19 Gennaio 2026

Andria, la parrocchia cantiere di relazioni

La parrocchia S. Giuseppe Artigiano di Andria si prepara a festeggiare i suoi 50 anni. Don Sergio di Nanni, da oltre 12 anni a servizio di questa comunità, ci accompagna in un viaggio alla scoperta della storia e dei sogni di questo crocevia di umanità, dove generazioni diverse si incontrano alla ricerca del bene comune.

Quando cammini per strada qui non ti senti isolato, come spesso succede nelle periferie, ma sicuro. Ed è bello ammirare da lontano scorci della campagna che domina Lama S. Margherita, un’importante area naturalistica e archeologica di origine carsica, ricca di grotte e chiese rupestri. Il passo può incedere lento o più veloce, fino al tramonto del sole, mentre intorno a te gli amanti della corsa si allenano. Oggi questa è una zona tranquilla, non solo perché qui è ubicata la nuova sede della questura di Barletta Andria Trani, ma perché il quartiere S. Giuseppe Artigiano ad Andria è cresciuto dal punto di vista demografico, degli esercizi commerciali e dei suoi punti di riferimento: lo stadio S. Angelo dei Ricchi, i due parchi giochi, intitolati a Igino Giordani e Chiara Lubich, la sede UNITALSI, le scuole, il Club d’Argento per gli anziani.
Il merito è anche del suo parroco, don Sergio di Nanni, classe 1978, da oltre 12 anni a servizio di questa comunità, oltre ad essere responsabile regionale dell’ANSPI. Il suo motto è “costruire insieme”. Lo incontriamo entusiasta di raccontarci un sogno: una casa dove tutti possano sentirsi accolti, accompagnati e amati.
“Quest’anno ha un sapore speciale – esordisce don Sergio – perché a maggio celebreremo il cinquantesimo anniversario della nostra comunità parrocchiale. Cinquanta anni di grazia, di relazioni, di cammini e di volti che hanno reso vivo e concreto il progetto di costruire una Chiesa madre e in uscita. Un quartiere, il nostro, fatto di alloggi comunali e cooperative, pur al confine con zone degradate, di spaccio, di delinquenza giovanile e adulta, ma che oggi vanta collaborazioni con imprenditori e commercianti, con associazioni di volontariato, oltre che un festival della legalità. A breve s’inaugurerà la stazione ferroviaria di Andria Nord della Ferrotramviaria, che collega Andria con il capoluogo pugliese e l’aeroporto di Bari. Le proposte formative non sono attività a sé stanti, ma tessere di un unico mosaico: quello di un amore gratuito, della fraternità, della carità vissuta con gioia. Tutte occasioni per guardare in alto, riscoprire la forza della preghiera, la bellezza dell’incontro e del sentirsi parte di un noi. Cuore rinnovato e mani operose a partire dal Giubileo della Speranza”.

