13 Marzo 2026

Quando la solidarietà è più potente dell’alluvione

Don Claudio Cipolla, da quattro anni direttore della Caritas diocesana di Rossano Cariati e da due mesi incaricato di Caritas Italiana per le emergenze in Calabria, ci guida tra le comunità più colpite dalla recente alluvione del Crati. La devastazione in Contrada Thurio a Corigliano Calabro e a Tarsia è grande, ma la risposta della solidarietà è stata ancora più straordinaria.

“Quella notte mio figlio Francesco era corso nella stalla per provare a salvare qualche animale. L’ho sentito urlare: ‘Mamma vai via da qui o non c’è scampo!’ ‘No!’ Gli ho risposto in maniera secca fra le lacrime, ‘Senza di te non vado da nessuna parte’. Abbiamo perso tutto: 220 pecore, 60 capre, 100 agnelli soffocati dal fango. Mobili a terra, porte sradicate, mobili e capi di abbigliamento distrutti, documenti e fotografie, ricordi di una vita irrimediabilmente compromessi”. Ha la voce strozzata dal dolore Chiara, vedova, mentre rivive e ci racconta l’esondazione del Crati del 2018 in contrada Thurio, frazione di Corigliano Calabro (CS), nell’arcidiocesi di Rossano Cariati. “Avevamo tutto – prosegue – non ci mancava niente; mio figlio dopo la morte di mio marito aveva rinunciato ai suoi sogni per lavorare nella nostra azienda agricola. Nel 2026 l’incubo si ripete. Dopo la distruzione totale del 2018, Francesco aveva trovato lavoro in un’azienda agricola, percorrendo 120 kilometri al giorno, e aveva ripreso ad occuparsi dell’azienda di famiglia, comprando delle galline, ma l’esondazione del fiume è stato l’ennesimo colpo di grazia”.

Cuori spezzati, che non trovano pace. A ricostruire le loro storie è don Claudio Cipolla, 42 anni, da quattro direttore della Caritas diocesana e da due mesi incaricato di Caritas Italiana per le emergenze in Calabria. Lui, che è anche parroco di S. Francesco D’Assisi a Mirto Crosia (CS), è sempre in viaggio con i volontari Caritas e gli operatori del Progetto Policoro, verificando di persona quanto sta accadendo da gennaio, incoraggiando le popolazioni colpite e provvedendo a organizzare i soccorsi, sempre con la vicinanza dell’arcivescovo Maurizio Aloise.

“L’acqua è entrata nelle abitazioni – riferisce don Claudio – lasciando segni indelebili su pareti, arredo, materassi. Tutto impastato di fango, da buttare. Cinquecento persone sono state evacuate e vivono in bed and breakfast, soprattutto i più vulnerabili e stranieri che non hanno parenti. Chi ha avuto la fortuna di trovarsi in aziende con abitazioni al primo piano è riuscito a rifugiarvisi. Ma al 98% le case sono tutte a piano terra, con le masserie o le aziende agricole: coltivazioni di ortofrutta, allevamenti di galline, pecore, vendita di formaggi. Con i parroci delle frazioni di S. Nicola a Thurio e dei Ss. Pietro e Paolo a Tarsia, rispettivamente don Vittorio Salvati e don Cosimo Galizia, abbiamo organizzato i soccorsi non appena si è placata la furia dell’alluvione, facendo una prima stima dei danni creati dall’esondazione del Crati. Le strade sono voragini e questo fa molta paura anche per gli spostamenti. L’esserci, come Caritas diocesana è fondamentale: abbracciare di persona, ascoltare la rabbia delle popolazioni colpite, sostenere la loro disperazione. Il nostro arcivescovo si è recato personalmente nei luoghi colpiti, per benedire uno per uno gli abitanti. Spalare il fango non è assolutamente facile – continua don Claudio – e abbiamo immediatamente iniziato la raccolta degli attrezzi indispensabili: palette, carriole, scope, detersivi, stracci. È partita anche una distribuzione capillare e tempestiva nelle parrocchie e nelle famiglie, grazie ai nostri volontari, dei pasti offerti pure dalle Caritas di S. Marco Argentano – Scalea e da Cosenza. Alcuni luoghi li abbiamo raggiunti addirittura con i canotti. La gente cerca di resistere, ma danni ingenti sono causati anche dall’umidità che si è infiltrata e richiede interventi straordinari di manutenzione. Mi ha particolarmente colpito un signore, che è riuscito a salvare la cucina nuova, che stava pagando ancora, smontandola pezzo per pezzo!”.

