Vita del Santo
San Paolo della Croce, al secolo Paolo Francesco Danei, nacque a Ovada, nell’Alessandrino, il 3 gennaio 1694, in una famiglia numerosa e profondamente religiosa. I Danei, di antica origine nobiliare, avevano però perso parte dell’agiatezza raggiunta in precedenza a causa delle difficoltà economiche e della crisi dei commerci. Paolo crebbe così in un ambiente segnato dalla fede, ma anche dalle ristrettezze e dalle frequenti difficoltà della vita familiare.
Fin dall’infanzia mostrò una particolare devozione verso la Passione di Cristo. Le letture delle vite dei santi e la formazione ricevuta in famiglia alimentarono in lui un’intensa vita di preghiera. La sua giovinezza fu segnata anche da numerosi lutti: nove dei suoi quindici fratelli morirono prematuramente, esperienza che contribuì a renderlo particolarmente sensibile alla fragilità e alla sofferenza umana.
Da adolescente e poi da giovane Paolo collaborò con il padre nell’attività commerciale della famiglia. Nel frattempo, maturava in lui il desiderio di consacrarsi a Dio. Rinunciò a una prospettiva matrimoniale vantaggiosa e all’eredità lasciatagli da uno zio sacerdote, scegliendo una vita povera e penitente. Tra il 1717 e il 1720 la sua vocazione alla solitudine e alla vita religiosa divenne sempre più chiara. Nel 1720 ricevette l’abito che avrebbe caratterizzato la futura Congregazione: una veste nera con una croce bianca e il nome di Gesù.
Nel 1722 Paolo si ritirò sul Monte Argentario, dove condusse una vita eremitica. Dopo un periodo trascorso anche a Gaeta e a Troia, tornò a Roma insieme al fratello Giovanni Battista. I due furono ricevuti da papa Benedetto XIII, che autorizzò Paolo a raccogliere compagni nella nuova comunità. Il 7 giugno 1727 Benedetto XIII ordinò sacerdoti entrambi i fratelli nella basilica di San Pietro.
Divenuto sacerdote, Paolo si dedicò soprattutto alla predicazione delle missioni popolari. Il centro della sua spiritualità era la Passione di Gesù Cristo, che considerava la manifestazione suprema dell’amore di Dio per l’umanità. Le sue predicazioni, caratterizzate da un linguaggio intenso e da un forte richiamo alla conversione, lo portarono a percorrere numerosi paesi e città. La sua fama di predicatore crebbe rapidamente, fino a renderlo una delle figure spirituali più note dell’Italia del Settecento.
Da questa esperienza nacque la Congregazione della Passione di Gesù Cristo, comunemente conosciuta come Congregazione dei Passionisti. Le sue Regole furono approvate da Benedetto XIV nel 1741 e nuovamente confermate nel 1746. Solo nel 1769, sotto il pontificato di Clemente XIV, l’Istituto ricevette l’approvazione solenne come Congregazione. Il pontefice ebbe una particolare stima per Paolo della Croce e sostenne la crescita della sua opera.
Paolo si impegnò inoltre nella nascita del ramo femminile della famiglia religiosa. Il 3 maggio 1771, con la collaborazione della venerabile Maria Crocifissa Costantini, venne inaugurato a Tarquinia il primo monastero delle Passioniste, comunità femminile di vita claustrale dedicata alla preghiera, alla contemplazione e alla meditazione della Passione di Cristo.
La vita di Paolo fu accompagnata da una profonda esperienza mistica. I suoi scritti spirituali e il suo Diario testimoniano una vita interiore intensa, segnata tanto da momenti di particolare consolazione quanto da lunghi periodi di aridità e sofferenza spirituale. La tradizione agiografica gli attribuisce inoltre fenomeni mistici e numerose guarigioni miracolose; tali elementi vanno però riferiti, con prudenza, alle testimonianze raccolte nelle fonti agiografiche e nei processi, senza presentarli come dati storici verificabili nello stesso modo delle principali tappe della sua vita.