Crocevia di progetti e generazioni

“In realtà – continua don Sergio – alcuni dei 7 progetti attivi, più altri due in cantiere studiati proprio per il 50esimo, nascono dopo il covid. Tra questi “L’Artigiano”, laboratori di creatività, crescita personale e formazione nell’Oratorio San Filippo Neri. Spazio in cui mani, mente e cuore si accordano per dare forma al bello, al buono e al vero. Insomma alla relazione autentica. Laboratori dove tutte le fasce di età possono scoprire e valorizzare i propri talenti attraverso esperienze manuali, artistiche ed espressive, in omaggio a S. Giuseppe, custode laborioso e silenzioso. Attività che spaziano dalle arti visive – disegno, pittura, fotografia, tecnica mista -, alla musica, dal teatro all’artigianato, fino ai laboratori manuali e tecnologici aperti a persone con disabilità o bisogni educativi speciali, in un’ottica di vera inclusione. Non solo fare, ma collaborare, rispettare i tempi dell’altro, scambiarsi idee. Educare alla cura, alla pazienza, alla precisione, alla responsabilità, come atteggiamenti di vita e di fede. Tra i manufatti realizzati: borse, sciarpe, cappelli, scaldacollo. Ma a togliere il fiato è la mano ferma dell’uncinetto di Francesca Capogna, vedova D’Avanzo, per tutti Franceschina. Il suo pudore e la sua reticenza sono cosi forti che teme di dirci la sua età, quasi che il suo essere in vita, autonoma e in salute sia una colpa: è prossima ai 91 anni. Ma ha la passione di una ragazzina, il desiderio di trasmettere un’arte antica tramandata da sua nonna e poi dalla mamma. “Avevamo cominciato con rammendare le calze da bambine – aveva 4 sorelle spiega – poi a lavorare la lana ai ferri e infine anche all’uncinetto. Sono stata interpellata da don Sergio e ho trovato persone disponibili a imparare. Dai miei tre figli, due fuori sede, ho ricevuto pieno consenso a spostarmi in parrocchia. Poi mangiando viene l’appetito e così si perfeziona la tecnica. Abbiamo confezionato bei capi per i mercatini di Natale, anche oggetti utili come i porta telefoni. Ci siamo divertiti e sono molto soddisfatta per la buona riuscita: un piatto realizzato con le proprie mani ha il sapore della genuinità, ma anche dei partecipanti che speriamo d’incrementare nelle adesioni. Serve volontà – ammonisce ancora Franceschina – tanta pazienza, esperienza e una buona vista naturalmente”.
“Il vantaggio di questi laboratori – riprende don Sergio – è l’utilizzo dei vari linguaggi: la presenza di partecipanti di età diverse contribuisce all’inter-generazionalità. Ed è questo il miracolo dell’oratorio, anche rispetto ai limiti delle attività scolastiche suddivise fra coetanei. Siamo riusciti anche ad avvicinare un parrocchiano bravissimo nei cruciverba, il nostro cerchio si allarga. Aspetto pedagogico dunque, ma anche quello vocazionale. Hobbies che possono diventare lavoro se coltivati, fino a comprendere una chiamata professionale”.
Dina Di Renzo è la presidente ANSPI parrocchiale. “In un laboratorio di pittura – commenta – abbiamo assaporato tutte le emozioni dei più piccoli: la paura della gara, l’ansia di non farcela, il tutto è culminato in una mostra che ha lasciato sbalorditi i genitori, con l’esposizione di tutti i lavori. Una ragazza che presentava difficoltà nel disegno a scuola, in un contesto ludico e di vicinanza affettiva ha stupito tutti con la propria bravura”. “Ognuno si mette in gioco – aggiunge la volontaria Francesca – e intesse legami che arricchiscono”.
Tra gli altri progetti “Uno zaino pieno di…” da dieci anni garantisce il potenziamento allo studio personalizzato in collaborazione con la scuola dell’obbligo del territorio. Riccardo è il volontario responsabile. “Non solo compiti – spiega – e non un semplice doposcuola: noi insegniamo un metodo di studio, proponendo un percorso mirato di rinforzo nell’area linguistica e scientifica. Lo studio diventa diritto e occasione di riscatto, specie laddove mancano stimoli o supporto a casa. Chi parte svantaggiato e ce la fa è un esempio di relazione riuscita”. “A ogni volontario – aggiunge Francesca – vengono assegnati massimo tre ragazzi, che si aiutano anche vicendevolmente. Così spesso nascono amicizie che poi durano nel tempo”.
“C’è chi va via – conclude dispiaciuto don Sergio – ma è la vita che ti porta lontano. Se semini bene, il ricambio favorisce la crescita di una comunità. Le nostre proposte sono sempre aperte e pur avendo l’oratorio come forza nevralgica cerchiamo di non sovrapporci con altre realtà programmando insieme, con verifiche periodiche. In estate con grest e grestini per i più piccoli gettiamo l’amo perché nella rete desideriamo coinvolgere i genitori. Il covid ci ha insegnato che se devi tenere una qualità elevata non puoi aspettarti partecipazione massiccia. Oggi guardiamo a questo traguardo dell’anniversario non solo come memoria, ma in segno di gratitudine al Signore per il nostro essere qui, per rilanciare l’impegno di una Chiesa missionaria, come si legge nella lettera pastorale del nostro vescovo Luigi Mansi. E valutare attraverso l’oratorio il tempo presente e le trasformazioni del quartiere”.

(di Sabina Leonetti – foto sono gentilmente concesse da da don Sergio Di Nanni)

19 Gennaio 2026
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