31 Luglio 2026

Pioltello: una Chiesa in ascolto dei problemi per cercare risposte

A Pioltello, nell'hinterland milanese, convivono 104 nazionalità. Don Giacomo Roncari guida una comunità che prova a tradurre il Vangelo nelle sfide quotidiane del territorio: nell’oratorio ragazzi cristiani e musulmani crescono insieme, mentre il Granello di Senape trasforma il recupero dei mobili in lavoro, sostegno alle famiglie e nuove possibilità per chi attraversa un momento difficile.

Arrivo a Pioltello per incontrare don Giacomo Roncari e subito mi trovo immerso nelle “grida” di giovani e giovanissimi ragazzi che popolano l’oratorio estivo. Poco lontano visito un laboratorio di mobili e mi trovo poi coinvolto in una messa super-partecipata guidata da un altro giovane prete. Nella stessa giornata ho l’occasione di incontrare un “pensionato” che aiuta persone strozzate dai debiti a rinegoziare le rate dei propri mutui. E mi sento subito immerso in una Chiesa dai mille volti.
Facciamo quindi un passo indietro e approfondiamo uno per uno questi volti così stra-ordinariamente umani.
Partiamo dal contesto. Pioltello è una città alle porte di Milano, cresciuta rapidamente nel secondo dopoguerra. Oggi vi convivono persone appartenenti a 104 nazionalità e rappresenta uno dei luoghi più multiculturali della Lombardia. Qui don Giacomo è responsabile della Comunità pastorale Maria Madre delle Genti, formata da due parrocchie e da una popolazione di circa ventimila abitanti.
«Come possiamo essere Chiesa oggi in questo territorio e in questa realtà?» si è domandato don Giacomo. Ed ecco che hanno preso forma molte delle iniziative sviluppate negli anni. Non un progetto costruito a tavolino, ma un percorso nato dall’ascolto delle persone e delle situazioni incontrate quotidianamente.
Uno dei luoghi in cui questa visione diventa concreta è l’oratorio. Ogni estate accoglie circa quattrocento bambini, un centinaio di adolescenti animatori e decine di adulti volontari. Tra loro ci sono ragazzi con origini, culture e appartenenze religiose differenti.
«Nell’oratorio abbiamo ragazzi provenienti da tutto il mondo. Anche alcuni ragazzi musulmani sono coinvolti nel progetto», racconta don Giacomo.
Per lui l’accoglienza non significa rinunciare alla propria identità, ma viverla attraverso relazioni autentiche. «Quando i ragazzi di altre religioni si sentono voluti bene e conoscono il modo in cui viviamo le nostre relazioni, in loro si aprono moltissime domande».
L’incontro nasce prima di tutto dallo stare insieme, dal gioco, dall’educazione e dalla condivisione della vita quotidiana. «Io li invito alle nostre feste e loro ci invitano alle loro. Mi chiedono sempre di dire una parola, una parola di Vangelo, che in fondo è una parola di carità.» Lo stesso modo di leggere la realtà ha portato la parrocchia e la Caritas a confrontarsi con altre fragilità, a cominciare dalla mancanza di lavoro. Da questa esperienza è nato il Granello di Senape, un’associazione di volontariato che unisce inserimento lavorativo, recupero dei mobili e sostegno alle famiglie.
Esquilio Galimberti, tra i fondatori, ricorda bene l’origine del progetto. «Quando scoppiò la crisi del 2009-2010, tutte queste persone ci chiedevano una sola cosa: il lavoro».
Da quella richiesta è nata un’attività che recupera mobili destinati allo smaltimento, li rimette in circolo e crea opportunità per chi sta attraversando un momento di difficoltà. Gli arredi vengono restaurati, distribuiti alle famiglie seguite dalla Caritas oppure esposti negli spazi dell’associazione, dove possono essere scelti in cambio di un’offerta destinata a sostenere le attività solidali. Il risultato è un processo che tiene insieme tutela delle risorse, aiuto materiale e occupazione. Oggi il Granello impiega lavoratori con contratti a tempo indeterminato e determinato e coinvolge altre persone attraverso prestazioni occasionali.
In questo ambito, si è caratterizzata la vita di Diomande Lassine, un giovane arrivato dalla Costa d’Avorio. Lavora al Granello da dieci anni e ha imparato il mestiere del montaggio e dello smontaggio dei mobili affiancando un collega più esperto. Con il tempo ha acquisito talmente tanta autonomia e responsabilità, da diventare caposquadra e da coordinare gli interventi.
«Questo lavoro mi piace molto. È pesante, ma mi piace», racconta. E ora il passo più bello. Il ricongiungimento con la sua famiglia.
Il Granello, però, non interviene soltanto sul problema dell’occupazione. Tra i volontari c’è Giorgio Brambilla, che dopo oltre quarant’anni trascorsi in banca ha scelto di mettere la propria esperienza professionale al servizio delle famiglie indebitate.
Molte delle persone seguite dalla Caritas arrivano quando prestiti, rate e spese sono diventati difficili da sostenere. Giorgio le aiuta a ricostruire la propria situazione e le accompagna nel rapporto con banche, finanziarie, avvocati e fondazioni, cercando soluzioni che permettano loro di affrontare il debito senza nascondersi. «Quando nasce un rapporto di fiducia, diventiamo davvero capaci di ascoltare. Poi cerchiamo di trasformare quell’ascolto in un’azione che possa contribuire a risolvere la situazione», racconta.
Don Giacomo riconosce nel suo servizio un esempio della capacità della parrocchia di valorizzare ciò che ogni persona può offrire. «Tra le tante persone che accompagniamo, una delle domande era: “Come posso uscire dalla mia situazione debitoria?”. Giorgio, una volta andato in pensione, è stato per noi la risposta a questa domanda».
Secondo Esquilio Galimberti, la crescita del Granello sarebbe stata difficile senza il sostegno del parroco. «Per me don Giacomo è un punto di riferimento. Ha compreso i valori che vogliamo portare avanti, a partire dalla solidarietà, e ci sostiene sia moralmente sia materialmente, mettendoci a disposizione gli spazi e aiutandoci quando ne abbiamo bisogno».
Il ruolo di don Giacomo emerge proprio nel legame tra le diverse esperienze. L’oratorio, il Granello di Senape, la Caritas, gli empori solidali, le scuole di italiano e le società sportive non costituiscono una somma di servizi separati. Nascono da uno stesso modo di intendere la presenza della Chiesa a Pioltello: ascoltare le domande, mettere in relazione competenze differenti e costruire risposte insieme alle persone.
In una città abitata da famiglie con provenienze, culture e fedi diverse, questo significa permettere a bambini di diverse religioni di giocare e crescere fianco a fianco. Significa recuperare un mobile anziché buttarlo, trasformandolo in un aiuto per una famiglia e in un’occasione di lavoro. Significa accompagnare chi è soffocato dai debiti e riconoscere nell’esperienza di un pensionato una risorsa preziosa.
È così che don Giacomo vive il proprio ministero: non concentrando tutto su di sé, ma favorendo una realtà nella quale ciascuno possa offrire ciò che ha ricevuto. La risposta alla domanda «come possiamo essere Chiesa oggi?» prende allora la forma di luoghi aperti, relazioni quotidiane e responsabilità condivise. Una Chiesa che resta fedele al Vangelo e, proprio per questo, diventa una casa nella quale persone diverse possono incontrarsi senza rinunciare alla propria storia.

(testo, foto e video di Daniel Tarozzi)

31 Luglio 2026
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