Vita del Santo
Francesco di Paola nacque a Paola, in Calabria, in una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Fu chiamato così in onore del Poverello di Assisi, invocato dai genitori che, dopo quindici anni di matrimonio senza figli, avevano affidato a lui la loro preghiera.
Fin da bambino mostrò una profonda inclinazione alla vita religiosa, distinguendosi per umiltà e docilità. A tredici anni raccontò di aver avuto la visione di un frate francescano che gli ricordava il voto fatto dai genitori. Entrò giovanissimo tra i Frati Minori, ma dopo tre anni scelse una vita più radicale, ritirandosi in eremo. Attorno a lui nacque presto una piccola comunità, nella quale annunciava il Vangelo con semplicità e forza.
Fondò così l’Ordine dei Minimi, raccomandando ai suoi religiosi una vita austera, segnata in particolare dal voto di astinenza quaresimale perpetua. Poco prima di morire, affidò la sua anima a Dio con le parole: «Nelle tue mani, Signore, affido l’anima mia».
Nel 1562 il suo corpo, ancora intatto e profumato, fu profanato e bruciato dagli ugonotti; tuttavia, alcune reliquie furono salvate e nel 1935 riportate a Paola, dove oggi sono custodite sotto l’altare della chiesa a lui dedicata.
Francesco visse in continua preghiera e penitenza, definendosi «Minimo dei minimi servi di Gesù Cristo». Condivideva con i poveri tutto ciò che riceveva e fu un instancabile evangelizzatore: guariva i corpi per raggiungere i cuori, testimoniando una carità che si esprimeva soprattutto nel perdono.
Numerosi sono i prodigi legati alla sua vita: dalla guarigione di un giovane con una piaga incurabile, sanata con semplici erbe, allo sgorgare miracoloso dell’acqua della “Cucchiarella”, fatta scaturire colpendo una roccia; fino alle pietre rimaste sospese mentre minacciavano di crollare sul convento.
Si racconta anche che trasportasse carboni ardenti per l’incenso utilizzando il lembo della tonaca, senza che questa si bruciasse, e che riuscisse ad accendere le candele in chiesa senza strumenti, segni che la tradizione legge come espressione della sua straordinaria unione con Dio.
Agiografia
Francesco di Paola esortava i suoi discepoli con parole forti e concrete: «Deponete ogni odio e ogni inimicizia; guardatevi con attenzione dalle parole aspre, e, se dalla vostra bocca dovessero uscire, siate pronti a sanare le ferite che avete causato. Perdonatevi a vicenda e non fermatevi all’ingiuria ricevuta».
Viveva in continua preghiera, fedele in modo rigoroso alla Regola che aveva dato al suo Ordine. Sceglieva i lavori più umili, amava la mortificazione e la penitenza, ma soprattutto si distingueva per una carità senza misura verso i poveri e gli orfani. Nei malati riconosceva il volto di Cristo e li serviva con amore instancabile, anche quando erano ingrati, sgradevoli o difficili da avvicinare.
Il suo culto si diffuse rapidamente, anche grazie ai mercanti napoletani che ne propagarono la fama e la devozione.
Morì all’età di 91 anni, dopo aver trascorso sessantotto anni in Calabria, tre in Sicilia e ventiquattro in Francia. Per undici giorni non fu possibile seppellirlo, a causa della folla immensa accorsa a venerare la sua salma, dalla quale si diffondeva un profumo soave.
Ancora oggi la devozione verso di lui è viva e intensa: il santuario di Paola continua a essere meta di numerosi pellegrinaggi, segno di una testimonianza che attraversa i secoli e continua a parlare al cuore dei fedeli.
Intervista impossibile di Monsignor Giovanni Checchinato al Santo
Il tuo Ordine fu chiamato “Minimi”, ultimi tra gli ultimi: cosa significa oggi scegliere e vivere serenamente una posizione di inferiorità evangelica, in un mondo in cui tutti cercano di emergere, primeggiare ed essere riconosciuti?
Toglierei la parola “inferiorità”, perché nel Vangelo la dimensione della piccolezza, della periferia, della minimalità è un elemento essenziale. Senza questa prospettiva, che è poi quella stessa scelta da Gesù, il Vangelo non si comprende davvero.
Pensiamo alle sue parole a Pietro: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». Oppure a quando chiamò a sé un bambino e disse: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi si farà piccolo come questo bambino sarà il più grande».
