Eleonora Goldoni: “Oggi senza la preghiera non potrei più stare”
Trent'anni, calciatrice professionista e una presenza trascinante anche sui social. Eleonora Goldoni non fa mistero della sua grande fede e racconta come la scelta determinante sia arrivata durante un pellegrinaggio, dopo un lungo colloquio con un sacerdote che poi non ha più rivisto. Uscita dal tunnel dell'anoressia, oggi aiuta a lottare tanti altri giovani e con We Football promuove l'educazione nei paesi più poveri del pianeta.Eleonora Goldoni, piedi buoni e sorriso che illumina, accetta di incontrarci a Formello, alle porte di Roma, dove – da quando è approdata alla Lazio Women – vive e si allena e dove frequenta anche la parrocchia. La sua testimonianza di fede colpisce perché non capita spesso di incontrare una calciatrice professionista che si esprima, su questo tema, con tanta libertà e semplicità. Compresa la Rete, su cui pubblica volentieri preghiere e citazioni bibliche.
Sui social è una vera celebrità (solo su Instagram è seguita da oltre 780.000 follower) e la disinvoltura con cui affronta la videocamera che ci accompagna lo lascia subito intuire, ma la naturalezza con cui ci accoglie e si racconta è sorprendente. Il campo intitolato alla memoria di Mirko Fersini, calciatore del vivaio biancoceleste scomparso in un grave incidente stradale nel 2012, quando arriviamo è libero e ci possiamo sistemare con un paio di sgabelli proprio sul prato verde. In questi giorni Eleonora è costretta a guardarlo solo dalla palestra, dove sta lavorando per recuperare da un infortunio alla caviglia, ma ben presto sarà pronta per tornare nuovamente a dar man forte alle sue compagne di squadra e per rispondere alla convocazione in Nazionale. Da qualche anno anche il calcio femminile è approdato al professionismo, benché la disparità di trattamento rispetto ai colleghi maschi sia ancora molto marcata. E anche su questo fronte Eleonora non manca di dire la sua. Del resto lo sport di cui si è innamorata quando aveva solo cinque anni e per la prima volta la portarono a San Siro, rimane ancora, prima che un lavoro, la sua grande passione.
Cominciamo dalla tua famiglia d’origine: i tuoi genitori, convertitisi da adulti, ti hanno educato alla fede fin dalla più tenera età. Casa vostra aveva le porte aperte all’accoglienza e ospitava spesso anche momenti di preghiera. Che ricordi hai di quel periodo?
Dell’infanzia, riguardo alla mia fede, ho ricordi bellissimi. Era bello, in certi giovedì sera, tornare a casa dagli allenamenti e vedere sui divani del nostro salotto tutte quelle famiglie riunite per stare insieme, pregare insieme, chiedere, ringraziare. Erano momenti speciali perché nella vita di tutti i giorni è difficile per molte persone parlare di sé, dei propri sentimenti e per me questi ricordi sono particolarmente belli: un motivo in più per alimentare la mia fede. Un giorno vorrei essere anch’io come i miei genitori e, insieme al mio compagno, poter rendere anche la nostra una “casa di preghiera”.
Quali figure di sacerdoti hanno segnato maggiormente la tua vita, da piccola prima e dopo aver riscoperto la fede da grande?
C’è un sacerdote in particolare che mi ha aiutato a trasformare il momento più difficile della mia vita in quello più significativo. Io come, abbiamo detto, sono figlia di due genitori che si sono convertiti più o meno alla mia età attuale, 30 anni. Fin da quando eravamo piccoli frequentavamo la parrocchia: avevo solo 40 giorni di vita quando mamma mi portò con sé in un pellegrinaggio a Medjugorje. Li ho sempre visti organizzare pullman di famiglie e di pellegrini e sia io che i miei fratelli siamo sempre stati coinvolti in questo modo di vivere. Arriva per tutti, però, il momento in cui la scelta della fede deve essere personale: sei tu che devi decidere cosa vuoi farne, di questo grande dono che ti è stato dato. Per me la svolta c’è stata nel momento più duro della mia vita… Qui Eleonora si ferma un momento, la voce rotta dalla commozione, ma poi riparte.
È particolarmente toccante per me ricordarlo: avevo deciso di andare da sola a Medjugorje, un posto al quale siamo molto affezionati. Avevo bisogno di risposte e dovevo essere sola. Proprio sul monte Križevac incontrai un sacerdote col quale mi misi a parlare. Credo siano passate un paio d’ore, non ricordo con esattezza, ma da qual momento in poi in me è cambiato qualcosa. Il mio cammino di fede adulto è iniziato in quel momento, con quel sacerdote che è stato quasi un angelo custode per me, e che poi non ho più rivisto.
Oggi vivi con molta libertà la tua fede, cosa non comune nel tuo ambiente (almeno qui in Italia: forse è più normale negli Stati Uniti, dove hai studiato…). Come viene accolta tra le altre atlete e sui social questa tua testimonianza?
È stato un percorso, ovviamente, quello di arrivare a essere consapevole della mia fede e scegliere di condividerla senza vergogna. I primi tempi ero preoccupata di quello che poteva essere il giudizio della gente perché non è una cosa comune, specialmente qui in Italia e ancor più nel mondo dello sport. Io però sono talmente sicura di quello che ho vissuto, che ho sentito, della presenza di Dio che nella mia vita è un valore aggiunto: perché non parlarne? Io credo che tante persone non credano in Dio o addirittura si arrabbino con Lui perché non hanno mai avuto la possibilità di avere un’esperienza di Lui… altrimenti sarebbe un’altra cosa.
