Vita dei Santi
Fratelli gemelli di origine araba, Cosma e Damiano furono educati alla fede cristiana dalla madre. Secondo la tradizione, il padre morì durante una persecuzione contro i cristiani in Cilicia.
Le notizie storiche sulla loro vita sono scarse, ma il loro culto è attestato almeno a partire dal V secolo. Entrambi medici, avrebbero esercitato la professione in Siria, dedicandosi in particolare alla cura dei poveri e dei malati senza chiedere compensi. Per questa ragione furono chiamati anargiri, dal greco anárgyroi, «senza argento», cioè «senza denaro».
La tradizione agiografica li annovera tra le vittime della persecuzione dell’imperatore Diocleziano, durante la quale avrebbero professato pubblicamente la fede cristiana e testimoniato ai loro pazienti la propria devozione a Cristo.
Secondo il racconto del loro martirio, furono dapprima sottoposti alla lapidazione, ma le pietre, invece di colpirli, sarebbero rimbalzate contro i persecutori, così come le frecce scagliate dagli arcieri sarebbero ritornate contro di loro. Infine, Cosma e Damiano furono decapitati a Cirro, in Siria.
Il loro culto si diffuse rapidamente anche in Occidente e giunse a Roma, dove papa Felice IV fece erigere, nel VI secolo, una basilica in loro onore, l’attuale Basilica dei Santi Cosma e Damiano.
Agiografia
Secondo la tradizione, l’imperatore Giustiniano sarebbe stato guarito da una grave malattia per intercessione dei due Santi. In segno di gratitudine, avrebbe fatto ampliare e fortificare la città di Cirro, dove erano custodite le loro reliquie.
Tra gli episodi prodigiosi legati ai due fratelli, la tradizione racconta anche un contrasto tra Cosma e Damiano. Quest’ultimo avrebbe accettato un compenso da Palladia, una sua paziente, suscitando il rimprovero del fratello, che dichiarò di non voler essere sepolto accanto a lui dopo la morte. I due fratelli furono quindi sepolti separatamente. Secondo il racconto agiografico, tuttavia, un cammello dotato di voce umana intervenne per spiegare che Damiano aveva accettato il dono soltanto per non umiliare la donna, e convinse così i presenti a riunire le loro sepolture.
Un altro celebre miracolo è ambientato nella basilica romana dedicata ai due Santi. Secondo la tradizione, il custode della chiesa, affetto da una grave cancrena a una gamba, si sarebbe ritrovato al risveglio con l’arto malato sostituito da una gamba sana, prelevata, secondo il racconto, dal corpo di un uomo di origine africana recentemente deceduto.
L’episodio della gamba «sostituita» è divenuto particolarmente noto nella storia dell’arte e della medicina ed è stato interpretato in epoca moderna come una sorta di rappresentazione simbolica di un trapianto d’arto, tanto da essere talvolta definito il «primo trapianto della storia».
La tradizione attribuisce inoltre ai due Santi numerose guarigioni avvenute nel luogo del loro culto. Si racconta che i fedeli desiderosi di ottenere la guarigione trascorressero la notte nella basilica, dormendo sul pavimento in attesa dell’intercessione dei Santi. Al risveglio, alcuni si sarebbero ritrovati guariti e, secondo il racconto, avrebbero persino portato sul corpo i segni di un intervento chirurgico.
Intervista impossibile di Monsignor Vincenzo Paglia ai Santi
Avete vissuto la medicina come una missione, un servizio gratuito ai fratelli. Quali indicazioni dareste oggi ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari per custodire il senso più profondo della loro professione, unendo competenza e umanità?
La guarigione è da sempre una costante dell’attenzione cristiana. Non riguarda soltanto la malattia, ma, ancora di più, la persona malata nella sua interezza. Oggi la chiamereste medicina olistica: unire la competenza necessaria per curare all’umanità della relazione, perché anche una relazione autentica può diventare fattore di cura.
E sappiamo che arriva un momento in cui la tecnica non può più guarire. Ma proprio allora non può venire meno la cura. Si può continuare a curare anche quando non è più possibile guarire. Si può accompagnare, ascoltare, stare accanto, restituire dignità e non lasciare nessuno solo davanti alla sofferenza e alla morte.
Noi, che abbiamo scelto di servire i malati senza chiedere nulla in cambio, sappiamo che la cura non è soltanto una questione di medicina. È uno sguardo sulla persona, è prossimità, è dono.
