Scout e movimenti, giovani e anziani: una proposta per tutti
Don Daniele Dal Prà è da sei anni alla guida della parrocchia romana di Sant’Alberto Magno, nel quadrante nord della città, tra Vigne Nuove e Porta di Roma. Dal Rinnovamento nello Spirito al Cammino neocatecumenale, dal Gam agli scout FSE, dalla Legio Mariae alla Divina Misericordia, in questa comunità trovano posto le più diverse sensibilità e c'è una proposta di cammino di fede per tutte le fasce d'età.
Apre le sue porte a tante realtà diverse, la parrocchia di Sant’Alberto Magno: dal Rinnovamento nello Spirito al Cammino neocatecumenale, dal Gam agli scout Fse, dalla Legio Mariae alla Divina Misericordia…. “Siamo aperti a tutti, perché la parrocchia è il luogo dove avere un incontro con Gesù, al di là delle sensibilità di ciascuno”. A spiegarlo è don Daniele Dal Prà, il parroco, da sei anni alla guida della comunità nel quadrante nord della città, tra Vigne Nuove e Porta di Roma. “La parrocchia conta 35mila abitanti – racconta il sacerdote – ed ha, sostanzialmente, due anime: da una parte c’è una zona più popolare, dall’altra quella più nuova, del Centro commerciale Porta di Roma. Facciamo molta carità, perché ci sono tante situazioni difficili, in particolare di disagio giovanile”.
La parrocchia è un punto di riferimento, con il parco giochi e i campetti sportivi rinnovati di recente. La gente del quartiere si ferma, si incontra. Anche i diversi gruppi e movimenti non sono separati l’uno dall’altro, ma ci sono tante occasioni in cui la comunità si ritrova unita, tutta. È successo poche settimane fa, quando la chiesa ha ospitato la statua della Madonna pellegrina di Fatima, ed è rimasta aperta giorno e notte per una settimana, per consentire a tutti di pregare. Oppure in occasione del presepe vivente, “partito quasi per scherzo, ma che piace sempre di più”, riflette il sacerdote. “Abbiamo proposto gli antichi mestieri, alcune signore hanno cucito gli abiti a mano, e siamo riusciti a portare perfino un cammello”, fa sapere don Dal Prà.
“Sono venuti in tanti da fuori per vedere il presepe vivente”, osserva Marco Macrì, capogruppo del gruppo scout Roma 53 della FSE (Federazione Scout d’Europa). Sono proprio lupetti e coccinelle, esploratori e guide, a fare da collante nella comunità parrocchiale. “È nel nostro stile scout rimboccarci le maniche e darci da fare – spiega Macrì –; il nostro motto è servire e quindi cerchiamo di farlo anzitutto in parrocchia. Ci sentiamo un po’ il motore, la parte attiva di questa comunità. Quando c’è da organizzare la festa patronale o il presepe vivente siamo sempre in prima linea. Diamo supporto a tutti i gruppi della parrocchia laddove serve. I gruppi si conoscono tutti e si cerca di fare attività insieme, nonostante le differenze di età. Ci sono perfino le signore anziane che ci invitano a dire il Rosario con loro!”. Coinvolte anche le suore Missionarie della Divina Rivelazione, che hanno la loro casa nel territorio parrocchiale e che quest’anno festeggiano il venticinquesimo di fondazione. “Le suore fanno da assistenti spirituali alle nostre coccinelle”, sottolinea Macrì. Anche i sacerdoti sono presenti nelle diverse branche “e don Daniele viene sempre ai nostri campi estivi”, evidenzia il capogruppo. La sede del gruppo scout non è all’interno del perimetro parrocchiale, ma in un appartamento dell’Ater poco lontano. Un contesto con non poche problematiche, infatti “don Daniele sta cercando in ogni modo di darci uno spazio dentro la parrocchia”, sottolinea Macrì.
A Sant’Alberto Magno sono circa 400 i bambini che, ogni anno, ricevono la prima comunione. Tre i percorsi proposti: con il gruppo scout, con la catechesi classica oppure tramite il Gam. Daniela Faraglia è la responsabile locale di quest’ultimo movimento giovanile, di ispirazione eucaristica, mariana ed ecclesiale, presente in parrocchia da tre anni. “Attualmente portiamo avanti dei gruppi di bambini e ragazzi dagli 8 ai 13 anni – racconta –; li incontriamo una volta a settimana, divisi per fasce d’età, il mercoledì per un’ora. Ci ritroviamo anche con gli altri del Gam di Roma per alcune giornate di ritiro, che sono occasioni molto importanti. Una volta l’anno, a giugno o luglio, facciamo dei campi estivi con una buona partecipazione”. Non manca mai l’accompagnamento musicale: “Tanti ragazzi vogliono imparare a suonare la chitarra e poi fanno animazione in parrocchia – spiega Faraglia –. Non rimane tutto chiuso nel nostro gruppo, ma viene messo a servizio della parrocchia. Quello che imparo non è per me, ma per gli altri”. La responsabile, che è anche insegnante, insiste anche sull’aspetto inclusivo del percorso: “Ci sono ragazzi con disabilità e fragilità di tipo diverso. Spesso vengono coinvolte anche le famiglie, che si avvicinano tramite i figli”.
Con gli scout e il Gam è attivo anche il cammino di preparazione alla cresima, mentre dopo aver ricevuto il sacramento c’è una bella proposta che coinvolge attivamente le coppie di sposi. “Una famiglia accoglie a casa propria gruppetti di ragazzi. Tanti hanno genitori separati, vengono da contesti difficili e problematici. E già vedere una famiglia unita è una cosa bella”, spiega don Dal Prà. Gabriele Tarquini è il coordinatore dei gruppi di post cresima della parrocchia. “Le coppie che accompagnano i ragazzi in questo cammino sono chiamate padrini – spiega –. Una parte degli incontri si svolgono direttamente nelle case dei padrini, che li accolgono solitamente il venerdì sera. Si affrontano vari temi, come ad esempio i comandamenti, i vizi, le virtù, ma tutto orientato sull’ascolto dei ragazzi, sulla loro esperienza diretta”. Non mancano momenti di lettura della Parola di Dio e incontri con i sacerdoti, con la possibilità di ricevere il sacramento della riconciliazione. “La cosa bella è che tanti ragazzi che partecipano vengono da contesti distanti dalla Chiesa – sottolinea Tarquini –. Tante volte non hanno alle spalle una famiglia credente, o provengono da realtà molto complesse”. In tutto, frequentano il postcresima una sessantina di adolescenti, suddivisi in gruppetti da 6 o 7 persone. “Si sentono liberi di esprimersi e di parlare, di dire quello che pensano senza sentirsi aggrediti e giudicati – spiega ancora il coordinatore –, in una maniera differente rispetto a quanto avviene in altri contesti, come la scuola, ad esempio. Questo li aiuta a stabilire legami che durano nel tempo”. L’estate, poi, si ritrovano tutti insieme al campo estivo, un “momento di grazia – lo definisce Tarquini – in cui mettono da parte i telefoni e la tecnologia e che è dedicato all’interazione tra loro, allo stare con la Parola, a pregare ma anche a giocare”.
(di Giulia Rocchi – foto gentilmente concesse da don Daniele Dal Prà)