Vita del Santo
Francesco di Sales nacque come figlio primogenito di una nobile famiglia savoiarda, profondamente religiosa. Studiò teologia, filosofia e retorica a Parigi, per poi recarsi a Padova, dove si laureò in giurisprudenza. Per un breve periodo esercitò la professione di avvocato, anche per assecondare la volontà del padre; tuttavia, il suo desiderio profondo era quello di diventare sacerdote. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1593, con grande coraggio e zelo si offrì di operare come missionario sulla costa meridionale del lago di Ginevra, allora abitata in prevalenza da calvinisti. Il suo intento era chiaro: «Abbattere le mura di Ginevra con la carità, invaderla con la carità, riconquistarla con la carità». La tradizione racconta che, in due anni, riuscì a ricondurre alla fede cattolica più di ottomila persone, nonostante vessazioni, minacce e persino attentati. Nel 1602 fu eletto Vescovo di Ginevra e scelse come giorno della sua consacrazione l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, a testimonianza della sua profonda devozione mariana. Si impegnò con grande dedizione nel contrastare il calvinismo, nel riorganizzare le parrocchie e nel migliorare le condizioni di vita del popolo, fondando anche un seminario. Lavorò instancabilmente con pragmatismo e dolcezza, tanto da essere considerato l’uomo più mansueto del suo secolo. Arrivò a dire: «Se una persona mi cavasse per odio l’occhio sinistro, la guarderei benevolmente con l’occhio destro. Se mi cavasse anche questo, mi resterebbe il cuore per volerle bene». Nel 1610 fondò, insieme a Santa Giovanna Francesca di Chantal, l’Ordine della Visitazione di Santa Maria. Grande predicatore e instancabile scrittore, è considerato il rinnovatore dell’eloquenza sacra. Di natura allegra e gioviale, seppe però frenare la propria esuberanza per condurre una vita sobria e totalmente donata al Signore. Gli sono attribuiti numerosi miracoli, tra cui la resurrezione dei morti e la guarigione dei malati. Quando Enrico IV gli propose di diventare Vescovo di Parigi, rispose con semplicità: «Maestà, ho sposato una povera donna, la Chiesa di Ginevra, e non posso abbandonarla per una più ricca». Morì a Lione, durante un viaggio, colpito da un ictus cerebrale. Le sue ultime parole furono un atto di totale abbandono a Dio: «Che importa morire in un’ora o in un’altra? Dio è il padrone assoluto. Disponga di me come gli piace. Io prenderò tutto con pazienza. Intendo morire nella fede della Chiesa cattolica apostolica romana, che è l’unica vera religione».
Agiografia
Considerato il protettore della stampa cattolica e, più in generale, dei giornalisti e dei comunicatori, Francesco di Sales è stato uno degli artefici di una vera e propria rivoluzione per la sua epoca. In un periodo di profonde divisioni religiose, egli anticipò in un certo senso i moderni giornali, distribuendo o affiggendo messaggi scritti per raggiungere un pubblico più ampio e coloro che non avrebbe potuto intercettare attraverso la predicazione tradizionale. Si tratta dei suoi celebri “Memoriali”: foglietti settimanali che personalmente infilava sotto le porte delle case o affiggeva sui muri, con i quali divulgava la fede cattolica e la verità della religione con linguaggio chiaro ed efficace. Una sorta di primo giornalista e comunicatore, anticonformista ed estremamente innovatore per la sua epoca. Per Francesco di Sales la scrittura era una parte fondamentale del suo ministero, una pratica quotidiana quasi vitale. Lasciò numerose opere, alcune ancora oggi molto attuali. In particolare, Filotea. Introduzione alla vita devota e il Trattato dell’amor di Dio sono considerati due capolavori della letteratura religiosa di tutti i tempi. Con le parole di oggi, si potrebbe dire che San Francesco di Sales possedeva una ricca “rubrica telefonica”, comprendente persone di diverse estrazioni sociali, alle quali arrivava a scrivere anche oltre trenta lettere al giorno. Si narra che una volta la sua penna smise improvvisamente di scrivere; Francesco di Sales la avvicinò al cuore e poi riprese a scrivere senza difficoltà, un gesto che richiama la sua missione e il desiderio di trasmettere sempre amore e verità nei suoi scritti. Anche in punto di morte, ciò che chiese fu un pezzo di carta e una penna: una suora glieli portò, e lui vergò per tre volte la parola “umiltà”. La sua padronanza come scrittore e oratore, unita alla capacità di innovare e divulgare, lo ha reso una guida spirituale e morale per chi esercita il giornalismo, invitando a farlo con saggezza, rettitudine e verità.
