Formia, crocevia di carismi e ricchezza di proposte
Don Mariano Salpinone è il parroco del Cuore Immacolato di Maria a Formia (LT), dove c'è anche l'oratorio del Villaggio don Bosco. Sabina Leonetti ha raccolto un arcobaleno di voci e di entusiasmo che ci restituiscono il ritratto di una realtà ecclesiale più viva che mai. Dall'ANSPI all'Azione Cattolica, qui la nota dominante è comunque l'attenzione ai giovani, nel nome di don Bosco.
La parrocchia Cuore Immacolato di Maria a Formia (LT), dove c’è anche l’oratorio Villaggio don Bosco, è unica nel suo genere ed è un grande contenitore di una varietà di realtà ecclesiali. Con i suoi 10mila abitanti, nell’arcidiocesi di Gaeta, è punto di riferimento del territorio e dei paesi limitrofi, e dal 2011 non è più casa salesiana, ma è stata affidata a don Mariano Salpinone, 50 anni e 26 di sacerdozio.
Presidente del circolo ANSPI di cui il Villaggio don Bosco fa parte, don Mariano è anche vice presidente regionale dell’associazione, nonché direttore dell’ufficio missionario diocesano. “Abbiamo pensato – spiega il parroco – di organizzare questo luogo, in cui sono confluite le esperienze di diversi cammini ecclesiali, iscrivendoci all’ANSPI. La parrocchia è eterogenea come fasce di età e poi questa zona gode di flussi turistici soprattutto estivi: il nostro oratorio si affaccia sul mare e qui arrivano visitatori dal casertano e dal napoletano; i fedeli, dopo la spiaggia, magari si fermano per partecipare con noi alla messa festiva o prefestiva. Qui si possono trovare l’Azione Cattolica, gli scout, un gruppo missionario, il Movimento Giovanile Salesiano, i neocatecumenali. Insomma, abbiamo una grande ricchezza di carismi che non è sempre facile gestire. Catechesi e svago, formazione e sensibilità sociale, con due scuole calcio e la ginnastica per gli anziani. Dal 2014 ospitiamo anche una casa famiglia per minori e accogliamo gli immigrati, dal 2018 i senza fissa dimora. L’ANSPI ci ha consentito di strutturare il nostro oratorio non solo con la formazione sportiva, affidata al Centro Sportivo Italiano, ma attraverso percorsi di teatro, educazione e fede. In estate, collaborando con l’Associazione Italiana Persone Down, affittiamo ombrelloni lungo il tratto di spiaggia di cui disponiamo, dove i ragazzi down lavorano con i normodotati: l’attenzione all’inclusione sociale arricchisce la nostra parrocchia. Da luglio 2025 con il Servizio Civile i volontari curano il progetto di doposcuola, al pomeriggio, in oratorio, che è parte integrante della nostra parrocchia”.
Lucia Saturnino, 49 anni, in parrocchia lavora a tempo pieno come dipendente dell’ANSPI. “ Per me – dice – questo lavoro è una missione vera e propria. La nostra chiesa è sempre aperta e il mio ruolo non è formale: la segreteria è un luogo di ascolto e a volte anche di scontro. È il filtro delle lamentele e dei ringraziamenti, delle note positive ma anche di tutte le risonanze dei nostri progetti: in qualche modo rappresenta per tutti il primo step ma anche l’ultimo anello della catena. Per questo cerco di essere sempre in parrocchia, e a volte riesco a mediare anche quando il parroco è impegnato altrove”.
“Siamo collocati sulla via Francigena – aggiunge sorridendo don Mariano – e quindi accogliamo anche i pellegrini. Certo, i gruppi devono adattarsi perché sono in corso lavori di ristrutturazione dei locali ma noi accogliamo tutti perché ci piacciono le famiglie numerose… non il figlio unico, in un Bel Paese dove la denatalità è ormai la costante”.
