9 Gennaio
Vescovo, che, come scrive il Papa San Gregorio Magno, con la potenza divina liberò la città di Ancona da un incendio.
Marcellino
VI Secolo
9 Gennaio 556
9 Gennaio
Vescovo, che, come scrive il Papa San Gregorio Magno, con la potenza divina liberò la città di Ancona da un incendio.
Marcellino
VI Secolo
9 Gennaio 556
Anconetani, vigili del fuoco, pompieri, fornai, chef, fabbri, artigiani del metallo, saldatori e pirotecnici. Inoltre, è invocato contro il fuoco.
Marcellino visse nel VI secolo. Originario dell’Africa, apparteneva alla ricca e nobile famiglia dei Bocca Majori, un nucleo profondamente devoto che educò i figli secondo i principi del Vangelo. Fin da piccolo, Marcellino respirò gli insegnamenti cristiani e si avvicinò con particolare devozione alla figura di Cristo. Grazie alle sue grandi doti di predicatore ed evangelizzatore, fu nominato Vescovo di Ancona nel 550, guidando la diocesi fino alla morte, avvenuta intorno al 556. La sua opera pastorale lo rese particolarmente amato, soprattutto dai bambini e dai più fragili. Il Martirologio Romano, riprendendo una leggenda tramandata da Papa Gregorio Magno, racconta che Marcellino salvò la città di Ancona da un terribile incendio. La città era minacciata dalle fiamme quando il Vescovo, pur essendo paralizzato a causa di una grave forma di gotta, si fece trasportare nel punto in cui il fuoco era più intenso. La tradizione narra che, in uno stato di estasi, Marcellino si avvicinò alle lingue di fuoco, che si ritirarono e si spensero completamente tra le sue preghiere e le acclamazioni della popolazione. Per questo episodio miracoloso, l’iconografia di San Marcellino lo rappresenta spesso con il fuoco. Secondo la leggenda, durante l’intervento egli teneva in mano il libro del Vangelo, con pagine semi bruciate, oggi conservato con grande venerazione e ritenuto portatore di poteri miracolosi.
Marcellino era considerato un uomo santo, profondamente premuroso verso il suo popolo. Le principali notizie sulla sua vita ci sono giunte grazie a San Gregorio Magno, che lo cita nei suoi “Dialoghi”, lodandone le qualità, la santità e lo zelo pastorale con le parole: «Vir vitae venerabili Marcellinus fuit», e raccontandone prodigi e predicazioni. Anche l’Abate Antonio Leoni ne traccia un ritratto dettagliato nella sua opera Istoria d’Ancona, capitale della Marca Anconitana. Lo descrive come «dotato di un’anima grande e docile fin dalla fanciullezza, segno manifesto di eminenti virtù», e lo definisce «amoroso Pastore, che si dedicò con paterna cura alla salute del gregge affidatogli». Particolare attenzione Leoni riserva all’episodio dell’incendio di Ancona: gran parte della città era già preda delle fiamme quando i cittadini, disperati, si rivolsero al Vescovo. Marcellino, mosso a compassione, elevò gli occhi al cielo e implorò il soccorso divino. Essendo affetto da podagra, si fece trasportare su una sedia fino al luogo dove il fuoco era più intenso. Qui, con un libro del Vangelo in mano, pregò con totale fiducia in Dio. Secondo la leggenda, le fiamme che si erano sollevate verso il libro si spensero immediatamente, salvando la città dalla distruzione. Il libro, che secondo la tradizione custodiva le pagine in parte bruciate, è oggi conservato fra le reliquie della Cattedrale di Ancona, chiuso in un’urna di cristallo e argento, e viene esposto al popolo durante le occasioni in cui si mostrano le insigni reliquie della Cattedrale.
Hai vissuto in una stagione segnata da fragilità politica e sociale. Quando una comunità è attraversata dalla paura, dalla divisione o dall’incertezza, quale ritieni sia il compito più urgente per un vescovo che desidera custodire la speranza e guidare il suo popolo con cuore evangelico?
Restare accanto al suo popolo. Quando una comunità è attraversata dalla paura e dall’incertezza, il vescovo è chiamato a manifestare la sua paternità nella vicinanza alla sua gente. Ogni volta mi tornano in mente tre verbi: camminare, custodire, incoraggiare. Il vescovo deve camminare con il suo popolo: a volte gli è chiesto di stare davanti, per indicare la strada; altre volte dietro, per proteggere la comunità e aspettare chi fa più fatica a procedere; altre ancora in mezzo al popolo. Solo così il popolo si sentirà custodito e incoraggiato: le distanze si accorceranno, i rapporti avranno il sapore della famiglia e la paura cederà il passo alla speranza.
La tradizione ricorda il miracolo dell’incendio che si spense al tuo arrivo. Al di là dell’evento straordinario, quale messaggio di fede e di coraggio credi possa offrire oggi quel gesto alle nostre comunità, spesso consumate da tensioni che rischiano di “bruciare” i legami fraterni?
