1 Luglio 2026

Sannio: tesori di umanità e di fede di una terra antica

Paesi di poche migliaia di abitanti, tra olio, castagne, alberi di ciliegie e tanto buon vino. Siamo tra il parco regionale del Partenio e quello del Taburno Camposauro, dove un giovane sacerdote custodisce la fede di comunità antiche, cercando di avere un occhio di attenzione verso tutte le diverse fasce d'età. Don Giacomo Buffolino ci racconta la sua esperienza di parroco in un'area interna di una meravigliosa provincia italiana.

“La mia vocazione è nata… da una punizione! Sembra incredibile, ma in fondo è proprio così: da piccolo ero molto vispo e i miei genitori nel 1993 mi mandarono a studiare al seminario minore e da lì è iniziato il mio percorso di formazione, anche se poi la decisione di essere prete l’ho maturata nel tempo, grazie al cammino al seminario interregionale di Posillipo, a Napoli”. Don Giacomo Buffolino, nato a Sant’Agata Dè Goti nel 1981 da una famiglia di contadini, racconta così la sua storia. Amante della terra e della semplicità, è sacerdote da 18 anni nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento e oggi segue due comunità nel Sannio, piccole e attive.
Dal 2019 è a San Nicola di Mira e Sant’Alfonso Maria dè Liguori nel comune di Forchia e, dal 2025, anche nella comunità di San Michele Arcangelo ad Arpaia. Sono paesi di poche migliaia di abitanti, tra olio, castagne, alberi di ciliegie e tanto buon vino. Siamo tra il parco regionale del Partenio e quello regionale del Taburno Camposauro, nel cuore del polmone verde della Campania: il Sannio.
Ed è qui che il giovane sacerdote si sposta per visitare le famiglie, gli anziani e le persone sole. Terra di agricoltori e un tempo di pastori, il don la conosce bene: è dalla gente e dai valori essenziali della terra, umili e concreti, che è sorta la sua chiamata. “Cerchiamo di mantenere vive le tradizioni paesane con le processioni, segni tangibili della nostra storia – spiega – cercando così di essere presenti nelle pieghe degli eventi che hanno formato l’identità popolare”.
Il patrono, san Nicola, è festeggiato il 6 dicembre. “Con i bambini ci ritroviamo per l’atto di consacrazione. Tradizione, fede e festa ci regalano un momento di condivisione fatto di segni genuini, come le polpette di san Nicola”. Le polpette ricordano le tre sfere che l’effige del santo porta con sé, i soldi, ossia la dote donata dal vescovo per riscattare le ragazze che volevano vendere, mentre in altre tradizioni rappresentano tre miracoli. Così anche i più piccoli assorbono un patrimonio di tradizioni e di fede radicato nel cuore di questo popolo.
La pastorale di don Giacomo è basata sulla catechesi dell’iniziazione cristiana, la visita periodica delle famiglie e la comunione agli anziani e ammalati, senza trascurare l’ascolto delle esigenze degli ultimi attraverso la presenza della Caritas parrocchiale.
In un paese piccolo tutti si conoscono e il parroco conosce bene i problemi e le preoccupazioni di tanti. Tutti, d’altro canto, sanno di poter contare su di lui. Spesso i servizi sociali si consultano con la parrocchia; chi non sa come pagare le utenze e chi deve cercare qualche attività per sostenere i figli a scuola, chiama qui per un consiglio, mentre le famiglie guardano al parroco come un riferimento sicuro. Con discrezione e tatto il sacerdote ascolta e, quando può, sostiene chi non riesce a pagar la bolletta della luce o comprare le scarpette da calcio per il ragazzino. La comunità è anche questo: appoggio nei vari momenti della vita, facendo capire che il volersi bene non sono solamente belle parole o una predica, ma anche soccorso nel momento del bisogno.
Il Banco alimentare è retto da donne come Isabella Albarella, che da 25 anni ha scelto di offrire del tempo a chi chiede aiuto. Assieme alle altre volontarie, in buona parte ragazze, segue famiglie e singoli nelle loro necessità attraverso la Caritas. “Quando non c’erano altre soluzioni, abbiamo accompagnato alle visite specialistiche i nostri ammalati” ricorda Isabella mentre prepara i pacchi per gli alimenti necessari alla distribuzione. Carità e fede camminano assieme, in un percorso che, oltre all’assistenza, mira alla formazione dei giovanissimi.
Chiara Lauriello, 32 anni e è un’educatrice e terapista Aba (Applied behavior analysis: l’analisi del comportamento applicata, un trattamento sui disturbi del neuro-sviluppo), ed è impegnata da tempo con i ragazzini. “In parrocchia oltre ad essere una catechista, mi occupo di organizzare le letture e il coinvolgimento dei bambini nella liturgia domenicale, perché ne siano parte attiva. Alcuni fanno i chierichetti, altri leggono le preghiere dei fedeli, altri ancora partecipano alla processione offertoriale e aiutano a rendere la celebrazione un momento più vicino e significativo” ci racconta uscita da lavoro e diretta in parrocchia. “La mia esperienza nella comunità di Forchia è incominciata ormai dieci anni fa, mossa da un desiderio semplice: quello di accompagnare i bambini nel loro cammino di crescita nella fede e far sentire loro che la Chiesa è una comunità viva, fatta di persone, incontri e relazioni”. Nel corso di questi anni Chiara si è occupata del catechismo dei bambini dalla prima alla quarta elementare. “Insieme alle altre catechiste cerchiamo di far avvicinare i bambini alla Parola di Dio attraverso il linguaggio che appartiene di più alla loro età: il gioco, la creatività, la condivisione e la scoperta”.
Tutti gli impegni comunitari in quest’angolo di provincia italiana, sono orchestrati dal parroco, un sacerdote giovane ma ben organizzato. Qual è lo spirito della parrocchia e il tuo desiderio? “Lo spirito – risponde don Giacomo -, che poi è anche il mio desiderio, è vedere la comunità unita, sempre pronta a dare una mano a tutti”.
Che, in fondo, coincide con le radici più profonde della gente di questa terra: rispetto per il creato e solidarietà con i fratelli che Dio ti mette accanto nel cammino.

(di Nicola Nicoletti – foto gentilmente concesse da don Giacomo Buffolino)

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