Oratorio: scuola di dialogo, di fede e di vita
Don Luca Ramello, classe 1976, è parroco in solido di quattro parrocchie a San Mauro Torinese, oltre che presidente nazionale di NOI Associazione. "L'oratorio - dice - è un luogo dove si può vivere il Vangelo come in pochi altri: si sperimenta il dono della gratuità, del darsi in maniera disinteressata. Vorrei insegnare ai ragazzi ad abitare il mondo dei social network con il coraggio di essere cristiani, senza nasconderlo".
Vivere e camminare in mezzo al popolo della Chiesa, soprattutto tra i giovani. È questo il cuore della missione di don Luca Ramello, classe 1976, parroco in solido di quattro parrocchie a San Mauro Torinese, oltre che presidente nazionale di NOI Associazione. Un’attitudine e una vocazione che il sacerdote ha scoperto da adolescente. “Le mie prime esperienze le ho vissute durante le scuole superiori con i campi estivi organizzati da don Paolo Gariglio – spiega l’assistente ecclesiastico diocesano dell’AGESCI, del Movimento Studenti e del Settore Giovani dell’Azione Cattolica -. Lì ho capito quanto mi piacesse mettermi al servizio dei giovani. Successivamente sono entrato in seminario e quando sono stato ordinato, la presenza in mezzo ai ragazzi è stata una costante del mio ministero”. Un’azione pastorale che ha come teatro principale, ma non unico, l’oratorio. “È un ambiente – dice don Luca – dove si vivono relazioni belle, autentiche, significative anche se non perfette. In oratorio si sperimenta il dono della gratuità, del darsi agli altri in maniera disinteressata. Secondo me è un luogo dove si può vivere il Vangelo come in pochi altri”.
Vivere l’oratorio e le esperienze con i ragazzi ha anche cambiato la vita del sacerdote piemontese. “Con i ragazzi e nelle parrocchie – racconta don Ramello – ho trovato una famiglia e ho imparato uno stile pastorale di cristianesimo popolare, con una Chiesa che è capace di camminare anche con persone con storie, percorsi e idee diverse”. “Quando a San Mauro Torinese sono stato nominato parroco in solido insieme a don Stefano, con cui cui abbiamo una visione comune, – aggiunge il sacerdote originario di Carmagnola, in provincia di Torino – ci siamo detti: ripartiamo dall’oratorio, non inteso come il club dei giovani, ma come un luogo anche per adulti e anziani, dove si può mettere in pratica il dialogo e lo scambio intergenerazionale“.
Un mondo, quello degli oratori che don Luca può osservare e vivere anche dalla prospettiva di presidente nazionale di NOI Associazione. “Quando sono stato eletto nel marzo 2024 – ricorda il sacerdote piemontese – per me è stata una grande sorpresa. È un’esperienza stimolante, che mi consente di vedere e conoscere realtà differenti, con le cose che vanno bene ma anche con i suoi problemi. Dico sempre che il Signore mi ha fatto mettere radici a San Mauro, mentre il cuore mi porta a vedere altre esperienze”. Oltre all’oratorio, don Luca e i suoi ragazzi frequentano una parrocchia digitale. “Quello che dico sempre ai giovani – argomenta il sacerdote – è che la vita vera è quella analogica. I social network sono un mezzo per raccontarla e per testimoniare la gioia del Vangelo. In quello che noi postiamo non c’è niente di costruito, non stiamo vendendo nulla, è tutto spontaneo, non seguiamo l’algoritmo e non ci interessa fare contenuti che portino click”. “Credo che l’uso consapevole dei social network – prosegue il parroco – possa essere educativo e vorrei insegnare ai ragazzi ad abitare questo mondo con il coraggio di essere cristiani senza nasconderlo”.
Tra chi collabora con don Luca c’è Stefania. “Ho cominciato a frequentare l’oratorio della parrocchia di San Benedetto Abate (una di quelle che compongono l’Unità Pastorale di San Mauro Torinese n.d.R) quando avevo 11 anni – ricorda la quasi 43enne – e fin dalle scuole superiori ho iniziato a seguire gruppi come educatrice. Poi, in oratorio, ho partecipato a tante esperienze, come quella del gruppo di teatro”. “Attualmente insieme a mio marito – prosegue Stefania, mamma di due bambini di 7 e 12 anni – ci occupiamo di due gruppi di giovani; in più dirigo il coro e do una mano con la parte di segreteria, per esempio con le iscrizioni e il tesseramento di NOI Associazione“. Un impegno in oratorio che Stefania concilia con quelli della vita quotidiana. “È una parte di me – racconta – mi definisce; se non la facessi, mi mancherebbe un pezzo. E poi mi piace, mi fa stare bene”.
Un’esperienza che arricchisce costantemente la volontaria torinese. “A me è piaciuto fin da adolescente lavorare con i ragazzi delle medie – spiega ancora Stefania – e mi piace ancora stare con loro, ma con i giovani mi accorgo quanto sia ancor più stimolante. Loro fanno delle domande di senso importanti, ad esempio sul fine vita o sul futuro, e spesso dicono che li aiutiamo a riflettere con uno sguardo diverso. In più fare l’educatrice mi ha aiutato a essere una persona migliore, perché sei spinta a provare a essere un esempio in ogni momento e impari a non dare mai niente per scontato”. Un impegno, comunque, in cui non mancano fatiche e sacrifici. “Soprattutto quando erano piccoli – conclude Stefania – a volte lasciare a casa i bimbi con mio marito o con i nonni per andare agli incontri mi dispiaceva…”
Una miriade di attività, quelle che svolge don Luca, a cui accompagna anche quella di assistente spirituale di dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes (OFTAL). “Mi piacerebbe dedicare più tempo all’assistenza a chi soffre – conclude il sacerdote -. In più, vorrei riuscire a congiungere il lavoro con i giovani a quello con OFTAL, dando la possibilità ai ragazzi e alle ragazze di vivere l’esperienza di assistenza e cura alle persone che soffrono, un’opportunità che adesso è ancora solo per pochi”.
Un’altra idea per camminare con la Chiesa in mezzo ai giovani.
(di Roberto Brambilla – foto gentilmente concesse da don Luca Ramello)