giovani, sepolto proprio in questa chiesa. Il parroco, don Vincenzo Giavazzi, 57 anni, sollecitato dall’associazione Amici di don Luigi, da molti anni offre ai parrocchiani l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in una struttura della Caritas lodigiana che era di proprietà della parrocchia: Casa S. Giuseppe. È un immobile di 600 metri quadri, ristrutturato e inaugurato nel 2022 per accogliere i senza fissa dimora del territorio lodigiano, che accedono anche agli altri servizi che fornisce la Fondazione Caritas Lodigiana ETS: un dormitorio con 30 posti letto, una mensa con 40 posti, un guardaroba, docce, lavanderia, un centro diurno, un centro di ascolto diocesano, un laboratorio di riparazione e recupero biciclette, un corso di lingua italiana.

“Abbiamo donato alla diocesi – spiega don Vincenzo – la proprietà di questi locali al confine con il nostro oratorio intitolato al Venerabile don Luigi, e siamo stati co-protagonisti della scelta di destinazione, garantendo un servizio con una decina di adulti della parrocchia. Purtroppo, scarseggiano i giovani, che comunque sono in minoranza nel quartiere. I nostri volontari, che lavorano insieme agli operatori Caritas e al custode, accolgono gli ospiti al mattino per la colazione, e alla sera nell’apertura del dormitorio (o di giorno per chi lavora di notte). La convivenza pacifica nel centro è un dato di fatto – aggiunge – e non ci sono resistenze nel vicinato, contrariamente a quanto qualcuno temeva. La sensibilità seminata nei confronti del diverso o delle povertà si esplica con raccolta fondi e iniziative, concretezza e generosità costanti. La carità è mettersi in gioco con le proprie energie e il proprio tempo, non solo nell’emergenza. Questo progetto – precisa con orgoglio – sta scrivendo la storia della nostra comunità”.

Fabio Siciliano, 63 anni, da due anni è in pensione da un istituto bancario ed è un volontario della parrocchia. “Ho sempre frequentato S. Maria Ausiliatrice – racconta – e con altri amici ci siamo confrontati sulla disponibilità a fare volontariato in quest’opera. Quando lavoravo non avevo tempo, spesso rientravo tardi, ero riuscito solo a dare un piccolo contributo per una società sportiva. Con il pensionamento ho colto l’occasione per dedicarmi a questo servizio: con altri volontari ci alterniamo fino alle 22.30, con un turno ciascuno alla settimana. Al mattino spesso raddoppiamo le colazioni servite (fino a 60) grazie alle donazioni; il martedì è previsto il cambio letto e un volontario aiuta il custode; il mercoledì un pensionato insegna a riparare le biciclette e due volte la settimana c’è un corso di lingua italiana. In parrocchia organizziamo pure tornei di calcio e pallacanestro, invitando gli ospiti, o eventi musicali. Abbiamo attrezzato la sala refettorio di tv per seguire il calcio (sono tutti tifosi!). Vivendo questa esperienza ho compreso giorno per giorno quanto siamo fortunati nella stabilità economica che ci consente di godere pure di una pensione, e a superare i pregiudizi nei confronti degli indigenti. Tanti di loro si attengono alle regole e sono gentilissimi, poco loquaci se non spaventati da quello che può loro succedere a causa dell’incertezza. È bello sentirsi utile fuori del proprio cerchio familiare. Purtroppo, servirebbe almeno il triplo dei volontari: speriamo di creare integrazione durante il caldo estivo con attività culturali che coinvolgano gli ospiti di sera, coinvolgendo altri giovani e adulti della parrocchia”.

Ron (il nome è di fantasia) ha 44 anni e viene dal Togo. “Nel mio paese mi sono battuto per la democrazia e la libertà – racconta – e da qui sono partiti i miei problemi. Dopo un lungo e faticoso viaggio sono arrivato in Italia, dove ho trovato una nuova famiglia: la famiglia della Caritas. Inizialmente sono stato accolto nel dormitorio di Casa San Giuseppe, poi presso un progetto di housing sociale dove ho convissuto insieme ad altre cinque persone per oltre un anno: un’esperienza importante per il mio percorso, che mi ha insegnato tanto sulla vita di questo bellissimo Paese. Ora lavoro stabilmente ma a causa dei continui contratti a tempo determinato per me è quasi impossibile trovare una casa in affitto. Ho bisogno di supporto per riuscire a continuare a vivere in Italia e portare avanti il mio progetto di vita verso l’autonomia”.

“La Caritas lodigiana – spiega il direttore Carlo Bosatra – si è impegnata ad investire non solo nell’erogazione di sussidi economici o nel sostegno alimentare, ma nello sviluppare antenne in grado di cogliere anche le nuove forme di povertà, sempre più spesso relazionali e nello sperimentare risposte innovative ai problemi sistemici che incontriamo con un lavoro culturale di sensibilizzazione”

Il progetto Casa S.Giacomo, Casa per tutti, era nato con queste specifiche finalità e comprendeva diversi servizi fino al 2022. La casa di accoglienza omonima, segno del Giubileo 2000, destinata a donne maggiorenni senza figli a carico, occasione di convivialità tra etnie diverse e religioni differenti, è stata ribattezzata l’8 marzo 2024, proprio in occasione della Giornata Internazionale della Donna, dopo una ristrutturazione degli spazi e intitolata dal vescovo di Lodi Casa Regina Pacis.

“Qui le donne accolte – precisa Beatrice Aletti, referente dell’area immigrazione – nei 17 posti di cui disponiamo sono accompagnate, nel cammino d’inserimento e integrazione comunitaria, da 3 operatici, una volontaria del comune di Lodi e altre dieci volontarie. Per le persone straniere è previsto un aiuto all’apprendimento dell’italiano e delle norme fondamentali per la pulizia della casa e la preparazione dei pasti, laboratori d’informatica, attività culturali e in vista dell’inserimento lavorativo. Attivo anche l’emporio solidale per la gestione del vestiario con una trentina di volontari che si alternano. Si tratta di donne provenienti soprattutto dal nord Africa e qualche ospite dall’Est Europa. Riteniamo – conclude Beatrice – che siano fondamentali tre elementi nel nostro agire: lavorare sui desideri e sulle motivazioni, non solo sui bisogni; fare attenzione alle differenze culturali per aiutare a capire le regole; essere punto di riferimento con la stabilità e continuità dei servizi offerti, instaurando un clima di fiducia, per favorire percorsi di fuoriuscita dalla povertà”.

(di Sabina Leonetti – foto gentilmente concesse da Beatrice Aletti)


15 Maggio 2024
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