Intervista impossibile di Monsignor Francesco Beneduce al Santo
Hai riportato molti calvinisti alla fede cattolica. Oggi, in un mondo segnato dal relativismo e dal pluralismo delle opinioni, come si può annunciare con coraggio la verità del Vangelo senza rinunciare alla carità e al rispetto per gli altri?
Un cambiamento rapido e profondo nel vostro tempo è sotto gli occhi di tutti. Viaggi, scambi, fenomeni migratori e internet hanno trasformato le “verità assolute” in verità di contesto, moltiplicando le visioni del mondo, dell’uomo e della vita. La nostra fede cristiana, però, ci ricorda che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Coltivare l’amicizia con Dio è fondamentale. Da un lato, siamo chiamati a riconoscere quella scintilla divina presente in ogni essere umano; dall’altro, Gesù, il Figlio di Dio, rimane per noi la verità sull’uomo, svelando a ciascuno chi è realmente. I “semi del Verbo” disseminati nel cuore degli uomini e nella creazione intera richiedono pazienza e lo sguardo attento del cercatore di verità e di infinito, in ogni persona e in ogni situazione. Potrei dirvi così: non parlate di Dio a chi non ve lo chiede. Ma vivete in modo tale che, prima o poi, saranno loro a chiedertelo.
Hai affermato che “la santità è per tutti”, non solo per sacerdoti e consacrati. Quali caratteristiche distingue il cammino della santità per i laici nella Chiesa contemporanea, e quali passi concreti possono intraprendere oggi per viverla nella quotidianità?
Guardando a Dio che si è fatto uomo in Gesù, ogni uomo e ogni donna è chiamato a seguirlo, partendo dalla lettura del Vangelo e camminando insieme alla comunità cristiana. La santità, dunque, è per tutti e deve essere umana e integrale: spirito, anima e corpo, anche per i fedeli laici. La santità non richiede di separarsi dal mondo, ma di restare pienamente incarnati nella realtà quotidiana, vivendo le responsabilità del lavoro, della famiglia e della vita sociale, sempre aperti alla trascendenza. Non si tratta di uno sforzo titanico: con il battesimo Dio ha riversato nei nostri cuori lo Spirito, la potenza del suo amore, e il cuore è il centro della nostra vita. Coltivare il dialogo con Dio, sotto il suo sguardo, ci permette di comprendere che «noi abbiamo la mente di Cristo», gli stessi pensieri, sentimenti e prospettive di Gesù. Ma per questo è indispensabile il silenzio e l’ascolto, in una parola: la preghiera.
Nonostante il tuo carattere impetuoso, con gli anni sei stato ricordato per la dolcezza dei tuoi insegnamenti. Quali passi concreti può fare un adulto per trasformare un temperamento difficile in una crescita personale?
Ciò che conta nell’adulto è la decisione di chi si vuole essere. Nel vostro tempo, così ricco di stimoli e sollecitazioni, esiste il pericolo di percorrere la vita come viandanti distratti, senza prendersi cura degli altri. Nessun incontro tra persone è neutro: o se ne esce migliori, o se ne esce peggiori. Quando mi sono accorto che alcuni miei comportamenti ferivano o amareggiavano chi incontravo, mi sono ritirato in me stesso e ho preso coscienza di come volevo vivere e del ricordo che desideravo lasciare negli altri. Mi sono richiamato all’educazione ricevuta e ho intrapreso un vero e proprio pellegrinaggio interiore. Come uno speleologo nel proprio profondo, ho scoperto passioni e affetti che mi governavano; ma conoscendoli e educandoli, essi mi aiutavano a vivere il mio ideale evangelico. Ed ero felice di come stavo diventando. Per affrontare questo pellegrinaggio interiore, ritengo fondamentale avere una guida spirituale che accompagni e sostenga il cammino.
Sei stato un pioniere della comunicazione pastorale, usando fogli e manifesti per diffondere contenuti di fede in modo chiaro e semplice. Quali indicazioni daresti oggi a chi si occupa di comunicazione nella Chiesa, per rendere il Vangelo comprensibile, attraente e accessibile a tutti?
