26 Febbraio 2026

A servizio dei più fragili e deboli, nel solco di fratel Biagio

Dal sito del settimanale diocesano Settegiorni, di Piazza Armerina, vi proponiamo la testimonianza di don Samuel La Delfa, sacerdote diocesano che è stato segnato per sempre, anche nel suo servizio pastorale, dall'incontro con la santità di fratel Biagio Conte. 33enne e ordinato nel 2020, don Samuel ricorda le origini della propria vocazione e lo straordinario incontro col missionario laico morto tre anni fa a Palermo.

È la sera di un venerdì santo di 27 anni fa, quando don Samuel La Delfa, viene “affidato” da sua mamma al parroco, don Francesco Rizzo. Comincia così il racconto del percorso vocazionale di un bambino che “fino a quel momento – come dice lui stesso – faceva i capricci per non andare a messa”.
Don Samuel La Delfa, 33 anni sacerdote dal 13 giugno 2020 incardinato nella diocesi di Piazza Armerina, si racconta. Un cammino vocazionale, il suo, segnato da una famiglia profondamente cristiana: i genitori Mariella e Gaetano che da sempre hanno frequentato la Chiesa Madre di Valguarnera Caropepe (EN); la sua frequenza quotidiana alla messa e la recita del rosario; il servizio all’altare. “Piano piano ho iniziato a vedere in Gesù un vero amico – ci racconta don Samuel – e questo mi faceva sentire attirato dalla figura del sacerdote, il mio parroco don Francesco Rizzo, tanto da desiderare di diventarlo anch’io”. Don Samuel racconta la sua vita di giovane prete, con una particolare sensibilità nei confronti dei poveri e dei fragili grazie all’incontro con Biagio Conte.

La formazione e le prime esperienze pastorali

L’età dell’adolescenza è stata vissuta insieme ai coetanei, compresa l’esperienza dell’innamoramento: “Sono stato innamorato – confida don Samuel – ma sentivo che il desiderio del sacerdozio era sempre più forte”. Durante l’ultimo anno di scuola superiore inizia, con i formatori del cammino neocatecumenale, un periodo di discernimento e dopo la maturità nell’Istituto Tecnico Industriale di Piazza Armerina, Samuel chiede di entrare nel seminario diocesano, iniziando il percorso di formazione presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo, dove consegue il baccalaureato in teologia. Dopo il baccalaureato, ci sono alcune esperienze particolari in preparazione al diaconato: presso il monastero cistercense “Dominus Tecum” di Pra ‘d Mill, nel cuneese, pregando e lavorando, e nel monastero benedettino di Maria SS.ma dei Miracoli a Casalbordino (CH), dove don Samuel svolge il servizio pastorale con la fondazione di un coro polifonico, il catechismo e la formazione dei catechisti. E infine il servizio presso la Caritas di Palermo e un “mese ignaziano” a Bologna. Dopo l’ordinazione diaconale, avvenuta il 9 agosto del 2019, prosegue gli studi a Roma, presso il Pontificio Istituto Biblico, dove il 13 ottobre 2023 consegue la Licenza. Dall’ordinazione sacerdotale don Samuel svolge la sua attività pastorale nella sua parrocchia di origine, la Chiesa Madre di Valguarnera, come vicario.