Qui si trova la quintessenza del Vangelo: la scelta della piccolezza, dell’essere “minimi”. Anche l’Incarnazione lo mostra chiaramente: Nazareth, luogo marginale e mai citato nell’Antico Testamento, diventa il cuore della vita nascosta di Gesù. Non può esserci Vangelo senza questa scelta di farsi piccoli, davvero piccoli.
Hai parlato con franchezza ai potenti e difeso gli oppressi: da dove nasce il coraggio di dire la verità senza timore, anche quando questo comporta incomprensioni o rischi?
Chi incontra la verità nella propria vita deve mettere in conto incomprensioni e rischi. Tuttavia, non è il prezzo da pagare a determinare la scelta: la verità, quando è riconosciuta, chiede di essere detta.
Va annunciata con umiltà, consapevoli dei propri limiti e delle proprie fragilità. In questo senso, è illuminante quanto affermava John Henry Newman: «La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo».
Quando la coscienza è formata dal Vangelo, si accetta anche la possibilità della persecuzione, ma senza esserne dominati. Ciò che conta davvero è rimanere fedeli alla verità riconosciuta.
Nella tua vita hai sperimentato la provvidenza di Dio anche attraverso segni straordinari: come possiamo imparare ad affidarci a Dio con umiltà e semplicità quando ci accorgiamo che le nostre sole forze non bastano?
La provvidenza di Dio agisce anzitutto nello Spirito. Gesù stesso dice: «Non preparate prima la vostra difesa: io vi darò parola e sapienza». È lo Spirito che dona forza e luce nei momenti difficili.
Ma l’invito più profondo è quello dell’affidamento. Nel Discorso della Montagna Gesù ricorda: «Non accumulate tesori sulla terra. Guardate gli uccelli del cielo. Osservate i gigli del campo. Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno».
Affidarsi significa lasciare spazio a Dio dentro di sé: nel cuore, nella mente, nella vita. È vero, non si possono dare prove “a priori” di questa fiducia, ma l’esperienza insegna che chi si affida davvero a Dio non resta deluso. La parola chiave resta sempre questa: fiducia.
La parola “Charitas” è stata consegnata come sigillo del tuo Ordine: come possiamo vivere oggi una carità che non sia soltanto sentimento, ma una scelta concreta e quotidiana?
Esiste una tentazione sottile: trasformare la carità in un modo per sentirsi importanti. Per questo è necessario vigilare: la vera carità non consiste nel fare qualcosa per gli altri, ma nello stare accanto agli altri.
Si tratta di camminare insieme, con umiltà, come ricorda San Paolo, considerando gli altri superiori a sé stessi. La carità diventa falsa quando presume di sapere già ciò di cui l’altro ha bisogno.
Al contrario, nasce dall’ascolto. Solo ascoltando si comprende davvero l’altro. Poi, se possibile, si cerca insieme una soluzione; se non è possibile, si condivide almeno la mancanza.
Diventare piccoli nella carità significa proprio questo: entrare in una logica di condivisione. Perché nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con alcuni elementi simbolici che esprimono la sua spiritualità e la sua missione.
Spesso appare con un bastone, segno del pellegrino e della guida spirituale, ma anche richiamo alla sua vita di penitenza e ai numerosi viaggi compiuti per annunciare il Vangelo. Indossa un mantello semplice, tipico dei Minimi, che richiama la povertà radicale e il distacco da ogni ricchezza.
Nelle raffigurazioni è frequente anche la presenza del libro della Regola, che indica l’Ordine da lui fondato e la sapienza spirituale trasmessa ai suoi discepoli, fatta di umiltà, austerità e carità.
Elemento distintivo è la parola “Charitas” impressa sul suo abito: un vero sigillo spirituale, che riassume l’intera sua vita. Non è soltanto un motto, ma il cuore del suo messaggio evangelico, che invita ad amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo con concretezza e dedizione.
Talvolta il santo è raffigurato anche in atteggiamento austero, con il volto segnato dalla penitenza ma illuminato da una profonda pace interiore, a testimonianza di una vita interamente donata a Dio e agli altri.
Tradizione gastronomica legata al culto
Alla figura di Francesco da Paola e alla spiritualità dell’Ordine dei Minimi è legato un particolare stile alimentare chiamato “strettissimo magro”. Non si tratta semplicemente di una dieta, ma di una vera scelta di vita, espressione concreta di penitenza, sobrietà e distacco dai beni materiali.