Restiamo proprio sul tema dell’esperienza di Dio. Hai raccontato di pregare spesso e volentieri, anche insieme ai tuoi amici, il Rosario e la Coroncina della misericordia. Cos’è per te la preghiera?
La preghiera per me è come un allenamento alla crescita spirituale: come mi alleno per migliorare nello sport che faccio, la preghiera per me è un percorso che mi tiene più vicina a Maria, a Gesù. Preghiera non è solo recitare la Coroncina, o il Rosario o le altre formule. Preghiera è richiesta di aiuto, è gratitudine, è lode, è intercessione, quando prego per qualcun altro. Ha tante sfaccettature ed è una ricerca costante, una parte delle mie giornate senza la quale ormai non potrei più stare bene.
La sofferenza l’hai incontrata soprattutto con le sembianze di un rapporto difficile col cibo, arrivando alle soglie dell’anoressia. Anche grazie allo sport hai trovato la forza per uscirne e oggi hai la possibilità di tendere una mano a chi affronta questa prova. Quale ricchezza porti nel cuore per questo?
È stato un periodo buio. Solo successivamente mi sono resa conto di quanto la nostra mente e tutta la nostra vita possano essere ingannate, in maniera molto furba dal diavolo, che agisce proprio in questo modo. Come esiste il bene esiste anche il male ed è scaltro, facendoti apparire come giusta una situazione che stai vivendo e che invece giusta non è. Ce ne possiamo accorgere solo dopo esserne venuti fuori e oggi posso essere grata a Dio anche per il periodo buio in cui sono quasi caduta nell’anoressia. Rendo lode a Lui per questo, perché se non ci fossi passata io stessa oggi non potrei capire tante ragazze e tanti ragazzi, non potrei rispondere a tanti di loro che mi chiedono come superare questo dramma. Non potrei sapere quali sono i pensieri, le immagini che si hanno di sé quando si vive quel problema. Oggi posso dire che sia stata anche quella una benedizione.
A questo punto una citazione: “Conosciuta per il suo impegno costante, organizza iniziative a favore dei senzatetto, missioni umanitarie e giornate di sport inclusivo. La sua dedizione ispira e coinvolge anche le compagne di squadra, ampliando così l’impatto delle sue azioni”. Con questa motivazione la FIGC ti ha conferito, lo scorso anno, l’eBay Values Award, un riconoscimento che premia le atlete che si distinguono per i propri valori anche fuori dal campo. Qual è l’esperienza di solidarietà più bella che hai vissuto e che maggiormente porti nel cuore?
Grazie per questa domanda! Mi piace tanto “condire” la mia vita e le mie annate organizzando iniziative di bene per gli altri e coinvolgere amici, compagne e famigliari a vivere insieme momenti del genere. L’esperienza più toccante che ho vissuto risale a due anni fa, in Zambia, quando sono partita con i miei migliori amici e il mio attuale fidanzato per una missione del progetto We Football di cui io e lui ci siamo letteralmente innamorati, divenendone co-fondatori. Ad oggi partecipiamo attivamente alla nascita e allo sviluppo di football academies nei paesi più in difficoltà: siamo in Zambia e in Kenia e prossimamente saremo anche in Tanzania. Attraverso il calcio, lo sport, cerchiamo di dare occasioni di crescita, di condivisione, di educazione a tanti bambini che sono veramente stupendi. Chiunque voglia partire con noi è il benvenuto: capita sempre di pensare di partire per andare a dare qualcosa di sé e invece puntualmente, al ritorno, si constata che sono stati loro a darti qualcosa e a cambiare il tuo modo di guardare la vita.
In conclusione, una parola sul Giubileo. Sei stata scelta come ambasciatrice del Giubileo dello sport. Che esperienza è stata?
Quando mi è arrivata la comunicazione (ride) pensavo avessero sbagliato… Poi invece ho parlato telefonicamente col responsabile e con gratitudine ho accettato. Per me il Giubileo è qualcosa di enormemente significativo ed esserne stata ambasciatrice mi ha reso davvero felice. Anche in questo, però, ho voluto leggere un messaggio, che mi ha confermato quanto possano essere importanti i social. Spesso li denigriamo ma in realtà possono essere un grande strumento!
(intervista di Stefano Proietti – foto e video di Cristian Gennari)
Chi è Eleonora Goldoni?
Eleonora Maria Goldoni ha appena compiuto trent’anni ed è una calciatrice professionista, centrocampista, attualmente in forza alla Lazio Women e nel giro della Nazionale. Nata a Cento (FE) e cresciuta a Finale Emilia (MO), fin da piccola mostra attitudini per varie attività sportive, oltre che inclinazioni artistiche verso la danza, il canto e la recitazione. Innamoratasi prestissimo del calcio, a 13 anni approda al New Team Ferrara e con loro arriva fino alla serie B. Terminato il liceo linguistico, sceglie di proseguire gli studi (in nutrizione clinica) negli Stati Uniti, nel Tennessee, grazie a una borsa di studio che si conquista proprio con l’attività agonistica di calciatrice. Tornata in Italia dopo quattro anni, esordisce in serie A con l’Inter e poi passa al Napoli e al Sassuolo. Nel 2023 viene ingaggiata dalla Lazio e, con le sue 7 reti, offre un contributo determinante alla vittoria del campionato di serie B. Nelle ultime due stagioni ha continuato a giocare con la Lazio, in serie A. Ha collezionato (fino a marzo 2026) 7 presenze con la Nazionale maggiore, con la quale ha disputato anche l’Europeo del 2025 in Svizzera, dove le Azzurre sono arrivate a un soffio dalla finalissima, sconfitte in semifinale dall’Inghilterra per 2-1 solo dopo i tempi supplementari.