28 Luglio 2026

Acquaviva: dieci anni di impegno, fatto col cuore

La parrocchia di don Mimmo Natale, con la diocesi, l'ANSPI e il comune di Acquaviva delle Fonti, ha celebrato i dieci anni di attività della Bottega del Cuore: prodotti biologici e del commercio equo e solidale, diffusi mettendo a frutto per il bene comune un locale confiscato alla mafia. E una serie di attività educative e informative, sostenute dalla certezza che un altro mondo è possibile, con l'impegno di tutti.

Un altro mondo è possibile anche con il commercio equo e solidale. Dieci anni di Bottega del cuore, prodotti equosolidali e biologici, rappresentano un cuore comunitario che batte forte tra beni confiscati, cultura del cibo e cultura consapevole. La parrocchia Santa Maria Maggiore di Acquaviva delle Fonti, l’Associazione Oratorio Anspi Santa Maria Maggiore, in collaborazione con la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e il Comune di Acquaviva delle Fonti, ha celebrato il primo decennale di attività della Bottega, con iniziative di promozione e valorizzazione aperte a tutti.

“Il progetto era nato da un mese missionario, a ottobre del 2012 – racconta il parroco don Mimmo Natale, classe 1974 -. Alcuni giovani universitari, animatori e volontari in parrocchia, al termine delle celebrazioni eucaristiche domenicali iniziarono ad allestire un piccolo banchetto con prodotti diversi e sconosciuti ai più, grazie alla presenza di sacerdoti della parrocchia che operano in disparate missioni in Guatemala, Messico e Spagna. Era la prima proposta di un percorso alternativo all’ingiustizia in atto, che viaggia sugli scaffali di moltissimi nostri supermercati. E così, acquistando prodotti dalla Bottega di Bari, tutte le domeniche un gruppo di studenti dell’Università di Bari si dedicava a questo servizio. Un anno dopo fu allestito un piccolo spazio alla base della torre campanaria della chiesa di Santa Maria Maggiore, prima sede della Bottega del Cuore. Nel 2015 l’Associazione Oratorio ANSPI della parrocchia partecipò a un bando del Comune di Acquaviva delle Fonti per l’assegnazione di un bene confiscato, classificandosi al secondo posto, ma dopo la rinuncia del soggetto vincitore si attivò, con Libera, per fruire del bene. Il 2 luglio 2016 venne inaugurata la nuova Bottega in un locale di 50 metri quadri, alla presenza tra gli altri del Vescovo Ricchiuti, che benedisse la nuova attività associativa, sottolineando l’impegno dei giovani per la legalità e la giustizia sociale, all’interno di un cammino di fede e spirituale, dove l’incontro vivo con Cristo si realizzava anche attraverso i fratelli più bisognosi sparsi per il mondo”.
In questi dieci anni la bottega è cresciuta notevolmente e i volontari di allora ci sono ancora, cercando di mantenere le relazioni costruite con i clienti. Domenico Misceo è uno di loro. “Delle due botteghe di Bari da cui ci servivamo allora – racconta Domenico – una purtroppo non ha resistito. In questi anni, visto anche l’incremento di allergie alimentari e intolleranze, abbiamo pensato d’inserire anche i prodotti biologici. È nata una rete di collaborazione con l’Emilia Romagna, in supporto alle zone terremotate, per la vendita del parmigiano reggiano e abbiamo anche aperto circuiti biologici delle farine per combattere l’importazione dei grani esteri, spesso contaminati. La parrocchia aiuta molto nella diffusione: dopo la messa prefestiva e festiva, soprattutto serale, riusciamo a raggiungere tutte le fasce di età. Poi siamo attivi nelle scuole, anche nei comuni limitrofi”.

