1 Luglio 2026

Lucera: in ascolto del territorio, per fare rete

"L'elemosina è l'ala della preghiera" - diceva San Giovanni Crisostomo. Ne sono convinti nella diocesi di Lucera-Troia, dove proprio i presidi di carità delle comunità cristiane, sempre in cerca di gettare ponti anche con le istituzioni, spesso arrivano anche lì dove le strutture pubbliche non riescono a essere presenti. La differenza - ci spiega don Rocco Coppolella - la fanno i volontari e le firme per l'8xmille di chi sceglie la Chiesa cattolica.

“È la prima struttura della Capitanata per le sue dimensioni ed è il fiore all’occhiello della diocesi di Lucera – Troia”. Così don Rocco Coppolella, classe 1978, da 5 anni al timone della Caritas diocesana, definisce la sede che, grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, si è dotata di un poliambulatorio medico e di un laboratorio di sartoria e offre anche un corso di lingua italiana per extracomunitari. Perché – come insegna S. Giovanni Crisostomo – “l’elemosina è l’ala della preghiera. Se non aggiungi un’ala alla tua preghiera, essa a malapena potrà volare”. Non è uno slogan ma un segno distintivo della Caritas lucerina, che ha scelto proprio questa citazione per accompagnare le corone del rosario di filo rosso rosso fatte a mano dai volontari della Casa diocesana.
“All’inizio – racconta don Rocco – la struttura acquistata dalla diocesi funzionava come casa di accoglienza. Il nostro primo servizio è il centro di ascolto, attivo due volte a settimana, ma ci occupiamo anche di dipendenze patologiche, specialmente da alcool, in sinergia con associazioni laiche attente ai migranti, che nascono da esperienze ecclesiali. Nel poliambulatorio medico forniamo supporto psicologico, oltre che prestazioni sanitarie. Cerchiamo di fornire anche assistenza legale e di facilitare i rapporti con le istituzioni. Quello di Lucera è un carcere di massima sicurezza”.
La presenza delle suore nel Centro Comunità intitolato a Giovanni Paolo II è fondamentale. Suor Annie, dell’Istituto delle Figlie di S. Anna, è originaria della Repubblica Democratica del Congo ed è la superiora. “Da sei anni sono qui – racconta – e mi occupo a tutto tondo del Centro di solidarietà: innanzitutto della mensa per i poveri, che funziona dal lunedì al sabato, con 26 ospiti fissi, tra residenti e stranieri. Ma chiunque bussi è ben accolto: diamo da mangiare a tutti. Talvolta capita perfino che si fermino viandanti e pellegrini del Subappennino Dauno: il nostro è un territorio ancora ricco di fede e devozione mariana! Una volta al mese distribuiamo pacchi a 364 famiglie, con beni di prima necessità anche per neonati e bambini con problemi alimentari, ma distribuiamo anche vestiario, accessori per l’infanzia o mobili. Ci arrivano donazioni anche dal Banco Alimentare di Foggia, dalle famiglie di Lucera, da benefattori del Lions Club o del Rotary, dalle altre parrocchie di Lucera. Nel pomeriggio, poi ci sono il sostegno scolastico e il doposcuola, altri servizi su cui possono contare i nostri piccoli utenti”.
Carmelina Fusco, Lina per gli amici, casalinga, è una delle volontarie più presenti in Caritas ed è la referente per la sartoria. “Il laboratorio è nato nel 2020 – ci spiega – per dare strumenti alle casalinghe e insegnare loro l’arte del cucito, anche in vista di prospettive lavorative future. Realizziamo paramenti sacri per la Settimana Santa o altri tempi liturgici, abbiamo consegnato stole per il Giubileo 2025, copri leggìo e coroncine del rosario. È un servizio in crescita che si sta estendendo fuori diocesi, con nuove iscritte. Mi piacerebbe realizzare un laboratorio per i bisognosi, per ogni necessità”.
Rita Di Gioia è una docente di scuola secondaria in pensione. “Sono la pioniera del centro di ascolto – afferma – da 20 anni ormai. È un’esperienza significativa e sempre diversa, che mi arricchisce giorno dopo giorno. Ho nel cuore tante famiglie e tanti bambini, persone che faticano a sopravvivere nel quotidiano: la povertà può renderti violento o rassegnato, vinto, sconfitto… bisogna stare dall’altra parte e provare a vedere il mondo con i loro occhi. Mi viene in mente una storia: lui marito arrestato, lei moglie sostiene la sua innocenza, con un amore caparbio e incondizionato. Li abbiamo aiutati con degli avvocati volontari, abbiamo trovato loro un lavoro; si è dimostrata l’innocenza dell’uomo e ora i figli studiano tutti, uno è addirittura all’Università”.
“Per questo – riprende don Rocco – abbiamo instaurato una collaborazione con gli enti di formazione professionale della Regione Puglia, per canalizzare gli utenti nel mondo del lavoro. La nostra diocesi comprende 60mila abitanti, piccola dunque, con 34 parrocchie, ma ben 23 paesi del Subappennino Dauno, spesso isolati per ragioni climatiche o di servizi: penso a Celle S. Vito, per fare un esempio, coi suoi soli 100 abitanti. Il parroco spesso è visto un po’ come un factotum, a cui talvolta ci si rivolge più che al sindaco. Del resto dalle nostre parti può succedere che la Chiesa supplisca là dove le istituzioni non arrivano, e che i servizi sociali si affidino alla Caritas diocesana per le situazioni cui non riescono a far fronte. Siamo “una sorta di pronto intervento” per affitti, bollette, farmaci e visite mediche, con i nostri medici volontari che si mettono a disposizione. Mi ritengo fortunato ad avere 20 volontari formati in Caritas, con incontri mensili, e siamo un modello di collaborazione anche tra Caritas limitrofe, in base alle necessità o servizi offerti. Ci prendiamo cura delle persone nella loro interezza, cercando di regalare loro anche qualche occasione di svago e di crescita culturale: come dimenticare l’emozione dipinta negli sguardi dei bambini che grazie a noi hanno visto per la prima volta un film al cinema?”
L’ultimo pensiero di don Coppolella è per descrivere il suo sogno nel cassetto: “Mi piacerebbe dare vita a un albergo diffuso per i più bisognosi. Qui manca l’edilizia popolare e vorrei poter offrire camere dignitose per viverci, ma soprattutto lavoro per tutti. Le piaghe che affrontiamo sono tante: dal gioco d’azzardo all’usura, dall’alcool alle droghe, dalla violenza fisica a quella psicologica; fare rete con le altre realtà ormai è indispensabile, in particolare con le Asl e con il consultorio famigliare diocesano.
Ma il grazie più grande – conclude – devo dirlo a chi firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica, dei cui fondi non potremmo fare a meno, e alla grande generosità di moltissimi fedeli”.

(di Sabina Leonetti – foto S. L. e per gentile concessione di Serena Mancaniello)

1 Luglio 2026
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