L’incontro con Biagio Conte

Ciò che connota la storia di don Samuel è una particolare sensibilità nei confronti dei poveri e dei fragili, maturata grazie all’incontro con Biagio Conte, il missionario laico palermitano morto il 12 gennaio 2023. “Conoscevo  fratel Biagio Conte dalla mia adolescenza – ricorda don Samuel – perché sia la scuola sia la parrocchia avevano più volte organizzato incontri e visite nella Missione di Speranza e Carità di Palermo”. C’è, tuttavia, un momento che sancisce un legame speciale tra don Samuel e fratel Biagio: “Dopo il mio anno propedeutico e all’inizio del mio primo anno teologico – riprende don Samuel – il 14 gennaio 2014 mio fratello Filippo, che lavorava in un cantiere a Palermo, a seguito di un incidente sul lavoro finisce in coma. I medici dell’Ospedale Civico, nel quale era stato trasportato, non davano speranza di ripresa. Dopo aver vissuto con la mia famiglia e gli amici giorni di dolore ma carichi di speranza e preghiera, mi ricordai di fratel Biagio e così, con i miei genitori, andammo da lui per chiedergli una preghiera. Fratel Biagio chiese subito di poter venire con noi da Filippo. Entrato nella rianimazione e dopo aver pregato su mio fratello, uscì dicendo che si sarebbe svegliato, ma dovevamo pregare insieme la Coroncina della Divina Misericordia. L’indomani, tra lo stupore dei medici, mio fratello si svegliò e iniziò una rapida ripresa che lo restituì presto alla vita di prima. Da quel giorno, con fratel Biagio abbiamo mantenuto un rapporto costante, sentendoci spesso e a trovando occasioni per stare insieme. Ogni qual volta m’incontrava, stavamo ore ed ore a parlare e mi ripeteva che un disegno grande univa Palermo, Valguarnera e Raddusa”.
Dall’ordinazione diaconale i rapporti tra don Samuel e fratel Biagio continuano anche quando, nel 2021, fratel Biagio si ritira in preghiera e digiuno all’interno di una grotta poco sopra Palermo. “Più volte – spiega don Samuel – andai a trovarlo e in un’occasione ho avuto perfino la gioia di confessarlo”.

Il sogno di una Missione a Valguarnera

Pochi giorni prima della morte di fratel Biagio, don Samuel ha l’occasione di un altro incontro con il missionario laico. “Andai a trovarlo – racconta il sacerdote – insieme ai giovani della parrocchia, restando tutto il giorno con lui. Durante quest’ultimo incontro gli manifestai il desiderio di aprire a Valguarnera una Missione Speranza e Carità e lui, guardandomi con i suoi occhi pieni di cielo e accennando un sorriso, mi rispose: ‘Padre Samuel, trova la struttura e andiamo avanti’. Quelle parole mi ritornavano nel cuore anche dopo la morte di Biagio”.
Così nel marzo del 2023, don Samuel chiede al vescovo, mons. Gisana, di poter aprire a Valguarnera una Missione di fratel Biagio. Viene anche individuato il luogo: il centro di Assistenza religiosa e sociale Papa Giovanni XXIII. Finalmente il 21 marzo 2024, con don Pino Vitrano, successore di fratel Biagio, il vescovo mons. Gisana, il cardinale Romeo, i parrocchiani e i poveri della missione di Palermo, tutti in pellegrinaggio dalla chiesa Madre di Valguarnera fino al Centro papa Giovanni, danno inizio ufficialmente alla Missione in città collocando una grande croce . Alta 6 metri e piantata proprio davanti alla sede della Missione, la croce vuole essere “un faro di luce in grado di illuminare ogni uomo e ogni donna – spiega don Samuel –, una pioggia che bagna i nostri deserti e un sole che riscalda i nostri cuori, ricordandoci che l’ultima parola spetta sempre alla Vita e mai alla morte”.

La Missione vive e cresce

Da quel momento si lavora tanto, insieme ai poveri, per ripulire e riparare la struttura e nel giorno dedicato a san Francesco d’Assisi inizia il lavoro di accoglienza che ad oggi ha visto passare più di cento fratelli tra persone che vivono stabilmente nel centro e altre che vi sostano provvisoriamente, tra cui molti immigrati. “Ho incontrato numerosi ostacoli anche attraverso parole intimidatorie – racconta ancora don Samuel – ma il Signore è stato sempre Padre provvidente e nel corso dei mesi, con la loro presenza, i poveri hanno ammorbidito i cuori di tutti”.
La missione vive esclusivamente di carità e provvidenza. Parrocchiani e non, credenti e non, in questi mesi hanno dimostrato tanta sensibilità e tanta generosità attraverso donazioni di ogni tipo e il tempo speso nel volontariato. Sono tante le iniziative che si svolgono presso la Missione: adorazione eucaristica serale, incontri di formazione, corsi d’italiano per gli stranieri, attività estive per i ragazzi, giornate di fraternità, preghiera interreligiosa per cristiani e musulmani. “Tutto questo mi consente di dire che semplicità ed essenzialità – conclude don Samuel – sono lo spazio privilegiato in cui Dio si fa vedere. C’è ancora tanto lavoro da fare ma il Signore continuerà a soccorrerci come ha sempre fatto”.

(di Carmelo Cosenza – da www.settegiorni.net)

26 Febbraio 2026
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