E sappiamo anche un’altra cosa: il Risorto non ci abbandona alla morte. La morte ci fa piangere, ci ferisce e ci lascia tristi. Ma non può avere l’ultima parola. In Cristo ci è promessa una vita piena.
Per questo possiamo essere tristi davanti alla morte, ma non disperati. Possiamo prenderci cura fino all’ultimo istante, sapendo che, anche quando noi non possiamo più guarire, Dio continua a custodire la vita.
Avete saputo prendervi cura del corpo e dello spirito dei malati, riconoscendo in ogni persona sofferente il volto di Cristo. Quali attenzioni concrete suggerireste oggi alle nostre comunità per stare accanto a chi soffre?
Voi sapete che quando Gesù guarisce un malato non compie soltanto un prodigio. Rivela la forza sanante di Dio, che libera la persona dal potere del male e la restituisce alla vita.
Gesù non si interessa soltanto del corpo, né soltanto dell’anima. Gli sta a cuore l’uomo nella sua interezza: il corpo, la mente, il cuore, la vita nelle sue relazioni. Egli viene per una salute piena, per una salvezza che significa liberazione da ogni forma di schiavitù.
E questa attenzione è universale. Nessuno è escluso. Per questo Gesù rifiuta anche l’idea che la malattia sia necessariamente la conseguenza di una colpa personale. Lo vediamo davanti al cieco nato: quando i suoi discepoli gli chiedono se quell’uomo sia cieco a causa del suo peccato o di quello dei suoi genitori, Gesù spezza quella logica.
Il malato non è una colpa da spiegare, ma una persona da amare e da accompagnare.
È questo, forse, ciò che la Chiesa è chiamata a ricordare anche oggi: davanti alla sofferenza non siamo chiamati anzitutto a cercare un colpevole, ma a farci prossimi. A curare quando è possibile guarire, e a continuare a prenderci cura quando la guarigione non è più possibile.
La vostra vita di fratelli è stata segnata dalla comunione e dalla collaborazione. Quali esercizi pratici consigliereste oggi per imparare a costruire relazioni più fraterne, superando individualismi e divisioni nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle comunità?
La missione dei discepoli deve modellarsi su quella di Gesù: annunciare il Vangelo e prendersi cura dei malati. La guarigione non è qualcosa che viene dopo l’annuncio, quasi fosse un’attività secondaria. È il segno concreto e visibile che il Regno di Dio è già cominciato.
La medicina si prende cura del corpo quando è malato e fragile. E noi non potremmo che riconoscerne il valore: è una forma alta di servizio alla vita. Ma la Chiesa custodisce una verità che non può essere dimenticata: l’uomo è uno, corpo e anima, e non può essere diviso.
Per questo, fin dai primi secoli, le comunità cristiane hanno chiamato Gesù «medico dei cristiani» e hanno guardato alla Chiesa come a una vera e propria clinica dell’anima e della vita.
Non perché la Chiesa possa sostituirsi ai medici, ma perché è chiamata a prendersi cura di tutta la persona. Là dove il corpo soffre, là dove il cuore è ferito, là dove la solitudine pesa, la comunità cristiana è chiamata a farsi vicina.
Perché annunciare il Vangelo significa anche rendere visibile, attraverso la cura, che Dio non è indifferente alla sofferenza dell’uomo.
Avete donato gratuitamente la vostra opera senza cercare ricompense, affidandovi alla Provvidenza di Dio. Quali passi suggerireste oggi ai cristiani per riscoprire la gioia del servizio gratuito e vivere il bene senza il bisogno di essere riconosciuti o valorizzati?
La Chiesa non esiste per sé stessa. È al servizio del Regno di Dio e, attraverso di esso, dell’intera umanità: anche di coloro che non diventeranno mai cristiani. È chiamata a contribuire perché il mondo diventi più fraterno, più giusto, più umano.
Una Chiesa ripiegata su sé stessa smarrirebbe la propria missione. E anche noi cristiani rischiamo di perderci quando compiamo il bene cercando meriti, riconoscimenti o ricompense. Non è questo il Vangelo. Noi siamo chiamati a servire perché abbiamo ricevuto gratuitamente e gratuitamente siamo chiamati a donare.
La nostra ricompensa non è qui. La nostra speranza è più grande: «aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà».
Per questo il Signore ci chiama a collaborare alla sua opera di salvezza, una salvezza piena e universale. E la cura dei malati, l’accoglienza dei fragili, la vicinanza a chi soffre sono parte di questa missione.