Negli ultimi anni, ormai anziano e provato dalle fatiche, Paolo si stabilì nella comunità dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, a Roma. Continuò a seguire la Congregazione fino alla morte, avvenuta il 18 ottobre 1775. Pochi mesi prima aveva potuto assistere all’approvazione definitiva della Regola da parte di papa Pio VI.
Le testimonianze sul suo ultimo giorno descrivono un uomo raccolto davanti al Crocifisso. Nel racconto di un religioso presente al momento del trapasso, Paolo, con il volto sereno e gli occhi rivolti al Crocifisso, improvvisamente guardò verso l’alto e sollevò le mani, compiendo per alcuni istanti gesti interpretati dai presenti come un invito a «fare largo». La testimonianza appartiene alla tradizione legata al processo di canonizzazione e va quindi presentata come tale.
La sua morte concluse una vita interamente segnata dalla meditazione della Croce. Paolo della Croce lasciò ai suoi religiosi un’eredità fondata sulla povertà, sulla preghiera, sulla solitudine e sull’annuncio della Passione di Cristo. Fu beatificato da Pio IX nel 1853 e canonizzato dallo stesso pontefice nel 1867, entrando così nella memoria della Chiesa come fondatore dei Passionisti e uno dei grandi predicatori e mistici italiani del Settecento.
Agiografia
San Paolo della Croce è descritto da san Vincenzo Maria Strambi, suo primo biografo e poi vescovo, con tratti di grande equilibrio tra autorevolezza e mitezza: «Fu di presenza grave e maestosa. Amabile. Alto di statura, di volto sereno e naturalmente modesto. Di occhio vivo e sereno. Di fronte elevata e spaziosa. Di voce chiara, sonora e penetrante. Di maniere piene di affabilità e rispetto. Il suo temperamento era sanguigno ed assai sensitivo».
La sua attività apostolica fu intensa. Paolo della Croce fu un predicatore instancabile e lasciò una vasta corrispondenza, costituita da oltre diecimila lettere, attraverso le quali accompagnò religiosi, sacerdoti e numerose persone nella vita spirituale. Particolarmente ricordate sono le predicazioni tenute durante il Giubileo del 1750, quando la sua fama di predicatore era ormai ampiamente consolidata.
Al centro della sua predicazione e della sua vita interiore rimase sempre la Passione di Cristo. Paolo poteva trascorrere lunghe ore nella meditazione dei patimenti di Gesù e invitava i suoi religiosi a riconoscere nella Croce il segno più alto dell’amore di Dio. La sua spiritualità era strettamente legata anche alla penitenza, alla povertà e alla preghiera.
Le testimonianze raccolte intorno alla sua vita ricordano inoltre le forti prove spirituali che egli avrebbe affrontato, comprese le tentazioni attribuite all’azione del demonio. In questo contesto è tramandato l’episodio di un esorcismo nel quale, interrogato sul motivo per cui Paolo della Croce fosse tanto combattuto, il demonio avrebbe risposto: «La passione, la passione!». Si tratta di una testimonianza appartenente alla tradizione agiografica e va pertanto distinta dai dati documentari della sua biografia.
Anche il suo rapporto con la povertà fu radicale. Durante un’udienza pontificia, secondo una testimonianza tramandata nelle biografie del santo, il Papa gli avrebbe domandato se avesse bisogno di qualche aiuto economico. Paolo rispose di non avere bisogno di nulla, suscitando la sorpresa del religioso che lo accompagnava. L’episodio restituisce un tratto caratteristico della sua spiritualità: la fiducia nella Provvidenza e il desiderio di vivere nella semplicità.
