Vita del Santo
Nacque ad Aosta nel 1033, da genitori nobili e assai diversi tra loro. La madre, Ermemberga, imparentata forse con i Marchesi di Torino, era una donna di elevati costumi e profonda religiosità, mentre il padre, Gandolfo, appartenente alla stessa famiglia, era un uomo duro, dedito ai piaceri della vita e dissipatore di beni. Fu la madre a guidare amorosamente il piccolo Anselmo nella sua prima formazione umana e religiosa.
Fin da bambino, egli desiderava parlare con Dio. Un prodigio avvenne in sogno, quando ebbe la sensazione di essere trasportato sulle sue amate Alpi, con il Signore che gli porse un pane bianco e profumato. Questo sogno premonitore lo convinse del suo futuro.
In seguito, ad insanabili dissensi con il padre, emigrò e viaggiò per tre anni attraverso l’attuale Europa. Sotto l’alto magistero di Lanfranco di Pavia, divenne confidente del maestro e si risvegliò in lui la vocazione. Entrò nell’ordine monastico nel 1060 e poco dopo ricevette il sacerdozio, continuando sempre i suoi studi filosofici e biblici, che lo portarono a diventare uno dei più fini intellettuali del suo tempo. Fu anche maestro e riformatore, ebbe favorevoli accoglienze nel mondo aristocratico e fu introdotto a Corte.
All’età di sessant’anni fu eletto arcivescovo di Canterbury. Dopo varie vicissitudini e contrasti dovuti al suo tempo circa l’indipendenza della Chiesa, Anselmo trascorse un secondo esilio in Francia, per poi tornare in Inghilterra nel 1106, accolto con gioia dal clero.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita nell’opera di moralizzazione dei religiosi e nella ricerca intellettuale sui problemi teologici, difendendo la supremazia del seggio episcopale di Canterbury rispetto a quello di York.
Morì il 21 aprile 1109, accompagnato dalle parole del Vangelo.
Agiografia
Anselmo fu sepolto nella Cattedrale di Canterbury. Per i miracoli da lui compiuti, il Santo Tommaso Becket pose la questione della sua canonizzazione. Nel 1492, su richiesta del Re d’Inghilterra Enrico VII, papa Alessandro VI concesse all’arcivescovo di Canterbury l’autorizzazione al culto di Anselmo.
Nel 1720, Clemente XIII lo proclamò dottore della Chiesa, su istanza di Giacomo III d’Inghilterra.
La produzione dottrinale di Anselmo si può rilevare soprattutto in un gruppo di opere di contenuto propriamente teologico e filosofico. Il Monologion è una delle opere più belle scritte su Dio, sebbene fosse stata valutata dallo stesso autore come «un’elucubrazione verbosa». Tra le opere più importanti si ricordano il Proslogion, il De Grammatico, il De Veritate e il De Libertate Arbitrii. Proseguì a scrivere fino agli ultimi giorni della sua vita.
Superando l’ostilità dei suoi confratelli, Anselmo si dedicò all’insegnamento, accoppiando alla profonda dottrina le sue doti di fine educatore, molto sensibile ai problemi dei giovani. La sua fama oltrepassò presto i confini della Francia, e le sue orazioni contenevano già la materia che sarebbe stata sviluppata nelle sue opere.
Considerato tra i massimi esponenti del pensiero medievale cristiano, Anselmo è noto anche per il suo metodo di insegnamento, mite e intelligente, capace di affascinare gli animi degli allievi.
Intervista impossibile di Monsignor Monsignor Giuseppe La Placa al Santo
Tu hai cercato Dio con mente e cuore: come possiamo oggi accompagnare le persone a unire fede e ragione, senza rendere cieca la prima né superba la seconda?
Sì, l’ho cercato con ogni sforzo intellettivo e con tutto il cuore, ma ho sempre confidato nella sua “bontà”. L’ho riconosciuto come il maggiore di tutti gli esseri, Colui al di sopra del quale nulla può essere pensato di più grande. Una qualità unica, che solo Lui può possedere. Dal punto di vista della fede, questo mi dà tanto conforto, perché mi aiuta a crederlo realmente così. Ritengo che, in questo senso, allo sforzo intellettivo debba oggi unirsi l’abbandono della fede e la rinuncia alla presunzione di una conoscenza illimitata.
Hai attraversato momenti di crisi e smarrimento: come possiamo riconoscere la voce di Dio e lasciarci guidare, anche quando il cuore è inquieto e diviso?
Testimoniare la Verità a volte può avere un prezzo molto alto. È quello che è capitato anche me. Tuttavia, ritengo che i momenti di crisi siano un’opportunità, perché offrono la possibilità di progredire nella maturità umana e nell’imparare ad esercitare il discernimento. “Crisi” vuol dire proprio questo. È proprio nel discernimento che occorre sforzarsi di fare silenzio e ascoltare la voce di Dio, trovando in essa conforto. Nelle inquietudini e nei dubbi, è importante invocare la grazia dello Spirito Santo e i suoi doni, per ricevere la forza necessaria a scegliere con rettitudine e fedeltà.
