28 Ottobre
Martire ricordato dalla tradizione come testimone della fede nell’area comasca durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano.
Fedele
III Secolo
IV Secolo
28 Ottobre
Martire ricordato dalla tradizione come testimone della fede nell’area comasca durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano.
Fedele
III Secolo
IV Secolo
Comaschi.
Fedele di Como è un martire dei primi secoli del cristianesimo, tradizionalmente collocato nel periodo delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Le notizie storiche sulla sua vita sono molto scarse e le principali informazioni che ci sono pervenute derivano da tradizioni agiografiche successive.
Secondo una Passio redatta in epoca posteriore, Fedele sarebbe stato un missionario cristiano inviato dal vescovo di Milano, Materno, per annunciare il Vangelo alle popolazioni ancora pagane delle Prealpi retiche e delle rive del lago di Como. La tradizione lo presenta impegnato nella predicazione e nell’insegnamento della fede cristiana, fino a raggiungere la parte settentrionale del Lario, nei pressi dell’attuale Samolaco, allora all’estremità del lago.
Una diversa tradizione agiografica lo descrive invece come un soldato romano convertitosi al cristianesimo e fuggito dall’esercito durante la persecuzione. Le diverse narrazioni non consentono di ricostruire con certezza la sua biografia; concordano tuttavia nel presentarlo come un cristiano che affrontò il martirio nella regione comasca.
Secondo la tradizione, Fedele fu raggiunto dai suoi persecutori presso Samolaco e decapitato per la sua fede. Il luogo del martirio sarebbe stato anche quello della sua prima sepoltura. Sul sepolcro venne edificato un piccolo luogo di culto, destinato a conservare la memoria del martire, identificato con l’area dell’attuale oratorio di San Fedelino, presso il lago di Mezzola.
Nel 964, durante l’episcopato di Gualdone, le reliquie attribuite a Fedele furono ritrovate e trasferite solennemente a Como. Furono deposte nell’antica basilica dedicata a Sant’Eufemia, che da quel momento assunse il titolo di San Fedele. La traslazione del 964 costituisce un momento fondamentale nella storia del culto di Fedele nella città lariana.
Le reliquie sono tuttora custodite nella Basilica di San Fedele a Como, dove sono conservate sotto l’altare maggiore, all’interno dell’arca marmorea che ne custodisce la memoria.
Nel 1572, secondo la tradizione, il cardinale Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, promosse la traslazione solenne delle reliquie di Fedele a Milano, dove furono accolte nella chiesa dedicata al martire. La vicenda testimonia la diffusione del culto di Fedele nell’area lombarda e il legame tra Como e Milano nella sua venerazione.
Fedele è ricordato nel Martirologio Romano il 28 ottobre; nella diocesi di Como la memoria liturgica viene celebrata il 29 ottobre.
Fedele è un martire cristiano il cui culto è legato fin dall’antichità alla città di Como e al territorio dell’alto Lario. Le notizie sulla sua vita sono molto scarse e non consentono di ricostruirne con certezza la vicenda biografica. Le informazioni tramandate dalle fonti agiografiche appartengono infatti in larga parte alla tradizione e si sono sviluppate nel corso dei secoli.
Secondo una tradizione, Fedele sarebbe stato inviato dal vescovo di Milano Materno a predicare il cristianesimo nell’area del lago di Como, dove erano ancora presenti comunità di religione pagana. Un’altra narrazione agiografica lo presenta invece come un legionario romano che, dopo essersi convertito al cristianesimo, avrebbe abbandonato l’esercito insieme a due compagni durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano.
Anche il luogo e le circostanze del martirio sono tramandati dalla tradizione. Fedele sarebbe stato raggiunto dai persecutori nella zona settentrionale del lago di Como, nei pressi dell’attuale Samolaco, e qui avrebbe subito la morte per la sua fede. Secondo il racconto agiografico, sarebbe stato decapitato e sepolto nello stesso luogo.
La memoria di una tomba venerata come quella di Fedele è tuttavia molto antica. Ennodio, scrittore vissuto tra il V e il VI secolo, riferisce infatti dell’esistenza di un sepolcro ritenuto appartenente al martire. Sul luogo della sepoltura si sviluppò nel tempo un culto che portò alla costruzione di un piccolo edificio sacro, oggi identificato con il Tempietto di San Fedelino, presso il lago di Mezzola. La chiesetta è ricordata in una fonte del 973.
Nel 964 le reliquie attribuite a Fedele furono traslate a Como e deposte nella chiesa di Sant’Eufemia, che assunse successivamente il titolo del martire. La traslazione contribuì a consolidare il culto di Fedele nella città, mentre il luogo della prima sepoltura continuò a conservarne la memoria nell’area dell’alto Lario.
