Vita della Santa
Agnese nacque da una nobile famiglia di Gracciano Vecchio intorno al 1247. Fin da giovanissima dimostrò grandi segni di santità, entrando convintamente nel Monastero domenicano di Sacco a soli nove anni.
Appena quindicenne, fu eletta Badessa nel Monastero di Proceno, nei pressi di Viterbo. Quella di Agnese fu una vita di grande sacrificio, preghiera, compassione e tenerezza verso i doni del Signore e verso le consorelle. Spesso entrava in estasi e si spendeva con tutta sé stessa nell’osservanza dell’Ordine.
Nel 1306 fondò il Monastero domenicano di Montepulciano, dove oggi si conserva il suo corpo. Nell’estate del 1316 si trovava a Chianciano, e anche lì si narrano numerosi prodigi.
Morì vergine il 20 aprile 1317, lasciando incancellabili ricordi della sua santità e della sua potenza taumaturgica, esclamando: «Il mio amato mi appartiene, io non lo abbandonerò più!».
La sua canonizzazione fu proclamata da papa Benedetto XIII il 10 dicembre 1726.
Agnese di Montepulciano dedicò la sua vita alla preghiera, alla meditazione e alla vita contemplativa. Seguì rigorosamente la Regola domenicana, che sosteneva la povertà, la castità e l’obbedienza, nonché la ricerca della verità attraverso la preghiera e lo studio delle Scritture.
La tradizione le attribuisce miracoli, levitazioni, le “manne” – piccole croci bianche – e la capacità di guarire i malati. Si narra che dove pregava germogliassero i fiori e spesso scendesse su di lei una celeste rugiada a forma di croce, come tanti altri episodi prodigiosi le sono legati.
Tra i tanti episodi straordinari attribuiti ad Agnese, il più famoso è probabilmente quello della manna che ricoprì l’altare alla presenza del vescovo.
Agiografia
La devozione verso Agnese di Montepulciano si manifestò fin dai tempi in cui era madre superiora. La fama della giovane abbadessa si diffuse presto tra il popolo, grazie ai prodigi e ai doni speciali che le erano attribuiti.
Quando fu inviata a Viterbo, numerose ed insistenti delegazioni da parte dei suoi concittadini la reclamarono a Montepulciano, chiedendo ad Agnese di ritornarvi per fondare un monastero.
Secondo la tradizione, quando Santa Caterina da Siena si inginocchiò nel monastero per baciare il piede del corpo di Agnese, la santa avrebbe sollevato il piede sinistro per accogliere quel gesto. Questo fatto fu interpretato come un segno di profonda umiltà e di comunione spirituale tra le due grandi mistiche.
La vita di Agnese fu segnata dalla devozione, dalla pietà e dai miracoli, e divenne un esempio di santità per molte generazioni.
Il suo servizio fu assoluto, volto al benessere della comunità monastica e di tutti coloro che manifestavano povertà, fragilità o bisogno materiale e spirituale.
In un tempo in cui prevalgono egocentrismo e apparenza, Agnese rimane una fulgida figura che ricorda il valore dell’umiltà e dell’autenticità.
Intervista impossibile del Card. Augusto Paolo Lojudice alla Santa
Fin dall’infanzia hai sentito il desiderio di unione con Dio: come possiamo riconoscere e incoraggiare nei bambini e nei giovani la vocazione alla preghiera e alla vita spirituale, senza imporre né forzare?
Si è vero: ho sempre creduto che i giovani siano il sole del nostro futuro. Poter stare accanto a loro avvicinandoli alla preghiera credo sia un segno di grande amore nei confronti di tutta l’umanità. I giovani che pregano sono la nostra vera forza. Senza di loro noi non potremo pensare al domani. Educarli a pregare significa costruire con loro un modo più equo, solidale, giusto perché proprio nella preghiera troviamo il contatto più profondo con Dio che è amore e misericordia.
Hai custodito l’umiltà pur ricevendo doni straordinari: come possiamo oggi vivere con modestia e gratitudine le capacità e i talenti che Dio ci dona, evitando superbia o autosufficienza?
Ai miei tempi era tutto diverso, ma oggi guardando il nostro mondo così globalizzato in negativo dove l’egocentrismo, l’arrivismo e la prepotenza sembrano essere valori universali, solo rimettendo al centro di ogni nostra azione la persona umana, l’altro, potremo mettere in pratica i talenti che il Signore ci ha donato. Siamo tutti diversi, tutti figli di Dio è questo è meraviglioso. Dobbiamo aiutare gli esseri umani a capire che solo puntando sulla comprensione, il perdono e la gioia di essere cristiani potremo salvare questo nostro mondo così dilaniato e sofferente.
Hai assunto grandi responsabilità in giovane età: come possiamo sostenere i giovani chiamati a compiti importanti, affinché crescano nella fiducia, nella responsabilità e nella serenità, senza essere sopraffatti dall’ansia?
Ogni traguardo è il frutto di impegno, sacrificio e dedizione. Ai giovani di oggi dobbiamo fare capire che nulla arriva per caso, ma tutto fa parte di un percorso di crescita umana e professionale. Nulla è facile, sia chiaro: ma proprio per questo raggiungere un obiettivo ci deve donare una grande soddisfazione in un mondo dominato dall’ansia e spesso dall’improvvisazione. Applicazione, sacrificio sono il sinonimo di successo (quello vero e non effimero dei social) e affermazione. Tutto condito da amore e accettazione del prossimo. Questo è il primo vero ingrediente per essere cristiani nel mondo.
Hai vissuto penitenze e desiderio intenso di unione con Cristo: come possiamo discernere nella vita quotidiana il giusto equilibrio tra aspirazioni spirituali elevate e cura della nostra salute e dei doveri verso gli altri, senza fuggire dalle responsabilità?
Nel vostro oggi è un tema veramente difficile perché i media e i social media vi fanno credere che tutto sia semplice, tutto si può fare, tutto si può ottenere. Ma non è così. Anzi sono più le volte che bisogna fermarsi e rinunciare. Ma anche questo ha un valore. Sì, perché proprio quando ci sentiamo sconfitti, non arrivati che dobbiamo alzare lo sguardo dalla terra e puntarlo al cielo. Non possiamo fare il nostro cammino sulla terra curvi sui pensieri materiali, ma soprattutto noi cristiani dobbiamo essere portatori di speranza, di amore e di gioia. Dobbiamo essere quelli con il naso all’insù. Non una figura romantica, ma una scelta di vita: i piedi a terra e il cuore rivolto al Signore.
Segni Iconografici distintivi
È ritratta con l’abito monacale, simbolo della sua vita consacrata, con il giglio in mano a significare purezza e castità, mentre regge un modellino della città di Montepulciano per indicare la sua protezione sul territorio. Talvolta appare in contemplazione del Crocifisso o con il Bambino Gesù tra le braccia, segno della sua intensa devozione e della familiarità spirituale con Cristo. Spesso accanto a lei si trovano anche un agnello, simbolo di innocenza e sacrificio, e altri attributi che ricordano i suoi miracoli e la santità.
Tradizione gastronomica legata al culto
Le celebrazioni in onore di Agnese di Montepulciano si svolgono tradizionalmente il 20 aprile, giorno della sua memoria, e segnano l’apertura dell’anno contradaiolo con un solenne corteo per le vie della città.
La gastronomia locale che accompagna queste celebrazioni riflette le eccellenze del territorio. Tra i prodotti più tipici vi è il celebre “Vino Nobile di Montepulciano”, utilizzato per brindare alla santa e come simbolo di prosperità e condivisione comunitaria. Accanto al vino, vengono preparati piatti tradizionali toscani, come pane casereccio, salumi locali, formaggi e dolci tipici della zona, che vengono condivisi tra fedeli e visitatori durante le feste e le processioni.
Questa unione di devozione e tradizione culinaria rende le celebrazioni un momento di fede, socialità e valorizzazione del patrimonio gastronomico e culturale della città, riflettendo lo spirito di comunità e di festa popolare che accompagna la memoria della santa.
Curiosità
Tra i tanti prodigi attribuiti ad Agnese di Montepulciano, si racconta che ella abbia tenuto in braccio Gesù Bambino durante una visione e che la Madonna le abbia donato tre piccole pietre, simbolo di protezione, forza spirituale e fede incrollabile. Questi episodi miracolosi sottolineano la profonda comunione della santa con il divino e la sua speciale vicinanza al mistero dell’Incarnazione.
Preghiere a Santa Agnese di Montepulciano
O Santa Agnese di Montepulciano, vergine,
che sei speranza e sostegno di quanti a te ricorrono,
rivolgi dal cielo, dove vivi gloriosa accanto a Santa Caterina,
il tuo sguardo benigno e vieni in nostro aiuto.
O Sant’Agnese, sposa di Cristo,
intercedi per la nostra salute dell’anima e del corpo.
Vigila sulle nostre famiglie, sui nostri cari, sui benefattori del Santuario,
sul nostro lavoro e su tutta Montepulciano.
Come ultima grazia, ti chiediamo di ottenere sante vocazioni per l’Ordine Domenicano
e per la Chiesa intera, affinché molti giovani possano seguire l’esempio della tua fede,
della tua umiltà e del tuo amore per Dio e per il prossimo.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O gloriosa Santa Agnese di Montepulciano,
vergine pura e fedele sposa di Cristo,
tu che fin da giovane consacrasti la tua vita al Signore
nella preghiera, nella penitenza e nell’amore ardente per l’Eucaristia,
guarda con bontà a noi che ricorriamo alla tua intercessione.
Tu che fosti luce per la città di Montepulciano
e guida sicura per tante anime assetate di Dio,
ottienici una fede viva e perseverante,
un cuore umile e puro,
e la grazia di compiere sempre la volontà del Padre.
Intercedi per le nostre famiglie,
sostieni chi è nella prova,
consola chi soffre nel corpo e nello spirito,
e accompagnaci nel cammino verso la santità.
Fa’ che, sul tuo esempio,
sappiamo amare Gesù sopra ogni cosa
e trovare nella preghiera la nostra forza e la nostra pace.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.