Un altro mondo è possibile, anche al Candelaro
Dallo scorso mese di settembre la parrocchia di S. Alfonso Maria de’ Liguori, nel rione foggiano del Candelaro, è tornata dai redentoristi all'arcidiocesi di mons. Ferretti. Don Bruno Pascone, parroco di lunga esperienza che ben conosce povertà e disagio, qui ha trovato una realtà dinamica e piena di iniziative e continua a portarle avanti con entusiasmo.
Il rione Candelaro, situato nella periferia nord est di Foggia, è un popoloso quartiere, sviluppatosi a partire dagli anni ’50, caratterizzato da forti problematiche sociali e fenomeni di microcriminalità, ma negli anni si è arricchito di presidi di legalità e importanti centri di aggregazione giovanile per promuoverne la crescita e il riscatto sociale. Qui sorge la parrocchia S. Alfonso Maria de’ Liguori, affidata ai redentoristi fino al 2025.
Da settembre scorso, infatti, l’arcivescovo Ferretti ha nominato parroco il diocesano don Bruno Pascone, 59 anni, che ben conosce povertà e disagio, lui che ha già guidato per undici anni la parrocchia della stazione ferroviaria, Madonna della Croce, e per sedici anni quella di S. Marco in Lamis. “Al Candelaro ho trovato una parrocchia dinamica al suo interno – racconta don Bruno – che in un quartiere complesso, età media 40 anni, connotato da una forte precarietà lavorativa e dalle sfide dell’integrazione per le comunità di immigrati, cerca di offrire attività formative ed è punto di riferimento anche per altre associazioni. È proprio l’oratorio, specie con la sua programmazione estiva, la realtà parrocchiale più viva”.
“La nostra seconda casa”
Antonio Rubinetti, 50 anni, ormai da due anni, dopo il lavoro in fabbrica, si dedica anima e corpo all’oratorio insieme a sua moglie e ai figli. “Fino a qualche tempo fa – racconta – sembrava tutto stagnante ma noi ci siamo rimboccati le maniche e con tutta la famiglia, moglie e figlie adolescenti, abbiamo deciso di impegnarci in oratorio, che ormai è la nostra seconda casa. Questo rione viene etichettato come luogo di scontri o risse e talvolta è assimilato perfino alle favelas: per questo oltre alle attività ludiche abbiamo organizzato dei laboratori di legalità, superando una iniziale perplessità generale, coinvolgendo anche ospiti qualificati, dalla Questura di Foggia ai Vigili del Fuoco. Anche il corso di street art ha riscosso un gran successo. Il progetto Spazio al Centro, finanziato dall’Unione Europea, è nato per contrastare il disagio giovanile e la dispersione scolastica e offre doposcuola e laboratori creativi. È intitolato a Don Michele De Paolis e vi collabora anche la vicina Parrocchia del Sacro Cuore, sempre qui al Candelaro. Con il Grest estivo abbiamo svolto un lavoro entusiasmante: 45 animatori, e 108 partecipanti”.
Olimpia Di Gaetano, 49 anni, è la moglie di Antonio. “Adoro i ragazzi – confida – perché sono tutti miei figli, in qualche modo. Quando ancora non c’era l’oratorio mi fu affidata la corale S. Gerardo, quella dei più piccoli, mentre S. Alfonso è la corale adulti. Per avvicinare i ragazzi alla chiesa attraverso il coro, per animare le Messe domenicali, approfittai di un bel gruppo di musicisti con cui formammo una band a tutti gli effetti, esibendoci poi anche al Teatro Giordano di Foggia per la Missione Giovani. Tra un invito a mangiare la pizza tutti insieme e uno a vivere incontri conviviali in parrocchia, il nostro obiettivo è quello di toglierli dalla strada e da tutti i rischi delle devianze. La band parrocchiale è formata principalmente da adulti: io stessa suono le percussioni e mia figlia è una vocalist. Ogni venerdì, in parrocchia, facciamo karaoke e pettolata (le pettole sono squisite frittelle tipiche della Puglia) perché anche queste sono belle forme di comunione, che attirano. Vorremmo accogliere quanti più ragazzi possibile con le loro famiglie, soprattutto chi si trova in difficoltà e si sente emarginato.”
L’attenzione ai più fragili
Maria Sassano, casalinga, è prossima ai 60 anni, ed è responsabile della Caritas parrocchiale. “Sono volontaria da 26 anni in questa parrocchia – afferma – e ormai credo di conoscere bene le necessità del territorio. Ho cominciato come aiuto catechista. Già con i redentoristi, avevamo realizzato un dormitorio per senza tetto nell’ex spogliatoio dei campi da calcio, ospitando 15 persone. Un forno offriva le pizze e noi volontari passavamo a prenderle. Al mattino preparavamo la colazione, con un noto biscottificio di Foggia che metteva a disposizione biscotti. I padri redentoristi si sono spesi moltissimo per la carità, anche con i Fratelli della Stazione, onlus di Foggia che si dedica ai migranti. Purtroppo dopo la pandemia questo servizio non è stato più riaperto, ma durante il covid abbiamo aiutato anche per le visite specialistiche, le cure dentarie, le fornitura di occhiali. Oggi siamo attivi con il centro di ascolto, aiutiamo un centinaio di nuclei familiari anche per pagare le utenze domestiche. Alla nostra porta bussano ucraini, bulgari, musulmani di diverse nazionalità. Siamo iscritti alle Opere della Carità e al Banco Alimentare di Foggia, per cui forniamo aiuti mensili e organizziamo collette alimentari davanti ai supermercati. Una volta al mese, di domenica, prepariamo il pranzo ai bisognosi, turnandoci con le altre parrocchie di Foggia, esattamente come per la cena”.
“Insomma la parrocchia – conclude don Bruno – è un punto di riferimento religioso ma anche sociale: è un luogo di aggregazione, dove ci si ritrova insieme soprattutto per le feste. Non nascondo che vorrei rendere gli spazi e gli ambienti e ancora più belli e accoglienti: anche una chiesa esteticamente rinnovata e confortevole invita anche alla preghiera. Qui la spiritualità redentorista è ben radicata e abbiamo il dovere di non disperdere questo patrimonio, a cominciare dal canto come strumento di lode e ringraziamento a Dio”.
(di Sabina Leonetti – Foto per gentile concessione di Antonio Rubinetti)