26 Novembre 2025

A Cernusco si cresce insieme: “patti digitali” e Casa Nazareth

Un oratorio che mette in pausa l’uso degli smartphone e una casa dove poter sperimentare la bellezza della vita comune. Sono alcune delle esperienze di crescita proposte a Cernusco sul Naviglio da chi coordina la pastorale giovanile. Ce lo racconta don Andrea Citterio, intervistato da Giacomo Capodivento.

C’è qualcosa di sorprendentemente controcorrente nell’esperienza di cui è referente don Andrea Citterio, responsabile della pastorale giovanile di Cernusco sul Naviglio, comune dell’arcidiocesi di Milano: un oratorio che mette in pausa l’uso degli smartphone e una casa dove poter sperimentare la bellezza della vita comune.

I patti digitali

L’adesione dell’oratorio ai “Patti digitali” non è nata per iniziativa ecclesiale, ma parte dalla volontà del comitato di genitori delle scuole statali di Cernusco – il comprensivo Rita Levi Montalcini e il Margherita Hack. La comunità cristiana di Cernusco, già sensibile al tema, si è lasciata interpellare dall’iniziativa e ha voluto sposare l’idea di un patto educativo che coinvolge adulti e ragazzi.
“In altre occasioni – racconta don Andrea – siamo stati invitati in qualità di oratori per portare la nostra testimonianza sulla maniera in cui gestiamo con i ragazzi l’utilizzo dei dispositivi elettronici e dei social. Questo ci ha portato ad aderire formalmente, come unità di pastorale giovanile, ai patti digitali che riguardano le fasce d’età da 0 a 14 anni”.
I patti digitali sono accordi che le famiglie sottoscrivono insieme, impegnandosi a seguire linee comuni nell’accompagnare i figli nell’uso della tecnologia. Non esiste un modello univoco per tutta Italia: ogni comunità, a partire da dati scientifici che emergono dal mondo medico, psicologico e pedagogico, arriva a definire il proprio patto. L’essenza sta nel creare una rete, nel fare squadra tra adulti perché i ragazzi si trovino sostenuti da un lavoro educativo condiviso, compito a cui la Chiesa locale non può sottrarsi.
“Le famiglie si accordano e sottoscrivono questo patto – riprende don Andrea -. Per esempio, stabiliscono che fino ai 14 anni i ragazzi non debbano avere un proprio dispositivo elettronico personale, oppure che durante le scuole primarie i genitori concedano il proprio cellulare ai ragazzi per delle attività, senza che essi ne posseggano uno proprio”.
L’oratorio ha contribuito anche organizzando serate di formazione per genitori, chiamando persone esperte sul tema e offrendo testimonianze educative concrete. L’iniziativa, presentata ufficialmente il 5 dicembre 2023 alla Casa delle Arti, ha visto la partecipazione di istituzioni, genitori e studenti degli istituti cittadini.
Naturalmente, non sono mancati i dubbi. Le obiezioni più frequenti dei genitori riguardavano la sicurezza dei propri figli e le modalità per vigilare a distanza su di loro. “La paura nasce dal non poter contattare chi non ha il cellulare nel tragitto casa-oratorio o nei viaggi in grandi città” – spiega ancora don Andrea – “e dunque la possibilità di poter essere aggiornati costantemente sulle attività, soprattutto nei viaggi di più giorni”.
I frutti, però, cominciano a vedersi, soprattutto in termini di presa di coscienza. “Per i quarantenni o i cinquantenni che ora sono genitori, non c’è stato modo di rendersi conto della rivoluzione introdotta da smartphone e social” – riflette il sacerdote -. “I ragazzi di oggi, invece, proprio per le attenzioni che stiamo dedicando all’utilizzo dei dispositivi, sono più consapevoli anche dei limiti di questi strumenti. È vero che ci sono abitudini nocive, però sta maturando una maggior consapevolezza”.
C’è un lavoro educativo fatto anche di giochi e feste in presenza, attività ludiche sul territorio che riportano nella realtà ordinaria qualcosa che con i social era stato messo un po’ in panchina. Il riscontro tra i ragazzi è generalmente positivo. Riscoprono la bellezza del dialogo faccia a faccia, dell’incontro autentico. “Naturalmente è solo una prima seminagione – ammette con realismo don Andrea – e bisognerà vedere che frutti porterà e con che costanza sarà mantenuta”.
L’adesione ai patti resta aperta: le famiglie possono aggiungersi in qualsiasi momento. E l’effetto più interessante si vede proprio tra gli adulti: “Questa iniziativa ha dato la possibilità di mettersi in rete, grazie anche al contributo della comunità cristiana, con una maggior partecipazione anche alla vita parrocchiale e alle attività oratoriali”.

