Vita del Santo
Sofronio Eusebio Girolamo nacque a Stridone, in Dalmazia, da una nobile famiglia cristiana che gli assicurò una raffinata formazione culturale.
Fu battezzato a Roma e, in seguito, ordinato sacerdote ad Antiochia. Tra il 382 e il 384 fu segretario di papa Damaso I.
A Roma approfondì lo studio dei classici latini; durante il soggiorno a Treviri conobbe più da vicino la vita ascetica dell’Occidente. Strinse amicizia con Rufino e Cromazio di Aquileia, condividendo con loro l’interesse per la vita monastica e lo studio delle Scritture.
Tornato a Roma, fondò sul colle Aventino un cenobio femminile, frequentato da donne dell’aristocrazia romana desiderose di dedicarsi all’ascesi e allo studio della Bibbia. La sua attività di guida spirituale gli procurò anche critiche e calunnie, soprattutto a causa della sua intensa frequentazione dell’ambiente femminile.
Dopo la morte di papa Damaso, nel 384, lasciò Roma e si recò in Oriente. Stabilitosi a Betlemme, si dedicò alla traduzione e al commento delle Scritture, conducendo al tempo stesso una vita monastica.
La sua opera più celebre è la Vulgata, la traduzione latina della Bibbia che, nella forma successivamente rivista e recepita dalla Chiesa, divenne il testo biblico di riferimento per l’Occidente latino. Girolamo fu inoltre autore di numerosi commenti alle Scritture, ancora oggi importanti per lo studio della tradizione esegetica cristiana.
Durante la sua vita a Betlemme accolse anche persone in fuga dalle devastazioni provocate dalle invasioni barbariche. Negli ultimi anni continuò a dedicarsi allo studio, alla preghiera e alla corrispondenza con altri grandi protagonisti della Chiesa del suo tempo.
Morì nel monastero di Betlemme il 30 settembre 420. Secondo la tradizione, fu sepolto nella basilica della Natività; le sue reliquie furono successivamente trasferite a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Agiografia
Girolamo è considerato uno dei maggiori biblisti della storia della Chiesa e una delle figure più importanti dell’esegesi cristiana antica.
Aveva un carattere forte, indipendente e passionale, sostenuto da ideali religiosi molto elevati. La sua personalità emerge anche dai suoi scritti, nei quali non mancano toni polemici e accesi, accanto a una profonda attenzione pastorale.
Per la sua intelligenza, la vasta cultura e la straordinaria memoria, la tradizione gli ha attribuito l’appellativo di «Leone di Stridone».
Durante il soggiorno giovanile a Roma conobbe anche ambienti e costumi che in seguito avrebbe giudicato severamente. Dopo il battesimo intraprese un cammino di conversione e di ascesi, ritirandosi nel deserto della Calcide, in Siria. Anche in questo periodo continuò a dedicarsi intensamente allo studio, portando con sé libri sia cristiani sia della cultura classica.
L’arte lo raffigura spesso accanto a un leone. Secondo una celebre leggenda, un leone sarebbe giunto al suo monastero con una spina conficcata nella zampa; Girolamo lo avrebbe curato e l’animale sarebbe rimasto con lui, diventando suo fedele compagno. Si tratta di un racconto agiografico, sviluppatosi soprattutto nella tradizione occidentale medievale.
Tra gli insegnamenti attribuiti alla sua ricca produzione spirituale emerge l’importanza della correzione e della disciplina nel cammino cristiano: anche ciò che inizialmente può risultare amaro può portare, nel tempo, frutti preziosi.
Dopo la morte, le sue reliquie furono trasferite da Betlemme a Roma. Dal XIII secolo sono venerate nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove si trovano ancora oggi.
Intervista impossibile di Monsignor Johannes Gorantla al Santo
Hai dedicato la tua vita alla conoscenza e alla meditazione della Sacra Scrittura. Quali esercizi suggeriresti oggi ai cristiani per riscoprire il gusto della Parola di Dio e imparare ad ascoltarla, lasciandosi trasformare da essa?
L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Non dimenticarlo mai. E non permettere che questa verità venga dimenticata dalla Chiesa che sei chiamato a guidare.