Il Martirologio Romano ricorda Fedele il 28 ottobre con la semplice indicazione: «Nei pressi di Como, san Fedele, martire». Nella diocesi di Como la memoria liturgica viene invece celebrata il 29 ottobre.
La figura di Fedele rimane così affidata soprattutto alla tradizione del culto: al di là degli elementi propri della narrazione agiografica, la venerazione antica della sua memoria e la presenza di un luogo di culto legato alla sua sepoltura costituiscono gli elementi più significativi della tradizione che lo collega al territorio comasco.
Hai dato la vita per Cristo quando essere cristiani poteva costare la vita. Che cosa diresti oggi a chi teme di mostrare la propria fede perché si sente diverso dagli altri?
La fede ci chiede di compiere scelte controcorrente, che non tutti comprendono, e talora possono deridere o disprezzare. Eppure, ci realizza pienamente e ci fa percepire che l’amore per Gesù è il vero tesoro che dà senso alla nostra vita, ed è incomparabilmente superiore a tutto ciò cui dobbiamo rinunciare. Io ho subito il martirio perché inviato dal Vescovo di Milano a evangelizzare territori ancora pagani. Il Vangelo di Gesù mi ha affascinato a tal punto da desiderare di condividerlo con altri, a ogni costo.
La tua memoria è rimasta viva nella Chiesa di Como per molti secoli. Come può una comunità custodire la fede ricevuta e trasmetterla senza ridurla a una semplice tradizione?
La memoria è autentica quando diventa feconda, capace cioè di generare stili di vita davvero cristiani, che sappiano tradurre il Vangelo nei diversi contesti storici, sociali, culturali in cui ciascuno vive. Come accadeva ai tempi di Gesù, anche i nostri contemporanei devono rimanere affascinati da una parola nuova e al tempo stesso autorevole. Nuova perché capace di rinnovare la vita. Autorevole perché espressa non solo a parole, ma con una vita coerente con il messaggio proclamato.
Il tuo martirio appartiene agli inizi della Chiesa comasca. Che cosa possono imparare oggi le nostre comunità dalla fede semplice e coraggiosa dei primi cristiani?
Ho subito il martirio insieme ad altri compagni. La fedeltà al Vangelo fino all’effusione del sangue non è un atto eroico solitario, ma l’espressione di una fede condivisa, nella quale ci si sostiene gli uni gli altri e, attraverso l’aiuto dei fratelli, si percepisce che è Gesù stesso, nello Spirito del Padre, a venire in aiuto alla nostra debolezza. Penso che le vostre comunità debbano imparare dai primi cristiani a diventare vere comunità di fede, nelle quali ci si aiuta insieme a credere, grazie a legami fraterni veri, sinceri, concreti.
Il tuo nome richiama la fedeltà. Come si costruisce, nelle scelte di ogni giorno, una fedeltà a Cristo capace di restare salda anche nelle prove più difficili?
«Fedele» è un aggettivo con cui spesso Gesù, nelle parabole, interpella i servi ai quali ha affidato qualche compito e che, al suo ritorno, trova impegnati nei compiti assegnati. Le parabole ci ricordano che la fedeltà ha sempre due volti: si è fedeli a Gesù rimanendo fedeli alle persone che egli affida alla nostra cura. Occorre vivere attendendo la sua venuta. Egli certamente verrà, perché è lui a essere, per primo, fedele alla sua promessa e alla nostra vita. Si può essere fedeli solo confidando nella sua fedeltà.
È ritratto con gli abiti militari e con la palma del martirio, suo principale attributo iconografico.
Storico esercizio alimentare del territorio comasco, la Latteria San Fedele porta nel nome il riferimento al santo e ai luoghi della sua antica venerazione, diventando nel tempo un richiamo alla tradizione locale.
Secondo la tradizione, il ritrovamento delle reliquie di San Fedele, avvenuto nel 964, sarebbe stato favorito dal sogno di una donna del luogo, che avrebbe indicato dove cercare il sepolcro del martire.
O Dio,
che hai sostenuto San Fedele
nel donarti la vita sino all’effusione del sangue
e lo hai coronato di gloria eterna,
concedi a noi una costante fedeltà
nel testimoniare il tuo amore,
per aver parte con te
alla gioia senza fine.
Amen.
O glorioso San Fedele,
primo martire e protettore della nostra terra comasca,
che hai testimoniato con il sangue la tua fedeltà a Cristo Signore,
guarda a noi che ti invochiamo con fiducia.
Tu che hai affrontato la prova e la persecuzione senza rinnegare la tua fede,
ottienici da Dio la grazia di vivere ogni giorno con coerenza il Vangelo.
Dona forza a chi è nella sofferenza,
coraggio a chi è smarrito
e custodisci la nostra comunità nella pace e nell’amore di Dio.
Prega per noi, San Fedele,
affinché possiamo camminare sempre sulla via del bene
ed essere autentici testimoni della fede.
Amen.
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