Si assiste, ormai, a uno scenario carico di tensioni che minacciano la fraternità e la pace. Sentiamo di famiglie ferite, di relazioni distrutte, di comunità logorate dal male che si insinua in modo silenzioso seminando morte e scoraggiamento. L’invito è a vegliare, sì: vegliare in attesa di un nuovo fuoco che possa purificare, invece che distruggere; un fuoco che arda di passione per l’umanità invece che di divisione; un fuoco che ricordi la bellezza del futuro in un mondo in cui i sogni vengono infranti.
L’Evangeliario a te attribuito è diventato per Ancona una reliquia preziosa. Qual è, secondo te, la forza più grande della Parola di Dio per una Chiesa che vuole rimanere unita, fedele e capace di leggere i segni dei tempi?
La Parola di Dio genera sempre vita. È questa la sua forza che non passa mai di moda, anzi continua a parlare al cuore dell’uomo di ogni tempo. Sogno una comunità ecclesiale che invece di riempirsi di parole sia di Parola. Una comunità capace di lasciarsi orientare dalla Parola di Dio, una comunità capace di lasciarsi consolare dalla Parola di Dio, una comunità che nella Parola di Dio trova il senso del suo essere Chiesa.
La città di Ancona ti venera da oltre quindici secoli: quali parole affideresti oggi agli anconetani perché riconoscano la presenza viva di Dio e avanzino uniti nel discernimento e nella comunione che il Sinodo ci chiede?
Anconetani: aprite gli occhi e continuate ad allargare il cuore! Occhi aperti per continuare a chinarsi sulle ferite del nostro tempo, cuore sempre largo perché nella nostra comunità ci sia spazio per tutti.
È ritratto con gli abiti propri del ministero episcopale, con la mitra e il pastorale, oppure accanto alla Vergine Maria, a sottolineare la sua devozione e protezione celeste. Spesso lo si rappresenta con il Vangelo in mano, simbolo della sua predicazione e del suo impegno pastorale, oppure circondato dalle fiamme, richiamo al miracolo più celebre della sua vita, quando salvò la città di Ancona dall’incendio. Queste immagini riflettono non solo la santità e l’autorità spirituale di Marcellino, ma anche la sua vicinanza al popolo e la protezione che continua a esercitare nella memoria dei fedeli.
Ad Ancona, la celebrazione del santo è accompagnata da una ricca tradizione gastronomica locale. Tra i piatti più emblematici spicca il “brodetto”, una tipica zuppa di pesce la cui ricetta varia a seconda delle famiglie e dei segreti tramandati di generazione in generazione. Non mancano neppure i dolci tradizionali, come le “cicerchiata” e le “frappe”, preparazioni a base di pasta fritta che arricchiscono le tavole durante le festività. Le celebrazioni religiose diventano così anche un’occasione conviviale, in cui amici e famiglie si riuniscono per gustare queste specialità e condividere momenti di festa.
Uno dei momenti più celebri della vita del santo, il suo intervento miracoloso per salvare la città di Ancona dalle fiamme, è raffigurato nella celebre “Galleria delle Carte Geografiche” dei Musei Vaticani. Questa scena non solo testimonia l’importanza del santo per la città e per la tradizione cristiana, ma rappresenta anche un esempio di come la devozione popolare e l’arte si siano intrecciate nei secoli. L’immagine di Marcellino che fronteggia le fiamme con il libro del Vangelo in mano ha affascinato artisti e visitatori, diventando un simbolo della protezione del santo e della fede in situazioni di pericolo. La sua rappresentazione nei Musei Vaticani è anche un invito a riscoprire le leggende dei santi attraverso l’arte, che conserva memoria di episodi miracolosi e della storia religiosa di intere comunità.
O San Marcellino, pastore zelante e amorevole,
che hai protetto la tua città e guidato il tuo popolo con saggezza,
rivolgiamo a te la nostra preghiera.
Intercedi presso Dio per noi,
affinché possiamo vivere la nostra fede con gioia e dedizione,
crescere nella santità e seguire il tuo esempio di amore e misericordia.
Aiutaci a essere uomini e donne di pace,
a custodire l’unità nelle nostre comunità
e a testimoniare sempre il bene nella nostra vita quotidiana.
Ottienici la protezione divina
e la forza per camminare nella fede,
affinché la nostra vita sia un segno della presenza di Dio nel mondo.
Amen.
O San Marcellino,
tu che hai guidato il tuo popolo con coraggio e amore,
aiutaci a vivere con fede sincera e cuore aperto.
Insegnaci a fare scelte giuste anche quando sono difficili,
a essere amici sinceri e a proteggere chi è in difficoltà.
Donaci forza per affrontare le sfide della vita
e coraggio per seguire sempre il bene.
Intercedi per noi presso Dio,
perché possiamo sentire la sua presenza ogni giorno
e diventare persone che portano luce e speranza intorno a sé.
Amen.
Fonti
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