3 Marzo 2026

Clamoroso al Cibali: una “casa per tutti” che vince il degrado

Nella parrocchia Natività del Signore, nel quartiere Cibali di Catania, l’oratorio voluto e costruito insieme a don Roberto Mangiagli è veramente “casa per tutti”: un caleidoscopio di attività e proposte educative che riempie di gioia e di senso la vita di volontari di ogni età e toglie dai pericoli della strada e della dispersione scolastica decine e decine di ragazzi.

“Quanti anni ho, io? Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni. Quel che importa è l’età che sento. Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure. Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni. Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento”. Cita questi versi straordinari di Josè Saramago l’ottantaquattrenne Tina La Rosa, vedova, con una figlia psicoterapeuta a Padova. Lei che è stata una docente di lettere a Catania, è felice di dare la sua testimonianza come prima parrocchiana dal 1973, quando l’oratorio di Cibali, quartiere di Catania molto eterogeneo, è stato elevato a parrocchia, intitolata alla Natività del Signore. Attualmente Tina è responsabile del centro di ascolto, distribuzione cibo e vestiario ed è presidente del volontariato vincenziano. “Il carisma di S. Vincenzo de’ Paoli – confessa – è l’anima del mio servizio, che si svolge anche a domicilio con gli anziani. Visitiamo gli ammalati, girando pure nelle case di riposo del nostro quartiere: cerchiamo di portare festa, forza e coraggio. Quelli che a me non sono mai mancati, quando ho superato il mio dolore e la mia malattia oncologica. Poi ho voluto continuare a servire i poveri, conquistando serenità nel tempo con la ricchezza dei vissuti e la fede incrollabile, senza la quale non ce l’avrei fatta da sola”.
Di lei è fiero il parroco don Roberto Mangiagli, classe 1977, che è qui dal 2003. Come di tutta la sua équipe, tra giovani e adulti. “Nel 2003 – racconta don Roberto – ero parroco da soli venti giorni e una giovane nigeriana mi chiese di aiutare il figlio di 6 anni per il recupero scolastico. Uscendo, avevo visto in auto il fratellino di 3 anni piangere, perché voleva rimanere in parrocchia e promisi al piccolo che avrei accettato anche lui. Quella donna morì all’improvviso per un aneurisma, mentre il padre dei bambini era assente. Come parrocchia, allora, decidemmo di adottare quei due fratellini e da lì è partita una gara di solidarietà, una vera sfida di fraternità. Negli ultimi annoi la parrocchia ha accolto l’associazione Famiglie per l’accoglienza, a fianco di tutte le famiglie che vogliono sperimentarsi nell’affido”.
Per rispondere alle cause del disagio sociale nel giugno 2006 sono state gettate le basi per realizzare il progetto chiamato Oratorio… casa per tutti, realtà che dal settembre 2006 è presente in parrocchia (attualmente tutti i giorni – compresi i festivi – dalle ore 14.00 alle ore 23.30), e accoglie al suo interno centinaia di giovani, adolescenti e bambini dei quartieri catanesi Cibali e San Nullo. La fondatrice del progetto è Marilena Croazzo, 47 anni. “Appartenevo a un’altra parrocchia – ricorda – ma quando, nel 2003, conobbi don Roberto mi sono sentita subito a casa, con il gruppo giovani. L’oratorio è stato creato a misura di bambino, poi è cresciuto negli anni, attivando anche progetti in collaborazione con il Comune e la Regione (ad esempio un corso di primo soccorso). Oggi organizza stabilmente corsi di formazione per educatori e animatori, corsi di Lingua italiana dei segni, centri di ascolto per adolescenti e per il disagio giovanile, laboratori di ceramica, informatica, iconografia cristiana, corsi di musica e coro, animazione teatrale e ballo, attività sportive, Grest estivo e invernale, sagre, feste, informazione con tutti i canali a disposizione. Tra le attività più belle che ho vissuto all’oratorio certamente i campiscuola e una missione in Romania e anche se oggi riesco ad essere meno presente, non mi sento comunque mai lontana”.
Suor Claudia Manzini, religiosa del Preziosissimo Sangue, è la referente del recupero scolastico. Di nascita modenese, ha studiato a Milano, girando le case della sua congregazione in Italia. “Oggi – racconta – abito a Librino con le mie consorelle. Insegno da 21 anni e ho conosciuto don Roberto proprio come direttore dell’ufficio scuola diocesano: è stato lui a chiedermi di dargli una mano. Da settembre 2025 seguo un gruppo di adolescenti e il doposcuola è la mia missione educativa in parrocchia. A Catania il tasso di dispersione scolastica è altissimo e la collaborazione tra l’oratorio e la scuola ci consente di capire meglio, nelle famiglie dei ragazzi, il collegamento tra le carenze di profitto e le difficoltà umane e affettive. Abbiamo una quarantina di ragazzi, grazie agli operatori del servizio civile e ai docenti in pensione che ci sostengono in questa preziosa attività quotidiana”.
Oggi i responsabili dell’oratorio si chiamano Alice GulinoLuisa Mannino e Mario Topazio.
Alice dal 2003 ha vissuto qui diverse realtà, tra cui gli scout e all’oratorio ha dedicato perfino la propria tesi di laurea in sociologia. “Qui sperimentiamo – ci spiega – una grande povertà educativa e culturale: spesso i ragazzi sono abbandonati a se stessi e non ne conosciamo i genitori; di loro sappiamo solo quello che i ragazzi ci raccontano”.
Luisa si sta laureando in beni culturali all’Università degli studi di Catania. “Sono un’oratoriana di seconda generazione – dichiara – perché già il mio papà e mio zio lo frequentavano attivamente. Per noi questa è come una grande famiglia, uno spazio per costruire esperienze e tessere legami”.
Mario, 41 anni, è un libero professionista che supporta l’animazione liturgica, e le celebrazioni esterne per le sue competenze di fonico. “Frequentavo la parrocchia limitrofa, ma conoscendo don Roberto da quando era seminarista, ho deciso d’iscrivere qui mia figlia al catechismo”.
Il gruppo di animatori messo su dal parroco spazia tra le competenze e le attitudini più diverse. Giulia Gulisano e Francesco Spatola, ad esempio, sono capi gruppo scout Agesci. Francesco, 42 anni, lavora come ricercatore all’Università di Catania, è in parrocchia da 5 anni, e da 30 anni negli scout. “Da noi – racconta – sono iscritti oltre 120 ragazzi anche di altri territori e siamo costretti a bloccare le adesioni perché non riusciremmo a seguirli: siamo 18 animatori divisi in tre fasce di età, per dare linfa al gruppo sarebbe necessario che si formassero anche nuovi capi”.
Annarita Zichittella, 69 anni, è la responsabile del coro. “Lavoravo come funzionario al Tribunale di Catania e sono arrivata qui per ascoltare le belle omelie di don Roberto. Poi mi sono resa disponibile come catechista, ho fatto anche parte dei vincenziani. Dal 2019 mi occupo dell’animazione liturgica e del coro, che conta 25 componenti. Coltivare la dimensione della preghiera con il canto ci dà molta gioia, specie quando organizziamo concerti o celebrazioni particolari, come ad esempio nel tempo di Natale”.
In oratorio non mancano spazi e opportunità per divertirsi . Salvina Failla, 45 anni è la responsabile del teatro. Sono approdata in parrocchia nel 2008 con il servizio civile e qui ho messo radici dando vita a un gruppo teatrale aperto a tutti. La nostra proposta è quella di un percorso di fratellanza e condivisione. Lo studio del copione, l’esercizio della memoria, l’allestimento delle scene, la scelta dei costumi: è tutta la comunità che si spende e si conosce, coinvolgendo anche i bambini che si cimentano, per le scenografie, nelle attività manuali di pittura. Durante le prove ci divertiamo moltissimo, anche perché sperimentiamo il vernacolo: la caratterizzazione del dialetto è necessaria sia per uno scambio tra le generazioni che per attirare il pubblico”.