Per riscoprire la Parola occorrono costanza e familiarità. Non basta aprire la Bibbia di tanto in tanto: lascia che diventi una compagnia quotidiana, fino a farti sorprendere dalla stanchezza con il libro ancora tra le mani.
Non cercare però di comprenderla come se bastasse la tua sola interpretazione. Ascolta la tradizione della Chiesa, lasciati accompagnare da coloro che hanno meditato quelle Scritture prima di te e dalla comunità nella quale la Parola continua a essere annunciata, celebrata e vissuta.
Cerca anche il silenzio. In un mondo pieno di voci, immagini e distrazioni, custodisci uno spazio interiore nel quale la Parola possa essere ascoltata. Come a Betlemme, dove il silenzio può diventare il luogo in cui la Parola dialoga con l’anima nella preghiera.
E soprattutto, non limitarti a leggere: incarna ciò che leggi. Le tue azioni non smentiscano le Scritture che annunci. La Bibbia non sia un ornamento della tua cultura o della tua predicazione, ma il pane quotidiano che nutre e trasforma la tua vita.
Leggi, medita, prega e vivi la Parola. Perché quando la Scrittura entra davvero nella vita, non lascia l’uomo come lo ha trovato.
Hai conosciuto la fatica della conversione, la lotta interiore e il confronto con le tue fragilità. Quali passi concreti consiglieresti oggi a chi si sente scoraggiato dalle proprie debolezze e fatica a ricominciare il proprio cammino?
Lo scoraggiamento può diventare una forma di superbia nascosta: la pretesa di essere migliori di ciò che siamo e di poterci rialzare con le nostre sole forze. Accetta la tua fragilità e guarda alla Croce, non al tuo fango. È lì che impari a riconoscere non la misura della tua miseria, ma la misura della misericordia di Dio.
Quando cadi, non nasconderti. Corri al confessionale. Il demonio si nutre della vergogna che ti chiude nel segreto e ti fa credere di essere solo nella tua colpa. La misericordia, invece, rompe l’isolamento e riapre la strada.
E poi ricomincia. Non aspettare di sentirti forte o perfetto: ricomincia oggi, attraverso piccole fedeltà quotidiane. Una preghiera breve, un sacrificio offerto con amore, un gesto concreto di carità.
Non temere le tue cadute. La caduta non è la fine del cammino: può diventare proprio il luogo nel quale impari a riconoscere e ad accogliere la misericordia di Dio.
Attraverso la traduzione della Bibbia hai reso la Parola accessibile a molti popoli e generazioni. Quali suggerimenti daresti oggi ai catechisti e agli educatori perché ogni giovane possa diventare un ponte capace di favorire l’incontro degli altri con Cristo attraverso la propria testimonianza?
Per tradurre la Parola nella lingua del popolo ho dovuto prima assimilarla nel silenzio. Anche oggi, prima di annunciarla, occorre lasciarsi trasformare da ciò che si proclama.
A chi accompagna i giovani dico: non trasmettete loro fredde nozioni, ma fate ardere il cuore con la Scrittura. I giovani possono diventare ponti verso i loro coetanei solo se incontrano adulti che siano testimoni autentici, non semplici maestri.
Insegnate loro la disciplina dello studio e, insieme, la radicalità della vita cristiana. Perché la coerenza delle opere è la traduzione più fedele del Vangelo.
Se i giovani si nutriranno di Cristo, la loro stessa vita diventerà una lingua viva, capace di parlare al cuore dei loro coetanei e di condurli a Dio.
Non abbiate paura di chiedere loro molto: la Parola, quando è accolta veramente, non impoverisce la vita, ma la rende più grande.
Hai ricordato che «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Quali indicazioni offriresti oggi alle nostre comunità per riscoprire la centralità della Parola di Dio?
Le vostre comunità rischiano di morire di fame quando dimenticano il gusto del pane della Parola. Mettete la Scrittura al centro della liturgia e della vita delle parrocchie. L’ascolto della Parola esige la stessa cura e la stessa dignità che riservate alla celebrazione dell’Eucaristia.
Fate in modo che i pastori offrano omelie capaci di nutrire, ricche di dottrina e di Spirito, non semplici discorsi retorici o parole modellate secondo la mentalità del mondo. Chi ascolta la Parola deve poter riconoscere in essa una luce per la propria vita.
