21 Dicembre 2017

Don De Blasi: la speranza tra le ferite della periferia irpina

Nella parrocchia di San Francesco d'Assisi, a Borgo Ferrovia (periferia di Avellino) la comunità ecclesiale diventa un tutt’uno con quella civile. Il merito è dell'impegno del suo pastore, don Luigi De Blasi, contro inquinamento, inciviltà e ferite sociali.

Siamo ad Avellino nella parrocchia di san Francesco d’Assisi in Borgo Ferrovia. Don Luigi De Blasi è parroco qui da una trentina d’anni. Il territorio è segnato da una forte concentrazione industriale, un’area di stoccaggio rifiuti ed da un’ex area di smaltimento amianto estratto dalle carrozze ferroviarie in disuso, ubicato vicino alla ferrovia.

Silos e appositi contenitori. Tutto ciò e lo stato di alcuni siti industriali chiusi per la crisi economica degli ultimi anni, rendono depressa questa periferia. Ed è proprio qui che la comunità ecclesiale diventa un tutt’uno con quella civile. Lo dichiara il magnifico murale dipinto da Ettore De Conciliis che riempie tutta la superficie dell’abside. Un pullulare di persone che a destra sono ritratte in zone di guerra mentre a sinistra ci sono i costruttori di pace con san Francesco d’Assisi. La particolarità sta nel fatto che tra la folla ci sono uomini molto famosi degli anni sessanta, governanti, uomini del mondo artistico e culturale che insieme al popolo di credenti, e tra questi molti sono i ritratti di persone della comunità nonché papa Giovanni XXIII che si confonde tra la folla, concorrono alla realizzazione di un mondo di pace. Al centro il Cristo risorto.

Una nota non di poco conto, l’artista De Coniciliis, al tempo, aveva 24 anni. Un progetto che risente decisamente del Concilio, in diretta, visto che i lavori si realizzarono intorno al 65. Questa scelta, e quella di costruire la chiesa con lo stesso materiale delle case popolari del quartiere circostante, trova uno stile pastorale coerente di una chiesa tra la gente e di una chiesa che accoglie tutta l’umanità. Don Luigi ne è primo testimone, riconosciuto per la sua accoglienza e per l’impegno a lavorare per un territorio più sano sul piano ambientale e più inclusivo sul piano delle relazioni e dell’accoglienza di persone con forti fragilità come le donne con figli piccoli provenienti dal carcere e accolte in una casa donata alla caritas dalla comunità. In tutto ciò si notano le contraddizioni di un territorio ferito ma allo stesso tempo ricco di relazioni. Infine don Luigi sembra non avere un’età. Alla domanda. “quanti anni hai?”, risponde che non lo sa, perché non può sapere quanti anni il Creatore gli concederà. Vissuti 76.

Insomma un pastore che odora delle sue pecore.
Come voleva il Concilio.
Come vive papa Francesco.

21 Dicembre 2017
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