16 Settembre 2025

Un prete per otto parrocchie, tra i monti bellunesi

Una valle che negli ultimi dieci anni ha perso un quinto degli abitanti, ma la comunità cristiana è un presidio di umanità e di socialità, oltre che di fede. Don Roberto, percorrendo decine di migliaia di chilometri l'anno, tiene unite le otto parrocchie che gli sono affidate, con la preziosa e discreta collaborazione del suo predecessore, ormai in pensione, e di uno stuolo di generosi laici.

Sono parroco in Val di Zoldo e di Zoppè di Cadore, in provincia di Belluno. Tra un estremo e l’altro della mia comunità pastorale ci sono venti chilometri”. Don Roberto De Nardin, 38 anni, originario de La Valle Agordina, presenta così la comunità pastorale, composta da otto parrocchie, di cui è a capo dal 2021. “Sono stato ordinato sacerdote nel 2015 – ricorda il sacerdote veneto – e per alcuni anni sono stato segretario del vescovo e direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale giovanile, oltre a insegnare a scuola. Volevo però fare un’esperienza in parrocchia e mi hanno accontentato mandandomi qui. Mi sono buttato subito a capofitto in questa realtà”.

Un contesto pastorale particolare, diffuso su una trentina di frazioni. “È una comunità per lo più composta da persone anziane – spiega don Roberto, che ha studiato nel seminario di Belluno e poi in quello di Anagni –; ci sono pochi abitanti e poche famiglie giovani. Questa valle è tradizionalmente terra di emigrazione stagionale, soprattutto di gelatieri che partono a febbraio e tornano in autunno per andare a lavorare in Germania”. “Essendo per buona parte dell’anno un luogo turistico però – aggiunge il parroco– ho anche la possibilità di avere uno spaccato di mondo e di Chiesa molto più vario, con riti e lingue differenti”. Un lavoro complesso che occupa per intero giornate di don De Nardin, che con la sua auto percorre decine di migliaia di chilometri l’anno. “La mattina – racconta ancora – normalmente faccio lavoro d’ufficio e amministrativo, essendo rappresentante legale delle otto parrocchie e visto che come comunità pastorale abbiamo una ventina tra chiese, canoniche e alcune case da gestire, eredità del passato”. “Se c’è necessità mi dedico a qualche visita agli anziani– prosegue – e pranzo per tre volte a settimana con don Paolo Arnoldo, il sacerdote in pensione ed ex parroco che mi dà una mano. Nel pomeriggio, se non ci sono celebrazioni, incontro le persone, con il mercoledì che c’è il catechismo. Di sera, dopo la messa, ho le riunioni”.

Giornate piene, ma che rendono felice don Roberto. “Mi piace il contatto con la gente – spiega il sacerdote originario di La Valle Agordina –. Prima mi mandavano dove la diocesi aveva bisogno, invece adesso posso coltivare relazioni stabili, riuscendo a sentire questa comunità come mia”. Tra le persone a cui don Roberto si rivolge ci sono i giovani. “Con loro si dialoga decostruendo e ricostruendo – racconta –, con loro abbiamo spesso parlato con un linguaggio inflazionato e invece bisogna far scoprire loro la bellezza del Vangelo in altri modi”. Persone e parrocchie differenti, unite non solo dalla figura del sacerdote della provincia di Belluno. “Già prima di me – riprende – era stato intrapreso un importante cammino insieme. Ora noi abbiamo un unico consiglio pastorale e un unico consiglio degli affari economici, due organismi che pensano al bene di tutta la comunità e non delle singole parrocchie”.

Nel consiglio pastorale siede come vicepresidente Lucia Colussi, 67 anni, di Fusine, una delle frazioni di Val di Zoldo. “Per me – dice la donna – è molto bello trovarsi insieme con persone che provengono da territori ed esperienze differenti”. “La diversità è arricchente – aggiunge – e con il tempo ci siamo confrontati, conosciuti e apprezzati. Adesso anche andare da una parrocchia all’altra per celebrare l’eucarestia lo si fa con piacere, perché si va da persone che si conoscono”. Con questo approccio aperto Lucia, don Roberto e gli altri collaboratori lavorano per la comunità pastorale. “Si cerca di discutere e programmare – conclude la donna – cercando di assicurare alla comunità una base solida”. Anche Nadia, 54 anni, collabora con don Roberto, come segretaria del consiglio pastorale. “Faccio quello che serve – dice sorridendo – aiuto alla messa, canto, leggo in chiesa, sono un po’ multitasking”. “Ho sempre partecipato alla vita parrocchiale – aggiunge Nadia che insieme al marito gestisce un’attività – e cerco di mettermi a disposizione con i miei talenti. È una cosa che quasi fa più bene a me che a loro…”. Un impegno costante, che è un denominatore comune. “Siamo una comunità generosa – conclude – e, quando c’è bisogno, ci siamo. Recentemente è capitato mancasse un uomo poco più che quarantenne e noi tutti, anche se i genitori non frequentavano la parrocchia, noi siamo andati tutti a supportare questa famiglia, in maniera discreta”.

Una zona, quella della Val di Zoldo e di Zoppè di Cadore, per cui don Roberto è preoccupato in prospettiva futura. “Negli ultimi dieci anni – spiega – la val di Zoldo ha perso circa il 20% della sua popolazione”. “Qui c’è la parrocchia – conclude don Roberto – ma manca il tessuto comunitario e in futuro potrebbe essere un problema”.

(di Roberto Brambilla – foto gentilmente concesse da don Roberto De Nardin)


16 Settembre 2025
raccontaci

Hai una storia da raccontarci?

Condividi la tua esperienza, ti potremo contattare per saperne di più.

Iscriviti alla nostra newsletter