21 Dicembre 2017

Il crac delle banche e un prete che non lascia sole le famiglie

Don Enrico Torta, parrocco di Dese (VE), ha accompagnato e sostenuto la lotta di 220 mila famiglie vittime del crac delle banche venete, avvenuto nel 2015. Tutto ciò che ha lo dà a chi ne ha più bisogno e lui non mangia mai da solo, ma ospite dai suoi parrocchiani.

“Non ti faccio entrare in canonica perché ti ci vorrebbe la patente… troppa confusione”. Don Enrico mi accoglie così e mi fa stare nella bella sala parrocchiale, questa assolutamente ordinata. Le sale parrocchiali portano dei nomi che sono un programma: don Mazzolari, don Milani, madre Teresa di Calcutta. Siamo a Dese, una piccola frazione nel comune di Venezia.

Lui dice di avere un letto, un vestito e un piatto per mangiare. Penso che non sia un’iperbole. Tutto ciò che ha lo dà a chi ne ha più bisogno. Non mangia mai da solo, ma ospite dai suoi parrocchiani. Anche lui come ormai tanti bravi preti che incontro, non ha età, però so che è vicino agli 80.

Il suo sguardo è accogliente e attento, ti guarda e ti ascolta. Proprio per questo è stato scelto dalle quasi 220 mila famiglie colpite dal crac delle banche venete, avvenuto nel 2015. Lui non ha accettato, in quanto prete, di fare il presidente del comitato costituitosi appositamente per difendere i diritti di queste persone improvvisamente rimaste senza nessun risparmio in banca. Nessun problema: il coordinamento porta il suo nome, e lui ne è il portavoce.

Don Enrico dice di far poco per queste persone, si limita ad ascoltarle. In realtà è tantissimo, perché nessun altro le ha ascoltate finora. Lui di fronte loro si commuove e le abbraccia. “Bacerei loro i piedi”, mi confida.

(Giovanni Panozzo)

21 Dicembre 2017
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