A Cassano l’appetito vien… studiando!
Il direttore della Caritas diocesana di Cassano all'Jonio, don Giuseppe Cascardi, ci racconta - insieme a volontari e responsabili del progetto - come con il progetto “L’appetito vien studiando” l'intera comunità si sia mobilitata in soccorso dei più fragili, a cominciare proprio dai minori in condizioni più critiche e dalle loro famiglie.
Don Lorenzo Milani affermava che “l’istruzione è uno strumento politico di liberazione e riscatto e che comprendere e farsi comprendere è la base dell’emancipazione individuale e collettiva”. Con lo sguardo al maestro di Barbiana, nella diocesi di Cassano all’Ionio, il progetto Caritas “L’appetito vien studiando”, fortemente voluto dal vescovo Francesco Savino, ha compiuto il suo decimo anniversario.
Una miriade di attività
Un’opportunità concreta, una vera e propria arma sociale per garantire a 40 minori (ma la lista d’attesa è lunga), dai 6 ai 14 anni e tutti in difficoltà, un percorso di crescita sano e costruttivo. “Attraverso l’educazione, l’ascolto, il supporto, – spiega il direttore della Caritas diocesana don Giuseppe Cascardi – il progetto sta offrendo ai ragazzi una prospettiva di futuro solida e positiva, contrastando il disagio minorile in una diocesi con 22 comuni della provincia di Cosenza, una popolazione di 100mila abitanti e notevoli difficoltà socio economiche, come la precarietà lavorativa e le relative problematiche familiari. Infatti abbiamo attivato una rete di collaborazioni anche per la selezione degli utenti: con il Seminario diocesano Giovanni Paolo I, sede operativa del progetto, con le parrocchie San Francesco d’Assisi e Natività della B.V. Maria, con istituti, scuole del territorio, servizi sociali comunali, il Tribunale dei minori di Catanzaro, con il Progetto Policoro e gli uffici pastorali, con associazioni laicali ed ecclesiali, con professionisti sanitari e volontari”.
“Il periodo di realizzazione – continua don Giuseppe – si divide in due fasi: quella estiva (dopo il 20 giugno e fino all’apertura dell’anno scolastico) e quella autunnale e invernale. In questo modo riusciamo a prevenire la dispersione scolastica e a favorire l’inclusione sociale, come risposta concreta alle esigenze dei più vulnerabili, con un costo completamente a carico della diocesi. Ai ragazzi è garantito un ambiente protetto dalla malavita, che spesso s’insinua nelle crepe della fragilità per ampliare i suoi ranghi, in tutte le articolazioni del nostro fiore all’occhiello: servizio trasporto, mensa, sostegno scolastico con percorsi psicologici e musicoterapia. E poi ci sono i laboratori: dalla musica all’informatica, dalla ceramica al teatro, dal riciclo alla fotografia e al video-making, dalla cucina all’arte, da quello sportivo-ludico-motorio alla danza, da quello delle emozioni in circolo fino a quelli da apprendista tutor e a quelli su educazione e resilienza. E poi c’è un Centro per le famiglie, ci sono le attività estive del Grest, ci sono attività formative e culturali, uscite didattiche, gite, escursioni, feste varie, incontri tematici, spazi d’informazione, iniziative di comunicazione. E infine pensiamo anche a prenderci cura di chi si prende cura, dedicando particolare attenzione anche ai membri dell’équipe psico-socio-educativa che si occupano quotidianamente dei minori e dei loro genitori”.
Cura della persona a 360°
Angela Marino è la responsabile coordinatrice del progetto. “Abbiamo accolto con entusiasmo l’idea del Vescovo per i bisogni emergenti del nostro territorio, le evidenti criticità legate alla disgregazione familiare (genitori in carcere o separati), l’elevato tasso di dispersione scolastica, la mancanza di spazi sicuri e stimolanti per la crescita, l’apprendimento, il benessere psicologico dei minori. È nato inizialmente per gli abitanti del centro storico di Cassano, ma poi sono arrivati i migranti, soprattutto marocchini. Dopo due anni abbiamo attivato il servizio mensa, finalizzato anche al contrasto di carenze nutrizionali e disturbi alimentari. Curiamo la prevenzione e lo screening completo anche per le mamme, le cure odontoiatriche per i ragazzi, le visite oculistiche, grazie ad un accordo con specialisti e negozi di ottica”.