Sei stato maestro e guida di molte anime: come possiamo insegnare la verità con dolcezza e fermezza, senza rinunciare all’integrità del Vangelo?
Facevo riferimento alla Verità. Dopo avervi riflettuto a lungo, ho ritenuto di coniugarla non solo con il sapere puro, ma anche con quello pratico, che riguarda il comportamento dell’uomo. In essa, infatti, consiste non solo la giustizia, ma anche la libertà dell’arbitrio. Ciò significa che, nella fede alla Verità, che è Gesù Cristo, riusciamo a unire sia il nostro modo di pensare sia il nostro modo di agire. È un compito altissimo e impegnativo, fondato sulla nostra autenticità: se infatti fossimo finti, non renderemmo una giusta testimonianza a ciò in cui diciamo di credere.
Sei stato costretto all’esilio per la tua fede: come possiamo oggi restare fedeli alla coscienza e ai principi cristiani quando le pressioni esterne invitano a compromessi?
È vero: proprio per quella coscienza sono stato esiliato. La storia dell’uomo, infatti, si ripete, e oggi il rischio del compromesso accomodante è altissimo. Se la Verità è una e una sola, non abbiamo scelta: dobbiamo abbracciarla fino in fondo. Voglio citare un grande santo del vostro tempo, Paolo VI, che ha pure attraversato periodi oscuri. Egli affermava che il mondo non si serve assecondandolo, ma lo si ama criticandolo, ovvero, come dicevo prima, riuscendo a testimoniare con chiarezza, senza infingimenti.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con l’abito dell’ordine benedettino indossato sotto i paramenti episcopali, con il bastone pastorale in mano e talvolta una nave, simbolo del suo ruolo di guida della Chiesa. Come uomo colto e riflessivo, è frequentemente rappresentato anche con un libro, a testimonianza della sua intensa attività intellettuale e del contributo alla teologia e alla filosofia medievale.
Tradizione gastronomica legata al culto
La via dedicata a Sant’Anselmo, nel cuore del centro storico di Aosta, non è solo un luogo di memoria religiosa, ma anche un fulcro della tradizione gastronomica valdostana. Qui i visitatori possono immergersi nei sapori tipici di montagna, con un’ampia offerta di formaggi locali, tra cui la celebre fontina, salumi artigianali, zuppe calde e piatti rustici della cucina alpina.
Questa ricchezza gastronomica si lega idealmente alla figura del santo, ricordando il suo legame con la vita quotidiana e con le necessità del popolo: così come Anselmo d’Aosta nutriva le anime con la sapienza e la fede, oggi la via a lui intitolata nutre il corpo e lo spirito attraverso i sapori autentici della tradizione valdostana. Passeggiare tra queste botteghe e trattorie diventa un’esperienza che unisce memoria storica, devozione e gusto, rendendo omaggio alla santità e all’eredità culturale di Anselmo.
Curiosità
Considerato il fondatore della teologia scolastica, Anselmo d’Aosta è anche chiamato il “Dottore Magnifico”.
La sua fama deriva soprattutto dalla capacità di unire fede e ragione, cercando di dimostrare con argomentazioni logiche l’esistenza di Dio e i principi fondamentali della dottrina cristiana. Le sue opere, come il Monologion e il Proslogion, hanno influenzato profondamente il pensiero medievale e la formazione dei teologi successivi.
Oltre al rigore intellettuale, Anselmo era noto per la sua mitezza, umiltà e dedizione agli studenti, qualità che gli valsero grande rispetto sia nel mondo monastico sia presso la corte. La sua influenza si estende oltre la filosofia e la teologia: è ricordato anche come riformatore della Chiesa e guida spirituale capace di coniugare contemplazione e azione pastorale.
In virtù di queste qualità, Anselmo rimane un modello di sapiente e santo, un punto di riferimento per chi cerca di armonizzare pensiero e fede, studio e preghiera.
Preghiere a Sant’Anselmo
Sant’Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa,
che hai unito fede e ragione
senza mai separare il cuore dalla mente,
accompagna chi studia e chi insegna.
Dona intelligenza limpida,
amore per il sapere,
rispetto per la verità
e spirito di servizio.
Fa’ che ogni conoscenza
conduca alla sapienza
e ogni ricerca
sia cammino verso Dio.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O glorioso sant’Anselmo,
vescovo e dottore della Chiesa,
maestro di sapienza e umile cercatore di Dio,
tu che hai insegnato a credere per comprendere
e a comprendere per credere meglio,
illumina la mia mente e rafforza la mia fede.
Ottienimi il desiderio sincero della verità,
la pazienza nello studio,
l’umiltà nel dubbio
e la gioia nella scoperta del bene.
Fa’ che il mio cuore non si allontani mai da Dio,
sommo Bene e suprema Verità.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.