16 Gennaio 2026

Pompei: nel nome di Maria, a servizio dell’uomo

Andiamo alla scoperta di quella "cittadella della Carità legata al culto del santuario mariano e del suo fondatore, che adotta uno stile cordiale e giovanile, in una collaborazione fattiva con gli enti pubblici". Così ce la racconta don Antonio Protano, responsabile delle opere di carità legate al Santuario di Pompei e parroco al Sacro Cuore di Gesù. Insieme alla sua, le voci di tanti altri religiosi e volontari che qui si spendono ogni giorno.

Pompei è Rosario, dono dell’amore del suo fondatore, l’avvocato Bartolo Longo, canonizzato lo scorso 19 ottobre. Pompei è crocevia di uomini e di popoli, luogo di conversione e riconciliazione, di spiritualità e santità, di cultura: gli scavi archeologici, la Pinacoteca, il Museo diocesano. Ma è soprattutto laboratorio di solidarietà e di promozione umana, una “Banca della Carità tutto l’anno”, come l’ha definita don Antonio Protano. Lui è il responsabile delle opere di carità legate al Santuario, classe 1968, ma è anche parroco al Sacro Cuore di Gesù, nel centro di questa città di Maria, meta di pellegrini e turisti da tutto il mondo, con 30 sacerdoti e 5 parrocchie.
“In oltre un secolo – ci spiega don Antonio – le opere sociali realizzate da Bartolo Longo, risposta alla povertà del tempo, hanno accolto migliaia di afflitti ed emarginati, dagli orfani di guerra fino ai figli di carcerati, con la fondazione di ospizi e istituti, affidati alle Suore domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e ai Fratelli delle Scuole Cristiane. Ma con i cambiamenti delle leggi regionali in materia di strutture ospitanti i minori, prima negli anni 90 e poi nel 2000, gli istituti sono stati chiusi, trasformando servizi e strutture residenziali in comunità di tipo familiare. Nascevano così la comunità Giardino del sorriso e il Gruppo appartamento, nel centro educativo Beata Vergine del Rosario, dove convivevano le ex-alunne maggiorenni studentesse universitarie. Nel 2003, il giorno successivo alla seconda visita di Giovanni Paolo II, il Centro accolse, inoltre, una ragazza madre con il suo bambino, Emanuele. Da questo gesto d’amore nacque Casa Emanuel per gestanti, madri e bambini. Nello stesso periodo, l’orfanotrofio (2003) e l’ospizio (2008) furono convertiti in centri diurni semiresidenziali. Nel 2013 è divenuto realtà il centro per il bambino e la famiglia Giovanni Paolo II con l’arrivo della famiglia Cretella, che vive la spiritualità della Fraternità di Emmaus. Il centro comprende 5 case-famiglia, due affidate alla Comunità Papa Giovanni XXIII , due alla Fraternità di Emmaus e una alla Fondazione Giuseppe Ferraro onlus.”
“La nostra Caritas – riprende don Antonio – lavora in rete e spesso sostiene i paesi limitrofi, che ricadono nel territorio della diocesi di Nola: aiutiamo italiani separati, ragazze madri, donne che hanno subìto violenza, anziani soli, migranti. Il nostro Santuario, che sorge tra le case in pieno centro, appartiene a tutti: il Rosario è l’identikit di questa Chiesa, la presenza di Maria si percepisce ovunque e accompagna il nostro quotidiano. Le offerte dei benefattori del Santuario sparsi nel mondo ci consentono di mandare avanti tutte queste realtà, cui si aggiungono associazioni laiche ed ecclesiali, commercianti e agricoltori, che formano un oceano di bene, e garantiscono la costosa manutenzione  degli edifici”.