A Paolo della Croce viene inoltre attribuita una particolare devozione per l’Eucaristia. Una tradizione riferisce che, durante la preghiera davanti al Santissimo Sacramento, avrebbe udito interiormente queste parole: «Figlio, chi si accosta a me si accosta alle spine». Il linguaggio dell’episodio richiama la particolare consapevolezza che Paolo aveva del legame tra l’amore per Cristo e la partecipazione alle sue sofferenze.
La sua pratica della penitenza raggiunse forme particolarmente austere. A Vetralla, secondo la tradizione locale, è conservata una croce penitenziale munita di 186 punte di ferro, che Paolo avrebbe portato sul petto nudo come strumento di mortificazione. Anche questo oggetto appartiene alla memoria devozionale legata al santo e va presentato distinguendo la tradizione dalla documentazione storica certa.
La partecipazione alla Passione di Cristo non riguardava però soltanto le pratiche ascetiche. Paolo invitava i suoi religiosi a conformare tutta la propria vita al Crocifisso. In questo senso si colloca una delle esortazioni a lui attribuite: «Non gloriatevi l’un l’altro che di stare crocifissi e portare le stimmate di Gesù anche nel corpo, con i vari dolori che il Signore permette».
Per Paolo della Croce, la Croce non era dunque soltanto il ricordo di una sofferenza passata, ma il luogo nel quale il cristiano era chiamato a riconoscere e accogliere l’amore di Cristo. La meditazione della Passione diventò così il cuore della sua esperienza spirituale e dell’opera che affidò ai Passionisti: annunciare Cristo Crocifisso e accompagnare le persone verso una più profonda conversione del cuore.
Intervista impossibile del Card. Augusto Paolo Lojudice al Santo
Hai dedicato la tua vita a predicare la Passione di Cristo. Come può oggi la contemplazione della Croce aiutarci a riconoscere l’amore di Dio anche nelle nostre prove?
Credo che oggi prima di tutto occorre restituire alla Croce il suo ruolo centrale nella vita di un cristiano. Non è un ricordo statico, ma una presenza viva che interpella ogni generazione. Il tentativo in questo ultimo secolo è quello di relegarla ad un’icona, perché è il simbolo scomodo di chi va controcorrente.
In un tempo segnato da guerre, ingiustizie e crisi spirituali, la Croce si rivela come linguaggio di compassione e speranza. Hans Urs von Balthasar affermava: “La gloria di Dio si manifesta nella debolezza del Crocifisso”.
Non c’è dubbio la Croce è scomoda e ci mette in crisi in ogni istante della nostra vita quotidiana. Ci ricorda la nostra caducità, ma nello stesso tempo ci indica la strada della redenzione e della vera eternità. Spesso è una strada difficile, tortuosa che passa nella sofferenza, nella delusione…ma poi alla fine c’è qualcuno che ci attende, ci abbraccia, ci comprende, ci sostiene. Gesù per noi lo ha fatto, prima di noi. La Croce ci aiuta a guardare oltre il nostro orizzonte e ad immergerci nella grandezza della Divina Provvidenza che non abbandona e che anzi guida i nostri passi. Il fatto è che non ce ne accorgiamo perché il nostro sguardo è rivolto in basso, ai nostri soli passi. La Croce invece ci invita ad alzare il nostro sguardo verso l’alto, ma senza dimenticare chi cammina accanto a noi. Questo è il metodo della Croce, guardare a Cristo, camminando insieme nel mondo.
Hai percorso città e campagne per annunciare il Vangelo e richiamare alla conversione. Che cosa serve oggi alla Chiesa per tornare a incontrare chi si è allontanato?
Oggi il mondo ha un urgente bisogno di testimonianze vive, forti di misericordia, accoglienza e di pace. La Chiesa per sua vocazione deve essere ancora di più in strada accanto alle persone soprattutto quelle più fragili e abbandonate. Dobbiamo guardare con amore soprattutto chi non entra in chiesa, chi è lontano dal Vangelo. Per fare questo ci dobbiamo mettere la faccia portando nel nostro quotidiano il metodo della Croce: saldi nella fede, ma immersi nel mondo compartecipando alle sofferenze di chi ci vive accanto e che incontriamo nella nostra vita. Solo così ci potremo dire cristiani e coerenti. Solo così potremo riportare a Cristo chi si è smarrito.
