Vita del Santo
Molta confusione è stata fatta nel corso dei secoli su Guglielmo di Malavalle, spesso confuso o mescolato ad altri santi con lo stesso nome. Stando alle fonti giunte fino a noi, sembra ormai certo che fosse un gentiluomo nato in Francia nel XII secolo. Dopo una vita avventurosa e il servizio militare, Guglielmo cercò la pace dello spirito. Si recò a Roma per visitare le tombe degli Apostoli e chiedere all’allora pontefice Eugenio III il perdono per la sua vita dissoluta. Successivamente compì un pellegrinaggio a Gerusalemme e, al suo ritorno in Italia, la sua vita aveva preso una piega completamente diversa: decise di dedicarsi alla vita eremitica. Guglielmo visse in diversi luoghi della Toscana, sostando in una grotta nei pressi di Pisa, dove iniziò a essere seguito da numerosi discepoli. In seguito, si trasferì sul monte Pruno, mentre la fama della sua santità e dei suoi prodigi continuava a diffondersi anche oltre i confini locali. Da Pisa si spostò a Castiglione della Pescaia, in una valle brulla e deserta chiamata “Malavalle”, da cui deriva il nome con cui oggi lo ricordiamo. Il suo intento era restare in solitudine, ma fu presto raggiunto dal signore di Buriano, proprietario del luogo, che gli fece costruire una cella per ripararsi. Qui Guglielmo incontrò il suo primo discepolo, Alberto, che rimase al suo fianco fino alla morte e ne scrisse la Vita, considerata la fonte biografica più attendibile.
Guglielmo di Malavalle morì a Castiglione della Pescaia. È ricordato come il fondatore dell’eremo di Malavalle e come ispiratore dell’ordine dei Guglielmiti, poi confluito negli Agostiniani. La leggenda racconta inoltre che Guglielmo abbia sconfitto un drago che infestava la palude di Castiglione, a ulteriore testimonianza della sua santità e del fascino leggendario che lo circonda.
Agiografia
«Stanco, magro e con le carni lacerate dai ferri ai polsi, alle caviglie e ai fianchi per penitenza: così doveva apparire Guglielmo, eremita di probabili natali francesi, che scelse come luogo della penitenza la Maremma, in un punto talmente malsano da esser chiamato Malavalle, vicino a Castiglione della Pescaia», scrive Fabio Figara nel libro San Guglielmo di Malavalle. La storia ed il culto di un eremita medievale. Poco si conosce di questo santo eremita, peregrinante nel silenzio e nella preghiera, nel digiuno e nell’estrema penitenza. Le fonti sull’epoca della sua vita eremitica sono però ritenute attendibili: Guglielmo portava con costanza il cilicio e divideva il suo tempo tra preghiera, contemplazione e lavoro manuale, insegnando al suo discepolo Alberto le vie della perfezione spirituale. Il santo è ricordato anche per le sue doti straordinarie, tra cui quella della profezia. Si racconta che, quando Alberto mostrava inquietudine per l’isolamento, Guglielmo predisse l’arrivo di un nuovo compagno: puntualmente giunse Rinaldo, un medico che aveva scelto di cambiare vita e mettersi sotto la sua guida ascetica. Sentendo prossima la morte, Guglielmo ricevette i sacramenti da un sacerdote di Castiglione della Pescaia, chiamò Alberto e vi dedicò i suoi ultimi sospiri. Morì nel 1157; il suo sepolcro divenne presto meta di pellegrini provenienti da Toscana, Lazio e Umbria, alcuni dei quali si fermavano a Malavalle per imitare la vita eremitica e penitente del santo. Guglielmo non fu mai formalmente canonizzato, ma Papa Alessandro III, su istanza del vescovo di Grosseto, ordinò che nella diocesi se ne celebrasse la solenne officiatura. Successivamente, Papa Innocenzo VIII, l’8 maggio 1202, rinnovò il permesso di celebrare la festa del santo, commemorato ancora oggi ogni 10 febbraio.
Intervista impossibile di Monsignor Gerardo Antonazzo al Santo
Cosa ti ha spinto a scegliere la vita eremitica, rinunciando alla nobiltà e ai privilegi a cui eri destinato? E quali aspetti della vita da eremita potrebbero oggi ispirare un giovane a intraprendere questa scelta?
Sono andato pellegrinando come penitente verso molti santuari. Al ritorno dalla Terra Santa ho trovato in Toscana il luogo idoneo al mio nuovo ideale di vita: trascorrere nella preghiera, nel silenzio, nel digiuno e nelle penitenze gli ultimi anni della mia esistenza. Mi seguirono alcuni giovani, attratti e ispirati dal mio esempio. Il motivo per cui anche oggi un giovane potrebbe vivere questa scelta non è la ricerca della solitudine come fuga dal mondo, o per una qualche delusione e ricerca di riparo, ma per il forte desiderio di vivere una solitudine abitata dalla presenza di Dio come Assoluto e pienezza della propria ricerca di senso.