Mario Graziano, 33 anni, è un animatore del Progetto Policoro della diocesi di Rossano Cariati. “Abbiamo preparato una mappatura del territorio – ci spiega – per registrare i danni materiali e quelli morali (che di certo non si risaneranno in fretta). La piena di febbraio ha spaventato e demoralizzato la gente, che si è ritrovata per strada col sospetto che l’esondazione sia figlia anche delle mancanze istituzionali di chi doveva provvedere a prevenirla. Mi ha colpito la voce di una ragazza che diceva: ‘Ora non cerchiamo denaro ma braccia operose!’. Contrada Foggia fa parte ventina di contrade di campagna della parrocchia della frazione di Thurio, è un territorio in prevalenza a vocazione agricola. Le nostre clementine sono andate completamente distrutte, gli agrumeti allagati, ovunque c’è odore di marciume e la terra è fradicia. Stiamo portando viveri, prodotti per l’igiene personale e della casa, ma soprattutto conforto e sostegno psicologico”.

Anche Livio Brunetti, 31 anni, è un volontario della Caritas diocesana. “Da metà febbraio – racconta – stiamo lavorando con gli operatori del servizio civile: due squadre per una quindicina di collaboratori, distinti fra Thurio e Tarsia. È una lotta contro il tempo perché ogni pioggia battente, che riprende con intensità può far scattare nuovamente l’emergenza, rendendo sempre più fragile una situazione già precaria. A lavorare con noi ci sono la Protezione Civile e Calabria Verde, ente strumentale regionale deputato alla forestazione, difesa del suolo e dissesto idrogeologico, con sede a Catanzaro. Purtroppo la gente abita dove lavora e, se perde una cosa, perde anche l’altra. Una famiglia mi ha confessato la disperazione di dover ricominciare un’altra volta tutto daccapo, a distanza di pochi anni. Non solo la tempestività degli interventi ma anche la prossimità, la condivisione della negatività dei vissuti fanno la differenza. In questo frangente abbiamo sperimentato la fratellanza vera: basta guardarsi negli occhi, non servono direttive, ognuno sa cosa deve fare. Abbiamo svuotato e ripulito le case grazie alla generosità diocesana. Don Claudio ha lanciato un appello accorato con tutti i canali a disposizione e tutti hanno contribuito a far pervenire strumenti di lavoro, idropulitrici comprese. La parrocchia di don Vittorio Salvati è diventata il nostro centro operativo. Ci siamo scusati con le signore che si occupano della pulizia in parrocchia per la sporcizia che abbiamo portato in chiesa ma la loro risposta ci ha spiazzati: ‘Gesù è contento se sporchiamo in nome della fratellanza e della solidarietà!’. Siamo chiesa viva se siamo uniti e questo non è mai scontato, come il ritrovarci tutti all’ora di pranzo, e poi riprendere il lavoro pomeridiano”.

“In Quaresima – conclude don Claudio – mi piace regalarvi un’immagine che mi è rimasta impressa: un bambino che, nonostante tutto, ha preso un pezzo di legno, ammassando due cumuli di terra e ci è salito sopra per giocare. Lo abbiamo visto correre con gli stivali imbrattati di fango, divertendosi nel fango anche se aveva perso i suoi giocattoli. Questo ci dà il senso della speranza di chi vuole restare in una terra generosa e martoriata. Noi ci siamo, pronti ad asciugare una lacrima, ad elargire un sorriso, ad accogliere i doni: la ricostruzione è nella nostra storia quotidiana”. 

(di Sabina Leonetti – foto per gentile concessione di don Claudio Cipolla e della Caritas diocesana di Rossano – Cariati)

13 Marzo 2026
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