Hai accompagnato molte persone nel cammino spirituale, anche attraverso una fitta corrispondenza. Come possiamo oggi imparare ad accompagnare chi cerca Dio ma non sa da dove cominciare?
Non servono effetti speciali, ma solo l’attenzione, il sapere ascoltare e condividere. Non occorrono i “pulpiti”, ma la capacità di sapersi immedesimare, senza pregiudizi. Uno sguardo, una parola, una stretta di mano, un abbraccio come metodo contro il mondo virtuale che vi circonda. Così potrete aiutare tante sorelle e tanti fratelli a ritrovare Dio. Lo dicevo prima: dobbiamo metterci la faccia come cristiani!
Hai fondato i Passionisti perché custodissero e annunciassero la memoria della Passione di Cristo. Quale testimonianza sono chiamati a offrire oggi i sacerdoti e le comunità cristiane?
Prima di tutto la testimonianza della bellezza della vocazione sacerdotale. Non possiamo dimenticare che il nostro essere di Cristo e in Cristo ci dona un’ulteriore responsabilità: quella di essere testimoni con la nostra vita della Passione di Cristo. E come farlo? Semplice, abbracciando senza paura il modo per consolare, sostenere, aiutare e accompagnare un’umanità sempre più smarrita.
Segni Iconografici distintivi
È ritratto con il saio nero dei Passionisti, mentre stringe tra le mani un crocifisso. Sul petto spicca il caratteristico stemma della Congregazione: un cuore bianco o rosso sormontato da una croce, con la scritta «Jesu XPI Passio».
Tradizione gastronomica legata al culto
A Ovada, città natale di San Paolo della Croce, la festa del santo, celebrata il 19 ottobre, si accompagna a una tradizione gastronomica locale: in autunno, sulle tavole della zona tornano i tipici «agnolotti piemontesi», piatto simbolo della cucina del territorio. Secondo la tradizione locale, la loro stagione comincia proprio nei giorni della festa del santo.
Curiosità
Secondo una tradizione tramandata nelle biografie del santo, San Paolo della Croce, come forma di penitenza, era solito preparare le sue prediche inginocchiato su una tavoletta cosparsa di punte di ferro.
Preghiere a San Paolo della Croce
O glorioso San Paolo della Croce,
che, meditando la Passione di Gesù Cristo,
salisti a sì alto grado di santità in terra
e di felicità in cielo,
e predicandola offristi di nuovo al mondo
il rimedio di tutti i suoi mali:
ottienici la grazia di tenerla sempre scolpita nel nostro cuore,
perché possiamo raccogliere i medesimi frutti
nel tempo e nell’eternità.
Amen.
(di Autore Anonimo)
O glorioso San Paolo della Croce,
che hai fatto della tua vita
un esempio di fede, penitenza e amore per Cristo,
tu che hai meditato e annunciato con passione
la Passione di Gesù,
guarda con benevolenza a noi
e ascolta le nostre preghiere.
Ottienici un amore sempre più grande
per Gesù Crocifisso,
perché, contemplando le sue piaghe,
possiamo riconoscere i nostri peccati,
pentirci sinceramente
e imparare a seguirlo con fedeltà.
Aiutaci a vivere nella preghiera,
nella semplicità e nella carità,
e a portare con fede
le prove della nostra vita.
Intercedi per la Chiesa,
per chi è lontano da Dio
e per tutti coloro che soffrono.
Ottienici infine la grazia
di una santa morte,
perché possiamo contemplare con te
il volto di Dio
e goderlo per tutta l’eternità.
Amen.
(di Autore Anonimo)
Fonti
- I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
- Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
- I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
- Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
- I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
- Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense.