Vita della Santa
Maria Goretti, al secolo Maria Teresa Goretti, nacque a Corinaldo da Luigi e Assunta Goretti, una famiglia di umili contadini. Primogenita di cinque figli, non ebbe la possibilità di frequentare la scuola e, fin da bambina, si dedicò alla cura della casa e dei fratelli più piccoli mentre i genitori lavoravano nei campi dell’Agro Pontino.
Quando aveva appena dieci anni, il padre morì di malaria, lasciando la moglie sola con cinque figli. Per continuare a lavorare e garantire il sostentamento della famiglia, Assunta condivise la casa e i campi con la famiglia Serenelli.
Tra loro c’era Alessandro Serenelli, che iniziò a molestare Maria Teresa. La giovane respinse sempre le sue avances e, temendo che potesse raccontare tutto, l’uomo arrivò a minacciarla di morte.
Il 5 luglio 1902, Alessandro la attirò in casa con l’intenzione di violentarla. Di fronte al deciso rifiuto della ragazza, la colpì più volte con un punteruolo lungo circa venti centimetri. Gravemente ferita, Maria Teresa fu trasportata in ospedale e sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Morì il giorno successivo, 6 luglio 1902, all’età di undici anni.
Durante l’agonia trovò ancora la forza di perdonare il suo aggressore. Le sue parole sono rimaste una delle testimonianze più alte del Vangelo vissuto: «Per amore di Gesù lo perdono. Voglio che venga con me in Paradiso.»
Alessandro Serenelli fu arrestato e condannato. Secondo una tradizione riportata da diversi biografi, durante la detenzione sognò Maria Teresa in Paradiso mentre gli offriva dei gigli. Quell’esperienza segnò profondamente la sua coscienza. Dopo la scarcerazione chiese perdono alla madre della giovane, si convertì e divenne membro dell’Ordine Francescano Secolare.
Alcuni biografi raccontano inoltre che, durante l’agonia, quando il cappellano dell’ospedale le pose al collo la medaglia delle Figlie di Maria, Maria Teresa ebbe una visione della Madonna ed esclamò: «Che bella Signora! Possibile che non la vedete? Guardate, è tanto bella, piena di luce e di fiori».
A oltre un secolo dalla sua morte, Maria Teresa Goretti continua a essere ricordata come una delle più luminose testimoni del perdono cristiano. La sua breve vita dimostra come la fede possa trasformare anche il dolore più grande in un messaggio di speranza e di misericordia.
Agiografia
«Sostenuta dalla grazia celeste, con volontà forte e generosa, sacrificò la sua vita pur di non perdere la gloria della verginità». Con queste parole Papa Pio XII descrisse Maria Goretti nell’omelia pronunciata in occasione della sua canonizzazione.
La vicenda di Maria Goretti è conosciuta in tutto il mondo cattolico come una delle più alte testimonianze di purezza, coraggio e perdono. La sua scelta di rimanere fedele ai propri valori fino al sacrificio della vita continua ancora oggi a ispirare milioni di fedeli.
La canonizzazione, celebrata nel 1950, fu un evento senza precedenti. Per l’enorme afflusso di pellegrini, la celebrazione si svolse per la prima volta in Piazza San Pietro anziché all’interno della basilica. Tra i presenti vi erano la madre Assunta, altri familiari di Maria e anche Alessandro Serenelli, l’uomo che l’aveva uccisa e che, dopo una profonda conversione, volle rendere omaggio alla giovane che lo aveva perdonato.
Il principale luogo di devozione dedicato a Maria Goretti è il Santuario di Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti, dove sono custodite le sue reliquie nella cripta. Affidato alla Congregazione della Passione di Gesù Cristo, il santuario accoglie ogni anno migliaia di pellegrini provenienti dall’Italia e dall’estero, desiderosi di pregare nel luogo che ne conserva la memoria.
Ogni 6 luglio, anniversario della sua morte, il santuario diventa il centro delle celebrazioni in suo onore. Tra i momenti più significativi vi è il tradizionale pellegrinaggio a piedi che conduce da Nettuno alla Casa del Martirio di Maria Goretti, a Le Ferriere, dove Maria visse gli ultimi anni della sua vita e subì il martirio. Un cammino di preghiera e riflessione che, ogni anno, richiama centinaia di fedeli desiderosi di affidarsi alla sua intercessione e di riscoprire il valore del perdono, della fede e della speranza.
Intervista impossibile di Monsignor Rosario Saro Vella alla Santa
Oggi la nostra società è ferita da una drammatica incapacità di gestire il rifiuto e l’affettività, che spesso sfocia in possesso e violenza sulle donne. Tu che hai subito l’estrema conseguenza di questo accecamento, cosa diresti oggi ai nostri giovani – e soprattutto agli uomini – per educarli all’autentico rispetto del corpo e della libertà dell’altro?
