1 Settembre
Martire venerato a Capua, è legato alla via Aquaria, luogo in cui la tradizione colloca il suo martirio.
Prisco
I Secolo
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1 Settembre
Martire venerato a Capua, è legato alla via Aquaria, luogo in cui la tradizione colloca il suo martirio.
Prisco
I Secolo
I Secolo
Vescovi, sacerdoti e cristiani perseguitati.
Prisco è comunemente riconosciuto come il primo vescovo della storica Capua.
Secondo il Martirologio Romano, il 1° settembre a Capua si commemorano due santi di nome Prisco: il celebre martire e un vescovo. La tradizione agiografica identifica quest’ultimo con un vescovo africano che, insieme ad altri compagni, sarebbe fuggito dalle persecuzioni dei Vandali nel 439 e sarebbe approdato in Campania. Secondo la leggenda, Prisco divenne vescovo di Capua, mentre gli altri membri del gruppo assunsero la guida di diverse comunità cristiane della regione.
Le notizie relative a Prisco sono tuttavia complesse e nel corso dei secoli tradizioni differenti si sono intrecciate e tramandate anche oralmente. L’opera di alcuni agiografi, condizionata dalla scarsità delle fonti e talvolta da interpretazioni poco accurate, ha inoltre contribuito a sovrapporre in un’unica figura elementi riferibili a personaggi diversi.
Un’altra tradizione vuole che Prisco fosse giunto in Campania al seguito dell’apostolo Pietro, da Antiochia o da Roma, e che fosse stato il primo a guidare come vescovo la comunità cristiana di Capua.
La tradizione ne ricorda anche il martirio, avvenuto a Capua durante le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano. La sua tomba fu venerata fin dai primi secoli, inizialmente in clandestinità a causa delle persecuzioni. Con la fine di queste ultime, nei pressi del sepolcro venne edificata una chiesa, attorno alla quale si sviluppò il centro abitato che ancora oggi porta il nome di San Prisco.
All’inizio del XVIII secolo le reliquie di Prisco furono trasferite nella cattedrale di Capua, dove sono tuttora venerate.
Dal Martirologio Romano: «A Capua sulla via Aquaria in Campania, san Prisco, martire».
Prisco è tradizionalmente venerato come martire di Capua e, secondo una consolidata tradizione locale, è considerato il primo vescovo e protomartire della città. La sua figura è inoltre legata, nella tradizione agiografica e popolare, alle origini apostoliche della Chiesa capuana e alla predicazione dell’apostolo Pietro.
Le fonti agiografiche hanno però trasmesso tradizioni differenti sulla sua identità. Esiste infatti una Vita di Prisco, vescovo di Capua, che altro non sarebbe che una recensione della Passio del martire omonimo. Secondo gli studi agiografici, sia il vescovo di Capua sia l’omonimo vescovo ricordato tra i confessori africani sarebbero da identificare con il martire Prisco.
Un Prisco certamente attestato nella successione dei vescovi capuani è invece il personaggio che papa Pelagio I minacciò di scomunicare per aver consentito che una donna consacrata a Dio, rifugiatasi in una chiesa, fosse consegnata all’uomo che la insidiava. Si tratta di una figura scarsamente conosciuta dalla tradizione locale e rimasta estranea alla successiva agiografia di Prisco.
Una tradizione medievale particolarmente antica giunge inoltre a collegare Prisco all’episodio dell’Ultima Cena, presentandolo come discepolo dell’apostolo Pietro. Si tratta, tuttavia, di una tradizione agiografica priva di conferme nelle fonti storiche.
Dopo il martirio, il culto di Prisco si diffuse nella Capua antica insieme al cristianesimo. La sua memoria era già celebrata a Capua nel V secolo e successivamente anche a Roma, dove è attestata nel VI secolo.
Sei stato un coraggioso annunciatore del Vangelo nelle prime comunità. Quali suggerimenti daresti oggi ai sacerdoti e ai laici impegnati nella pastorale per ritrovare il coraggio di parlare di Cristo e renderlo visibile attraverso scelte concrete di giustizia e carità?