Il diacono permanente responsabile della Caritas, Vincenzo Passarelli, coordina questa azione di fraternità universale. “Ascoltiamo i bisogni il martedì e giovedì – racconta – e poi decidiamo come intervenire: dal pagamento delle bollette alla distribuzione dei pacchi, dal fitto ai mutui. Monitoriamo i senza fissa dimora, in particolare nelle due stazioni ferroviarie. Loro utilizzano le docce e la nostra mensa Papa Francesco, attiva nella Casa del pellegrino. Ricordo un episodio particolarmente commovente di un clochard ricoverato, con precedenti penali, al Policlinico di Napoli: abbiamo pregato con lui in videochiamata, come se noi fossimo i suoi familiari. Quindi non solo necessità materiali: la nostra carità è anche pacca sulle spalle, è preghiera, è sorriso, è abbraccio. Dal nostro centro di ascolto non si va mai via senza aver portato qualcosa anche nel cuore”.
Ne è convinta suor Floriana, che opera in Caritas, oltre che turnare nella sala offerte del Santuario di Pompei. “Dalle necessità impellenti del vivere quotidiano come scarpe e vestiti, all’acquisto dei farmaci, fino a un posto di lavoro: questo è quello che cerchiamo di offrire, grazie al contributo economico del nostro Vescovo. Se necessario paghiamo anche visite specialistiche e cure dentarie e distribuiamo prodotti per l’igiene personale e della casa. A chi dorme in auto forniamo coperte e cuscini, cercando di usare misericordia con i più fragili e gli ultimi, per nuove povertà spesso inaspettate”.
“Grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica – riprende il diacono Passarelli – abbiamo finanziato progetti lavorativi, corsi pomeridiani per panificatori e pasticceri nell’Istituto Bartolo Longo maschile, per 12 ragazzi dai 15 ai 19 anni, con attrezzature messe a disposizione dal Santuario, e poi laboratori di ceramica e informatica, corsi di formazione professionale della Regione Campania: idraulica e falegnameria, parrucchiera ed estetista”.
Entusiasti i volontari lasalliani dell’Istituto – il nome deriva dal fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, S. Giovanni Battista de La Salle – di prendere parte attiva a questa rete di carità. Rosa, 52 anni, è un’operatrice socio sanitaria. “I bambini ospiti dell’istituto – dichiara – sono molto energici e vivaci, e facendoli giocare insieme a noi li rendiamo partecipi di tutte le fasi stagionali del lavoro in agricoltura: dalla vendemmia alla raccolta delle olive e degli ortaggi. Personalmente sono una volontaria dall’età di 19 anni, facevo parte del 118, sono inserita nell’Ordine di Malta e i anche miei genitori sono volontari al Santuario di Pompei. Ci bastano quei sorrisi e le benedizioni che arrivano ogni giorno dagli utenti”.
Domenico, 70 anni è invece volontario solo da quattro anni. “Porto alle famiglie bisognose e ai senza fissa dimora il pane che vado a prendere dagli esercizi donatori o che arriva dai supermercati”.
Felice, 52 anni, aggiunge: “Non solo pane ma anche bancali di frutta, salumi, formaggi: ogni domenica sera con il furgone partono le raccolte del cibo dai mercati e riceviamo donazioni anche da macellerie e pescherie, più assiduamente da una ventina di esercizi”.
Il lavoro delle suore domenicane “Figlie del Rosario di Pompei” resta fondamentale in questa grande opera assistenziale. Nel tempo si sono adeguate anche partecipando a corsi di formazione e aggiornamento, per affrontare le trasformazioni dell’attività educativa rivolta ai minori.
Come suor Maria Neve, responsabile del centro oratoriale diurno Crescere Insieme. “Dal 2006 – racconta – ospitiamo nel nostro centro educativo Beata Vergine del Rosario, attiguo al Santuario, classi miste, con 50 minori dai 6 ai 14 anni che vivono situazioni familiari a rischio, come orfani e figli di detenuti. Li togliamo dalla strada fino a 6 ore al giorno con attività extrascolastiche: tornei di calcetto, uso del PC, uncinetto e punto croce, cucina, giochi, lavoretti artigianali, vendemmia. A breve – ci anticipa – partirà anche  un corso di chitarra. A conclusione dell’anno scolastico facciamo un campo estivo. Ogni anno e da ben 25 anni un benefattore offre ai nostri ragazzi vacanze al mare in un villaggio a Paestum. Siamo fieri di poter affermare che tra i ragazzi cresciuti nei nostri centri oggi annoveriamo medici, assistenti sociali e professionisti a vario titolo”.