Roberta Mastrolorenzo, educatrice, aggiunge: “Nelle attività laboratoriali i ragazzi mettono a frutto i propri talenti, suddivisi in fasce di età. Ai più grandi, per esempio, abbiamo notato che spesso piace sviluppare maggiormente le abilità manuali”. Mattia Santina Fusilli, educatrice, ribadisce la necessità delle collaborazioni con le associazioni: “A livello sportivo i ragazzi svolgono ciclismo e minibasket e li facciamo partecipare alle competizioni provinciali, per incentivarne la motivazione”.
La gratitudine delle famiglie è sempre più sentita e diffusa. “Apprezziamo che il centro riunisca minori di età e tradizioni religiose diverse, favorendo scambi ricchi di esperienze – dichiarano Flavia e Marco -. Ci piacerebbe che questo progetto potesse estendere le attività anche a ragazzi adolescenti, così da rafforzare relazioni positive e di socialità autentica”.
“Il progetto aiuta i bambini a crescere – per mamma Dora – perché ogni attività diventa occasione per imparare e stare meglio insieme. Le attività proposte dal centro sono soddisfacenti e ben strutturate: offrono ai ragazzi esperienze complete che favoriscono crescita, relazione e partecipazione”.
“Fornendo il sostegno scolastico – precisa la coordinatrice Angela – è bello constatare che i più grandi diventano tutors dei più piccoli, fanno i turni per pulire la mensa scolastica e le aule, si responsabilizzano. Servirebbero più figure professionali per tutti i deficit cognitivi che riscontriamo, disturbi di apprendimento se non relazionali, frutto dei contesti familiari. Siamo sei educatori fissi, sei animatori e cinque operatori del Servizio Civile. I momenti più attesi? Le uscite didattiche, le gite, l’estate”.
“Valorizziamo le ricchezze del territorio – aggiunge Mattia Santina – li portiamo a Matera fra le chiese rupestri e al pattinaggio sul ghiaccio durante il periodo natalizio, nei musei come quello archeologico della Sibaritide, nei parchi archeologici, nei castelli federiciani del territorio, nei parchi avventura, nelle fattorie didattiche; in uno storico panificio per vivere l’esperienza di panificazione con metodi antichi; in un’azienda agricola che produce e trasforma eccellenze calabresi, e ancora a visitare mostre e a partecipare a concerti”.
“L’oratorio estivo – conclude Angela – rappresenta uno stile comunitario di servizio anche al di fuori degli obblighi scolastici e ci permette di godere appieno, tutti insieme, anche dei giorni di vacanza. È un ulteriore sostegno per le famiglie che, terminato il periodo scolastico, hanno la possibilità di continuare a lasciare i figli mentre lavorano. Anche da un punto di vista pastorale, con il Centro estivo i bambini sperimentano l’opportunità di avvicinarsi in modo semplice alla Parola di Dio e a una tematica scelta ogni anno. È un’opportunità anche per tutti gli adolescenti e i giovani che si mettono al servizio, dal momento che il Grest è una vera e propria opera di carità: esperienza di attenzione verso l’altro, di confronto, dialogo, relazione con il più piccolo, il diverso, con il bisognoso, con il povero”.
Qual è il sogno ancora da realizzare, allora? “Mi viene in mente – risponde don Giuseppe – la domanda che Gesù pone al cieco e la risposta che riceve da lui: Signore, che io riabbia la vista. Il mio desiderio è che tutti recuperiamo la vista, soprattutto del cuore, che recuperiamo bene la vista, e che recuperiamo la vista per il bene. Tanti condividono, ma tanti non vedono bene, bisogna fare bene il bene, che non è solo uno slogan. Cristo si è incarnato per noi perché recuperassimo umanità: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati. Il possibile tocca a noi tutti, l’impossibile a Dio”.
(di Sabina Leonetti – foto gentilmente concesse dalla Caritas diocesana di Cassano)