Oggi la comunicazione è sfidata dalle grandi potenzialità offerte dagli strumenti digitali e dalla rete. La mente e il cuore delle persone sono costantemente inondate, giorno e notte, da messaggi, e sappiamo che la capacità di attenzione è spesso molto breve. È quindi necessario conoscere sempre meglio questo mondo della comunicazione e comprendere come annunciare il Vangelo anche in questa agorà di voci plurali e mezzi molteplici. Ciò che mi sembra essenziale è ricordare che, sebbene “il mezzo sia il messaggio” e i linguaggi più adeguati siano importanti, non bisogna mai dimenticare che il Vangelo possiede una potenza e un’efficacia che si manifestano quando il cuore del ricevente accoglie davvero il messaggio. Questo avviene grazie al mistero dell’incontro tra il Creatore e la creatura.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con la mitria, il pastorale e l’abito episcopale, intento a scrivere con penna e calamaio oppure a leggere un libro. Talvolta è raffigurato mentre celebra la Messa, con una colomba posata sul capo, in ricordo di un evento realmente accaduto ad Annecy.
Tradizione gastronomica legata al culto
San Francesco di Sales è associato a diverse tradizioni gastronomiche, legate soprattutto alla sua memoria liturgica del 24 gennaio. In questa occasione, in molte comunità è usanza preparare dolci tipici in suo onore, come segno di festa e di condivisione. In particolare, nella sua terra d’origine, si tramandano ricette semplici e genuine, tra cui i tradizionali “Biscotti di San Francesco di Sales”, realizzati con ingredienti poveri ma essenziali come farina, zucchero, uova e aromi naturali. Questi dolci richiamano lo stile di vita del santo, fatto di sobrietà, dolcezza e attenzione alle cose semplici. Inoltre, poiché il santo è patrono dei giornalisti e dei comunicatori, è consuetudine che, in occasione della sua festa, operatori dell’informazione e della comunicazione si ritrovino a tavola per momenti conviviali. Il gesto del mangiare insieme diventa così simbolo di dialogo, amicizia e condivisione, valori che il santo ha sempre promosso nella sua vita e nel suo ministero.
Curiosità
San Francesco di Sales è considerato il protettore dei sordi per un episodio significativo della sua vita. Si racconta che incontrò un sordomuto di nome Martino e, con grande pazienza e attenzione, riuscì a farsi comprendere attraverso un linguaggio dei segni ancora primordiale. In questo modo abbatté ogni barriera comunicativa, dimostrando che il vero dialogo nasce dall’ascolto del cuore prima ancora che dalle parole. Questo episodio rivela la profonda sensibilità di San Francesco di Sales verso chi era emarginato o escluso dalla società del suo tempo. La sua capacità di comunicare con tutti, adattandosi alle persone e alle loro difficoltà, è uno dei motivi per cui viene ricordato come un santo della dolcezza, dell’attenzione e della comunicazione autentica.
Preghiere a San Francesco di Sales
O glorioso San Francesco di Sales,
il tuo nome porta la dolcezza nei cuori più afflitti;
le tue opere stillano il miele più puro della pietà;
la tua vita fu un continuo olocausto di perfetto amore,
ricca di vero gusto per le cose spirituali
e di generoso abbandono alla volontà divina.
Insegnami l’umiltà interiore,
la dolcezza nel volto e nelle parole,
e l’imitazione di tutte le virtù
che hai saputo riflettere nei cuori di Gesù e di Maria.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O San Francesco di Sales,
vescovo e dottore della Chiesa,
con la tua vita e le tue parole hai aiutato tante persone
a trovare la strada giusta,
con forza, ma sempre con dolcezza.
Insegna anche a noi come seguire Gesù più da vicino,
senza paura e con fiducia.
Tu ci ricordi che il Vangelo non è solo da leggere,
ma da vivere ogni giorno,
come una musica che prende vita quando viene cantata.
Aiutaci ad affidarci a Dio,
anche quando non capiamo tutto,
credendo che ogni cosa può diventare grazia
e segno del suo amore per noi.
Tu che ci hai insegnato
che è nella preghiera che impariamo a fare bene ciò che viviamo,
aiutaci a non dimenticare mai il dialogo con Dio,
anche nelle giornate piene e confuse.
O San Francesco di Sales,
pastore buono e amico del cuore umano,
intercedi per noi presso il Signore.
Presentagli i nostri sogni, le nostre fatiche e i nostri desideri,
e accompagnaci nel cammino della vita
con la tua amicizia e la tua dolcezza.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.