Questo regime alimentare è essenziale e frugale: esclude carne, latticini e ogni alimento di origine animale, privilegiando invece cibi semplici come pane, legumi, verdure e frutta. Una cucina povera, ma ricca di significato spirituale, che educa alla misura, alla condivisione e alla solidarietà con i più bisognosi.
Per i Minimi, infatti, il “magro” non era solo una pratica quaresimale, ma una scelta permanente, segno di fedeltà al Vangelo e di imitazione di Cristo povero. Attraverso questa sobrietà quotidiana, Francesco da Paola invitava a riscoprire l’essenziale, a dominare i propri desideri e a vivere con maggiore libertà interiore.
Ancora oggi, questa tradizione richiama uno stile di vita più semplice e sostenibile, capace di unire dimensione spirituale, attenzione agli altri e rispetto per il creato.
Curiosità
Anche quando fu chiamato a vivere presso la fastosa e ricchissima corte di Francia, Francesco da Paola non cambiò il suo stile di vita. Pur circondato da lusso, privilegi e attenzioni, rimase fedele alla sua scelta di povertà radicale.
Continuò a indossare un abito semplice e dimesso, proprio dei poveri, e a praticare una vita di penitenza rigorosa. Camminava spesso a piedi nudi, rifiutando ogni comodità che potesse allontanarlo dallo spirito evangelico che aveva abbracciato fin da giovane.
La sua presenza a corte non fu quella di un uomo che si lascia affascinare dal potere, ma di un testimone libero e coerente: con il suo esempio silenzioso ricordava a tutti che la vera ricchezza non sta nei beni materiali, ma nell’umiltà, nella carità e nella totale fiducia in Dio.
Proprio questo contrasto tra la magnificenza della corte e la sua vita austera colpì profondamente contemporanei e sovrani, rendendo ancora più eloquente la sua testimonianza evangelica.
Preghiere a San Francesco da Paola
O glorioso San Francesco da Paola,
che hai attraversato la tua vita terrena compiendo tanti segni di grazia,
ti affido con fiducia la mia anima, il mio corpo,
i miei affetti e tutta la mia vita.
Non abbandonarmi nelle difficoltà e nelle prove,
ma, per quella carità ardente che ti fece versare lacrime
di compassione per le sofferenze umane,
donami consolazione e ottienimi la grazia
che con umiltà ti chiedo, a maggior gloria di Dio.
Confidando nella tua potente intercessione,
mi impegno a vivere anch’io una carità più autentica,
amando e aiutando il prossimo,
per compiere il comandamento di nostro Signore Gesù Cristo
e giungere, come te, alla gioia della ricompensa eterna in Cielo.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O San Francesco da Paola, uomo semplice e povero,
di profonda fede e grande carità,
ascolta la nostra voce.
A te ci rivolgiamo con fiducia,
figlio di questa terra benedetta di Calabria:
come quando vivevi tra noi,
conosci i nostri problemi,
aiutaci a vivere con serenità
e a superare ciò che turba la pacifica convivenza.
Non dimenticare la tua gente,
che hai amato in modo singolare,
valorizzando le doti e le virtù
di questo popolo generoso e pacifico.
Tu, cittadino di ogni città e di tutta la Calabria,
entra nelle nostre famiglie:
siedi alla nostra tavola,
porta conforto agli anziani,
salute agli infermi,
lavoro e speranza ai giovani.
Accarezza e benedici i piccoli,
dona coraggio a chi vive nella solitudine e nell’emarginazione,
ascolta ciascuno con pazienza
e diffondi gioia e pace nei cuori.
Sii vicino a chi ha responsabilità pubbliche e sociali,
e illumina la classe dirigente e imprenditoriale,
perché sappia offrire a tutti opportunità di lavoro dignitoso.
O San Francesco da Paola,
accompagna questa tua terra verso nuovi orizzonti di pace:
terra tua e di un popolo abituato alla fatica, al lavoro e al sacrificio.
Presentala al Signore come una terra che ha diffuso nel mondo,
attraverso i suoi emigranti,
i valori di una civiltà cristiana antica e feconda.
La Chiesa ti ha riconosciuto patrono della Calabria,
perché ne sei il figlio più glorioso
e il padre più amato.
Ogni calabrese, ovunque si trovi, ti invoca,
e sa di poter contare sempre sulla tua intercessione presso il Signore.
Custodisci questa fiducia
ed esaudisci, secondo il cuore di Dio, le nostre preghiere.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.