Non chiederti soltanto quanti entreranno nella Chiesa. Chiediti piuttosto se, attraverso la Chiesa, quacuno potrà incontrare il volto misericordioso di Dio.
È questo il Regno che siamo chiamati a servire.
Segni Iconografici distintivi
Sono ritratti vestiti da medici, con strumenti chirurgici, un libro e la croce, simboli della loro professione e della fede cristiana. Talvolta compaiono anche gli strumenti della tortura, richiamo al loro martirio. Sono raffigurati quasi sempre insieme, a sottolineare la loro unione nella cura dei malati e nella testimonianza della fede.
Tradizione gastronomica legata al culto
I “Pupiddi nanau” sono tradizionali pupazzi realizzati con un impasto di miele e farina, modellati a forma di donna, con un caratteristico cappello cilindrico e le mani sui fianchi. Un tempo venivano preparati e venduti a Palermo in occasione della festa dei Santi Cosma e Damiano, diventando una curiosa espressione della tradizione popolare legata al loro culto.
Curiosità
Esiste un comune italiano, nella provincia di Latina, nel Lazio, che si chiama letteralmente Santi Cosma e Damiano. Il nome richiama il culto dei due fratelli martiri, particolarmente venerati nella tradizione cristiana come protettori dei malati e dei medici. Il territorio conserva ancora oggi testimonianze della loro devozione, che lega la storia locale alla memoria dei due Santi.
Preghiere a Santi Cosma e Damiano
O gloriosi Santi Cosma e Damiano,
medici e martiri della Chiesa di Dio,
che nella vostra vita avete unito la scienza della cura
alla carità verso ogni persona sofferente,
ci rivolgiamo con fiducia alla vostra intercessione.
Presentate al Signore le nostre preghiere
e quelle di quanti, nel corpo e nello spirito,
vivono nella sofferenza, nella malattia, nella solitudine o nella prova.
Ottenete per loro la forza di affrontare ogni giorno,
il conforto nella sofferenza,
la guarigione quando è possibile
e, sempre, la grazia di sentirsi amati e custoditi da Dio.
Voi che avete curato senza chiedere ricompensa,
insegnate anche a noi la gratuità del dono.
Rendete i nostri cuori attenti a chi soffre
e fate di noi strumenti della compassione di Cristo,
perché nessuno sia lasciato solo nel tempo della fragilità.
Intercedete per la Chiesa, per il Papa e per il nostro Vescovo;
per le nostre famiglie, per i malati e per quanti li assistono;
per i medici, gli infermieri e tutti coloro che si prendono cura della vita.
Ricordate al Signore anche quanti, con la preghiera e con il loro sostegno,
contribuiscono a custodire questo Santuario
e a renderlo luogo di accoglienza, di preghiera e di carità.
O Santi Fratelli Cosma e Damiano,
accompagnateci nel cammino della vita
e conduceteci a Cristo,
medico delle nostre anime e Signore della vita.
Per vostra intercessione,
il Signore ci conceda di vivere nella fede,
di servire nella carità
e di attendere con fiducia
la risurrezione e la vita del mondo che verrà.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O gloriosi Santi Medici Cosma e Damiano,
con umiltà e fiducia di figli devoti
ci rivolgiamo a voi e, davanti alle vostre sacre immagini,
imploriamo il vostro potente patrocinio.
Voi che nella vostra vita
avete accolto, curato e consolato tanti sofferenti,
guardate con benevolenza quanti oggi ricorrono alla vostra intercessione.
Presentate al Signore le nostre suppliche
e, in modo particolare, quelle di chi è malato nel corpo o nello spirito.
Ridonate, se è volontà di Dio, la salute a chi soffre;
ottenete sollievo a chi è nel dolore,
forza a chi è nella prova,
consolazione a chi è smarrito
e speranza a chi teme di non farcela.
Una vostra preghiera può recare sollievo
e ottenere dal Signore la grazia che con fiducia domandiamo.
Ma insegnateci anche ad accogliere la sua volontà,
certi che la sua misericordia non ci abbandona mai.
Intercedete per i malati e per quanti li assistono,
per i medici, gli infermieri e tutti coloro che si prendono cura della vita.
Rendete anche noi capaci di quella carità
con cui avete servito i vostri fratelli,
senza chiedere ricompensa.
O Santi Cosma e Damiano,
accogliete le nostre suppliche,
presentatele al Signore
e accompagnateci con la vostra intercessione
nel cammino della vita.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.