Nessuna persona è un oggetto da possedere. Ognuno appartiene anzitutto a Dio ed è degno di essere amato nella sua libertà. Quando si ama davvero non si impone la propria volontà, non si costringe, non si umilia e non si ferisce.
Ai giovani vorrei dire: imparate a guardare l’altro come una persona, mai come qualcuno da usare per soddisfare i propri desideri. Il vero amore sa attendere, sa rispettare e sa accogliere anche un rifiuto, senza trasformarlo in rabbia o in vendetta.
Agli uomini, in particolare, vorrei ricordare che la vera forza non consiste nel dominare, ma nel custodire; non nel pretendere, ma nel servire; non nel vincere l’altro, ma nel vincere sé stessi. Chi non sa accettare un “no” non sta amando: sta cercando di possedere.
A chi sente crescere dentro di sé la rabbia, la gelosia o l’ossessione, dico di non avere paura di chiedere aiuto. È un gesto di coraggio, non di debolezza. Il cuore può cambiare, ma solo se si lascia educare al bene e sceglie, ogni giorno, la strada del rispetto, della libertà e della carità.
Oggi i ragazzi vengono spesso considerati superficiali, fragili o distanti dalla fede. Eppure, tu, a soli undici anni, hai dimostrato una fortezza e una maturità interiore da gigante della fede. Quale monito lancia la tua vita a noi adulti e pastori che rischiamo di sottovalutare l’anima dei più piccoli?
I bambini e i giovani non vanno guardati per ciò che ancora non sono, ma per il bene che Dio ha già seminato nel loro cuore. Spesso comprendono più di quanto gli adulti immaginino e sanno donarsi con una generosità che sorprende.
Non dite mai che sono troppo giovani per cercare Dio, per amare il Vangelo o per desiderare la santità. Anche un cuore giovane può prendere sul serio l’amore di Cristo e rispondergli con tutta la vita.
Agli adulti, ai genitori, agli educatori e ai sacerdoti vorrei dire: non abbassate mai l’ideale che proponete ai ragazzi. Hanno bisogno di essere accolti, ascoltati e accompagnati, ma anche di sentirsi chiamati a qualcosa di grande. Se offrirete loro solo ciò che è facile, non aiuterete il desiderio di infinito che Dio ha posto nel loro cuore.
Ascoltateli. Pregate con loro. Camminate accanto a loro. Soprattutto, date il buon esempio. Le parole possono insegnare, ma è la testimonianza che apre il cuore. Un ragazzo può dimenticare molti discorsi, ma difficilmente dimentica un adulto che vive con gioia ciò che annuncia.
La tua figura viene spesso ridotta al solo momento del martirio e alla difesa della castità. Ma prima di quel drammatico 5 luglio, c’è stata una vita fatta di fatica nei campi, di cura amorevole per i tuoi fratellini dopo la perdita di tuo padre, e di una povertà dignitosa vissuta senza perdere la speranza. Quali aspetti di questa tua “santità della porta accanto” credi che il mondo di oggi abbia più bisogno di riscoprire per affrontare le povertà materiali ed educative?
Se la mia vita parla ancora oggi, non è soltanto per il giorno della mia morte, ma per tutti i giorni semplici che l’hanno preceduta. Dio mi ha incontrata non nelle cose straordinarie, ma nella vita quotidiana di una bambina povera, tra il lavoro, la famiglia e le piccole responsabilità di ogni giorno.
Credo che il mondo abbia bisogno di riscoprire il valore delle piccole fedeltà. La santità nasce anzitutto da lì: dal fare con amore ciò che ci viene affidato, dal servire senza cercare riconoscimenti, dal prendersi cura di chi ci è accanto, dal rimanere fedeli anche quando la fatica sembra avere l’ultima parola.
Dopo la morte di mio padre, la nostra famiglia conobbe il dolore, la povertà e l’incertezza. Eppure, non mancò mai ciò che conta davvero: l’amore. Oggi vedo persone che possiedono molto più di quanto noi avessimo, ma soffrono una povertà ancora più grande: quella delle relazioni, dell’ascolto e della fiducia.
Il pane condiviso sostiene il corpo, ma è il cuore condiviso che sostiene la vita. Per vincere la povertà materiale occorre imparare a condividere ciò che si possiede; per vincere la povertà del cuore occorre imparare a donare sé stessi. È da questi piccoli gesti, spesso nascosti agli occhi del mondo, che Dio continua a costruire il suo Regno.
Il tuo perdono sul letto di morte ha innescato la totale conversione di Alessandro Serenelli, dimostrando che il male si vince solo con il bene. In un’epoca segnata dal rancore sociale, dal desiderio di vendetta e dallo scetticismo verso la riabilitazione di chi sbaglia, come può il tuo esempio aiutarci a credere ancora nella forza del perdono?
Anche nel vostro tempo molti pensano che il perdono sia una debolezza. Lo confondono con l’indifferenza, con la rinuncia alla giustizia o con il dimenticare il male ricevuto. Ma perdonare non significa dire che il male è un bene. Significa scegliere che il male non abbia l’ultima parola.
