Nel nome di Carlo Acutis, a Pompei i giovani protagonisti
Alcuni ambienti adiacenti al Santuario della Beata Vergine del S. Rosario sono stati ristrutturati e sistemati da un vivace gruppo di studenti universitari che, insieme a don Ivan Licinio, incaricato della pastorale giovanile di questa diocesi, lo hanno trasformato in un vero catalizzatore di energie positive e fraternità.
Ad accoglierci sul tappeto è un gatto bianco e nero, che i ragazzi hanno battezzato Coda Liscia. Non possiamo entrare se lui non ci dà il permesso, perché è il vero padrone di questo luogo di aggregazione, situato a due passi dal Santuario di Pompei.
“C’entro” è stato inaugurato quattro anni fa ed è intitolato a Carlo Acutis, interamente ristrutturato dagli studenti universitari su locali del Santuario. “Qui c’erano solo un vecchio divano e due sedie – racconta don Ivan Licinio, 42 anni, responsabile della pastorale giovanile della Prelatura di Pompei -. Abbiamo dato ai giovani la possibilità di farne una seconda casa”. Il colpo d’occhio è suggestivo. I colori, la tinta delle pareti, gli arredi, gli accessori, gli angoli musicali e artistici: tutto scelto dai ragazzi. “Dopo il covid – riprende don Ivan – abbiamo avvertito la necessità, come ogni diocesi, di uno spazio giovanile dove condividere gioie e tristezze dell’esistenza, dallo studio agli affetti, dalle feste alla solidarietà verso i più deboli. I ragazzi hanno deciso la destinazione d’uso e hanno recuperato le aiuole esterne, arricchendole di panchine e di un gazebo. Tanti qui mangiano, utilizzando un piano cottura. Tra una sessione di studio e l’altra, si ritrovano a mangiare insieme studenti degli atenei di Napoli e di Salerno, e poi si aiutano reciprocamente. Dopo le 7 di sera incominciano diverse attività: un corso di chitarra gratuito, tenuto da un cantautore locale, un corso di ricamo creativo per cucire e personalizzare oggetti, un corso di teatro, uno di coro gospel. Alcune iniziative nascono anche su tematiche sociali, come il corso di educazione affettiva con la partecipazione di alcuni psicologi: l’ascolto e la formazione sono prioritari. La nostra pastorale universitaria coinvolge l’Azione Cattolica e gli scout dell’Agesci e tanti dei nostri giovani che non frequentavano la parrocchia si riavvicinano alla fede proprio in questo centro, dove possono confrontarsi con altri coetanei e condividere un percorso. Per la Canonizzazione di Bartolo Longo da qui sono arrivati a Roma, in treno, 1200 pellegrini e la logistica è stata affidata proprio agli studenti universitari del nostro centro, in sinergia con l’Azione Cattolica e l’Agesci di Pompei”.
Chiara, 21 anni, è al terzo anno di beni culturali all’Università degli studi di Napoli. “Conoscevo questo centro – ci dice – dai racconti di altri amici soprattutto scout e avevo bisogno di un luogo tranquillo dove studiare. La maggior parte di noi ha fatto esperienza in Agesci. Più passava il tempo e più mi sentivo coinvolta. Oggi il centro, anche se era nato solo come aula studio, è cresciuto molto, in base alle esigenze degli utenti”.
Un’altra Chiara, 20 anni, studia alla Scuola internazionale di animazione grafica e disegno ed è approdata al centro invitata da don Ivan. Inizialmente faceva i turni per aprire e chiudere, “poi sono entrata sempre più nel vivo dell’organizzazione – ricorda -: feste ed eventi, apericene, falò di Natale, film a tema natalizio, giochi con le carte, tombolata, momenti di aggregazione. Facciamo anche delle uscite, tipo visite a musei, mostre o presepi permanenti. Tutte occasioni per stare insieme. E poi c’è un aspetto solidale: raccogliamo giocattoli per i bambini bisognosi in sinergia con le opere di carità del Santuario di Pompei”.
Raffaele, 25 anni è il veterano del gruppo e frequenta il centro dalla sua nascita. “Qui – racconta – ci sono tutti gli amici con cui sono cresciuto e qui trovo anche motivazioni in più per completare il mio percorso di studi: dare un contributo attivo sul piano sociale, oltre la comfort zone della casa dei miei genitori. Mi piace creare rete, uno spazio in cui rapportarmi con serenità e senza remore; questo luogo mi consente di essere me stesso e non limita la mia libertà di espressione”.
Perché l’intitolazione del centro a Carlo Acutis? “Perché è un modello di santità accessibile – spiega don Ivan -. La mamma di Carlo è stata qui il giorno dell’inaugurazione e ci ha fatto dono del quadro di suo figlio. Un giovane ordinario ci fa capire che la santità non è perfezione, ma è alla portata di tutti, fuori dall’iconografia classica: un giovane in jeans e maglietta”.
“È stato bello aver conosciuto dal vivo la mamma di un santo, che allora era beato”. Emanuela ha 33 anni e confessa che “qui ognuno si sente a casa. Siamo nati durante la pandemia e dopo l’isolamento ci siamo ritrovati. Anche Carlo Acutis, come l’avvocato Bartolo Longo canonizzato ad ottobre scorso, ci ricorda che dobbiamo seguire la nostra vocazione, che ci invita al servizio degli altri. L’augurio è che nascano più luoghi come questo, ma forse serve forse più sensibilità nei nostri ambienti in questo senso: a volte ne troviamo di più al di fuori della comunità ecclesiale”.
Angelica, 24 anni, è in vena di consigli. “Ai giovani dico di non chiudersi, di cercare amicizie vere, non virtuali: spesso non si dialoga né in famiglia né con gli amici, rifugiandosi nei social o su internet. Ma non bisogna avere paura di chiedere aiuto”.
Annarita, 20 anni, studia recitazione a Napoli. “Ho conosciuto don Ivan in parrocchia, lui è stato il primo a darmi fiducia. A volte non bisogna andare così lontano per costruire la propria identità. Da un luogo degradato abbiamo riqualificato un intero quartiere che adesso ci guarda con meno sospetto.”
“Non vogliamo creare compartimenti stagni – chiosa don Ivan -, bisogna unire risorse e idee e siamo fieri di mettere a disposizione per questo anche i locali del nostro centro. Qui festeggiamo lauree, compleanni, è uno spazio dove intessere legami e mantenerli. Per questo è un luogo di speranza, che è poi il significato del Giubileo che abbiamo appena celebrato”.
(di Sabina Leonetti – foto gentilmente concesse da don Ivan Licinio)