Nicola Montenegro, 37 anni, laureato in Beni Culturali e Storia dell’Arte, oggi è una guida turistica nel Museo archeologico nazionale e Castello di Gioia del Colle. “Abbiamo degustato noi per primi i prodotti della Bottega e poi ci siamo impegnati a farli conoscere, accogliendo i suggerimenti dei volontari di Bari, con un lavoro capillare nelle scuole, per scoprire l’alternativa alla distribuzione commerciale delle multinazionali, ossia il giusto riconoscimento dei paesi in via di sviluppo. Si sono avvicinati docenti degli istituti d’istruzione di primo e secondo grado e anche nelle ore di religione è stata promossa una campagna informativa sull’impatto ambientale devastante di una certa cultura produttiva e sulle infiltrazioni mafiose a vario titolo in atto. Siamo fortunati a non vivere più queste situazioni criminali a livello locale: 30 anni fa purtroppo si spacciava droga e si facevano affari sporchi sotto copertura”.

Elisabetta Pietroforte, 35 anni, segretaria in azienda, è un’altra veterana di questo traguardo. “Siamo i fondatori di questa iniziativa, che sposa tutti i cammini parrocchiali della nostra diocesi. Cerchiamo di far comprendere cosa sia veramente lo sfruttamento della manodopera e come la giustizia sociale sia un valore aggiunto dell’economia circolare rispetto a quella capitalistica. Nella marcia nazionale per la pace organizzata da Pax Christi, nel 2022 avevamo inserito nel kit di partecipazione alcuni snack della nostra Bottega del cuore. È stato bello constatare, negli anni, che la nostra realtà, che è laica anche se è nata all’interno della parrocchia, oltrepassa i confini del credo religioso, cosicché in questi anni si sono avvicinati per comprare anche tante persone che non frequentavano la comunità. Sfruttiamo tutte le occasioni pubbliche per farci conoscere, ma la promozione resta di nicchia. Non percepiamo contributi pubblici ma nel 2025 ci è stata rinnovata per altri sei anni la convenzione col Comune per l’utilizzo del locale confiscato”.

“In questi anni illustrare la qualità dei prodotti – riprende don Mimmo – ha fatto la differenza e proprio il tema culturale è stato il filo conduttore del nostro decennale. Alla festa, dopo l’animazione dei ragazzi del Grest, abbiamo proiettato il film La Lettera (del 2004 per la regia di Luciano Cannito), ambientato in Aspromonte, cui è seguita una riflessione con la presidente nazionale di Libera, Tatiana Giannone, e con Don Angelo Cassano, referente regionale dell’associazione”. 

“L’ultimo step del nostro percorso – aggiunge il parroco – è stata la nascita del distretto agro biologico di Murgia e Bradano, uno sportello della Bottega del cuore dove oggi si vendono il pane e i prodotti di un forno di comunità, raccontando la loro storia e stabilendone il costo senza speculazione. Un lavoro sinergico di prevenzione che è fondamentale anche sul piano della salute. La speranza è che questo itinerario possa diventare istituzionale e che possano nascere botteghe in tutte le città della diocesi, visto che attualmente siamo ancora l’unica. Occorre fare scelte di campo, impegnare risorse e investimenti. Se diventa una scelta condivisa ad ampio raggio, il commercio equo e solidale può funzionare ovunque”.

Don Mimmo Natale lascerà la parrocchia nel prossimo mese di settembre, ma i fondatori della Bottega si augurano che il progetto possa continuare a crescere. “Esattamente come le nostre vite – ricorda Elisabetta – che in questi dieci anni si sono evolute e trasformate. Abbiamo bisogno di formare nuovi giovani e di allargare il raggio delle attività, specie con le liste di nozze e l’oggettistica da regalo”. “La parola di Dio – conclude don Mimmo – viene sempre incontro alle nostre esigenze e ai nostri desideri buoni. La logica del seme evangelico ci sostiene e anche Papa Leone c’incoraggia a sentirci responsabili del creato. Anche se siamo piccoli, quello che spendiamo per questa causa non è mai tempo perso: tenendo sempre accesa la fiammella del cuore e della mente, se ci crediamo e lo curiamo, un granello di senape può diventare l’arbusto più grande dell’orto”.

(di Sabina Leonetti – foto per gentile concessione di don Mimmo Natale)

28 Luglio 2026
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