Questo mosaico di testimonianze, tessera dopo tessera, certifica una grande verità: l’oratorio cambia la vita. Grazie a questa realtà sono tanti i ragazzi che non hanno intrapreso strade devianti, considerando che a due passi dalla parrocchia la piazza è una centrale di spaccio. Il sabato mattina, quando le scuole sono chiuse, l’oratorio è aperto, proponendosi come luogo di annuncio, catechesi, gioco, canto e drammatizzazione.
“Qui ci sono anima, impegno, passione e competenze – recitano in coro i collaboratori di don Roberto -. In una società frammentata e divisa, questo è uno spazio profetico che testimonia la comunione di una chiesa domestica”.
“È valsa la pena – conclude don Roberto – inseguire questo sogno e scommettere in questa casa per tutti, faticosa ma possibile. Vivere il Vangelo significa far morire un po’ l’io per far nascere il noi: non si può camminare da soli. Occorre far risuonare il successo dei passi piccoli e lenti, che non hanno la pretesa di arrivare a tutto subito. È bello tornare a stendere le lenzuola lavate con le ceneri, come facevano i nostri nonni, per eliminare le macchie più difficili della nostra fragilità”.

(di Sabina Leonetti – foto per gentile concessione di don Roberto Mangiagli)

3 Marzo 2026
raccontaci

Hai una storia da raccontarci?

Condividi la tua esperienza, ti potremo contattare per saperne di più.

Iscriviti alla nostra newsletter