4 Novembre 2026

Cefalù: una comunità che sa guardare oltre le apparenze

Dietro le strade affollate e le case vacanza di Cefalù c'è una comunità fatta soprattutto di anziani, famiglie e persone che vivono situazioni di fragilità. Don Francesco Lo Bianco, parroco del centro storico, le accompagna attraverso le visite a domicilio, la Caritas e progetti educativi rivolti ai più giovani.

Cefalù è una delle località più visitate della Sicilia. Il mare, la cattedrale normanna, le stradine del centro storico attirano turisti da tutto il mondo. Ma mentre aumentano le strutture ricettive, diminuiscono le persone che abitano stabilmente il centro.
«Questa è via Bordonaro, una via dove ormai sono rimaste in tutto tre o quattro famiglie. Tutto il resto è B&B, ristoranti e negozi», mi racconta don Francesco Lo Bianco mentre camminiamo insieme per il centro storico.
Don Francesco è sacerdote da 33 anni e dal 2019 guida le due parrocchie del centro storico. Originario di Polizzi Generosa, è cresciuto nell’Azione Cattolica, dove ha scoperto la propria vocazione grazie anche alla presenza di un sacerdote e di alcuni adulti che lo hanno accompagnato durante la giovinezza. Oggi è anche direttore dell’Ufficio catechistico e della pastorale familiare della diocesi.

Le persone dietro le finestre

Una delle attività a cui don Francesco dedica più tempo è la visita alle persone anziane e ammalate.
Nel centro storico molte abitazioni sono piccole, costruite su più livelli e collegate da scale strette e ripide. Per gli anziani con difficoltà motorie uscire di casa può diventare impossibile, tanto che alcuni trascorrono anni senza poter più frequentare la parrocchia.
«Buona parte del tempo lo trascorro visitando queste persone, anche perché molte vivono da sole e sentono la necessità del parroco che si ferma, non tanto per dire o per dare qualcosa, ma per ascoltare, per fare un po’ di compagnia».
È un lavoro fatto di incontri, conversazioni e presenza. Don Francesco conosce le famiglie, entra nelle loro case, ascolta le preoccupazioni e cerca di mantenere vivo un legame con chi rischia di rimanere isolato.

La Cefalù che fatica ad arrivare a fine mese

La trasformazione turistica della città porta con sé anche un’altra contraddizione.
«Vediamo convivere l’una accanto all’altra la persona che può spendere cifre esorbitanti anche solo per un pernottamento a Cefalù e quella che invece fa difficoltà a pagare le utenze più necessarie».
La Caritas parrocchiale, coordinata dal diacono permanente, assiste ogni mese circa 90 famiglie, fornendo generi di prima necessità.
Accanto agli aiuti alimentari, la comunità cerca di sostenere anche le spese legate alla crescita dei figli. Grazie ad alcuni progetti della Caritas diocesana vengono messi a disposizione contributi per acquistare materiale scolastico, ma anche per permettere ai ragazzi di frequentare una piscina, una palestra o altre attività sportive.
Il lavoro della Caritas si sviluppa anche attraverso l’ascolto e l’accompagnamento delle persone più fragili. È in questo contesto che si inserisce la collaborazione con la Fondazione Regina Elena, che accoglie minori in situazioni di difficoltà.

Un film, un’aula studio e nuovi percorsi di autonomia

Insieme a don Francesco raggiungiamo la Fondazione che ospita due comunità alloggio per minori.
Qui incontriamo Chiara Muré, che si occupa di progettazione per la diocesi di Cefalù, collaborando anche con la Caritas. Mi racconta alcuni dei progetti sviluppati con la parrocchia della Cattedrale per accompagnare la crescita dei ragazzi ospitati nella struttura.
Uno di questi è Icaro, un percorso che ha portato alla realizzazione di un film sulla vita di san Francesco. I ragazzi hanno partecipato a laboratori di pittura, sartoria e altre attività creative, contribuendo alla preparazione del film.
Accanto a questa esperienza sono stati realizzati un’aula studio, dove i ragazzi ricevono sostegno nei compiti scolastici, uno spazio dedicato all’attività fisica e un laboratorio di cucina.
Un altro progetto, sostenuto dalla Fondazione Migrantes, nasce dall’esperienza di alcuni ragazzi stranieri accolti nelle comunità, tra cui minori arrivati in Sicilia dopo aver attraversato il Mediterraneo. Dai loro racconti sono nati due libri, Momo e Un viaggio con in testa il pallone.
Chiara sottolinea anche il rapporto che don Francesco ha costruito con i ragazzi: «Per noi è un punto di riferimento importante. Ha sempre una grande sensibilità e attenzione ai fragili della nostra parrocchia e in particolare ai minori ospiti delle comunità, perché conosce le situazioni da cui provengono».

Una comunità che continua a incontrarsi

Torniamo nel centro storico, dove incontriamo Angelo Cannizzaro, catechista della parrocchia della Cattedrale dal 2018-2019. Insieme alla moglie e ad altri collaboratori dedica parte del proprio tempo ai bambini e ai ragazzi della comunità.
Anche le attività di catechesi risentono dello spopolamento del centro storico: i numeri sono contenuti e gli spazi disponibili non sono molti. La parrocchia cerca comunque di organizzare piccoli momenti di oratorio, attività creative, feste e occasioni di incontro tra famiglie.
Angelo racconta con soddisfazione gli incontri per strada con i ragazzi che lo riconoscono e gli corrono incontro per abbracciarlo. «È bello vedere che qualche volta, dei tanti semini che piantiamo, qualcosa comincia a crescere».
Quando gli chiedo di parlarmi di don Francesco, Angelo lo descrive come una presenza familiare: «Per me non è solo un parroco, ma anche un fratello, un padre. È una persona molto presente nei confronti delle famiglie, molto attenta ai bisogni».

Una presenza che rimane

La passeggiata con don Francesco continua tra le strade del centro storico, le chiese e i luoghi che custodiscono la storia di Cefalù. Passiamo davanti a case che oggi ospitano turisti, ristoranti e negozi, mentre lui continua a raccontarmi delle persone che un tempo le abitavano.
È un territorio che cambia velocemente e nel quale la parrocchia cerca di mantenere vivi i legami tra chi rimane, chi arriva e chi attraversa la città soltanto per qualche giorno.
Ripenso a una frase che don Francesco mi ha detto raccontandomi la sua giornata: «Nella vita del parroco la preghiera non ha mai un orizzonte strettamente personale. È sempre immediatamente il sovrapporsi di storie, di volti e di persone».

(testo, foto e video di Daniel Tarozzi) 

4 Novembre 2026
Ogni comunità ha una storia che merita
di essere ascoltata.
E quasi sempre c’è un sacerdote a cui dire grazie.

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