E non dimenticate che la Parola autenticamente ascoltata genera sempre carità. Una comunità che vive del Vangelo non può rimanere indifferente davanti alla povertà e alla sofferenza. Ciò che viene ascoltato nella liturgia deve trasformarsi in gesti concreti di accoglienza, servizio e prossimità.
Perché il Vangelo, quando entra davvero nel cuore di una comunità, non rimane nelle pagine di un libro: diventa vita.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con gli abiti cardinalizi, spesso con un libro, un crocifisso, una clessidra e un teschio, simboli dello studio, della fede e della meditazione sulla morte. È raffigurato accanto a un leone oppure, più spesso anziano e barbuto, come eremita e penitente. In alcune opere appare anche giovane, mentre in altre è rappresentato mentre si percuote il petto con un sasso, in riferimento alla penitenza per la sua giovinezza.
Tradizione gastronomica legata al culto
La “Pietra di San Girolamo” è un dolce tipico di Aversa, legato alla tradizione delle Clarisse del Monastero di San Girolamo. Il suo nome deriva dalla particolare forma, che richiama una piccola pietra, e dalla superficie irregolare. Viene preparato con un semplice impasto a base di zucchero, cacao amaro e mandorle, ingredienti che ne caratterizzano il gusto e l’aspetto. È una specialità della tradizione monastica locale, nella quale la gastronomia si intreccia con la devozione e la memoria del Santo.
Curiosità
La Vulgata di San Girolamo è legata alla nascita della stampa a caratteri mobili: la cosiddetta Bibbia di Gutenberg, realizzata a Magonza intorno al 1455, fu infatti la prima grande opera stampata con questa nuova tecnica. Il testo utilizzato era la Vulgata latina, allora largamente diffusa in Occidente. La sua pubblicazione segnò una svolta nella storia della cultura europea, rendendo possibile la riproduzione di un numero molto maggiore di copie della Sacra Scrittura.
Preghiere a San Girolamo
O glorioso San Girolamo,
che con instancabile zelo hai cercato nella Sacra Scrittura
la luce della verità e la conoscenza di Cristo,
intercedi per noi presso il Signore.
Ottienici un cuore desideroso della Parola di Dio,
la costanza nello studio e nella preghiera,
la capacità di ascoltare ciò che il Signore ci rivela
e il coraggio di tradurlo nella nostra vita.
Tu che hai scelto la via della penitenza e della mortificazione,
aiutaci a riconoscere le nostre fragilità,
a convertirci ogni giorno
e a non cercare altra ricompensa
se non quella di essere graditi a Dio.
Proteggi la Chiesa e quanti sono chiamati ad annunciare il Vangelo.
Ottieni ai pastori, ai catechisti, agli educatori e a tutti i credenti
la fedeltà alla Parola che proclamano
e la coerenza delle opere con la fede.
Fa’ che la Sacra Scrittura non rimanga per noi
una parola soltanto ascoltata,
ma diventi luce per le nostre scelte,
forza nelle prove
e sorgente di carità verso i fratelli.
O San Girolamo,
accompagnaci nel cammino della conversione
e ottienici la grazia di vivere nella fede,
di perseverare nella speranza
e di crescere ogni giorno nella carità,
per giungere un giorno alla gioia della vita eterna.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O Dio,
che hai donato a San Girolamo
un amore vivo e profondo per la Sacra Scrittura,
fa’ che il tuo popolo si nutra sempre della tua Parola
e trovi in essa la fonte della vera vita.
San Girolamo,
tu che hai dedicato la tua esistenza
a tradurre, studiare e spiegare la Parola di Dio,
aiutami ad accoglierla con cuore aperto
e a lasciarmi trasformare da essa.
Illumina la mia mente,
perché possa comprenderne la verità,
e donami la forza di viverla
e di testimoniarla ogni giorno con le mie azioni.
Allontana da me ogni orgoglio
e donami un cuore umile e puro,
capace di ascoltare, di pregare
e di mettere in pratica ciò che la Parola mi insegna.
Fa’ che la Sacra Scrittura
non rimanga soltanto sulle mie labbra,
ma diventi luce per il mio cammino
e guida per tutta la mia vita.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.