Quando perdonai Alessandro, non negai la gravità di ciò che era accaduto. Affidai il giudizio a Dio e non permisi all’odio di mettere radici nel mio cuore. Il male aveva ferito il mio corpo, ma non avrebbe conquistato la mia anima.
Anche oggi il mondo porta tante ferite: famiglie divise, amicizie spezzate, popoli in guerra e persone incapaci di riconciliarsi. Si crede spesso che la vendetta restituisca giustizia, ma la vendetta genera soltanto altro dolore. Il perdono, invece, interrompe la catena del male e apre un cammino nuovo, dove sembrava non esserci più alcuna speranza.
Perdonare è difficile, e talvolta richiede tempo. Non significa rinunciare alla verità né impedire che la giustizia faccia il suo corso. Significa scegliere di non lasciare che il male trasformi anche il nostro cuore. Solo così l’amore diventa più forte dell’odio e il Vangelo continua a cambiare il mondo.
Segni Iconografici distintivi
È ritratta con l’aspetto di una fanciulla dai semplici abiti contadini, il volto mite e innocente e gli attributi tradizionali del giglio, simbolo della purezza, e della palma, segno del martirio e della vittoria della fede.
Tradizione gastronomica legata al culto
Natìa di Corinaldo, Maria Goretti è ancora oggi profondamente legata alle tradizioni del suo paese. Tra queste vi sono le “Pecorelle di Corinaldo”, un dolce tipico del periodo natalizio che richiama la semplicità, la purezza e l’innocenza associate alla sua figura.
Le “Pecorelle di Corianaldo” venivano preparate e cotte alla vigilia dell’Epifania per essere poi utilizzate come ornamento della tradizionale “Palma della Befana”, un’antica usanza popolare corinaldese che unisce fede, devozione e cultura locale, mantenendo vivo il ricordo delle radici di Maria Goretti.
Curiosità
Nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti è custodito anche il tavolo operatorio in marmo sul quale i medici tentarono, senza successo, di salvare la vita di Maria Goretti dopo la brutale aggressione subita il 5 luglio 1902. Questo cimelio, conservato come preziosa testimonianza della sua vicenda umana e spirituale, è oggi meta di raccoglimento e preghiera per i numerosi pellegrini che visitano il santuario.
Preghiere a Santa Maria Goretti
O Santa Maria Goretti,
tu che, sostenuta dalla grazia di Dio,
hai avuto il coraggio di rimanere fedele a Cristo fino al dono della vita,
guarda con amore il nostro mondo,
spesso ferito dalla violenza, dall’egoismo e dall’indifferenza.
Insegnaci a custodire la dignità di ogni persona e a vivere relazioni
fondate sul rispetto, sulla libertà e sull’amore vero.
Aiuta soprattutto i giovani a non aver paura di scegliere il bene,
a seguire il Vangelo con coraggio
e a ricordare che nessun compromesso vale quanto l’amicizia con Gesù.
Ottienici la forza di vincere le tentazioni,
la speranza nelle prove e un cuore capace di perdonare,
come tu hai perdonato il tuo aggressore.
Intercedi per noi presso il Signore e accogli la preghiera che oggi ti affidiamo,
perché, se conforme alla sua volontà, possiamo ottenere la grazia che desideriamo.
Fa’ che, al termine del nostro cammino terreno,
possiamo raggiungerti nella gioia del cielo e contemplare per sempre il volto di Dio.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O Santa Maria Goretti,
tu che hai conosciuto fin da bambina la povertà, la fatica e il dolore,
e hai imparato a trasformare ogni giorno in un gesto d’amore,
intercedi per noi presso il Signore.
Tu che hai servito la tua famiglia con umiltà e generosità,
insegnaci a vivere con fedeltà le piccole cose
e a riconoscere la presenza di Dio nella vita di ogni giorno.
Tu che hai custodito con coraggio la dignità della tua persona
e hai preferito perdere la vita piuttosto che allontanarti da Cristo,
rendici forti nelle prove,
fedeli al Vangelo
e liberi da tutto ciò che ci allontana dall’amore di Dio.
Tu che hai saputo perdonare il tuo aggressore
e hai desiderato per lui la gioia del Paradiso,
ottienici un cuore capace di vincere l’odio con l’amore,
la vendetta con la misericordia,
la paura con la speranza.
Guarda i giovani,
sostieni le famiglie,
conforta chi soffre,
illumina chi ha smarrito la strada
e dona pace ai cuori feriti.
Tu che contempli il volto del Padre,
presentagli la preghiera che portiamo nel cuore.
Se è conforme alla sua volontà,
ottienici la grazia che con fiducia ti domandiamo.
Accompagnaci nel cammino della vita,
perché, seguendo il tuo esempio,
possiamo amare Cristo sopra ogni cosa
e giungere un giorno alla gioia eterna del suo Regno.Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.