Giuseppina Ruggiero, 50 anni, è maestra in una scuola dell’infanzia ed è la vice presidente dell’ANSPI; è lei che elabora i progetti. “Mi sono trovata in questa parrocchia – racconta – per accompagnare le mie figlie al catechismo, dopo che ci eravamo trasferiti qui da Genova, per lavoro. Sono state proprio le catechiste a coinvolgermi nell’impegno di diventare io stessa catechista. La mia famiglia è originaria della provincia di Caserta e ci siamo ben integrati in questa parrocchia, che è un po’ uno spartiacque fra il Lazio e la Campania”.
“La nostra Estate Ragazzi – riprende ancora don Mariano – dura un’intera stagione e coinvolge tutta la comunità. Ogni anno riusciamo a coinvolgere nelle attività qualche nuovo collaboratore: c’è una bellezza che attira e poi noi cerchiamo di selezionare gli educatori”.
Valeria Fiorenzo, 29 anni, è terapista della riabilitazione, vice presidente diocesana del settore giovani di AC. “Sono cresciuta in questa parrocchia – racconta – ma ho cominciato a frequentare attivamente l’Azione Cattolica solo a 20 anni. La figura del sacerdote per noi è fondamentale: io sono educatrice del gruppo giovanissimi e ho contatti con tanti sacerdoti. La nostra sfida è convincere i ragazzi a restare anche dopo il percorso dell’ACR. Deve diventare una scelta. Per gli adolescenti il gruppo, il rapporto con i pari è tutto, ci vanno se hanno almeno un amico. Qui si mettono a nudo, non hanno difese, parlano di se stessi, sono autentici, si sentono liberi di confidarsi con gli educatori”.
Gabriele, 14 anni è uno di questi ragazzi. “In tanti viaggiamo per frequentare la scuola secondaria; io frequento l’Istituto Tecnico Agrario di Cassino, ed è bello ritrovarsi qui. L’oratorio – ci spiega – ci fa crescere nella fiducia: io sono diventato il responsabile dei ministranti e sono attivo per l’Estate Ragazzi. Ai coetanei che rifiutano la parrocchia come luogo inutile vorrei dire di provare ad affacciarsi: forse è un’esperienza che non hanno mai vissuto e posso assicurare che gli animatori fanno la differenza!”.
Anche Elisa studia a Cassino, ha 19 anni ed è al primo anno di Scienze della formazione primaria. “Dall’età di 7 anni sono in oratorio, ho cominciato con l’Estate Ragazzi, e ora per il settimo anno sono animatrice. Qui sto svolgendo anche il Servizio Civile. Oggi sento di aver acquisito un senso di responsabilità e sono un punto di riferimento per i più piccoli, che si fidano di me. Come parrocchia partecipiamo ogni anno al Carnevale di Formia, è bello preparare il carro e gli abiti: credo ci siano tanti elementi per calamitare interessi”.
“Per la Quaresima – conclude don Mariano – le occasioni di preghiera non mancano: al mattino abbiamo l’adorazione silenziosa e poi, ogni venerdì, c’è una Via Crucis settimanale itinerante nei quartieri. Ho spiegato ai ragazzi cosa significa scegliere fra il fuoco e l’acqua: immergersi nell’acqua del Battesimo per lasciarla agire lentamente nel nostro intimo, nelle nostre profondità nascoste. Se mettiamo le nostre ceneri nelle mani del Signore, come l’acqua le farà rinascere. Le Ceneri non servono a mortificare la nostra vita, il Signore non butta nulla di noi, ma ci fa ripartire proprio lì dove ci è sembrato di essere morti. Noi abbiamo vissuto l’incendio della nostra chiesa nel 2023, sacrestia e canonica, rinata più bella di prima sulle strade del mondo, questo messaggio vale anche per tutte le distruzioni, le guerre, le delusioni. In questi 40 giorni faremo come la rosa di Gerico, città simbolo del peccato e dell’abisso dell’uomo che scende sotto il livello del mare: diamo la possibilità al Signore di scendere nelle nostre fragilità per farci risorgere con Lui”.
(di Sabina Leonetti – foto gentilmente concesse da don Mariano Salpinone)