16 Dicembre 2025

Carlassare: “Senza la misericordia non possiamo vivere”

A Schio (VI), nel luogo dove si conserva la memoria di Santa Giuseppina Bakhita, abbiamo incontrato il vescovo di Bentiu, mons. Christian Carlassare, raccogliendo la sua testimonianza missionaria in Sud Sudan e la sua riflessione sulla centralità della misericordia nella vita cristiana.

Violenza e perdono

“Quando mi sono trovato un fucile spianato di fronte a me, a soli tre metri di distanza, erano solo tre metri ma c’era una grande distanza tra me e la persona che imbracciava quell’arma. Non mi sarei mai aspettato di essere il bersaglio di un attacco, ma in quel momento ho visto tutta la distanza tra la rabbia e la violenza che mi stava davanti e quanto ho sempre cercato di vivere e sento di dover vivere. Per questo le parole subito dopo l’attentato sono state parole di perdono, parole che hanno liberato prima di tutto me da quanto era accaduto, parole che hanno cercato di ricucire la distanza che c’era tra me e le persone che mi hanno attaccato”.

Sono passati quasi cinque anni da quella notte di aprile del 2021, quando due uomini introdottisi nella sua casa lo percossero e gli spararono alle gambe, ma nel cuore del giovane missionario comboniano –  che era appena stato nominato vescovo – il sigillo della misericordia si è fatto ancor più indelebile.

“Senza la misericordia non si può vivere, soprattutto quando si fanno delle esperienze dure nella propria vita, in cui ci si sente feriti. Capita a tutti, ma non capita a tutti di ricevere questo dono: essere capaci di vivere il perdono. La misericordia è quello che ci rende davvero liberi. La misericordia che parte dal perdono è un dono che si fa innanzitutto a noi stessi, per vivere nella libertà dalla rabbia, dalla paura, dall’insoddisfazione”.

Nel segno di Bakhita

A Schio, dove mons. Carlassare è nato 48 anni fa, si conserva la memoria di una figlia del Sudan che nel 2000 è stata canonizzata da Giovanni Paolo II. Ci siamo dati appuntamento col giovane vescovo di Bentiu (di passaggio in Italia) proprio in questo luogo, carico di memorie e di significato.

“Siamo nella casa di Santa Giuseppina Bakhita, che è stata una donna libera perché, dopo una storia di schiavitù, ha saputo vivere la misericordia. Questa esperienza l’ha resa capace di servire veramente, non perché fosse un dovere ma perché era un modo di donarsi agli altri ed essere dono per tutti. La misericordia viene sempre declinata in termini di riconciliazione ma non è sufficiente parlare di perdono se si rimane solo al livello delle parole. Bisogna arrivare al perdono attivo, alla vera riconciliazione: il passo che si fa verso l’altro”.

“Quello di essere stato mandato in Sud Sudan è un dono che mi è stato dato. Il dono di farmi tutto a tutti e poter intraprendere questo cammino insieme al popolo sud-sudanese. Penso di avere imparato da loro il perdono: è un dono che riceviamo da Dio, è vero, ma arriva attraverso le persone con cui viviamo. I più poveri, le persone più ferite e svantaggiate, ci insegnano questo dono prezioso che viene dalla fede. Una fede forte che indica che Dio c’è ed è il Misericordioso. La gente del Sud Sudan ha sofferto per tanti anni il conflitto, la fame, l’insicurezza e verso di me ha avuto un atteggiamento di accoglienza, oltre ogni confine. Coltivano una grande speranza nell’affrontare le difficoltà quotidiane e una solidarietà che ha permesso loro di continuare a vivere anche in situazioni molto difficili”.

“In Santa Giuseppina Bakhita vediamo una donna sudanese capace di mostrare una via di liberazione e di novità per questo Paese ancora ostaggio del conflitto, perché ci sia la possibilità di diventare veramente un popolo, una nazione di fratelli e sorelle, figli di Dio”.

