San Giacomo e Lauria: quando la pietà popolare custodisce la memoria
Insieme a don Luigi Tuzio, parroco di San Giacomo a Lauria, e ad alcuni dei suoi collaboratori, andiamo a scoprire i tesori delle devozioni popolari e dei pellegrinaggi (come il Piccolo Cammino di San Giacomo) di quest'angolo di Basilicata, esperienze che costituiscono una grande ricchezza dei paesi della nostra Italia: patrimonio di fede ma anche di cultura e umanità.
“L’estate è tempo di feste patronali, soprattutto al sud. Bande musicali, processioni, bancarelle, fuochi pirotecnici e luci. Ma quando le luci si spengono, cosa resta?”. La domanda la pone don Luigi Tuzio, parroco di Lauria, nella diocesi di Tursi – Lagonegro, in Basilicata, una realtà che vive come altre questo tempo di attesa ed emozione per le feste patronali. “Per alcuni resta poco, per me ha un senso. La pietà popolare non è perfetta, ma è una fede che custodisce la memoria”, spiega il sacerdote. La mano tesa al santo e una preghiera sussurrata, anche di una sola persona, dopo forse un anno di silenzio. “Si tratta di una fede che custodisce un desiderio di Dio”. Per don Luigi le feste dei santi – qui la devozione per San Giacomo apostolo richiama molti fedeli – non sono l’arrivo, ma un punto per ripartire, “una porta che si apre, e se una solo persona avrà trovato il tempo per meditare, allora vorrà dire che nessuna luce si è veramente spenta”. Il sacerdote lucano affida ai social una riflessione che può essere replicata per centinaia di feste che segnano i momenti più belli dell’estate, soprattutto al Sud. Lo sono per i residenti, che preparano, vivono e trascorrono un anno pensando a come arricchire quel periodo e per i turisti che, scoperto l’evento, ritornano volentieri a vivere un tempo speciale in quel paesino. Ma lo sono particolarmente per chi è emigrato e torna a riassaporare i momenti di quando era bambino, riallacciando quel tempo a quando, scoperta la chiesetta e il suo santo grazie alla mamma o alla nonna, aveva pronunciato le prime preghiere.
“Sono sacerdote da 12 anni, ho servito le parrocchie di Maratea, Lagonegro e Lauria (San Giacomo). Da sempre, affiancato al mio ministero, c’è il servizio alla pastorale giovanile e con l’avvento di mons. Orofino nella diocesi di Tursi-Lagonegro, dopo un discernimento condiviso, ricopro il ruolo di responsabile degli oratori diocesani. Un aspetto questo che mi ha sempre affascinato e che credo sia una delle strade da percorrere per affrontare l’emergenza educativa”, spiega il giovane sacerdote.
Lauria, 11mila abitanti, al confine con la Campania e la Calabria, è terra di incontro tra 3 regioni e conserva una vita di fede capace di attrarre pellegrini da tutta Italia. La comunità si raccoglie nella chiesa dedicata a San Giacomo. La cittadina custodisce una delle realtà spirituali più significative legate all’apostolo. Nella chiesa, infatti, è conservata una reliquia donata dall’arcivescovo di Santiago de Compostela, racconta Giuseppe Guerriero, da sempre impegnato nel comitato feste. La reliquia rende il paese un luogo unico in cui vivere la fede in maniera speciale grazie al pellegrinaggio, un’esperienza indimenticabile: il Piccolo Cammino di San Giacomo. Nato 16 anni fa dalla collaborazione tra l’associazione “Più Siamo Meglio Stiamo” e il comitato per la festa di San Giacomo, il percorso non è una semplice passeggiata né l’imitazione del Cammino spagnolo di Santiago, ma “nasce come desiderio di comunione”, illustrano gli aderenti al comitato.
Lungo il viaggio si incontra una croce di ferro, che richiama quella di Foncebadón (un palo di legno sormontato da una croce). I pellegrini lasciano una pietra per simboleggiare l’abbandono di un peso spirituale. Il percorso rappresenta il cammino della vita, con difficoltà, stanchezza, momenti di pace e riflessione.