Con quale spirito hai scelto la via della penitenza, arrivando a portare il cilicio come segno di disciplina per tutta la vita? E oggi, secondo te, quali forme potrebbero aiutare a vivere la penitenza?
Allora, come oggi, la mia vita risultava ingolfata da cose inutili, onori e prestigio. Sentivo tutto questo come un danno e un fastidio, causa di costante ansia e preoccupazione. Non mi dava pace. La via della penitenza ha voluto essere una forma di denuncia e di contestazione di fardelli e bramosie inutili che impedivano al mio cuore di amare. Una delle forme per vivere anche oggi il valore della penitenza è far prevalere la sobrietà e l’attrazione verso ciò che davvero è essenziale.
Durante il tuo eremitaggio ti è balenata l’idea di tornare alla vita militare. Come hai affrontato questa lotta tra desideri così diversi, e quale strumento di discernimento consiglieresti oggi per affrontare con coraggio e determinazione le scelte più importanti della vita?
La tentazione di tornare indietro è sempre presente e insidiosa. È viscida e scaltra, perché scoraggia e deprime la scelta di vita. Ci deve aiutare un vero discernimento, lasciandosi guidare non dal desiderio di soddisfazioni, che si spengono presto gettando nella tristezza interiore, ma dalla gioia nell’amicizia con Dio. E questa gioia non la dà il mondo, né il mondo la può togliere dal cuore di chi la vive.
Quando la cecità ti colpì all’improvviso, cosa hai vissuto e quali insegnamenti hai tratto da questa prova per la tua vita spirituale?
In ogni prova si rischia la disperazione e il senso di abbandono. Invece, proprio nella condizione di cecità fisica ho sviluppato con più facilità la vicinanza dell’Invisibile. Ciò che non si può vedere con gli occhi del corpo, è rivelato alla luce interiore dell’anima. La cecità fisica rende più capaci di cogliere ciò che in condizioni di “normalità” non viene riconosciuto. La cecità invece, pur nella fatica fisica, diventa un privilegio dell’anima.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto generalmente come un eremita, con vesti minimali coperte da un lungo mantello; altre volte appare con l’abito agostiniano, nero con il cappuccio. L’elemento più riconoscibile è il copricapo in ferro a fasce incrociate, simbolo della penitenza, talvolta accompagnato da gabbie che gli stringono braccia e gambe. Spesso tiene un rosario tra le mani e un bastone uncinato, con il quale viene rappresentato mentre sconfigge un drago.
Tradizione gastronomica legata al culto
A livello culinario, San Guglielmo di Malavalle è legato alla tradizione del raviolo. Una leggenda racconta infatti un miracolo a lui attribuito: durante un pasto a casa di un signore, ricevette dei ravioli con un ripieno di segatura, preparati per inganno dalla cuoca. Guglielmo benedisse il cibo e, miracolosamente, il ripieno si trasformò in gustosa ricotta, lasciando tutti stupiti e consolidando il legame tra il santo e questa pietanza.
Curiosità
Una delle leggende più famose sul santo narra che, con il suo bastone da eremita, riuscì a uccidere un terribile drago che infestava la Maremma Toscana, proteggendo così la popolazione e i territori circostanti.
Preghiere a San Guglielmo
O glorioso San Guglielmo,
che hai scelto il deserto di Malavalle per trovare Dio,
e hai trasformato la solitudine in fervore,
insegnaci a cercare il silenzio
per ascoltare la voce del Signore,
e a meditare sulla sua Parola.
Tu che hai vinto le tentazioni
e hai offerto la tua vita a Cristo,
ottienici la forza di respingere il male
e la grazia di non soccombere alle insidie.
Proteggi i pellegrini, i solitari,
coloro che cercano la pace interiore,
e concedici, o San Guglielmo,
di camminare con fede, speranza e carità,
per raggiungere la gioia eterna nel regno dei Cieli.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O San Guglielmo,
che dopo una vita inquieta hai accolto la chiamata di Dio
e nel silenzio e nella penitenza hai trovato la vera pace,
intercedi per noi presso il Signore.
Tu che hai rinunciato alle vanità del mondo
per seguire Cristo nella povertà e nell’umiltà,
insegnaci a cercare ciò che conta davvero
e a confidare sempre nella misericordia di Dio.
Sostienici nelle difficoltà,
rafforzaci nelle tentazioni,
donaci un cuore semplice e fedele,
capace di amare, perdonare e servire.
O San Guglielmo di Malavalle,
esempio di conversione e di santità,
prega per noi e guidaci sul cammino della salvezza.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.