Giovani forze e 8xmille

“Il Paese è molto giovane, con oltre la metà della popolazione al di sotto dei 21 anni ma ciononostante sono gli anziani a gestire il potere e proprio i giovani rischiano di essere manipolati dagli interessi di alcuni gruppi. Per questo come Chiesa siamo presenti per dare speranza a questa giovane popolazione: molti giovani trovano in noi un rifugio e percepiscono che davvero noi crediamo in loro. Ci troviamo a riflettere sulla capacità della Parola di Dio di cambiare, liberare, restituire loro quella dignità che dal Paese viene negata e la possibilità di riflettere su nuove scelte e nuove vie da intraprendere, alla luce del Vangelo”.

“Quando una persona è ferita è molto facile cadere preda della violenza, che diventa un circolo vizioso che non permette alle persone di liberarsi. C’è una nuova coscienza che sta crescendo nei giovani, quella della non violenza, che è l’unica via per superare i conflitti che sono presenti in Africa. Una pace che non parte solo dagli accordi, che provengono dall’alto, ma nasce da una coscienza nuova dei giovani, che rifiutano la violenza e sono capaci di vivere insieme la fraternità”.

“L’8xmille alla Chiesa cattolica ci ha sostenuto – grazie ai vescovi italiani e alle loro comunità – nel lavoro con le giovani generazioni, soprattutto in progetti formativi; penso, ad esempio, alla scuola e all’università cattolica, per le quali abbiamo ricevuto supporto tanto per le strutture quanto nel migliorare i programmi didattici. Nella diocesi di Rumbek abbiamo un centro di formazione per i maestri di scuola primaria che è sostenuto prevalentemente da questi fondi, così come una scuola professionale di arti e mestieri, perché i giovani che hanno la possibilità di essere educati ricevano anche una concreta opportunità per aiutare il Paese a uscire dalla crisi economica e dalla povertà in cui è precipitato a causa del conflitto”.

(testo, foto e video di Giovanni Panozzo)

Chi è mons. Christian Carlassare

Nato a Schio (VI) nel 1977, dopo la maturità entra nei missionari comboniani del Cuore di Gesù e nel 2004 viene ordinato sacerdote, a Verona. Dopo l’ordinazione parte per il Sudan del Sud per imparare la lingua nuer e dal 2006 al 2016 è prima vicario parrocchiale e poi parroco nello stato di Jonglei. Per la sua congregazione, dal 2017 al 2019 è vice-provinciale in Sudan del Sud. Nel 2020 viene nominato vicario generale della diocesi di Malakal e l’8 marzo 2021 papa Francesco lo nomina vescovo di Rumbek. Al momento della sua elezione è il più giovane vescovo cattolico italiano. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2021 fanno irruzione nella sua canonica due uomini armati che prima picchiano il presule e poi gli sparano alle gambe. Il 25 marzo 2022, rimessosi in salute, riceve l’ordinazione episcopale, nella cattedrale della Sacra Famiglia a Rumbek e prende possesso della diocesi. Il 3 luglio 2024 papa Francesco lo nomina primo vescovo di Bentiu. L’11 agosto successivo ha preso possesso della diocesi.

Bakhita, una santa sudanese

Nata intorno al 1869 in un piccolo villaggio del Sudan occidentale (nel Darfur), all’età di sette anni Bakhita fu rapita da mercanti arabi di schiavi. Venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù. Resa, infine, libera, a Venezia nel 1890 divenne cristiana col nome di Giuseppina e poi, nel 1896, religiosa presso le Figlie della Carità (Canossiane). Passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio (VI), prodigandosi per tutti. Per oltre cinquant’anni visse prestandosi in diverse occupazioni: fu infatti cuciniera, guardarobiera, ricamatrice, portinaia. Bakhita si spense l’8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell’Istituto per vedere un’ultima volta la sua «Santa Madre Moretta» e chiederne la protezione dal cielo. Giovanni Paolo II la proclamò beata nel 1992 e santa il 1° ottobre del 2000. L’8 febbraio si celebra la sua memoria liturgica.

16 Dicembre 2025
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