Se guardo ai miei giorni, quando camminavo lungo la via Appia e incontravo le prime comunità cristiane nelle case e nei luoghi nascosti dell’antica Capua, ricordo che il mondo non era più facile di quello che voi vivete oggi. Non era più semplice affrontarlo.
Eravamo una minoranza, circondati da un impero potente, da divinità pagane sostenute dalla cultura e dalle istituzioni del tempo, e da una società che spesso guardava alla Croce come a una follia e a uno scandalo.
Eppure, non abbiamo avuto paura. Abbiamo continuato a radunarci, a pregare, ad annunciare il Vangelo e a prenderci cura gli uni degli altri. Non perché fossimo più forti, ma perché avevamo imparato che una comunità unita nella fede può attraversare anche i tempi più difficili.
Oggi tu sei chiamato a guidare una Chiesa che vive in un contesto diverso, ma conosce la stessa sfida: non chiudersi nella paura, ma continuare a camminare insieme, con il coraggio di testimoniare il Vangelo e la capacità di accogliere chi cerca una casa, una parola e una speranza.
Hai custodito la fede anche nei momenti di prova e persecuzione. Quali esercizi spirituali consiglieresti oggi a chi rischia di vivere una fede troppo debole, segnata dall’abitudine o messa in difficoltà dall’indifferenza del mondo?
Ai miei tempi il pericolo era la violenza, capace di spezzare il corpo ma anche di mettere alla prova la fede. Oggi il pericolo può assumere forme più silenziose: l’indifferenza, che lentamente addormenta lo spirito, e l’abitudine, che rischia di trasformare la vita della comunità in una semplice ripetizione di gesti e consuetudini.
Se sacerdoti e fedeli desiderano ravvivare una fede che si è indebolita, non servono ricette, ma un rinnovato cammino del cuore. La fede, infatti, può affievolirsi quando ci sentiamo fermi, trattenuti dalle consuete fatiche pastorali o personali, soprattutto quando non ne vediamo subito i frutti.
Non dimenticate che la vita cristiana non è un’abitudine da conservare, ma un cammino da percorrere. Per questo, alla fine di ogni giornata, potrebbe essere utile fermarsi e domandarsi: «Dove ho camminato oggi? Quale passo, anche piccolo, ho compiuto verso il Signore? In quale momento mi sono fermato? Quando ho smesso di accorgermi del fratello che avevo accanto?».
Sono domande semplici, ma possono riaprire il cuore al Vangelo e rimettere in movimento una comunità.
La tua memoria è rimasta viva nei secoli attraverso la fede semplice di tante persone. Quali attenzioni ci inviti ad avere per riscoprire oggi il bene nascosto e i semi di Vangelo che crescono lontano dai riflettori?
Se la mia memoria è giunta fino al vostro tempo, non è per i monumenti di pietra o per le cronache degli uomini dotti, ma per il grembo silenzioso della fede popolare. È come terra fertile: accoglie il seme nel nascondimento, lo custodisce nel buio dell’inverno e, a suo tempo, lo fa germogliare e portare frutto senza clamore.
Oggi vivete in un mondo che spesso riconosce valore soltanto a ciò che si vede, fa rumore o riesce a conquistare l’attenzione. Ma tu, come vescovo, sai che la vita della Chiesa non cresce sempre sotto i riflettori. Molto di ciò che Dio compie nasce nel silenzio: nella preghiera di una persona semplice, nella fedeltà quotidiana di una famiglia, nella porta aperta di una parrocchia, in un gesto di carità che nessuno racconta.
Il Signore ci ha insegnato che il Regno di Dio cresce come un piccolo seme. Abbi cura, dunque, anche di ciò che sembra piccolo e nascosto. Potrebbe essere proprio lì che Dio sta preparando un frutto che ancora non riuscite a vedere.
La tradizione ti collega alla nascita delle prime comunità cristiane. Quali passi concreti suggeriresti oggi alle nostre parrocchie per diventare comunità più unite, accoglienti e capaci di camminare insieme?
