Roma: giocando si impara… a vivere insieme
Nella parrocchia dei Santi Protomartiri Romani, all'Aurelio, gli spazi sono stati messi a disposizione del quartiere per offrire a tutti un punto di aggregazione dove poter crescere con valori sani: il gr.est. ha coinvolto 200 bambini e 70 animatori, per il Giubileo sono stati ospitati 400 giovani e nella quotidianità il mini calcio e il mini rugby sono opportunità di crescita per i più piccoli.
“L’importante non è vincere, ma partecipare”. La celebre frase attribuita a Pierre de Coubertin, il fondatore dei giochi olimpici, rispecchia in pieno la filosofia di Kekambas, Associazione sportiva dilettantistica che opera a Roma, nella parrocchia dei Santi Protomartiri Romani. Ai piccoli giocatori – dai 3 anni in su – non si insegnano solo i fondamenti del rugby e del calcio, ma soprattutto il rispetto per gli altri, l’inclusione, l’amicizia.
“L’obiettivo non è vincere le partite – sottolinea il responsabile Davide Frezza –, ma proporre attività che possano essere di supporto alla crescita motoria, relazione e sociale dei bambini. Le attività di squadra in questo sono fondamentali, perché insegnano il rispetto delle regole e il saper stare in gruppo”.
Tra l’Associazione sportiva e la parrocchia, insomma, c’è comunione di intenti e di vedute. In un quartiere – l’Aurelio, nella zona ovest della Capitale – dove mancano i punti di aggregazione per i più giovani. “L’ambiente della parrocchia favorisce un rapporto diretto con le famiglie e ci aiuta a proporre un tipo di attività non competitiva – prosegue Frezza –. Si crea un ambiente familiare, c’è un contatto diretto con i genitori, anche grazie al fatto che si fidano molto del parroco don Alessandro Pagliari”.
Due le discipline proposte: mini rugby e mini calcio, ma chissà che in futuro non si riesca ad ampliare l’offerta, come auspica il responsabile dell’Asd. “Siamo nella parrocchia dei Protomartiri da quattro anni, cioè da quando è arrivato don Alessandro – racconta –; siamo partiti subito con gli allenamenti di rugby per i bambini e poi abbiamo introdotto anche il calcio. Con i più piccoli lavoriamo soprattutto sulla psicomotricità, cioè proponiamo attività finalizzate innanzitutto alla crescita motoria, anche per bilanciare la vita sedentaria che fanno i bambini. Ci poniamo come obiettivo innanzitutto quello dell’alfabetizzazione motoria”. Poi, a mano a mano che i piccoli sportivi crescono, si inizia a proporre “un’attività più strutturata, partecipiamo anche a partite o competizioni con altre squadre, ma sempre nell’ottica della crescita personale e sociale, inclusiva”.
Lo rispecchia anche il nome scelto: “Kekambas era la squadra di baseball composta da ragazzini disagiati del film “Hardball” – ricorda Frezza –. L’ho visto tantissime volte!”
Accanto al campo da calcio, c’è il grande terreno dell’oratorio, dove bambini e ragazzi vengono a giocare ogni pomeriggio. “L’idea di fondo è valorizzare gli spazi che abbiamo – spiega don Alessandro –, sia tramite attività organizzate e strutturate, come quelle proposte da Kekambas, sia lasciando momenti liberi, durante i quali può partecipare chiunque, per favorire la socialità. Purtroppo nel quartiere mancano i punti di aggregazione, come un parco o una piazza e quello che trovano qui è uno spazio dove crescere con certi valori”.
I ragazzi affollano l’oratorio, arrivando anche da zone vicine. Durante l’estate, ricorda il sacerdote, il Grest è stato frequentato “da più di 200 bambini, seguiti da 70 animatori. Per il Giubileo dei giovani – aggiunge – abbiamo ospitato 400 pellegrini, molti dei quali provenienti dalla Francia, ma anche da altre diocesi italiane”. La sfida è “riuscire a integrare tutti – prosegue il parroco –, anche chi ha delle difficoltà. Bisogna stare accanto ai giovani, dedicargli del tempo”.
(di Giulia Rocchi – foto gentilmente concesse da don Alessandro Pagliari)