Casa Nazareth

L’attenzione educativa di Cernusco non si ferma ai più piccoli. C’è un’altra esperienza che ha preso forma da un po’ ma rivolta ai giovani dai vent’anni in su: Casa Nazareth.
“È nata dall’intuizione di alcuni giovani di Cernusco di rendere vivibile una casa parrocchiale dove non c’era più un sacerdote”, racconta don Andrea. “Questo progetto è entrato nel circuito diocesano delle Vite comuni per la carità, un progetto dell’arcidiocesi di Milano grazie al quale i giovani possono fare un’esperienza di vita comune per un periodo che va dai sei agli otto mesi”. Non si tratta di una semplice condivisione di appartamento. C’è una regola di vita scandita dalla preghiera quotidiana e settimanale: le lodi del martedì, la messa del giovedì sera alle 18.30. La giornata inizia e si conclude con preghiere semplici condivise, come anche prima dei pasti. E poi c’è il cuore dell’esperienza: il servizio.
“Ogni giovane sceglie un’esperienza di carità tra gli ultimi e i poveri nel territorio – spiega ancora don Andrea – da condurre per almeno sei-otto mesi, almeno una volta a settimana. Il senso è che a partire dall’incontro con Gesù nei poveri e nei piccoli uno possa rileggere la propria vita e che questa rilettura sia arricchita dalla condivisione fraterna”.
L’esperienza non segue il criterio della “compagnia di conoscenti”. Si favorisce una certa omogeneità di età e stati di vita, ma l’essenza sta proprio nella condivisione della vita con altri giovani, anche sconosciuti. Il numero minimo per avviare o continuare la vita comune è fissato in tre persone.
È prevista una cassa comune per le spese, orari limite concordati per i rientri, incarichi condivisi per la gestione degli spazi. Una sera a settimana è dedicata alla verifica della vita comune, guidata da don Andrea. E c’è anche un servizio concreto verso la parrocchia che ospita: l’apertura e chiusura della chiesa, la cura del giardino, la pulizia di ambienti comuni.
“La scelta da parte del giovane deve essere fondata a livello personale, una vera e propria decisione”, si legge nella regola di Casa Nazareth. “Un’esperienza anzitutto per sé e la propria crescita e maturazione verso l’età adulta, ma anche un segno dentro la comunità cristiana che testimoni la bellezza della vita condivisa”.
Patti digitali e Casa Nazareth sono esperienze diverse, rivolte a età differenti, ma in entrambi i casi è nella comunità che si realizzano cammini di crescita e di riscoperta delle relazioni. A Cernusco, insomma, si sperimenta che educare è possibile quando si accetta di mettersi in gioco insieme, adulti e giovani, famiglie e comunità cristiana. Senza la pretesa di avere tutte le risposte, ma con la certezza che camminare insieme fa la differenza.
I patti digitali restano aperti, Casa Nazareth continua ad accogliere giovani. Sono semi piantati, come dice don Andrea. Ora tocca attendere, con pazienza e speranza, che portino frutto.

(di Giacomo Capodivento)

26 Novembre 2025
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