Quando ripenso alla nascita della Chiesa, ricordo stanze strette, case private e luoghi nascosti. Non avevamo grandi edifici a raccoglierci, ma avevamo una certezza: eravamo «un cuore solo e un’anima sola». Le prime comunità non erano nate attorno a una struttura, ma attorno a una Persona e a uno stile di vita condiviso.
Oggi, nel vostro tempo, le parrocchie rischiano talvolta di diventare luoghi in cui si entra per ricevere un sacramento, chiedere un servizio o assolvere un adempimento, senza che questo conduca necessariamente a incontrarsi e a sentirsi parte di una comunità.
Se vuoi che le tue parrocchie tornino a essere comunità unite, accoglienti e capaci di camminare insieme, comincia dall’ascolto. Ascolta le persone, le loro storie, le loro domande e anche le loro fatiche. Crea luoghi e occasioni in cui ciascuno possa sentirsi accolto e trovare il proprio posto.
E non temere di affidare responsabilità: ogni persona porta con sé un dono. Quando quel dono viene riconosciuto e messo al servizio degli altri, la comunità cresce, i legami si rafforzano e la Chiesa torna a essere davvero un popolo che cammina insieme.
È ritratto con gli abiti vescovili, spesso raffigurato su una vecchia barca, oppure con un libro e un’aquila, simboli legati alla sua missione pastorale e alla tradizione della sua predicazione.
La memoria di San Prisco è profondamente legata al territorio capuano, una terra dalla lunga storia e da una ricca tradizione agricola e gastronomica. Ancora oggi la cucina locale conserva piatti semplici, nati dalla cultura contadina e dalla valorizzazione dei prodotti della terra.
In occasione della festa di San Prisco, la tavola può diventare un luogo di incontro e di condivisione, nel quale riscoprire i sapori della tradizione e il valore dello stare insieme.
Non è attestato un piatto specificamente legato al culto di San Prisco di Capua. È però possibile leggere nella convivialità della tavola un richiamo alla vita delle prime comunità cristiane, riunite nella fraternità e nella condivisione.
Il Comune di San Prisco, in provincia di Caserta, sorge nell’area dell’antica Capua, in un territorio che in buona parte era compreso entro le mura della città romana.
Secondo la tradizione, proprio nei pressi del luogo in cui era venerato il sepolcro di San Prisco sorse una chiesa dedicata al martire. Attorno a questo luogo di culto si sviluppò progressivamente un insediamento che, nel corso dei secoli, prese il nome del santo.
Ancora oggi il nome della città mantiene vivo il legame con la memoria di Prisco e con le origini cristiane dell’antica Capua.
O glorioso San Prisco,
primo pastore della Chiesa capuana,
tu che hai testimoniato con coraggio
il tuo amore per Cristo,
guarda con benevolenza a noi
che ci affidiamo alla tua intercessione.
Tu che hai affrontato la prova del martirio
con la forza della fede,
chiedi per noi al Signore
una fede autentica,
una speranza che sappia resistere nelle difficoltà
e una carità capace di tradursi in gesti concreti.
Custodisci le nostre famiglie,
accompagna le nostre comunità
e sostienici nei momenti di prova.
Aiutaci a riconoscere la presenza di Dio
nella vita di ogni giorno
e a camminare con fiducia
alla luce del Vangelo.
Intercedi per noi presso il Padre,
perché sappiamo vivere con coraggio
la nostra vocazione cristiana,
prenderci cura gli uni degli altri
e giungere, un giorno,
alla pienezza della vita con Dio.
Amen.
O Dio,
che hai chiamato San Prisco
a testimoniare con la vita e con la fede
la forza del Vangelo,
fa’ che, per sua intercessione,
cresciamo ogni giorno nella conoscenza
e nell’amore di Gesù Cristo, tuo Figlio.
Rendi salda la nostra fede,
apri il nostro cuore all’ascolto
e donaci il coraggio di essere,
nelle nostre comunità e nel mondo,
testimoni credibili del Vangelo.
Per l’intercessione di San Prisco,
aiutaci a camminare nella fedeltà al tuo amore,
anche nelle difficoltà,
a prenderci cura gli uni degli altri
e a costruire comunità unite e accoglienti,
capaci di testimoniare la gioia del Vangelo.
Amen.
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