29 Maggio 2020

Quando la Chiesa diventa veramente “ospedale da campo”

70 strutture di 48 diocesi hanno accolto 1.500 tra medici e infermieri e altre 1.200 persone in quarantena o dimesse dagli ospedali. Anche questo è stato il contributo umano e spirituale della Chiesa Italiana a favore di malati e operatori sanitari, i più provati dalla pandemia.

Porte aperte in 70 strutture di 48 diocesi che hanno accolto 1.500 medici, infermieri, 1.200 persone in quarantena o dimesse dagli ospedali. È il contributo umano e spirituale della Chiesa Italiana a favore di malati e operatori sanitari, i più provati dalla pandemia. In più,

dai fondi 8xmille, 8.4 milioni di euro sono stati devoluti per potenziare decine di ospedali e terapie intensive,

con attrezzature e ventilatori, donati anche da parrocchie e diocesi.

Tanti poi i sacerdoti che hanno abitato le corsie ospedaliere. Tra loro don Carmine Arice, padre generale del Cottolengo di Torino: “In questa notte oscura, vissuta anche dalla nostra casa di cura – spiega – porto con me le storie incredibili di umanità, di solidarietà e di vicinanza che ho toccato con mano. Piccole stelle che hanno acceso questa notte”. Nei 112 mila metri quadrati della Piccola Casa, con 300 posti letto per anziani lungodegenti e un reparto Covid-19, don Carmine ha incontrato ogni giorno anche l’angoscia delle famiglie separate dai propri cari, la speranza dei camici bianchi.

“Penso che la missione di noi sacerdoti in corsia sia essere lì, compagni per chi è solo.

È una pastorale incarnata nelle sofferenze umane, che si rifà al mandato di Gesù ‘annunciate il Vangelo e curate i malati’. Passata l’emergenza, non dimentichiamo questi gesti. Continueremo a far brillare stelle nella notte di tante persone”.

(Ermanno Giuca)

 

29 Maggio 2020
raccontaci

Hai una storia da raccontarci?

Condividi la tua esperienza, ti potremo contattare per saperne di più.

Iscriviti alla nostra newsletter