29 Maggio 2020

Preti e comunità, nell’anno più duro con le famiglie e le imprese

Da Pescara a Bologna, da Bolzano a Bergamo, da Firenze a Catania: preti diocesani e comunità non si sono fermati davanti al covid 19. Ora progettano la rete di interventi fraterni che darà man forte a famiglie e imprese nella lunga crisi sociale che si profila.

Dopo la crisi sanitaria, quella occupazionale. Molti nella Chiesa già lavorano per portare aiuto. “Con il nostro “Salvadanaio della solidarietà” sosterremo tirocini formativi, start up e cooperative” ha spiegato il direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne don Marco Pagniello –.

Solo insieme affronteremo l’emergenza sociale.

A ritrovarsi con poco o nulla saranno in tanti”.

Sulla stessa linea i fondi diocesani ‘San Giuseppe’ a Milano (oltre 6 milioni di euro), S. Omobono a Cremona, il ‘Salvagente famigliare’ a Bolzano-Bressanone. A Bergamo il fondo “Ricominciamo insieme” (per spese scolastiche e mediche, assistenza anziani, crediti per le pmi). A Bologna dal fondo San Petronio redditi d’emergenza tra 400 e 800 euro per un trimestre. Da dove vengono le risorse? A Bologna dall’azienda di sistemi di sicurezza Faac, donata alla diocesi, negli altri casi da 8xmille e fedeli.

“Ci prepariamo a ricostruire il tessuto economico e sociale d’Italia” è la sintesi del responsabile Pastorale del lavoro a Firenze, don Giovanni Momigli. “Con il Progetto Policoro della Cei che qui e in ogni diocesi con l’8xmille insegna a creare cooperative, stiamo per ripartire” indica il suo omologo a Catania, don Piero Sapienza. Nella città etnea il progetto Centro Orizzonte lavoro (centroorizzontelavoro.it), ideato dal salesiano don Vincenzo Giammello e 10 professionisti, spesso in team con l’Ufficio lavoro diocesano, oggi forma a distanza. Una risorsa cruciale per chi dovrà riconvertirsi in un nuovo percorso professionale: “Insegniamo a trovare lavoro. Inviamo la newsletter a migliaia di iscritti con una miriade di annunci in Italia e all’estero, impieghi in agricoltura, concorsi, stages e tirocini – spiega don Enzo – Poi ci sono i nostri corsi per inoccupati, anche con bassa scolarizzazione, e imprese del terzo settore: sosteniamo l’auto-imprenditorialità, insegniamo digital fundraising e a partecipare a bandi europei”. I servizi della cooperativa sono gratuiti. “Non siamo uno sportello, ma compagni di viaggio – prosegue don Giammello – Perderemo almeno mezzo milione di posti di lavoro nel 2020, specie in settori portanti: turismo, commercio, industria, ristorazione e costruzioni.

Ai giovani chiediamo fiducia, guai a gettare la spugna.

Oltre 30 anni di esperienza ci suggeriscono che oltre ad informazioni e servizi, conta non lasciarli soli. La parola d’ordine è accompagnare. Con il web accresciamo le competenze per candidarsi a settori in crescita. Il mercato infatti, fermo in tanti comparti, mostra picchi di richieste in ambito socio-sanitario, chimico e farmaceutico, per addetti a pulizie, sanificazione, trasporti, consegne a domicilio, acquisti on line, piatti pronti, servizi alla persona, specie per gli anziani”. “Parrinu, se me ne vado a rubare, faccio peccato? Devo mantenere la famiglia. Lei mi deve aiutare” gli aveva detto un disoccupato 30 anni fa. “Parole indimenticabili – ricorda don Giammello – Tanti come lui non interessavano a nessuno, se non al sistema criminale. Don Bosco non sarebbe rimasto a guardare. Centro Orizzonte Lavoro cominciò così”. Oggi la missione cambia ancora, per don Enzo e tanti annunciatori di vita in un tempo di ferro.

(Gilberto Tito)

29 Maggio 2020
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