In un tempo in cui i social e l’apparire sempre in maniera smart sembrano l’unico obbiettivo, l’esperienza lucana offre un’occasione per vedere la vita con occhi diversi. Una parte importante la svolge la natura. Non lontano c’è il massiccio del Sirino (1907 metri): siamo nel Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, terra di silenzi, tra monti e ruscelli. Attraversando paesaggi di straordinaria bellezza “si sperimenta la fatica, la gioia e il silenzio che diventa preghiera”, sottolinea il sacerdote.
Non mancano per la parrocchia momenti di catechesi, anche innovativi, come quelli iniziati dopo Pasqua. Durante la tradizionale benedizione delle famiglie e delle abitazioni, è nata una catechesi di quartiere, Gesù incontra: chiamati (d)alla Misericordia. “Le catechesi iniziavano dopo la messa vespertina celebrata dal parroco, il quale con pochi mezzi – un microfono e un’immagine raffigurante il tema dell’incontro – raggiungeva il quartiere e parlava ai presenti che prendevano posto su muretti, panchine o sedili improvvisati”. Antonella Mercuro, sposata da 29 anni con Giacomo, un medico ginecologo, fa parte della Parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo di Lauria Inferiore. “Sono dirigente scolastico in Calabria e abbiamo due figli, Lorenzo e Marianna”, spiega la donna. Assieme al marito, al termine degli studi hanno deciso di tornare a lavorare nel paese di origine. “Entrambi abbiamo frequentato la parrocchia fin da piccoli e dall’inizio del nostro matrimonio abbiamo sentito l’esigenza di crescere nella spiritualità, approfondendo lo studio della Parola di Dio, lavorando sul discernimento vocazionale, personale e familiare”. Conosciuta la spiritualità delle Comunità familiari di evangelizzazione (Chiese domestiche), sono impegnati nella pastorale familiare. Antonella fa parte del gruppo liturgico. “Insieme a mio marito ed ai nostri figli, accogliamo con gioia ogni iniziativa proposta dal parroco, partecipando alle catechesi, alle giornate di preghiera e di condivisione. Le catechesi di quartiere sono state una delle proposte di quest’anno pastorale. I quartieri coinvolti erano sia centrali che periferici, per interessare l’intero territorio. Prima di cominciare le benedizioni, strada per strada e casa per casa, gli abitanti si sono radunati davanti a piccole cappelle o nei cortili, altre volte in spazi verdi, per ascoltare le riflessioni scaturite dagli incontri di Gesù con personaggi “pubblici” come Zaccheo, Nicodemo, l’emorroissa, Matteo. Intorno al quartiere si svolgeva la vita ordinaria, scandita dal rumore delle macchine, dal transito dei pedoni, dal trambusto dei bambini; questo dava l’opportunità anche a chi era semplicemente di passaggio, di cogliere l’invito a fermarsi per ascoltare la Parola”, spiega ancora Antonella. L’incontro infatti iniziava con la lettura del brano evangelico, continuava con delle brevi riflessioni incentrate sul metodo “dialogico” utilizzato da Gesù e lasciava spazio agli interventi dei presenti, con dubbi, domande e testimonianze di fede. Spesso don Luigi ha privilegiato quartieri abitati da anziani, per offrire l’occasione di stare insieme ed ascoltare un messaggio di speranza. “Al termine i partecipanti potevano ‘prenotare’ la benedizione, che cessava di essere un momento frettoloso e quasi ‘propiziatorio’, riacquistando il suo profondo significato di accoglienza del Signore Gesù nelle proprie vite e nelle proprie famiglie – conclude Antonella -. Gesù parla ancora a tutti noi, a ciascuno in un modo diverso e speciale perché ci conosce nel profondo del nostro intimo e sa ciò di cui abbiamo veramente bisogno e, se noi glielo consentiamo, ci prende per mano per condurci alla piena realizzazione della nostra vocazione e alla vita piena”.
(di Nicola Nicoletti / foto gentilmente concesse da don Luigi Tuzio)