25 Maggio 2026

C’è una “casa” per tutti i ragazzi di Saluzzo

I Salesiani non sono più a Saluzzo da oltre 40 anni, ma l'Oratorio don Bosco, affidato alla diocesi e sostenuto anche con i fondi dell'8xmille, mantiene vivo lo spirito delle origini, grazie all'impegno di don Dario Ruà e di tanti volontari. E così i ragazzi del comune che ha dato i natali a Silvio Pellico e al generale Dalla Chiesa hanno, oltre alla parrocchia, una casa che accoglie, una scuola che avvia alla vita e un cortile per incontrarsi tra amici.

A Saluzzo (CN) chiamano in modi diversi l’Oratorio cittadino interparrocchiale Don Bosco. C’è chi ne parla semplicemente come “il Don Bosco”, chi dice “l’Odb”, qualcuno addirittura “i Salesiani”, sebbene la congregazione religiosa non gestisca questo spazio ormai da quarant’anni. Il direttore don Dario Ruà usa un altro nome per definirlo: “casa”. Perché l’Odb, per i giovani, è davvero una seconda casa, una realtà accogliente e sicura.
«Il cortile è sempre aperto, qualsiasi giorno dell’anno», spiega il sacerdote, che è anche vicario parrocchiale del duomo di Saluzzo e responsabile dell’Ufficio di pastorale giovanile e del Centro vocazioni della diocesi. «Ogni ragazzo può venire in oratorio, qualsiasi motivazione lo spinga, qualsiasi cosa abbia fatto – sottolinea –. Non devono avere credenziali particolari per poterci entrare, né di censo né di appartenenza. Possono venire a pregare, ma possono anche passare soltanto a giocare a pallone o a ping pong. La nostra proposta comunque è chiara e definita».
Situato in via Donaudi, nasce con i salesiani, che però lasciano Saluzzo nel 1981. Da allora è gestito dalla diocesi; dal 2018, anche con una comunità di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, che vivono nell’appartamento all’interno della struttura e collaborano con le attività dell’Odb. E ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le età. A cominciare dal doposcuola per i bambini delle elementari e per i ragazzi delle medie, dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30. «Sono seguiti da volontari, soprattutto insegnanti in pensione, ma non solo – dice don Ruà –. Abbiamo anche circa un 40 % di musulmani, ma noi non rinunciamo mai a fare la preghiera prima di cominciare a studiare. Loro naturalmente non sono costretti a pregare, restano in silenzio. Questa cosa è accettata dalle loro famiglie e non crea nessun tipo di problema». Alle 16, poi, il cancello dell’oratorio si apre e il cortile, fino alle 18, è disponibile per tutti, per giocare liberamente. Ancora, a giovedì alterni si riunisce il gruppo medie, mentre, per chi frequenta dal primo al quarto superiore, c’è il gruppo giovanissimi del venerdì sera, dalle 20.45 alle 22.30.
Il sabato, poi, l’oratorio si trasforma in “Sabatorio”, «una parola nata dalla crasi tra sabato e oratorio – prosegue il sacerdote –; è uno spazio con giochi strutturati e organizzati dagli animatori dell’oratorio. Tutti i martedì, alle 18, c’è l’adorazione eucaristica aperta per i volontari e qualche giovane che ogni tanto passa. Ci teniamo a far sì che ogni settimana ci sia un momento di preghiera».
Intanto si avvicina l’estate, che sarà scandita, come tradizione, dall’Estate Ragazzi e dai campi.
«Faremo quattro settimane di Estate Ragazzi in oratorio, che abitualmente vedono la partecipazione di oltre 400 bambini e un’ottantina di animatori, con accoglienza garantita dalle 7.30 alle 18», sottolinea don Ruà. Per i più grandi, invece, ci sono diversi campi estivi, a seconda dell’età, che solitamente si tengono in località di montagna. I ragazzi si ritrovano a vivere insieme per una settimana, facendo attività, pregando, dormendo e mangiando insieme, in compagnia di animatori, educatori e volontari.
Tra loro c’è Rosi Racca, che dà una mano in oratorio da più di venticinque anni. «Ho cominciato quando i miei bambini erano piccoli – racconta –, poi sono cresciuti e sono diventati a loro volta animatori. Io faccio tante cose, ma soprattutto mi occupo della cucina». Nei giorni di festa o ai campi estivi, non possono mancare le prelibatezze di Rosi, in particolare le sue frittelle di mele. «Io cucino in modo tradizionale, preparo i piatti di una volta, ma oggi spesso i bambini non sono abituati a mangiare questi cibi», osserva la volontaria. Rosi si impegna anche nel doposcuola: «È una bellissima realtà perché accoglie i bambini senza distinzioni».
Tutto questo è reso possibile anche grazie al contributo dell’8xmille, come sottolinea il responsabile del Sovvenire della diocesi di Saluzzo, Gustavo Giordana: «Dal 2018 ad oggi sono stati erogati 192mila euro per sostenere l’Odb». Lo scorso anno, in particolare, 60mila euro sono stati utilizzati «per la ristrutturazione e l’allestimento delle camere per le settimane comunitarie», aggiunge. Si tratta dell’ultima proposta del Don Bosco, partita l’anno scorso. «I ragazzi adolescenti delle scuola superiore sperimentano una settimana di convivenza – illustra don Ruà –. Dormono insieme, mangiano insieme, hanno la loro cucina. Quest’anno ne abbiamo fatte 4 di queste settimane, che sono aperte anche ad altre parrocchie del circondario che frequentano le scuole a Saluzzo. È un’esperienza molto fruttuosa perché permette di condividere la ferialità e la quotidianità insieme ai loro animatori. Sono dei momenti davvero aggreganti».

(di Giulia Rocchi – foto dal sito www.odbsaluzzo.com)

25 Maggio 2026
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