Suor Margherita è invece responsabile del Centro Aiuto alla vita. “Aiutiamo circa 25 mamme – dichiara – ragazze madri, ma anche famiglie a basso reddito o bassa scolarità che arrivano da Pompei, Bosco, Scafati, Torre Annunziata e ci sono due donne in attesa. Forniamo latte, omogeneizzati, pannolini, culle e passeggini. Il passaparola resta lo strumento principale per raggiungerci. Le mamme ci chiedono di lavorare e cerchiamo di aiutarle come badanti, colf, cuoche. Sensibilizziamo le parrocchie: i sacerdoti conoscono il territorio e spesso sono la nostra garanzia. Anche il Comune conta molto sulla nostra presenza”.
Le suore sono affiancate da esperti in campo psico-pedagogico. Come la sociologa Anna Sicignano, coordinatrice sia di Casa Emanuel, che del centro Aiuto alla vita, che hanno sede nel centro educativo. “Casa Emanuel – esordisce la sociologa – è nata nel 2003 e accoglie gestanti, madri e bambini da zero a tre anni, per un periodo massimo di due anni, in collaborazione con i servizi sociali del Comune di Pompei e con l’Asl: ragazze madri con provvedimento del Tribunale di allontanamento dalla propria famiglia di origine e donne in difficoltà per gravidanza fuori da un’unione civile o matrimoniale. Finora abbiamo ospitato oltre 120 mamme tra i 15 e i 40 anni e 150 bambini vittime di abusi familiari o in situazioni di disagio socio-relazionale”.
Luigina, 45 anni, è un’educatrice di Crescere Insieme e di Casa Emanuel ed è qui dal 2021. “È la mia seconda casa – afferma – e con l’intercessione di Maria e Bartolo Longo spero di prestare a lungo la mia opera per ogni tipo di disagio”.
Maria, 24 anni, fin da piccola ha desiderato fare la volontaria. Dal 2023 lavora a Casa Emanuel, occupandosi di farmacia e contatto con i medici, fissa appuntamenti al centro di ascolto e incoraggia: “Non è mai troppo tardi per migliorare, cambiare, dare speranza. Quando vedo gli altri stare bene io ci sto tre volte di più. Nell’energia dei miei anni giovani credo di poter dare ancora tanto”.
Sonia, 34 anni, è un’ospite di Casa Emanuel. Ha due bambine e ha passato la gravidanza in strada e in hotel. “Poi – confida – un’amica mi ha parlato di questo centro. Il giudice mi ha dato la possibilità di riavvicinare mia figlia a 10 mesi. Ho socializzato con le suore e le operatrici e adesso qui mi sento a casa. Do una mano anch’io in cucina e per le pulizie. La mia primogenita vive con la mia mamma e le mie sorelle. Ecco io sono fortunata qui, con altre 9 mamme e 5 bambini, perché posso stare vicino ai miei figli. Non bisogna mai arrendersi e smettere di combattere. Pur di recuperare autostima, dignità e autonomia sono disposta a tutto, i miei figli sono la molla per andare avanti, le prove quotidiane vanno affrontate con grinta e coraggio”.
“Insomma – conclude don Antonio Protano – una cittadella della Carità legata al culto del santuario mariano e del suo fondatore, che adotta uno stile cordiale e giovanile, in una collaborazione fattiva con gli enti pubblici, per un tempo di crescita e di socialità, di partecipazione e relazioni, di scoperta delle proprie doti, inclinazioni e aspirazioni, per l’acquisizione di competenze umane e professionali e per la costruzione di un futuro di speranza”.

(testo e foto di Sabina Leonetti)

16 Gennaio 2026
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